lunedì 13 febbraio 2017

Ancora Belgio: la mia tabella di marcia

Sono passati degli anni da quando sono stato in Belgio.
Mi concentrai sulle città, visitando Bruxelles, Bruges e Gent, bevendo il possibile nei luoghi di culto per la buona birra.
Ora sto per tornarci, con un gruppo folto di amici appassionati.
Stavolta sarà occasione di fare un bel giro attraversando il Belgio in lungo ed in largo. Inizialmente si pensava alle sole Fiandre, ma come si sa...l'interesse è tanto e la voglia di sfruttare al massimo le giornate, pure.




lunedì 6 febbraio 2017

Nuovi birrifici pugliesi: Daniel's, Aleph ed Eclipse

Il numero delle aziende birrarie in Puglia ha toccato ormai vette inimmaginabili, tra birrifici e beer firm.
Ne nascono sempre di nuovi birrifici, a volte degni di nota ed altre meno.
Una particolare concentrazione di essi si ha in Salento, dove tra le province di Brindisi, Taranto e Lecce pare ci siano novità ad un ritmo incessante.
Cerco di raggruppare in un post le principali aperture, omettendo quelle che non ho ancora conosciuto da vicino.

Partirei con la provincia di Taranto, dove qualcosa sembra muoversi dopo anni di calma piatta.
Si parte da Manduria (TA), patria di vino Primitivo, dove nel 2016 ha preso vita il birrificio Daniel's.
L'impianto da 12 HL e la location molto comoda e spaziosa mi hanno fatto ben porre di fronte alle produzioni. Ho conosciuto il birraio Daniele Romano ed Anna con un gruppo di amici ed ho avuto modo di conoscere il loro percorso, partito dall'homebrewing.

lunedì 30 gennaio 2017

L'intricata origine dei barley wine ed il confronto tra generazioni di Thomas Hardy's

Intricato muoversi nel campo del Barley wine.
Innanzitutto perchè è qualcosa di legato per lo più al passato e poco al presente, con conseguente scarsa reperibilità di esempi da bere e conoscere.
E poi perchè questo passato, già di suo, non è che sia mai stato molto chiaro.
Ci avevo provato tempo fa a parlare di Barley wine e di Old Ale, stile che pare nato insieme al primo.
Le differenze mi sembravano quasi chiare, o per lo meno, così è che si cerca di farle apparire. Anche il BJCP segue questa tendenza di distinguerli, forse commettendo errori di approssimazione legati sia al passato che al presente modo di produrre. Ma tant'è, volendo riprendere quei concetti, lo faccio in una salsa nuova, approfondendo ulteriormente.
Quando si parla di storia della birra britannica si sa, bisogna pendere dalle labbra di Ron Pattinson e Martyn Cornell.
E dalle loro ricostruzioni e precisazioni emerge un quadro davvero complesso, che in parte conoscevo ma che va ulteriormente ad aggrovigliarsi risalendo a come certe birre erano prodotte ed intese in altre epoche.
Difficile porre un inizio della questione. Sicuramente punto nodale è quel parere di Michael Jackson, che inscriveva la Thomas Hardy's tra le Old ale invece che tra i Barley wine.
Apriti cielo.


Non solo perchè ormai questo è riconosciuto come il Barley wine per eccellenza, ma anche perchè non si sa come e perchè lo stesso termine sia comparso.

Si fa risalire ufficialmente il termine al 1903 quando la Bass No.1 fu messa sul mercato con questo nome, ma lo stesso birrificio produceva già questa birra con la dicitura di Strong Ale.

If it’s not clear when Bass starting using the term “barley wine”, it wasn’t a description limited to Bass among the Burton brewers. In an article in Murray’s Magazine from November 1888, beer from another Burton brewery was given the label, when the anonymous writer, after a trip round Bass’s, added in a footnote: “Gratitude forbids me to forget that even Bass could not surpass the perfection of a glass of barley wine, Chateau Salt, vintage 1882, that I tasted in the ’lowance store of the firm of that name,” the firm being Thomas Salt & Co, one of the larger but, today, lesser-known establishments in Victorian Beertown-upon-Trent. 
The first time I have been able to find Bass using the description “barley wine” on a bottle label was in North America, where from at least 1903 it was selling “Bass & Co’s Barley Wine – the Royal Tonic”, and actually advertising it in medical journals as suitable to be prescribed for “Nursing Mothers and in cases of Anaemia, Chlorosis, Leanness, Malnutrition, Indigestion, Insomnia, Neurasthenia, and debility from any cause.”

lunedì 16 gennaio 2017

Birrificio Birfoot, un nuovo produttore
nella città dei sassi

Era inevitabile che con il tempo anche zone meno coperte dal fenomeno dell'apertura di microbirrifici si mettessero in pari con altre. Tra le meno popolose Molise e Valle d'Aosta possono vantarne diversi e forse hanno lasciato in coda alla classifica da sola la Basilicata. Nonostante qualcosa fosse presente anche qui da diversi anni, forse ora sta arrivando un'altra ondata di piccole realtà, come quella di Birrificio del Vulture, della beer firm B79 e dell'ancor più recente Birrificio Birfoot.


Mosso dalla solita curiosità, passando per Matera ho provato ad avvicinarmi a questo impianto produttivo, locato in una sorta di centro commerciale che raggruppa diverse attività ed alcune aree di intrattenimento ma che in origine era adibito a mattatoio. Un luogo che sembra fungere da polo di attrazione per giovani realtà artistiche ed artigiane. I graffiti già testimoniano questa forte penetrazione giovane nel quartiere.
Ed anche Giovanni Pozzuoli, birraio e proprietario del birrificio Birfoot, lo è.

lunedì 2 gennaio 2017

Birrificio del Vulture, oasi birraria in terra lucana

Conoscevo da qualche tempo la nascente scena birraria lucana, nonostante non avessi mai avuto modo di berne nulla di quanto prodotto.
Ho avuto stavolta l'occasione di recarmi in Basilicata e così ho colto la palla al balzo per allungare di qualche decina di chilometri e recarmi a Rionero in Vulture, dove da un paio di anni opera il Birrificio del Vulture.


Incredibili le strade che portano a questo centro, fra monti immersi tra le nuvole e strade sinuose sospese tra il fianco dei rilievi ed il baratro delle valli.
Luogo impervio che però nasconde questa piccola realtà produttiva, dove Ersilia e Donatello, marito e moglie, hanno deciso di costruire questo birrificio.
I due decidono di produrre birra ed è Ersilia ad occuparsi della produzione in birrificio.

lunedì 19 dicembre 2016

Conoscere uno stile: Grodziskie

È da tempo che mi sono interfacciato con lo stile Grodziskie.
Da quando fu ufficializzato dalla AHA anni fa, mi è venuto spontaneo nutrire un interesse a cui ho fatto seguire una serie di assaggi di birre prodotte proprio in Polonia da birrifici emergenti che hanno ben pensato di pescare dalla loro stessa eredità birraria del passato. Notevole anche quella prodotta dal birrificio Amiata qualche anno fa, di cui ho un bellissimo ricordo.
Le caratteristiche dello stile sono alquanto semplici da inquadrare, per chi non ne avesse sentito ancora parlare: birra ad alta fermentazione di solo frumento affumicato, leggermente acidulapoco alcolica, vivacemente gasata.
Ne ho parlato approfonditamente in un'altra occasione, a cui rimando soprattutto per ricostruire il discorso storico e squisitamente stilistico.


La voglia di provare a produrla è venuta spontanea: la sfida di produrre una birra di solo frumento si unisce a quella di una birra affumicata. Se poi ci mettiamo anche un'ulteriore dose di curiosità scaturita dopo che con questo stile un homebrewer ha vinto non solo una tappa del Campionato Nazionale Homebrewers 2016 ma anche il concorso europeo EBCU Homebrew Competition 2016 tenutosi durante lo scorso Eurhop a Roma, tutto diventa più naturale.
Tra l'altro è stato lo stile suggerito per la Giornata Nazionale dell'Homebrewing 2016 promossa da MoBI lo scorso ottobre.
Ecco come mi sono mosso.

giovedì 15 dicembre 2016

Una visita al Birrificio degli Ostuni

Qualche mese fa sono venuto a conoscenza di un nuovo birrificio in Puglia, terra che ormai si sta lanciando verso numeri consistenti di produzioni birrarie.
La località del Birrificio degli Ostuni è quella di Poggiorsini, provincia di Bari ma molto distante dal suo capoluogo, quasi in territorio lucano anche a giudicare dal contesto paesaggistico dell'Alta Murgia.

Il nome è quello legato a coloro che guidano da poco questo birrificio, ovvero i fratelli Ostuni.
Sono in due a portare avanti l'impresa, ed in particolare è Matteo Ostuni il birraio.
Forte di un'esperienza biennale in una grande realtà come quella del Birrificio del Ducato dove lavorava in produzione, Matteo ha deciso ad un certo punto di concretizzare le sue ambizioni personali e conciliarle con quella di fare ritorno nella sua Puglia dopo anni di "esilio" nel parmense.

martedì 29 novembre 2016

Conoscere uno stile: NE IPA

Dico la verità: non avevo alcuna intenzione di buttarmi a capofitto in questa storia delle IPA "juicy" prodotte nel Vermont e nel New England, costa est USA.
Il motivo era puramente di principio, dato che il bombardamento (involontario) sui social di racconti e foto di questo stile-non-stile di birre dall'opalescenza smodata, quasi "trash", ai limiti del comprensibile, mi aveva destato disinteresse e rifiuto.
Seguendo, però, qualsiasi discorso birrario che si faccia - perchè nel bene o nel male molte volte c'è comunque da imparare - ho messo insieme qualche elemento.
La scintilla è scoccata quando si è reso disponibile su Birramia il famigerato lievito Vermont Ale, distribuito dalla The Yeast Bay. E dato che alla produzione di IPA solitamente dedico poca attenzione e spazio nell'homebrewing, ho pensato di farlo sperimentando in grande stile.


Le informazioni su questa nuova tendenza di American IPA, l'ennesima, erano e sono un po' vaghe. Ma cercando e soprattutto scremando osservazioni e dati credo di essere riuscito a mettere dei punti fermi, che ho poi voluto verificare mettendoli in pratica.
La sfida è ottenere birre dalla esplosiva componente aromatica di frutta tropicale su una birra sì secca ma non eccessivamente, che sia contemporaneamente cremosa e morbida e non particolarmente amara.
Il punto di partenza è stato comprendere che ciò che ci si aspetterebbe come obiettivo, cioè la incredibile torbidità, non deve essere il fine ma la naturale conseguenza di certe scelte produttive volte ad enfatizzare certe caratteristiche sensoriali, non quelle legate alla vista in primis.
Infatti, da che mondo (craft) è mondo (craft), non è che venga accettata molto come possibilità quella di avere una birra torbidissima che faccia pensare ad operazioni approssimative compiute durante la produzione.
E nello specifico, non ho provato ad essere impreciso, ma proprio a prendere delle scelte chiare.

domenica 27 novembre 2016

Novità da I Peuceti, Ebers e Bilabì

Di tanto in tanto occorre una rinfrescata sulle novità birrarie che più rapidamente riesco ad intercettare.
Chiaramente mi riferisco alle nuove proposte da parte dei birrifici pugliesi, che forse si stanno più diligentemente concentrando sulla diffusione ad un pubblico sempre maggiore e distribuito invece che al clamore mediatico.
Tuttavia occorre anche quest'ultimo aspetto per aumentare pubblico ed interesse, ed ecco che spunta qualche bella novità.

lunedì 19 settembre 2016

Conoscere uno stile: gueuze

Ardua è, stavolta, l'impresa di tradurre in parole l'esperienza gustativa che si fa ogni volta che si beve quel prodigio birrario che è una gueuze. Ma quando succede di berne diverse in fila, vuol dire che forse è il momento buono per progredire a comprendere ancor meglio lo straordinario mondo celato dietro questo stile.

Dovrei partire parlando della produzione del lambic, ovvero quella mitologica bevanda che è la base per diversi stili (kriek, framboise, faro ecc...). Sono concetti ed informazioni dogmatiche quelle che riguardano la composizione del grist che contempla per legge almeno il 30% di frumento rigorosamente non maltato ed il resto malto d'orzo, l'ammostamento con processi ed attrezzature che resistono da secoli e fanno di queste birre quanto di più vicino ci possa essere alle birre primordiali dell'umanità, il successivo raffreddamento in vasca apposita dove avviene nelle ore notturne l'aggressione spontanea da parte di lieviti e batteri infestanti il birrificio stesso, il successivo trasferimento all'indomani in un'apposita vasca di fermentazione, fino al trasferimento finale in diverse botti che in passato hanno ospitato Porto, Sherry, Madeira, Cognac e qualche cotta precedente, là dove parte la fermentazione e prende la sua strada.
Rimanderei, quindi, questo discorso a chi ha avuto la pazienza di raccontare da principio tutto ciò, ricordando solo i passaggi chiave ai fini del post.


Soprattutto volevo concentrarmi sul meraviglioso micromondo che produce un lambic e successivamente sull'assemblaggio e sulla degustazione di gueuze, con qualche esempio.

LIEVITI E BATTERI DEL LAMBIC

Parto dagli organismi, integrando uno splendido passaggio di Kuaska con dei grafici rappresentanti nel tempo l'azione di batteri e lieviti durante la fermentazione del lambic.

"Per me, innamorato (corrisposto) di questa straordinaria bevanda, i difficilissimi nomi dei lieviti selvaggi e dei batteri protagonisti delle 5 fasi (le prime 4 in botte e la quinta in bottiglia) della più antica delle fermentazioni, riescono ad emozionarmi ogni volta che li elenco.