giovedì 25 agosto 2011

Session beer vs Beer hunting

Negli ultimi anni, ormai, si fa un gran parlare di beer hunting. Ormai il compianto maestro Michael Jackson aveva ben istruito gli amanti della birra ad andare a cercare i prodotti di nicchia, le introvabili proposte brassicole direttamente all'estero nel corso di viaggi o, in una versione light, di prodotti provenienti dall'estero.
Poi fu il momento di ratebeer e dei raters, che spesso con poche dita di birra presumono di comprendere tutto su di essa, dimostrando però di sapersi fermare solo sull'individuazione di sapori o discutibili fragranze.
Se c'è stato un momento in cui mi sono sentito attratto da questo approccio, devo dire ora che quel momento è passato.
Non ho avuto modo di leggere qualche libro del "Beer hunter" per eccellenza, ma io non credo volesse provocare una mera mania birrria che inseguisse come obiettivo le novità ed il maggior numero possibile di birre assaggiate. Piuttosto in questo modo viene meno l'approccio culturale ed esplorativo delle tradizioni o metodi birrari non conosciuti.

D'altro canto forse esiste anche qualcosa di distante.  Ritengo questo possa essere proprio il concetto di session beer, una famiglia di birre con diverse caratteristiche riassumibili così (fonte: Cronache di Birra, che a sua volta cita The Session Beer Project):
Grado alcolico inferiore al 4,5%: oltre il quale una birra risulterebbe troppo invasiva, rendendo difficoltose le bevute in serie e alterando troppo velocemente lo stato del consumatore (ad esempio per eseguire altre attività, come una partita a carte).
Aromi in equilibrio: anche essere molto complessa, ma nessun aroma deve emergere in modo dominante sugli altri. Deve essere una birra gratificante, ma anche capace di restare in secondo piano quando l’attenzione del bevitore è concentrata su qualcosa di diverso.
Permettere la conversazione: traducendo letteralmente il “manifesto” di Bryson su The Session Beer Project, “una Session Beer non dovrebbe spingervi a interrompere la conversazione per iniziare a “nerdare” su quanto sia meravigliosa quella birra. Un Session Beer [...] è qualcosa da bere mentre si chiacchiera, non qualcosa di cui parlare”.
Prezzo ragionevole: una Session Beer deve essere bevuta e ribevuta in una singola sessione, dunque il prezzo deve essere adeguato al proposito.

sabato 20 agosto 2011

Grandi bevute d'agosto: St. Peter's Cream Stout & St. Peter's Ruby Red Ale

In queste serate, dopo le massacranti ore di straordinario che sto sopportando, quando torno a casa non ho molta voglia di fare. Voglio solo sollazzarmi al venticello, cenare e stapparmi qualcosa che mi faccia riprendere anche se la giornata sta per terminare.

Così mi sto concedendo qualche birra in più, a volte al bancone, più spesso "take away" da sorseggiare all'aria aperta.

Sarà il mio innamoramento per il mondo UK dalle radici ormai lontane, sarà la voglia di capire sempre più quella parte di Europa birraria. Sta di fatto che sono sempre molto attratto, in modo particolare, da ales traizionali ed affini.
Poi quando mi ritrovo a stringere in mano una pinta...mi sento bene, mi sento abbracciato, non so!!!



Mi sono buttato su un paio di birre di St. Peter's, birrificio del Suffolk inglese attivo dal 1996 e di grande importanza.

Qualche sera fa ho bevuto la deliziosa Cream Stout, ABV 6,5.
Iniziale odore sgradevole, ho avvertito quasi del rancido.
Poi vinoso, poi addirittura liquoroso riscaldandosi pian piano.
A presentare la birra c'era una schiuma poco persistente, colore cappuccino con bolle a grana grossa. Il corpo mi è parso bello pieno ma non eccessivamente, ed il suo aspetto color mogano.
L'amaro mi ha suggerito decisamente il tostato, come da previsione, sovrastato da un certo percorso dolce, che termina con un agrodolce gradevolissimo ed inaspettato.
Prima l'ho messa su delle friselle in farina integrale...poi mandorle tostate, trovate in casa, e lì con la temperatura un po' più alta ha toccato, secondo me, il massimo!

Tutt'altro discorso per la Ruby Red Ale, ABV 4,3.
Colore rubìno ma molto carico, schiuma minima necessaria da ale inglese, pur essendo versata da bottiglia.
Naso profumatissimo, luppolo Cascade dichiaratamente presente. Mi aspettavo una delle più scontate birre modaiole, ma credo siano (piuttosto) esse ad essersi un po' ispirate a questa qua.
Non complicata e gradevolissima, con del caramellato leggero ed uno scalino bello grande sull'amaro della luppolatura finale decisa che chiama un altro sorso ed un altro ancora.

Menzione speciale per le bottiglie, davvero uniche con una forma retrò che parla di tradizione e modi di fare birra che, fortunatamente, si dissociano dagli schizzi della modernità.

Cheers!

mercoledì 17 agosto 2011

Natura intelligente

L'architettura usa le pietre come parole che messe una sopra l'altra scrivono la storia dell'uomo.
La terra usa i suoi frutti per cantare la storia dell'uomo.
L'acqua usa i frutti della terra, li mescola con il vento e il calore, per accompagnare la storia dell'uomo.
La birra che ne è il frutto ha scortato l'uomo da sempre, gli ha dato i mille modi della saggezza nell'ebbrezza.
La birra non è una scoperta perchè fa parte della natura intelligente e c'è da quando l'uomo ha incominciato a pensare.

Arrigo Cirpiani
La via della birra - Flangini, Cipriani, Grandi - 2011

mercoledì 10 agosto 2011

Tribirra giorno5, B94 versione 2.0 e fine del festival

Ultima serata di Tribirra.
Prima o poi doveva arrivare!

Per concludere in bellezza, ieri e la sera precedente, chi ha scelto di bersi qualche birra di B94 ha avuto modo di farsela spillare da Raffaele Longo in persona e di conoscerlo.
Le sue birre, ormai in ascesa sul territorio nazionale grazie a premi ed apprezzamenti ricevuti, sono andate a ruba durante il festival.
Ho avuto modo di conoscerlo ancora meglio e scambiare qualche parola in più.
Raffaele fa il birraio ma in realtà si sente ancora homebrewer. Instancabile perfezionista, porta avanti le sue ricette fino a possederne tutti gli equilibri e definirne il carattere dominante.
A Tribirra erano presenti la Della Cava, Noveber Ray, Porteresa, Terrarossa e Malagrika. Non saprei quasi quale scegliere tra queste, anche se la bitter Terrarossa mi fa sempre l'occhiolino e mi è capitato di cederle spesso. La Malagrika, poi, è la prima del filone delle birre legate al territorio salentino, grazie alla presenza della tipica cotognata (tradizionale confettura di mele cotogne) dall'equilibrio e dagli aromi freschi ed unici.
E' destinata a rappresentare questo filone da sola ancora per poco, dato che sono in arrivo altre due produzioni dal carattere territoriale.
Una è la Sant'Oronzo, brassata con aggiunta di caffè prodotto in Salento. Non è ancora chiaro cosa sarà, ma la ricetta base dovrebbe ricalcare una stout o una imperial stout.
L'altra è la Sant'Irene, una triple che prevede la presenza di miele di timo.
Le informazioni per ora scarseggiano e mi giungono solo per bocca sua, ed i tempi sono ancora in fase di definizione pur essendosi già messa in moto una prima fase promozionale.


A confermare questa sterzata verso elementi del territorio c'è anche una nuova etichetta, ricca di fascino e tradizione dall'aspetto barocco e sacrale. 

Chiudo qui questa e le altre parentesi sui birrifici partecipanti al festival, dopo averne brevemente riportato qualche dettaglio ed eletto le mie preferite, birrificio per birrificio.

Chiude le porte anche Tribirra stesso, con un alto afflusso di pubbico e con una cerchia di appassionati che vedo sempre più numerosa.
Sono anche molto compiaciuto di aver incontrato anche birrofili veri, venuti da lontano in vacanza in zona ed appositamente recatisi a Tribirra. Alcuni li ho nominati nel corso dei post giornalieri. Ad ogni modo, è bello aver visto che quest'occasione di incontro con alcuni birrifici pugliesi sia stata presa molto in considerazione, nonostante sia d'obbligo prenderlo con le dovute proporzioni rispetto ad altri eventi nazionali.

Confesso di essere anche molto soddisfatto per aver partecipato attivamente alla condivisione della birra artigianale con i visitatoi che mi sono capitati nello stand della selezione di birrifici meridionali. E' stata un'esperienza costruttiva, interessante perchè mi sono ritrovato faccia a faccia con un consumatore medio di birra. Ho cercato di illustrare al meglio delle mie potenzialità gli aspetti distintivi delle birre a disposizione rispetto a qualsiasi birra industriale, ma soprattutto ho imparato diverse cose sul servizio, sull'attacco di un fusto e sulla gestione di un bancone in generale.


Credo sia un bello ed importante tassello da aggiungere al mio puzzle.

Spero di replicare esperienze come questa nelle prossime eventuali occasioni!

Cheers!

martedì 9 agosto 2011

Tribirra giorno4, Birranova gioca in casa

Quarto giorno di Tribirra, per oggi mi soffermo un po' sul birrificio di casa, il cui impianto e pub sono situati a pochissimi metri dalla piazzetta del festival. I visitatori del loro stand sono molto fidelizzati, sono passati ormai 5 anni da quando birrificio e pub sono stati aperti, il consumatore medio direi che si è legato parecchio alle birre di Donato Di Palma.
E quindi Birranova non poteva che essere presente con quasi tutte le sue produzioni. Abboccata, Negramara, Why not, Arsa, Kantiner, Trebbiana e Linfa quelle note ormai a tutti. Con il periodo estivo, poi, c'è anche la produzione in fusti della belgian ale Beva e della Weizen, solitamente destinate in bottiglia. Non sono novità assolute, ma le ricette sono cambiate dagli anni precedenti, e questo vale soprattutto per la Weizen da bere a secchiate in queste calde serate estive, con un finale di frumento corto che forse i più esigenti non prediligeranno, ma che la rende molto beverina ed alla portata di tanti bevitori.
Mi piace moltissimo la Beva, sarà perchè mi sono fatto piacere questo stile dopo averci provato a riprodurlo da homebrewer. Molto fragrante al naso, molto piacevole la boccata. Fresca ci sta benissimo.
Non mi ripeterò per le altre birre, che ho imparato a conoscere nel tempo. 

Oggi poche novità dallo stand della selezione di birrifici meridionali. Taranta e Pizzica (se devo scegliere tra le due, preferisco la prima...) ormai stabili insieme a Gruit rossa e L'oro di Napoli di Maneba. Un altro giorno di festival credo sarà sufficiente a terminare anche questi fusti.

lunedì 8 agosto 2011

Tribirra giorno3, 2°posto per la nostra Maybe al concorso per homebrewers!!! News sulle altre spine ospiti

La serata di ieri era per me una delle più importanti. Da un mesetto la aspettavo perchè era
prevista la degustazione pubblica delle birre partecipanti al concorso per homwbrewers, indetto
quest'anno per la prima volta, ed a cui hanno partecipato 11 birre.
Era l'occasione per far assaggiare a molti, amici e sconosciuti, le nostre birre prodotte in casa e
far scoprire a più persone l'homebrewing.
Ad allestire il banchetto, dalle 20.00 alle 21.00, siamo stati Ivan ed io e l'altra coppia di partecipanti Alessandro Liberio ed amico (di cui non ricordo il nome...help). Per cui le birre a disposizione sono state la loro pilsner "N.1" e le nostre belgian pale ale "Maybe" e la blanche "Juice". All'annuncio dell'apertura delle
degustazioni in molto, curiosi o appassionati, sono accorsi ai banchetti. Il binomio birra+gratis credo sia imbattibile. Se poi è anche buona, tanto meglio.
E' stato piacevole accettare anche dei complimenti e spiegare che con pentole e volontà si può preparare birra in casa, ma che occorre grande cura per ottenere qualcosa di buon livello.
Sono balzato in piedi, poi, quando al banchetto si sono avvicinati Nicola "Nix" ed il sommo Schigi. Da quest'ultimo ho ricevuto i comlplimenti per le etichette definite "favolose" (è narcisismo puro, ma devo riportarlo!), e Schigi stesso è anche riuscito a riconoscere, da qualche annusata, il lievito della blanche "Juice". E lì mi sono messo ai suoi piedi!
Nicola, poi, mi ha fatto notare il basso carattere citrico ed anche qualcosa di imperfetto nell'amaro della blanche "Juice" a dispetto del suo naso gradevolissimo (colpa/merito di luppoli americani che portano questa birra al limite dello stile, se non fuori).
In un altro momento, poi, ho chiesto lumi a Marco Giannasso, anch'esso presente a Tribirra nonchè presidente della giuria del concorso. A lui la blanche è apparsa sgradevole soprattutto per tracce di fenolico (probabilmente dovute al ginepro) e per uno "scalino sull'amaro" che fa a pugni con il carattere citrico, nemmeno tanto accentuato. Dovrebbe essere dovuto, per lui ma anche per me, ai luppoli "mmerigàni" che non sono previsti per una blanche.
La birra degli amici di banchetto, una pils ottenuta per E+G (estratti e grani, tecnica intermedia tra quella con estratti e quella alla grain), l'ho trovata molto carica e con qualche sentore di zolfo che non so ben spiegare. Al pubblico è piaciuta molto, tanto da essere stata decretata vincitrice dal versante giuria popolare tramite i voti espressi durante la degustazione pubblica.


A conquistare la giuria tecnica, invece, è stato tale Gianluca Selicato.
Si è aggiudicato il terzo posto con un stout ed il primo posto con una American Pale Ale, che a quanto pare ha sconvolto i giurati che hanno dichiarato di aver creduto fosse una Sierra Nevada Pale Ale per la sua
perfezione ed aderenza allo stile dichiarato. Onore al merito di Gianluca, che non conosco pur
essendo originario di Monopoli (BA), e che vorrei conoscere presto per intavolare discorsi di homebrewing.

La nostra Maybe ha conquistato, invece, il secondo posto. Ivan ed io siamo stati molto contenti di questo, speravamo in un piazzamento e così è stato. Direi che è ottimo, è stato i nostro primo concorso ed è stata la
primissima cotta fatta insieme e probabilmente la migliore che entrambi abbiamo mai fatto.


Intanto aggiornamenti dall'ormai celebre "quarto stand", dedicato ad una selezione di birre
artigianali del sud. Nessuna grossa variazione di spine, se non una pils "L'oro di Napoli" di Maneba dalla
percentuale d'alcol 5,6% non malvagia ma migliorabile, la fine del fusto della Carminia, IPA di Karma (a mio parere, il migliore della selezione fino ad oggi) e l'entrata della Taranta di Birra Salento, ambrata doppio malto 5,6% dal naso non eccellente e dal corpo che io ritengo non bilanciatissimo per il tenore alcolico verso cui è sbilanciata. Mio personale parere, ma la birra è andata molto. Oggi potrebbe aggiungersi la sua compagna, Pizzica, vedremo un po'.
Continua il festival, con davvero grandissima musica ed inaspettati incontri in questa bella
esperienza.

Cheers!

domenica 7 agosto 2011

Tribirra giorno2, Bibere ed aggiornamenti sulle spine ospiti

Sì, ho deciso che finchè ce la faccio documenterò Tribirra. Sto partecipando attivamente alla distribuzione di birra artigianale, ed è un fatto che non mi lascia indifferente, anzi, mi nobilita e mi riempie.

Fortunatamente ieri è cominciato il festival anche per Bibere, nuovo birrificio-brewpub di Corato (BA), rimasto a terra la sera precedente per problemi di refrigerazione.
Ieri ho potuto assaggiare - prima che la serata decollasse - le loro produzioni, brassate tra Triggianello ed Andria.
La prima proposta è Rubèa, una IPA 6,5% che fino ad oggi tra tutti i produttori di Puglia mancava. Il birraio Antonio Diaferia afferma il suo amore per l'impatto iniziale di questa birra, di straordinario corpo e carattere caramellato, che termina con un bell'amaro da luppoli americani che si mantiene a lungo senza infastidire. A mio parere può essere piuttosto una APA.
"E' una rossa amata da chi non ama le rosse" continua Antonio. In effetti la gente, stupita ed anche ancora ignara su questo stile, si compiace della sua creazione. Davvero una bella birra, confesso.
L'altra produzione è Incipit 4,8%. Occhio, è una Kölsch. Qui non saprei che dire a riguardo. Sono a conoscenza del fatto che le vere Kölsch sono quelle racchiuse in una piccola area geografica intorno a Colonia, per cui pur avendo assaggiato alcune rivisitazioni italiane, non sono in grado di valutarla in relazione al suo stile.
Ad ogni modo è una bionda alternativa, con coraggio sfoggiata in questo festival. Considero questo un gran bel modo di presentarsi. So solo che, a livello di ricetta, ci sono delle modifiche rispetto al lievito originale usato per questo stile, comunque ad alta fermentazione. Mi riprometto di assaggiarla ancora quando riuscirò a recuperare altre Kölsch per capirne meglio le peculiarità.


Piccoli aggiornamenti, invece, dal quarto stand, cioè quello in cui mi ritrovo a spillare una selezione di artigianali meridionali.
Variazione rispetto alla prima serata è stata l'introduzione della Carminia (Marylin terminata) sempre di Karma.
Anche questa una IPA 4,6%, anche se credo qui siamo quasi in presenza di una versione American IPA per la presenza di luppoli americani ma anche di caramello accentuato, con corpo delicato a fare da sfondo. Difficile, però, suggerirla al pubblico se scappa la parola "amara" riferita al finale.

La mia esperienza personale procede, tra un incontro e l'altro. Salutati Francesco "Fransix" Donato (Beer Emotion, Reggio Calabria) ed altri appassionati conosciuti tra un argomento e l'altro, continuo imparoand giorno per giorno qualcosa in più riguardo ad attacchi per fusti, spurgo pre e post attacco, pressione di servizio, velocità del flusso ecc...

Per ora una serie di nozioni, che spero di arricchire e cucire tra loro per imparare di più.

Cheers!

sabato 6 agosto 2011

Tribirra giorno1, lo stand delle spine ospiti

Questo post sarà un po' diverso dagli altri.
E' dedicato alle prime impressioni sul festival birrario più vicino a casa mia, diciamo il mio
festival a "km 0"!
Era mia intenzione già diverse settimane fa provare a dedicare qualche riga ai birrifici presenti, un post al giorno. Nell'attesa di capire se ne sarò in grado e ne avrò voglia, comincio parlando di altro.

Inizialmente i birrifici partecipanti sarebbero stati in quattro, successivamente uno ne è venuto meno e sono rimasti in tre (Birranova, B94 e Bibere). Il quarto stand, perciò, è stato adibito ad altro scopo. Cogliendo l'occasione, si è pensato di far confluire una selezione di birrifici meridionali. E sono stato onoratissimo di essere stato chiamato in causa per presenziare presso quella postazione spillando, occasione per me molto importante per potermi trovare, una volta tanto, dall'altra parte del bicchiere.
E dunque, per quanto riguarda gli stand dei tre partecipanti, mi limito momentaneamente a postare delle istantanee scattate prima che si scatenasse l'inferno (molti più visitatori rispetto alle serate inaugurali delle passate edizioni).

Invece per i birrifici ospiti ieri c'erano Karma, Gruit e Maneba.

venerdì 5 agosto 2011

Praga, fiumi di Pils e non solo

E' stato un viaggio intenso per brevità e per concentrazione di attrazioni turistiche e birrarie visitate.
Praga è una delle mete da visitare a tutti i costi, che si parli di architettura, di storia, di calore europeo o di birra.
Un itinerario turistico base si concilia molto bene con un bel giro per le “pivovar” (birrerie) disseminate tra i vicoli della città. Certo, spendendo però bene le giornate e latitando come trottole, ma ne vale davvero la pena.
Per cominciare a parlare della birra in Repubblica Ceca e a Praga riporto fedelmente il contributo dei globe(er)trotters Monica e Davide Bertinotti che descrivono e mi introducono al panorama birrario ceco.

La tradizione vuole che la prima birra "pils" sia stata prodotta nell'ottobre 1842 dalla birreria Prazdroj nella citta di Plzen, utilizzando del malto chiaro e lieviti a bassa fermentazione messi a punto dai vicini colleghi bavaresi. Il successo del nuovo stile fu tale da essere subito copiato da tutto  il mondo: oggi piu del 90% delle birre prodotte si ispira a quello stile (seppur spesso con risultati ben lontani dall'originale).
Le birre "pils" prodotte in Repubblica Ceca seguono fedelmente i dettami dello stile: aroma di malto ben in evidenza, medio corpo, buon livello di amaro che tuttavia non infastidisce grazie all'utilizzo di acqua poco mineralizzata e, naturalmente, un evidente  e apprezzabile aroma floreale dato dal celeberrimo luppolo Saaz (Zatec).

Il numero di produttori e' abbastanza elevato (circa 80), ma molte birre sono disponibli solo localmente nelle zone di produzione; ben distribuite in tutte le zone del paese sono i marchi facenti capo ai due maggiori produttori: Plzenski Prazdroj (Urquell, Gambrinus, Radegast, Velke Popovicky Kozel) [Sab Miller] e Budejovicky Budvar (Budweiser). Sono anche abbastanza reperibili le birre Krusovice e Staropramen [Inbev].

I bar sono generalmente legati ad un unico produttore e offrono quindi solamente le loro birre. Molto rari sono i locali con ampia scelta. Unica eccezione e' la Urquell che - alla spina o in bottiglia - si trova ovunque. La birra alla spina ( tocene ) e' servita solitamente in bicchieri da 1/2 litro.

Le birre sono identificate sui menu' e sulle bottiglie con la loro OG secondo i gradi Balling/Plato: 12% (OG 1048 e' quella piu' consumata) o 10% (1040), ma si trovano anche da 6% (1024 come birre diet) sino a 19% (1076) solitamente in bottiglia.  Oltre alle birre "pils" chiare ( svetle ), si possono trovare spesso anche birre scure ( tmave ) e nere ( cerne ) solitamente 10%: le prime con gusto maggiormente tendente al caramello, le seconde piu' tostate, ma in realtà il termine sembra intercambiabile...
Il prezzo delle birre - come quello del cibo nei ristoranti e birrerie - e' molto basso per i nostri standard: il 1/2 litro di chiara costa in media 20 corone (0,65 Euro), ma in alcuni bar di provincia o meno turistici si trova anche a 12-14 corone (0,30 - 0,45 Euro). A Praga si arriva a pagare anche 50 corone (1,70 Euro al famoso U Fleku).
Nelle birrerie o nei ristoranti si mangia in media con 5 - 7 Euro, ma capire quanto esattamente costa il pranzo e' una impresa: nonostante i menu' siano sempre in bella evidenza al di fuori del locale, vengono spesso inseriti nel conto voci come coperto (circa 25 corone) o servizio (15-20% del totale). Altro elemento di incertezza e' dato dal fatto che i prezzi dei piatti di carne e pesce sono evidenziati con un peso di riferimento (100 - 150g) che puo' essere differente da quello effettivamente presente nel piatto.

Comincio dall'inizio. Appena arrivati in serata nella capitale ceca, ci buttiamo subito nell'atmosfera di U Fleku, esattamente a dicei metri dall'hotel. Posto turistico per eccellenza, ma dall'irrinunciabile calore. I camerieri vogliono sapere solo quante ne vuoi, perchè la birra che hanno è solamente una, ma è ottima. E' nera, si sente una bella luppolatura floreale sul corpo medio e servita freschissima è davvero una favola.Schiuma color cappuccino, birra colore quasi ebano, e l'amaro finale risulta un mix tra il tostato e quello da luppolatura. Prezzi non bassi, ma mai sufficienti dal farmi desistere nel prenderne un'altra ed un'altra ancora.
Spesso se il bicchiere è vuoto sul tavolo, il cameriere sa già che deve portartene un'altra. Se non se ne desidera più, il segnale deve essere posare il sottobicchiere sul bicchiere. Diciamo che è un segnale riconosciuto ormai a livello europeo, nell'Europa centrale soprattutto dove la birra è una religione, un'arte, un vero pezzo di vita quotidiana.

mercoledì 3 agosto 2011

Maybe e Juice, la genesi dei nomi

Non è una delle cose indispensabili per una birra artigianale prodotta in casa. Anzi, soprattutto perchè prodotta in casa, non ci sarebbe bisogno di tante formalità.
Io, però, non riesco ad immaginare una birra senza nome ed etichetta. Lo considero un modo di personalizzare e soprattutto sintetizzare in un nome ed in un piccolo elaborato grafico lo stile della birra nonchè lo spirito che ha animato la sua creazione.
A volte il nome lo pesco anche dando un tacito riferimento ad avvenimenti o simpatici siparietti tra gli amici brassatori durante le ore della cotta. Insomma, è anche un modo per riderci su e per racchiudere in quella birra anche il bello del fare birra insieme.

Mi sembra giusto, alla luce della presentazione di due birre brassate da Ivan e me al concorso di Tribirra tra qualche giorno, più che descrivere le birre (a quello ci penseranno i giudici, speriamo in maniera positiva) descriverne i loro nomi e presentare le loro etichette.

La prima è Maybe.
Il nome è un mix tra may che indica il mese di maggio, quando l'abbiamo prodotta, e di be, sigla internazionale del Belgio. E' una belgian pale ale, forse neanche tanto pale (cioè, pallida, chiara), per cui il riferimento al belgio è d'obbligo.
E poi...è venuto fuori anche questo simpatico maybe = forse, che indica l'incertezza, la fiducia nella buona riuscita della cotta che conserva sempre dei dubbi su un'operazione piuttosto che sulla temperatura a cui farla fermentare, sui giorni in cui tenerla nel fermentatore piuttosto che sulla scelta degli ingredienti...e così via, fino al momento dell'assaggio in cui molti dubbi si disperdono, non sempre positivamente ahimè!

La seconda è Juice.
Per partorire questo nome ci si è spremuti un po' di più.
Questa birra è una blanche, fatta da malto d'orzo ma anche di frumento. Quest'ultimo ingrediente le conferisce una caratteristica torbidità tipica dello stile, oltre ad un colore giallo paglierino.
E dunque: ju stavolta sta per june, quindi giugno mese in cui è nata tra le pentole (non sotto i cavoli!), mentre ice sta anche per fredda in quanto la temperatura di servizio delle blanche deve essere molto bassa, intorno ai 4°C-5°C. Tutto insieme è juice, cioè succo. Apparentemente, schiuma esclusa, colore e torbidità potrebbero proprio suggerire si tratti di una limonata o magari di un succo d'ananas. Tra l'altro spesso questa birra spesso viene associata al limone per il suo gusto citrico dissetante che la fa una delle birre più facilmente bevibili d'estate, e spesso in giro per l'Europa viene servita anche con una fetta di limone sul bicchiere (mi è capitato anche a Praga pochi giorni fa...racconterò prestissimo).

Riguardo alla grafica, beh...solitamente pesco immagini qua e là sul web per modificarle e farne qualcosa di unico e personale, ma che richiami sempre le zone di maggior consumo di questi stili birrai (in entrambi i casi, il Belgio) o fasi della lavorazione (l'aggiunta del luppolo nel caso della Juice).
Spero siano carine, e che amici e appassionati apprezzino anche questo lato "frivolo" dell'homebrewing.

Cheers!