sabato 26 febbraio 2011

Pink Ipa, Almond'22

Se il blogger non va da Sapore, Sapore viene dal blogger!

Archiviata la scia di informazioni lasciata qua e là sul web 2.0 da homebrewer e birrai, oggi ho avuto la fortuna di assaggiare una birra non facile da reperire qui in Puglia, pur provenendo da un birrificio neppure lontano, in realtà.

Lo storico Almond '22 è radicato in Abruzzo che è quasi un decennio, e sotto la creativa guida del poliedrico nonchè arci-noto mastro Jurij Ferri (per i quali dettagli e storia personale rimando ad almond'22 e bir&fud ) recentemente ha anche ampliato la capacità del suo impianto, segno del riconosciuto valore delle sue creature.


Le sue birre sono le prime a cui è legato il mio ricordo di birra in bottiglia da 75 cl, formato che non avevo mai incontrato prima che scoprissi il mondo artigianale.
Non ho un buon background per parlare delle sue produzioni fino al giorno d'oggi, ma proverò a recuperare il tempo perso più in là.

Comincio da ora.
Oggi, insieme al buon Donato Di Palma del birrificio "faro" barese Birranova, tra un travaso di una cotta pubblica e qualche chiacchiera, ho avuto modo di ricevere offerta di assaggiare la Pink IPA di Almond, appunto.
La bottiglia e il design dell'etichetta molto sbarazzini sicuramente mi hanno colpito quanto leggere che il tutto si spiegava per la presenza del pepe rosa come spezia. Per un attimo penso alla Punk IPA di Brewdog, avrebbe caratteristiche estetiche in comune.



Al naso non ho avuto modo di percepirlo, inondato da luppoli da aroma molto intensi e vellutati ricordi di frutta fresca.
Si presenta con un rassicurante giallo color pesca, e sorseggiando qualcosa in più si avverte.
Certo, parliamo di una spezia già di suo molto delicata e sfuggevole, ma pur sempre avvertibile. Soprattutto come retrolfatto, espirando dal naso mentre la birra è in bocca. Il pizzicore gentile si avverte nella parte alta del naso, e contemporaneamente la frizzantezza e le sensazioni boccali-tattili stimolano l'immaginazione. A quel punto solamente ho pensato al pepe, confesso.
Immagino il pepe rosa sia stato ragionevolmente inserito verso fine bollitura insieme ai luppoli, o forse anche dopo i luppoli ed la loro prima espulsione di aromi forti. La delicatezza e il suo equilibrio sottile probabilmente non lasciano spazio ad diverse interpretazioni o bilanciamenti, o almeno non riesco ad immaginarmene.

In realtà la birra è molto piacevole, i 6,2° mi pare rispecchino lo stile più carico delle India Pale Ale, e forse proprio il suo non essere aggressiva la rende docile e quieta, amabile quanto basta per coccolarsi.

Doveroso ringraziamento va a Donato per aver condiviso, da buono e generoso mastro birraio, oltre alla sua birra anche quella di uno stimatissimo protagonista come Almond.

Cheers!

sabato 19 febbraio 2011

Birra dell'anno 2011, "Premiata Birreria Puglia"!

Nell'ambito della manifestazione Sapore che si sta svolgendo in questi giorni a Rimini si sta svolgendo in questo week-end l'evento Selezione Birra, appuntamento perno del mondo artigianale italiano, sia per quanto riguarda i professionisti che gli appassionati.
E nell'ambito di Selezione Birra oggi era il giorno della proclamazione dei vincitori di Birra dell'anno, concorso che annualmente viene organizzato da Unionbirrai e che raduna molti birrifici in un tutti contro tutti senza sconti.


Quest'anno molte polemiche hanno preceduto il concorso, in seguito soprattutto al regolamento con cui sono state distinte le categorie in cui inserire le proprie birre. Non sto qui a ricapitolare le differenze di metodo rispetto agli scorsi anni perchè sarebbe forse eccessivo e perchè non avrebbe senso farlo ora a posteriori.
Fatto sta che i birrifici partecipanti sono stati 82 (+46%), i quali hanno iscritto complessivamente 386 birre (+25%). Ci sarà stato un bel da fare per la giuria del concorso, di sicuro non è un gioco dover assaggiare tante birre senza gustarsene nemmeno una...è una tortura, secondo me. Alla fine della fiera (è proprio il caso di dirlo) sono 35 i birrifici che hanno ottenuto un piazzamento.
Ma...arrivo ai dati, finalmente.

giovedì 17 febbraio 2011

Bitterròna, bitter

Parlare delle proprie birre può essere facile e difficile.
Difficile perché se non spieghi la ricetta nascondi gran parte delle aspettative.
Facile perché dopo averne bevuta un bel po' la senti davvero dentro e davvero tua.

Sabato scorso: replica differita in tv di Inghilterra-Italia di rugby a Twickenham.
Quasi un'intera giornata impiegata per partecipare ad una fruttuosissima cotta pubblica (che probabilmente sarà oggetto di prossimi post) e quasi tutti i recettori nasali saturi dell'odore del malto e di un olfattivamente indimenticabile luppolo Cascade.
Gli aggiornamenti sul web possono attendere, un lampo mi colpisce e mi suggerisce come riprendermi e riperdermi nel mondo delle ale, nell'odore british dei pub, in quella straordinaria e per me inconfessabile "aria di casa".

Il connubio per me perfetto è proprio con una bella bitter.
La prendo dalla cantina e so già che non ho bisogno di rinfrescarla molto. Va bene così com'è.
Certo, non ha moltissimo a che fare con quelle draught alla spina che ancora sento in corpo e in gola. Anzi, forse non ha nulla a che fare.


Però a me piace gustarla tra una mischia e l'altra, illudendomi nel mio solitario soggiorno di essere ancora in un pub ad ordinarne una ogni 15 minuti con sincronizzata pausa toilet.

La carbonazione è stata un pò eccessiva anche in questa, maledizione...non è come la voglio io. Ed il dolce del malto mi sa di medicinale e di vecchio, ma col senno di poi non credo saremmo riusciti a far molto meglio. Questo partial mesh lo abbiamo un pò improvvisato, causa limitato tempo di vita dell'estratto.

Ma non mi importa.
E per coniugare il carattere inglese e l'anima meridionale non poteva esserci di meglio che chiamarla Bitterròna, un nome sintetico che racchiude queste due anime lontane divise da mezza Europa.



A distanza di una decina di mesi dallo scorso giugno forse un pochino è migliorata, ma l'amaro sembra proprio staccato da tutto il resto, pur essendo non aggressivo e mantenendosi da metà boccata in poi.

La sconfitta un po' mi rammarica, quella al gusto anche ma forse meno.
Fatto sta che tempo per ripetersi c'è sempre, e tempo per migliorare anche.

Piccole speranze di homebrewer in cerca di dejavu...anzi, di qualcosa di già bevuto...dejabu!

venerdì 11 febbraio 2011

Paradox, Brewdog - Scozia

Aggressiva, rude e spregiudicata!
Basta avvicinare il naso per capire che è più di una birra, più di un esperimento, più di un azzardo.
E' una forma di vita, si insidia nelle narici. Troppo grigia anche per la materia grigia, tiranno nettare cresciuto e tirato sù da una imperial stout, già di suo non il massimo della delicatezza per i palati più gentili.


La botta strong l'ha avuta dietro le sbarre, o meglio dentro le barre in legno di affinamento per whisky torbati britannici, da cui neanche una goccia d'acqua ne uscirebbe indenne nel gusto e nelle fragranze. Ebbene, questa birra ne ha passati 6 di mesi là dentro. E come si sa, quando sei fuori spesso non ritorni ad essere buono, pacato, a comportarti bene con tutti. L'isolamento duro non ti rende migliore nel carattere, ma solo più forte e più convinto dei pugni che puoi sferrare.


Vino, legno di quercia sfondano il garbo e la sottile linea del piacere sensoriale, con alcool a 10° che quasi ricordano l'etilico.
Ma perchè non assaggiarla? Perchè?
Non si beve solo per piacere, anzi personalmente credo di bere ed assaggiare come se stessi ascoltando un discorso, per interloquire, per litigare o per annuire con chi ha creato la magica poltiglia.


Da questa Paradox, birra dal nome di uno psicofarmaco, gli incalliti sperimentatori scozzesi di Brewdog credo abbiano desiderato questo. Provocare, aizzare, smuovere le coscienze e le conoscenze. Spezzatino di manzo ad accompagnarla, whisky torbato e sigaro toscano a seguirla.
Così l'ho affrontata io.
Di petto, fissandola negli occhi, perdendomi in quella nube di fumo che la circonda di mistero e di buio.