sabato 31 marzo 2012

Meeting per Luppulia...firma dell'atto costitutivo!

I meeting con gli homebrewers di Luppulia (ormai devo usare termini ibridi) continuano e si fanno sempre più interessanti.

Ieri sera c'è stato il 4° Meeting, non annunciato nè aperto ad altri perchè ora sono i soci fondatori a portare avanti la cosa, e ben presto tutti potranno unirsi e tesserarsi.
Il tema di ieri era la firma dell'atto costitutivo, redatto insieme allo statuto nel meeting del mese scorso.
Stavolta si trattava di inserire dati e firme, e preparare il tutto per le pratiche burocratiche necessarie per l'ufficializzazione, che dovrebbe arrivare nel giro della prossima settimana.

Per l'occasione, nella location campestre, abbiamo sfruttato la brace per buttarci a pesce su una serata barbecue-birra.
Tanta carne e tanta ottima birra.

Bombette accompagnate da una tranquilla ma gustosa pils ceca, la Světlý ležák (chiara normale, detto all'italiana) di Březňák, in quantità con un bel colore biondo carico di un gusto maltato e profumi rassicuranti di luppoli nobili.

Spiedini e zampina? Qui si parte con le bottiglie da 75cc di XX Bitter di Brouwerij De Ranke, una birra a cui sono affezionato. Sostanziosa in bocca, ripulente nel finale. Una birra ormai storica, ideale per fare la storia insieme tra noi.



giovedì 29 marzo 2012

Il Castello e Brasserie Gambrinus tra le nuove proposte birrarie


Il fermento pugliese si misura anche con il numero e la qualità dei nuovi locali a tema birrario che aprono o di comuni pub/pizzerie che virano per soddisfare il crescente numero di appassionati.
E' il caso di due luoghi birrari che ho recentemente scoperto.

Il primo è a Putignano (BA) e si chiama Brasserie Gambrinus. Luogo che affianca alla location tipica da bar sei spine ed una scelta di circa 100 birre in bottiglia.
All spina sono presenti tre Augustiner (Dunkel, Pils ed Hell), la Blond di La Trappe ed altro.
In bottiglia si distinguono tra le altre le Sierra Nevada e Brooklyn, molto Belgio e le Almond'22, compreso qualche introvabile come la Noa Reserva o le HY.
La piazza di Putignano è importante, e l'idea di affiancare vera birra artigianale ad un locale giovanile potrebbe fare molto colpo sui giovani.

Altro locale di cui ho potuto scoprire qualcosa di buono si trova ad Oria (BR), e si chiama Il Castello. E' un pub che sta facendo girare parecchio la birra artigianale, proponendo qualcosa che può fare breccia nel palato della clientela.
Ho avuto modo di venire a conoscenza delle birre che offrono. Negli ultimi tempi alla spina ci sono state la My Antonia di Birra del Borgo-Dogfish Head, la ReAle sempre di Birra del Borgo ed attualmente la Terrarossa di B94. Mentre in bottiglia tra tutte mi è saltata agli occhi la Oatmeal Stout di Samuel Smith's insieme alla Celebrator di Aynger.

martedì 27 marzo 2012

Regent e Great Divide, tra Boemia ed America al Felix


Stavolta ho le idee molto chiare, voglio solo appuntarmi cosa ho bevuto qualche sera fa.
In un nuovo accostamento tradizione-innovazione, ci siamo buttati su tre birre che ben rappresentano questo confronto.
Al Felix alcune novità sempre presenti tentano, e noi ci cadiamo ben volentieri!

Si apre con la pils Prezident del birrificio Regent, importato in Italia da Birraceca.it. Questa birra non è fatta per stupire o per sorprendere. Grado alcolico 6%, va presa così com'è, una pils fatta bene e senza complicazioni.
Al naso inizialmente si sente ben poco, poi il corpo in bocca si presenta e fa conoscenza col palato mandando avanti la sua nota maltata e pulita. I luppoli si sentono appena pungenti solo al gusto.
Non bisogna pretendere di più da questa birra, il cui rapporto qualità/prezzo è ottimo.

mercoledì 21 marzo 2012

SixManhattan, la nostra weizenbock dalla storia tormentata

Ultimo dei tre post consecutivi riguardanti le cotte degli ultimi periodi.
Questa ha una storia particolare, soprattutto per la genesi della ricetta e per la sua realizzazione.

La cotta di questa weizenbock (il cui nome spiegherò più avanti) ha visto protagonisti me con Ivan e Vincenzo, un po' all'avventura. Non avevamo le idee ben chiare se fare una doppia cotta consecutiva di due birre diverse, una cotta di una stessa birra in parallelo in due impianti diversi, oppure un'unica cotta per un quantitativo doppio nello stesso impianto.

Ci ritroviamo un sabato mattina di gennaio per cominciare e per deciderlo. Dopo diverse valutazioni, optiamo per una cotta più concentrata per brassare un quantitativo di 40 litri, circa il doppio di quello usuale.
Il tino di ammostamento, però, non è tanto grande da contenere tanta acqua, e allora pensiamo di fare una cotta concentrata, da portare ad OG e quantità corrispondenti grazie alla fase di sparging. Cioè, ottenendo una densità più elevata di quella desiderata ed aggiungendo acqua di sparging in modo da toccare i 45 litri pre bollitura, il tutto sarebbe tornato ai conti per quei 40 litri finali.

Fatto sta che, con così poca acqua in ammostamento, il rapporto acqua/grani solitamente mantenuto almeno pari a 3, risultava appena pari a 2. Ma ce ne saremmo accorti solo dopo delle conseguenze di questa decisione.
Ad ogni modo, per definire la ricetta di questa weizenbock che vorremmo brassare ci mettiamo dentro di tutto, soprattutto in modo da finire i sacchetti di malto mezzi vuoti e fare ordine nelle nostre rispettive scorte.
Ci mettiamo dentro di tutto...ecco la malt list da paura:

Pilsner                    kg 3,60 30%
Melanoidin Malt      kg 0,60 5%
Monaco                   kg 0,60 5%
Vienna Malt             kg 1,00 8% 
Wheat                     kg 3,60 30% 
Wheat Malt Dark    kg 1,00 8%
CaraRed                  kg 0,30 2%
CaraPils                  kg 0,50 4% 
CaraHell                 kg 1,00 8%

Dicevamo: 12 kg di malti per 24 litri in ammostamento, per dare 40 litri di birra finale.
La vera sfida è girare la miscela, troppo densa. In un primo momenti non ci diamo troppo peso, diamo una mescolata ogni tanto e facciamo lo step di proteasi (per la presenza del frumento, a 52° per 15 minuti) ed i due step di temperatura (a 65°C per 30 minuti e 70°C per 15 minuti). E' dura anche farla salire, perchè un conto è l'inerzia termica di una miscela con 2/3 di acqua ed 1/3 di grani, un conto è una con 1/2 di acque e 1/2 di grani...

martedì 20 marzo 2012

Una bella cotta interessante, brassata una American Amber Ale

Era molto che con Ivan non si brassava qualcosa.

Stavolta ci siamo ritrovati per fare qualcosa di non troppo complicato, viste le ultime esperienze (di cui racconterò nel prossimo post). Insomma, 23 litri di birra con basso tasso di rischio.
E allora si punta a qualcosa con step unico, ergo stili anglo-americani.

Dopo aver assaggiato un paio di ottime Boont Amber Ale dell'americana Anderson Valley, ho pensato di provare proprio una alta fermentazione americana ambrata, insomma non la solita A.P.A. .

Abbiamo molti malti da consumare, per cui abbiamo messo a punto una ricetta più o meno aderente a quello che poteva essere il risultato immaginato, ma regolandoci con ciò che avevamo per compensare alla meglio malti come Crystal e Carapils di cui avevamo bisogno.
Ecco la ricetta:

Pale                  5,00  80,0%
Cara 120          0,80 12,7%
Aromatic          0,20   3,0%
Wheat  0,20   3,0%
Roasted            0,02  0,3% 


Ad aiutarci nella cotta sono venuti anche Paolo e Massimo.
Qualche problema nella molitura dei malti, ma ci portiamo avanti con la bollitura dell'acqua per cui siamo operativi subito per il mash-in.

Lo step di temperatura sarà a 66°C per circa 50 min, o fino a completa saccarificazione.
La miscela è bella fluida stavolta, il colore si vede già bello arancio.
E' inutile dire che lo step unico, con cui si liberano sia le α-amilasi che le β-amilasi, è più facile da controllare non dovendo percorrere una rampa di temperatura.

lunedì 19 marzo 2012

Cotta in stile märzen, rigorosamente a marzo!

Questo post è il primo di tre che riguarderanno le ultime tre cotte che ho fatto insieme ad altrettanti gruppi di amici.
Tre birre molto diverse, tra l'altro brassate in tre impianti diversi.
Ordine cronologico inverso, nel senso che racconterò per primo quella di ieri, poi quella dell'altro ieri (ebbene sì, due cotte in due giorni) e poi quella di un mesetto fa.


Dunque, ieri abbiamo brassato ad Ostuni, ospiti di Giuseppe. E' stata un'imprevista occasione per ritrovare gli altri homebrewers pugliesi (anzi, ostunesi dato che c'è una bella "colonia") del gruppo, tant'è che in realtà con Vincenzo, i tre Angelo e Giuseppe eravamo ben 5, accompagnati da partner ed amici.
Giuseppe ha provveduto alla molitura dei malti fortunatamente il giorno precedente, per cui seppur con gli inevitabili ritardi da risveglio domenicale, cominciamo!
Accordatici per le temperature di mash, attendiamo che l'acqua arrivi a temperatura di mash-in ed inseriamo i malti.

La ricetta per questa cotta, concordata qualche giorno fa, puntava ad ottenere una birra in stile märzen. Personalmente non avevo ancora avuto modo di imbattermi nel brassaggio di questo stile, per cui nei giorni precedenti ho dato una bella lettura al capitolo relativo sul libro bibbia di cui ora dispongo, nella versione in italiano. Parlo di "Progettare grandi birre", ed il capitolo di cui parlo è quello chiamato VMO, acronimo che riassume gli stili Vienna, Märzen ed Oktoberfest.

E' molto interessante capire le differenze storiche e reali tra queste definizioni, ma possiamo brevemente dire che il primo ed il terzo termine sono praticamente sinonimi pur riferendosi a periodi storici diversi, le quali birre sono andate a convergere in una birra uguale; mentre il termine märzen indica birre generalmente una versione più forte della Vienna/Oktoberfest.
Ad ogni modo, queste märzen anticamente erano le ultime birre prodotte prima dell'arrivo dei mesi più caldi, che rendevano complicata la maturazione prima dell'avvento delle macchine frigorifere, nonostante le basse temperature delle grotte in cui venivano conservate.
Ci troviamo anche noi a brassarla a marzo: è un buon inizio!

Tornando alla cotta, la ricetta seguita è stata questa:


5.329 kg Pilsner (45%)
2.487 kg Munich I (21%)
2.487 kg Vienna (21%)
0.592 kg Carapils (Dextrine) (5%)
0.592 kg Crystal 60 (5%)
0.355 kg Wheat Malt (3%)

venerdì 16 marzo 2012

Creatività italiana, croce e delizia. Tra immagine ed ingredienti

E' riconosciuto che, ormai, uno dei tratti distintivi della birra artigianale italiana sia la creatività, l'estro, il colpo inaspettato, la fantasia. Lo dicono ormai tutti.
Molte volte questo processo creativo parte sulla base di aggiunte di ingredienti "strani" che si intrufolano in ricette di stili consolidati.
Non mancano birre ottimamente riuscite, punte di eccellenza. Un ottimo spunto di riflessione mi si è presentato con questo breve articolo di Kuaska. Ma a mio parere questo, tutto sommato, è un punto a sfavore dell'italianità della birra artigianale, o meglio dell'intero movimento.
Troppo spesso, infatti, questo ha significato proporre qualcosa che tecnicamente il mondo della birra rifiutava per mancanza di senso o di abilità del birraio. Solo ultimamente, forse, lo spazio di questi ingredienti sta trovando una giusta dimensione, non forzando più di tanto l'utilizzo di strane aggiunte.
Ma ci riusciamo a slegare, ora come ora, da questa etichetta di movimento eclettico?
Spesso quando si legge di birra su quotidiani o riviste popolari, gli articoli riguardano la tale birra con aggiunta di fiori alpini, di aghi del tale bosco, di spezie della tale campagna e così via. Eccone un esempio.
Le birre in stile, allora, che fine fanno? Fare una birra in stile o innovativa nel merito di più stili, in un Paese a tradizione non prettamente birraria, non è degno di notizia e di clamore?
Sono sufficienti solo le medaglie che piovono a febbraio a far puntare gli occhi sui buoni birrai che hanno tirato su il movimento e continuano a dargli una spina dorsale?

La creatività, a mio parere, non è questo. La creatività si misura su più fronti, non già e non solo su quello produttivo.
Voglio tirare in ballo un altro tema correlato alla creatività.
Se davvero siamo il popolo più fantasioso del mondo, popolo di poeti e di marinai, di artisti...come è possibile vedere questa esplosione di fantasia in merito ad ingredienti e, contemporaneamente, un appiattimento delle idee riguardo a marketing e immagine?
Non sarà l'aspetto preponderante, ma secondo me dare il giusto peso anche a questo aspetto contribuirebbe a dare la giusta e meritata visibilità che certi progetti birrari imprenditoriali meriterebbero.
Mi riferisco ai nomi dei birrifici, ai nomi delle birre ed alle etichette.
Senza l'intento di toccare la sensibilità ed il lavoro di nessuno, vorrei descrivere la mia personale Top3 dei modi meno sensati di chiamare una birra.

lunedì 12 marzo 2012

Boont Amber Ale di Anderson Valley, una bella scoperta

Una novità è pur sempre attraente, non si può resistere dall'assaggiare.
Se poi le medaglie adornano il curriculum di questo birrificio americano e di questa loro birra, un paio di pinte sono obbligatorie.

La prima pinta di Boont Amber Ale della Anderson Valley ci si presenta in bicchiere sui tavoli del Felix con una bella schiuma densa. Il naso subito affascina, slegato dalla ruffianità di alcuni inflazionati luppoli americani.
Qui emergono sicuramente sensazioni di cannella, di un caldo caramello. Ad un certo punto ho pensato al curry ed alla noce moscata, ed ho percepito quasi del fumo.
In bocca si sente subito piacevole equilibrio.

giovedì 8 marzo 2012

Birrbante, le prime impressioni

La curiosità era troppa, la voglia di conferme anche.
Pochi metri prima del locale eccolo il famoso cartellone pubblicitario che aveva creato attesa nel fegato dei baresi. Uno slogan che recita la schiuma perfetta non può non creare aspettative belle grosse.
Comunque, ieri in cinque ci siamo trovati a Bari, zona Santa Fara, per sbirciare il nuovo brewpub Birrbante (o Birbante...non ho ancora capito come lo hanno chiamato).
Ressa pazzesca ad una certa ora, e birra praticamente solo su invito o conoscenza. Noi, non so in che modo, ma ce l'abbiamo fatta ad impietosire qualcuno.
Non abbiamo potuto capire neppure chi fosse il titolare, il birraio, il proprietario, il socio...d'altro canto la serata non era quella ideale. Avrei voluto approfondire.

Locale molto grande, credo sui 200 coperti. Idea di ristorazione leggera, niente di esagerato seppur dall'aspetto chic o "chiccoso".
Arredamento in stile moderno, niente panche appiccicose, banconi. Niente che piaccia a me.
Per quanto riguarda la birra, però, veniamo al dunque.
Al bancone, bello lungo, le vie sono 8. Per 4 tipi di birre.
Le birre portano questi nomi: H24, Tutt'1, Narr4 e Birba negra, e corrispondono ad una pils, una blanche, una ale (la quarta, una birra scura ma non ricordo).

mercoledì 7 marzo 2012

Prius e Quis Hoc, le prime due birre di Nicola per Siebter Himmel


Una decina di giorni fa finalmente giunge nelle mie mani un bel pacco. Ho l'onore di essere tra i primi ad assaggiare le birre del Siebter Himmel, birrificio di Carnago (VA), del quale restyling si sta occupando a tempo pieno il nuovo birraio Nicola "Nix" Grande, come già anticipato nel post precedente qualche giorno fa. Un grazie a lui e ai miei "corrieri" Vincenzo &. Co. che mi hanno permesso di procurarmi questo cartone avendo anche l'occasione di conoscere Nicola stesso.

Le birre ora in produzione sono la Prius e la Quis Hoc.
La prima è una birra in stile blonde con 5,5% alc. e 30 IBU; la seconda è in stile tripel con 8,4% alc. e 35 IBU.
Le ho fatte riposare un bel po', ma queste sere ho cominciato a berle e ad interpretarle.

Parto dalla Prius.
La verso ed avverto subito il suo colore pallido. Schuma bianca, mediamente persistente. La birra appare di color arancio scarico ma lucente con una bassa torbidità.
All'olfatto un carattere lievitoso si avverte già, insieme a calde sensazioni di frutta a polpa gialla come pesca, mango, papaya, albicocca. Arrivano anche sensazioni ruvide da buccia di pesca, molto invitanti.
In bocca il corpo è leggero, vellutato e velato. Non ossessivo, amabile seppur scarico rispetto a quanto visivamente avevo immaginato.
La delicata dolcezza, il carattere maltato presente in disparte ne fanno una birra veloce in bocca, facile da apprezzare. Il bicchiere si svuota grazie a questa dolcezza incerta che lascia poco spazio ad un carattere luppolato accennato nel finale. L'amaro finale è leggerissimo, veloce, nudo e scorrevole
Tuttavia le sensazioni in bocca sono calde nonostante i 5,5%. Questo corpo medio-basso e rapido sicuramente è voluto, in funzione di una birra da bere e basta ma senza scendere a compromessi con l'eleganza e senza ruffianerie.
L'equilibrio che ne viene fuori

martedì 6 marzo 2012

Birrbante, ecco il nuovo brewpub che apre a Bari

La notizia era nell'aria da qualche mese, ma nessuna traccia sicura ne aveva dato ancora l'annuncio.
Neppure adesso compare questa notizia a lettere cubitali in giro, ma in qualche modo i più hanno saputo. Ho saputo solo di qualche cartellone pubblicitario enigmatico attaccato in giro per Bari, ma personalmente non l'ho mai visto.

Di cosa parlo?
A Bari si apre un nuovo brewpub. In effetti mancava qualcosa del genere proprio a Bari, e personalmente non dubitavo passasse ancora molto tempo prima che qualcuno si buttasse nell'impresa di richiamare i baresi al bancone.

Il brewpub si chiama Birrbante. Dal sito web non compare molto, solo la data di apertura al pubblico, cioè il giovedì 8 marzo. Non penso di sbagliare a definirlo il primo brewpub aperto in città.
Sui contatti facebook, invece, grazie anche al nostro gruppo di homebrewers baresi, ho letto dell'evento di inaugurazione, che si terrà domani mercoledì 7 marzo.
Qualche dettaglio in più finalmente trapela proprio sulla pagina dell'evento, dall'annuncio «Eccezionale evento, "Birra Leone d'oro" cambia casa».
E' bastata questa conferma per ufficializzare i rumors che, appunto, il brewpub Leone d'oro, di sede nella vicina Britritto (BA), avesse a che fare con questo nuovo locale barese che, sulla carta, è il primo brewpub di Bari (fatto di per se sconcertante).

lunedì 5 marzo 2012

Il salto di Nicola: da homebrewer pugliese al nord a birraio per Siebter Himmel


E' stata la persona responsabile dei miei primi innamoramenti per la birra artigianale e per l'homebrewing, colui con cui ho fatto per la prima volta una cotta. Con le conoscenze successive capii si trattò di una cotta con tecnica B.I.A.B, per una strong ale che ora ricordo vagamente.
Si parla di 6 anni fa, e parlo di Nicola Grande, in arte Nix.
Il lavoro lo aveva portato lontano, ma i suoi natali sono pugliesi. Il suo paese è il mio, Castellana Grotte. Crescere birrariamente qui voleva dire consumare gli sgabelli della birreria Felix, dove cultura birraria e gastronomica affinavano ed affinano ancora i sensi, e dove le prime birre homebrewed facevano comparsa in serate di aficionados (come dimenticare quegli abbinamenti...?!?).

Nicola ha trovato ambiente fertile anche al nord Italia, in un fermento birrario ben più attivo di qui già diversi anni fa. Le collaborazioni con i protagonisti di quella scena locale a volte coincidono anche con le vicende nazionali, e così si fa stretto il senso di appartenenza verso associazioni come MoBI di cui, grazie alle sue competenze anche informatiche, diventa componente della redazione e grafico per il periodico "Movimentobirra". Chi lo ha sfogliato sicuramente lo ha visto comparire nei credits (ed anche in una copertina ed in un articolo, aggiungo).
Una volta homebrewer, non si perde mica la mano solo perchè ci si trasferisce. E Nicola ha continuato a macinare strada e grani, piazzando diverse birre in concorsi di livello (consultare hobbybirra.info per credere). Non nascondo che per me è stato stimolante sapere di questi successi e ricevere i suoi aggiornamenti ogni qualvolta capitava di risentirsi.
Tanto che non mi sarei affatto stupito se un giorno da homebrewer fosse passato ad occupare un ruolo di rilievo nella scena nazionale del movimento.

Il destino ha voluto che questo salto venisse compiuto. Appena saputa la notizia ed avuto da lui stesso conferma un paio di mesi fa, ho provato a chiedergli informazioni, preso dalla curiosità e dall'orgoglio per questa bella notizia.
Disponibilissimo, nonostante la frenesia di questa nuova esperienza, Nicola mi ha risposto ad una serie di domande che ho voluto rivolgergli per saperne ancora di più, e per me è un piacere condividerle in questo blog e far conoscere lui, le sue birre ed il birrificio Siebter Himmel di cui ora è il birraio.
Il birrificio (il cui nome, per chi non mastica il tedesco, significa settimo cielo) si trova a Carnago (VA), e forse fino ad ora non era molto noto ai più su scala nazionale, nonostante abbia 1 anno di vita, con una sala cottura da 10 hl e ben 6 fermentatori da 12 hl.
Ora però si avverte aria di cambiamento, e chi è stato a Rimini per Sapore 2012 ne avrà visto anche lo stand ed assaporata l'ambizione.
Ma basta con queste mie chiacchiere, meglio ascoltare direttamente le parole di Nicola.

Il salto da homebrewer a birraio: un giorno lo avresti fatto comunque, oppure questo è un treno che ti ha travolto?

La seconda che hai scritto. Lo scorso novembre ho ricevuto una telefonata da Schigi che mi ha messo in contatto con il sig. Barban (il proprietario di Siebter Himmel). Poi tutto è accaduto molto in fretta. Proprio quando credevo che non avrei più fatto il salto.
Nonostante qualche proposta di collaborazione in altri birrifici l'avessi già avuta, mai mi era capitato di credere tanto in un progetto come quello che ho deciso di sposare.

sabato 3 marzo 2012

Dal meeting degli homebrewers nasce Luppulia!

Si è quagliato. :)

Noi presenti ieri sera al 3° Meeting degli Homebrewers pugliesi ci siamo riuniti presso La cantina della birra per formalizzare la nostra unione.
Nonostante iniziali indugi, il nostro volere ha preso il sopravvento sulla sete di birre e di goliardia.

Non c'è molto da commentare, e non bisogna neppure svelare tutto altrimenti... :)
La partecipazione collettiva, però, mi ha molto colpito.
Avevo sognato da tempo questa serata. Non esagero, era tempo che volevo si realizzasse qualcosa del genere, e ci ho provato in diversi modi a coinvolgere amici, appassionati o homebrewer incontrati in questi ultimi anni.
La sezione del blog FerMentAzioni era lì per questo, mica per altro! :)