lunedì 16 gennaio 2017

Birrificio Birfoot, un nuovo produttore
nella città dei sassi

Era inevitabile che con il tempo anche zone meno coperte dal fenomeno dell'apertura di microbirrifici si mettessero in pari con altre. Tra le meno popolose Molise e Valle d'Aosta possono vantarne diversi e forse hanno lasciato in coda alla classifica da sola la Basilicata. Nonostante qualcosa fosse presente anche qui da diversi anni, forse ora sta arrivando un'altra ondata di piccole realtà, come quella di Birrificio del Vulture, della beer firm B79 e dell'ancor più recente Birrificio Birfoot.


Mosso dalla solita curiosità, passando per Matera ho provato ad avvicinarmi a questo impianto produttivo, locato in una sorta di centro commerciale che raggruppa diverse attività ed alcune aree di intrattenimento ma che in origine era adibito a mattatoio. Un luogo che sembra fungere da polo di attrazione per giovani realtà artistiche ed artigiane. I graffiti già testimoniano questa forte penetrazione giovane nel quartiere.
Ed anche Giovanni Pozzuoli, birraio e proprietario del birrificio Birfoot, lo è.

lunedì 2 gennaio 2017

Birrificio del Vulture, oasi birraria in terra lucana

Conoscevo da qualche tempo la nascente scena birraria lucana, nonostante non avessi mai avuto modo di berne nulla di quanto prodotto.
Ho avuto stavolta l'occasione di recarmi in Basilicata e così ho colto la palla al balzo per allungare di qualche decina di chilometri e recarmi a Rionero in Vulture, dove da un paio di anni opera il Birrificio del Vulture.


Incredibili le strade che portano a questo centro, fra monti immersi tra le nuvole e strade sinuose sospese tra il fianco dei rilievi ed il baratro delle valli.
Luogo impervio che però nasconde questa piccola realtà produttiva, dove Ersilia e Donatello, marito e moglie, hanno deciso di costruire questo birrificio.
I due decidono di produrre birra ed è Ersilia ad occuparsi della produzione in birrificio.

lunedì 19 dicembre 2016

Conoscere uno stile: Grodziskie

È da tempo che mi sono interfacciato con lo stile Grodziskie.
Da quando fu ufficializzato dalla AHA anni fa, mi è venuto spontaneo nutrire un interesse a cui ho fatto seguire una serie di assaggi di birre prodotte proprio in Polonia da birrifici emergenti che hanno ben pensato di pescare dalla loro stessa eredità birraria del passato. Notevole anche quella prodotta dal birrificio Amiata qualche anno fa, di cui ho un bellissimo ricordo.
Le caratteristiche dello stile sono alquanto semplici da inquadrare, per chi non ne avesse sentito ancora parlare: birra ad alta fermentazione di solo frumento affumicato, leggermente acidulapoco alcolica, vivacemente gasata.
Ne ho parlato approfonditamente in un'altra occasione, a cui rimando soprattutto per ricostruire il discorso storico e squisitamente stilistico.


La voglia di provare a produrla è venuta spontanea: la sfida di produrre una birra di solo frumento si unisce a quella di una birra affumicata. Se poi ci mettiamo anche un'ulteriore dose di curiosità scaturita dopo che con questo stile un homebrewer ha vinto non solo una tappa del Campionato Nazionale Homebrewers 2016 ma anche il concorso europeo EBCU Homebrew Competition 2016 tenutosi durante lo scorso Eurhop a Roma, tutto diventa più naturale.
Tra l'altro è stato lo stile suggerito per la Giornata Nazionale dell'Homebrewing 2016 promossa da MoBI lo scorso ottobre.
Ecco come mi sono mosso.

giovedì 15 dicembre 2016

Una visita al Birrificio degli Ostuni

Qualche mese fa sono venuto a conoscenza di un nuovo birrificio in Puglia, terra che ormai si sta lanciando verso numeri consistenti di produzioni birrarie.
La località del Birrificio degli Ostuni è quella di Poggiorsini, provincia di Bari ma molto distante dal suo capoluogo, quasi in territorio lucano anche a giudicare dal contesto paesaggistico dell'Alta Murgia.

Il nome è quello legato a coloro che guidano da poco questo birrificio, ovvero i fratelli Ostuni.
Sono in due a portare avanti l'impresa, ed in particolare è Matteo Ostuni il birraio.
Forte di un'esperienza biennale in una grande realtà come quella del Birrificio del Ducato dove lavorava in produzione, Matteo ha deciso ad un certo punto di concretizzare le sue ambizioni personali e conciliarle con quella di fare ritorno nella sua Puglia dopo anni di "esilio" nel parmense.

martedì 29 novembre 2016

Conoscere uno stile: NE IPA

Dico la verità: non avevo alcuna intenzione di buttarmi a capofitto in questa storia delle IPA "juicy" prodotte nel Vermont e nel New England, costa est USA.
Il motivo era puramente di principio, dato che il bombardamento (involontario) sui social di racconti e foto di questo stile-non-stile di birre dall'opalescenza smodata, quasi "trash", ai limiti del comprensibile, mi aveva destato disinteresse e rifiuto.
Seguendo, però, qualsiasi discorso birrario che si faccia - perchè nel bene o nel male molte volte c'è comunque da imparare - ho messo insieme qualche elemento.
La scintilla è scoccata quando si è reso disponibile su Birramia il famigerato lievito Vermont Ale, distribuito dalla The Yeast Bay. E dato che alla produzione di IPA solitamente dedico poca attenzione e spazio nell'homebrewing, ho pensato di farlo sperimentando in grande stile.


Le informazioni su questa nuova tendenza di American IPA, l'ennesima, erano e sono un po' vaghe. Ma cercando e soprattutto scremando osservazioni e dati credo di essere riuscito a mettere dei punti fermi, che ho poi voluto verificare mettendoli in pratica.
La sfida è ottenere birre dalla esplosiva componente aromatica di frutta tropicale su una birra sì secca ma non eccessivamente, che sia contemporaneamente cremosa e morbida e non particolarmente amara.
Il punto di partenza è stato comprendere che ciò che ci si aspetterebbe come obiettivo, cioè la incredibile torbidità, non deve essere il fine ma la naturale conseguenza di certe scelte produttive volte ad enfatizzare certe caratteristiche sensoriali, non quelle legate alla vista in primis.
Infatti, da che mondo (craft) è mondo (craft), non è che venga accettata molto come possibilità quella di avere una birra torbidissima che faccia pensare ad operazioni approssimative compiute durante la produzione.
E nello specifico, non ho provato ad essere impreciso, ma proprio a prendere delle scelte chiare.

domenica 27 novembre 2016

Novità da I Peuceti, Ebers e Bilabì

Di tanto in tanto occorre una rinfrescata sulle novità birrarie che più rapidamente riesco ad intercettare.
Chiaramente mi riferisco alle nuove proposte da parte dei birrifici pugliesi, che forse si stanno più diligentemente concentrando sulla diffusione ad un pubblico sempre maggiore e distribuito invece che al clamore mediatico.
Tuttavia occorre anche quest'ultimo aspetto per aumentare pubblico ed interesse, ed ecco che spunta qualche bella novità.

lunedì 19 settembre 2016

Conoscere uno stile: gueuze

Ardua è, stavolta, l'impresa di tradurre in parole l'esperienza gustativa che si fa ogni volta che si beve quel prodigio birrario che è una gueuze. Ma quando succede di berne diverse in fila, vuol dire che forse è il momento buono per progredire a comprendere ancor meglio lo straordinario mondo celato dietro questo stile.

Dovrei partire parlando della produzione del lambic, ovvero quella mitologica bevanda che è la base per diversi stili (kriek, framboise, faro ecc...). Sono concetti ed informazioni dogmatiche quelle che riguardano la composizione del grist che contempla per legge almeno il 30% di frumento rigorosamente non maltato ed il resto malto d'orzo, l'ammostamento con processi ed attrezzature che resistono da secoli e fanno di queste birre quanto di più vicino ci possa essere alle birre primordiali dell'umanità, il successivo raffreddamento in vasca apposita dove avviene nelle ore notturne l'aggressione spontanea da parte di lieviti e batteri infestanti il birrificio stesso, il successivo trasferimento all'indomani in un'apposita vasca di fermentazione, fino al trasferimento finale in diverse botti che in passato hanno ospitato Porto, Sherry, Madeira, Cognac e qualche cotta precedente, là dove parte la fermentazione e prende la sua strada.
Rimanderei, quindi, questo discorso a chi ha avuto la pazienza di raccontare da principio tutto ciò, ricordando solo i passaggi chiave ai fini del post.


Soprattutto volevo concentrarmi sul meraviglioso micromondo che produce un lambic e successivamente sull'assemblaggio e sulla degustazione di gueuze, con qualche esempio.

LIEVITI E BATTERI DEL LAMBIC

Parto dagli organismi, integrando uno splendido passaggio di Kuaska con dei grafici rappresentanti nel tempo l'azione di batteri e lieviti durante la fermentazione del lambic.

"Per me, innamorato (corrisposto) di questa straordinaria bevanda, i difficilissimi nomi dei lieviti selvaggi e dei batteri protagonisti delle 5 fasi (le prime 4 in botte e la quinta in bottiglia) della più antica delle fermentazioni, riescono ad emozionarmi ogni volta che li elenco.

giovedì 25 agosto 2016

Conoscere uno stile: saison

Volevo da un po' raccogliere idee ed interpretazioni su uno dei più interessanti e controversi stili, le saison, senza la ormai solita ragnatela di luoghi comuni con cui si prova a descriverle, ma partendo da qualche fonte e successivamente cercando di abbozzare un loro schema evolutivo.
Che non sia un vero stile è un dato di fatto, dato che l'approccio belga ne ha sempre fatto un calderone più che un preciso identikit di quello che si era soliti bere. Ma ciò non può privarci della possibilità di riunirne i punti distintivi e comprendere quello che erano, sono state e stanno diventando.


STORIA

Yvan De Baets, storico conoscitore dello stile prima di diventare founder di De La Senne, nel libro Farmhouse Ales e in varie interviste riassume i loro trascorsi così:
"Si possono individuare due periodi principali nella produzione di saison in Belgio: pre-1920 (diciamo anche IXX secolo e ancora prima) e post-1920.
Nel IXX secolo e nei tempi precedenti, le saison erano di bassa gradazione alcolica (tra 2,5% e 4,5%) ed erano acide, o “amaro-acide”, essendo sempre “infettate”, solitamente con effetti positivi, da batteri e lieviti selvaggi, dovuti ai rustici metodi di produzione birraria dei contadini. Erano pesantemente luppolate per “tenere sotto controllo” il livello di infezione. Si poteva trattare di una birra singola, prodotta in inverno e lasciata maturare fino all’estate - o in alcuni casi lasciata invecchiare anche per più di un anno prima del consumo – ma nella maggior parte dei casi era una miscela di birra giovane (prodotta tra novembre e marzo) e una birra acida invecchiata. La birra acida era spesso prodotta nella birreria stessa, ma alcuni birrai acquistavano le migliori birre acide, ovvero i lambic, e le miscelavano con la propria ale.Dopo la Prima Guerra Mondiale, i birrai del Belgio assorbirono tecniche di produzione più evolute, che li mettevano in grado di controllare meglio i problemi di infezione. Inoltre cominciarono a usare sempre di più i lieviti da coltura: per questo il gusto si fece più pulito. Furono prodotte birre più forti (ma pur sempre al di sotto del 6,5% alc parlando di saison) per competere con le birre importate dall’estero (da UK e Baviera) che a quel tempo stavano avendo sempre maggior successo. Il loro successo era dovuto appunto a tecniche di produzione più moderne che permettevano una migliore evoluzione, costanza del prodotto, e una “concentrazione” maggiore. L’idea dei birrai belgi allora fu quella di offrire al mercato birre di maggiore struttura per dimostrare la “qualità” delle loro produzioni. La Saison Dupont è un esempio di queste saison del secondo periodo. 
Un tempo le saison erano birre a gradazione piuttosto bassa, ora esistono esemplari ben più alcolici, ma non andrei sicuramente al di sopra del 7% alc. Dico 7% perchè non scarterei a priori come saison una birra che avesse il 6,8%... ma preferirei che fossero intorno al 5%."

Ecco: partendo da questa schematizzazione, andrei ancora oltre e proverei a descrivere anche come sta evolvendo attualmente il modo di produrre ed interpretare birre che si ispirano a questo stile.

mercoledì 3 agosto 2016

USA: la mia tabella di marcia (EDIT: viaggio rimandato!)

Ebbene sì, un altro viaggio birrario è all'orizzonte.
Come da mia morbosa abitudine, mi piace stilare un elenco di quello che riuscirò a visitare, dei luoghi che mi regaleranno qualche assaggio del panorama birrario locale.

Stavolta la mia meta sono gli USA, nell'immaginario uno dei paradisi per le tendenze stilistiche più intense ed innovative.
Il mio viaggio durerà 17 giorni, ma non sarà come tutte le altre volte.
A qualche giorno di autonomia si alterneranno giorni in cui l'itinerario sarà totalmente guidato, per cui non avrò la possibilità di scorrazzare verso i più reconditi indirizzi.
In un certo senso va bene anche così: la vastità di birrifici quotati, tap room e pub è talmente enorme che fare una scelta di che birrifici visitare in California, per esempio, sarebbe stata davvero un'impresa.
A maggior ragione se non si vuole trascurare l'aspetto meramente turistico: mettere la birra al primo posto è bello ma rischia di essere riduttivo e sterile se non si completa un ricordo di una bevuta con quello di una vista mozzafiato. Almeno, questa è stata sempre la mia filosofia.


venerdì 29 luglio 2016

Una visita agli stabilimenti Heineken di Massafra

L'industria, il nemico.
Quello che ormai siamo abituati a scansare e che rifiutiamo di comprendere partendo con i ragionamenti su qualità, omologazione ecc.
Sono sempre del parere che le cose vanno comprese bene, fino in fondo.
E così, appena si è presentata una nuova occasione di visitare un birrificio industriale (lo scorso anno visitai Plzensky Prazdroj a Plzen), l'ho rifatto.


Stavolta molto più vicino a casa, a Massafra (TA) presso gli stabilimenti di Heineken.
Quello che campeggia in alto nei silos materie prime è il marchio Dreher, sentitissimo in zona e non solo, nonostante si producano qui ben 17 birre differenti: Birra Messina, Birra Moretti, Heineken, ognuna con i suoi singoli prodotti (radler compresi...). Chiaramente, però, creare attaccamento verso Dreher è molto più diretto e forse redditizio che mostrarsi come industria senza identità.
Il tour gratuito ha visto una partecipazione di gente impressionante, tant'è che queste giornate gratuite saranno ripetute.