lunedì 28 marzo 2011

Bari e provincia tra corsi e discorsi

E' primavera in Puglia, climatica e birraia.
Dopo l'exploit degli ultimi anni, gli occhi puntati ed i riconoscimenti nazionali puntuali a confermare che il fermento è attivo e i lieviti sono quelli giusti, prende piede anche il fenomeno corsi.
A fronte di un numero di birrifici tra i più alti nel centro-sud e di un esercito di buongustai, di un flusso turistico orientato anche alle bellezze culinarie di questa terra, la basi per una cultura birraia degna di essere chiamata così sono più che mai desiderate, volute e cercate.
La stessa densità di serate di presentazione di birre autoctone è sintomo che la curiosità si sta spingendo oltre il singolo assaggio, ma ricerca sempre più un pubblico fidelizzato che vuol saperne sempre di più.

Circa quattro mesi fa ho partecipato a quello chè è stato il 1°corso di degustazione di birre artigianali in Puglia e nel sud Italia. In realtà sapevo che qualcosa c'è stata in Campania da qualche anno, ma ad ogni modo questo corso Unionbirrai, di 1°livello, è stato il primo in Puglia per davvero.

sabato 26 marzo 2011

Hardcore IPA, Brewdog, Scozia

Ancora Brewdog! Non è una mia fissazione (almeno...non ancora), è che mi sono trovato a berla: non è una scusa, ma pura verità.

Così come è verità affermare quanto questa Hardcore IPA sia aggressiva.

Il buon Donato versa la Hardcore IPA in due bicchieri, la schiuma comincia ad prendere posto e a confezionare l'assaggio di un colore ambrato pieno.

Occorre citare un "e' come aprire la busta del luppolo" per dare un'idea dell'invasione di odore a cui subito bisogna arrendersi. Leggiamo di Centennial, Columbus, Simcoe, luppolati sia in bollitura che in dry hopping. E' devastante la dose di aromi che fuoriesce. Dopo questa contemplazione, però, bisogna berla.

Basta darle la punta della lingua per notare che questa creatura si prende, invece, tutto il palato. L'impronta amara è forte, ma non tanto quanto in realtà è. Il corpo pieno ne maschera la possenza, in alternativa non sarebbe stata quasi bevibile a mio parere. Qualcuno è curioso di sapere quante unità di amaro conta? L'IBU riportato è 150. Potrei portare come esempio una Guinness che invece conta 50 IBU circa, anche se so bene non essere solo una questione di amaro, ma (e soprattutto) di come l'amaro è sostenuto dal corpo in primis, e poi da quale equilibrio gustativo viene contornato...ed in effetti l'OG qui risulta 1083, e non è poco!

Ogni boccata, a distanza di qualche minuto, mi sembra diversa e mi colpisce con una diversa scala di amaro, quasi fino a saturarmi certi angoli di bocca. La bevibilità, certo, viene messa a dura prova. Ad ogni sorso comincia a pretendere da me sempre di più, si fa impegnativa però diventa quasi una sfida, e ad un tratto capisco che il suo nome non mente!

Tra definizioni che si sprecano (Ipa, Explicit Imperial Ale, Double Ipa) sembra di fare uno slalom, e con il 9,2% di alcool si libera qualcosa che ricorda il caramello mou, frutta con punte di maturo.

Le ricette di queste pazze birre sono sempre in fase di revisione e cambiamenti. Mi sono accorto di aver bevuto una delle ultime versioni della Hardcore, e che ce ne è almeno un'altra realizzata negli anni scorsi che presenta altri luppoli e gradazione leggermente inferiore.

La curiosità di provare altri loro prodotti brassicoli mi è salita ancora, ma di sicuro non dimentico la compattezza e l'amara pienezza di questa birra: con così tanta roba ci si scopre impreparati davanti ad una IPA...inaspettato, no?!

giovedì 17 marzo 2011

Dublino e l'Irlanda, birre artigianali tra le strade del city centre

Per turismo sono in molti ad andarci, e qualcuno ci resta pure. L'atmosfera accogliente, la gente sempre pronta a chiacchierare e offrirti una birra, quel verde accecante che strega e che con un incantesimo celtico ti lega per sempre all'isola.
L'Irlanda e Dublino sono tappa obbligata per chi ama il buon bere, la compagnia, quella serenità unica del pub e del folk live. Oggi, St. Patrick's Day, vorrei scrivere qualche pillola birraia, estrapolandola dai 5 mesi che ho trascorso nella capitale irlandese nel 2009.

Quando si parla di birra e di Irlanda...la prima associazione di idee porta, naturalmente, alla Guinness celeberrima. E' più di una birra o di una bevanda quotidianamente bevuta da uomini e donne, ragazzi ed anziani. E' identità di questo popolo.
Ma non è di Guinness che vorrei parlare, e neppure delle stout nello specifico, pur essendo la peculiarità delle produzioni brassicole irlandesi. Una volta tanto vorrei ricordarmi dell'Irlanda anche per le birre artigianali che si possono trovare, al di fuori dello strapotere del gruppo Diageo-Guinness che detiene oltre alle note Harp e Kilkenny, anche Smitwick's. Insomma, non bevi Guinness ma la multinazionale è quella. Birre che ho amato bere tutti i giorni, ma Dublino non offre solo questo.


Il primo brewpub che vorrei considerare è il Mess.rs Maguire (non più esistente, ora si chiama J.W.Sweetman, ndr 2014). Appena un piede oltre O'Connell bridge, in pieno city centre, già la sola vetrina con i malti ben in vista dà l'idea che c'è gente che fa sul serio dentro!

lunedì 14 marzo 2011

Uno sguardo sulla birra di Puglia

Sul recente quarto numero (in versione integrale a questo link) del periodico di MoBI, tra i vari articoli su temi importanti dell'homebrewing e del buon bere, mi ha sicuramente colpito l'articolo realizzato da Francesco Donato (homebrewer e, da quanto ho appreso, lui stesso presidente dell'associazione di homebrewers calabresi Beer Emotion) che ha puntato lo sguardo in primis sulla scena birraia del Sud Italia, mettendo a fuoco la situazione pugliese. Riflettendoci e guardandomi intorno, mi sono reso conto che negli stessi birrofili pugliesi esiste ancora molta non-conoscenza (ignoranza è un termine che, anche se usato in un'altra accezione, risulta sempre antipatico...) del numero e della qualità dei microbirrifici della regione e dei luoghi dove è possibile trovare vere birre artigianali, e ritengo che le indicazioni date in questo approfondimento siano molto sincere e valide.

Riporto l'articolo integrale così come è stato pubblicato sulla rivista (basta cliccarci sopra e poi cliccare ancora per zoommare e leggere meglio), per poi lasciare qualche mia considerazione a seguito.


mercoledì 9 marzo 2011

Cotta pubblica a Triggianello il 12-02-2011, American Pale Ale

Il crescente interesse per la birra artigianale porta con sè tanti eventi ed occasione di incontrare vecchi e nuovi appassionati.

E così, a qualche settimana di distanza dalla fine di un corso di degustazione ed in coda alla Settimana della birra artigianale, al birrificio Birranova si è tenuta una cotta pubblica. Donato ha voluto che fosse molto semplice e conviviale, per cui stavolta l'impianto del birrificio ha fatto semplicemente da spettatore e la cotta è stata svolta con l'attrezzatura da homebrewer.
Riuniti tutti alle 9.30 di un sabato mattina, dopo una breve premessa per ricordare a tutti (degustatori, homebrewers, birrofili appassionati o semplici curiosi) le fasi e le materie prime per la birrificazione, ci si mette all'opera.

venerdì 4 marzo 2011

Linfa, Birranova

Una giornata senza pretese, una partita a calcetto ed una serata con un po' di involontaria autonomia.

Il mood con cui mi appresto a sorseggiare una pinta di Linfa, proprio dalle mani e dal bancone di casa di Birranova, mi predispone bene a conoscere ancora meglio questa birra.

Molto schiumosa nel bicchiere, bionda di un limpido color paglierino invita ad essere attentamente annusata, ed un fresco profuno di erbaceo e fieno mi allieta.
Uno dei luppoli che Donato ha usato è il neozelandese Nelson, e questo ed altri sentori floreali, snelli e pungenti insieme, affascinano di sicuro a primo impatto.
L'attacco in bocca mi piace, è morbido ma coronato con discrezione da una frizzantezza leggera che la rende amabile.
Il maltato viene fuori deciso, insieme a sensazioni di fruttato come pesca o albicocca.



Pur essendo diventato altro, lo stile di partenza pare sia stato una Kölsch, birra che ho saputo essere abbastanza introvabile in Italia, ed i quali imitatori so essere comunque lontani dal fresco prodotto originale dalla vita breve, che fa man bassa nella sua zona di Colonia. Lì nel suo luogo di nascita e di consumo pare non faccia neppure in tempo ad essere esportata proprio per la sua freschezza che trova il suo optimum in una forte richiesta da parte dei tedeschi stessi.



Ma a testimoniare quanto nel panorama brassicolo, oggi e soprattutto sulla scena italiana, la definizione dello stile sia solo relativa, c'è da ribadire il 3° posto conquistato dalla Linfa al recente concorso Unionbirrai Birra dell'Anno 2011, in cui è stata presentata nell'affollatissimo girone dantesco della categoria Birre a basso grado alcolico, di ispirazione anglosassone (!).

Osservazione che da sola vale tutta la descrizione della sua complessità, che mi risparmio e che probabilmente in parte ancora ignoro!