domenica 29 aprile 2012

Su Facebook "Homebrewers baresi" diventa Luppulia


Un avviso ai naviganti e a chi, negli ultimi mesi, si è avvicinato al fermento pugliese dell'homebrewing.

In seguito alla nascita ufficiale di Luppulia, l'associazione birraria pugliese, il gruppo Facebook originariamente chiamato "Homebrewers baresi" (che ha visto nascere questo gruppo, insieme a questo stesso blog), apre l'accesso anche ai non homebrewer ed agli appassionati, prendendo direttamente il nome di Luppulia per costituire un luogo di incontro virtuale e di scambio di visioni sulla birra artigianale e fatta tra mura pugliesi.

Con la nascita del sito di Luppulia probabilmente questo blog subirà un reindirzzamento o uno spostamento in una sezione di tale sito, ma a breve sarò in grado di dare qualche dettaglio in più.

Intanto riporto le testuali parole di notifica di questa conversione, e rimbalzo l'invito ad aderire partecipando attivamente al gruppo. Ecco anche il link.

Salve a tutti, compagni homebrewers!
In questo gruppo abbiamo cominciato a conoscerci meglio, a scambiarci consigli per le nostre birre, ad incontrarci per assaggiare le nostre stesse produzioni, ed infine in molti abbiamo fondato insieme una vera e propria associazione: Luppulia.


L'associazione esiste già ed è pronta la partenza con la campagna adesioni, che seguirà alla messa online del sito www.luppulia.it e alla diffusione del logo dell'associazione.
Oltre a questo, così come è stato determinante nel processo di costituzione, Facebook farà ancora da raccoglitore di appassionati di ogni tipo che volessero confrontarsi e organizzarsi per qualsiasi cosa ruoti intorno alla nostra amata birra.

venerdì 27 aprile 2012

Andare alla "radice" dell'homebrewing: l'homegrowing, coltivarsi il luppolo


La mia prudenza mi è compagna in tutto, perfino in qualcosa che di suo potrebbe già rappresentare una novità entusiasmante e che avevo voglia di raccontare a tutti subito.

A febbraio, come tanti altri homebrewer ormai ardenti di passione birraria, mi sono affacciato su forum di appassionati alla ricerca di informazioni su qualche modo per ottenere i famosi rizomi di luppolo.
Si tratta di radici laterali di piante già adulte, che se recisi e ripiantati danno vita a germogli e nuove piante.
Bene. Sul forum di Areabirra, leggendo delle offerte per ottenerli, ho pensato di richiederne (in cambio di un rimborso) alcuni al mitico sig. Pedretti. Dopo aver valutato spesa etipologie di luppolo che potevano interessarmi, sono andato dritto dritto su 5 qualità.
Queste sono alcune da amaro, alcune da aroma, e contemporaneamente alcune di provenienza inglese, altre americana ed altre tedesca.
Le qualità sono: Tettnanger, Hallertau Mittelfruh, Fuggle, Challanger e Columbus.

Mi sono giunti i primi giorni di marzo. I consigli sono quelli di metterli subito in vaso se non si ha disponibilità di piantarli in terra, per poi interrarli a pianta avviata. Ad ogni modo è necessario terriccio per facilitare la creazione di radici che vadano in profondità e diano una buona base di partenza alla pianta.
Personalmente disponevo già di un fazzoletto di terreno in cui piantarli, per cui mi sono messo all'opera. Ho letteralmente zappato (per la prima volta nella mia vita, credo) una striscia di terreno, e preparato le fosse. I rizomi vanno interrati per circa 10-15 cm, e poi ricoperti di terra.
Fatto ciò, per non rischiare di calpestare tutto, ho messo delle cannette anche per permettere ai primi centimetri di pianta di arrampicarsi. Non l'avevo detto che è una pianta rampicante? Ecco, per chi non lo sapesse, lo è.

giovedì 26 aprile 2012

Taddy Porter, Old Brewery Pale Ale, Nut Bronw Ale: il vero bere british!

Ha tanti aspetti affascinanti, senza dubbio.

Forse è l'insieme di tutti ad aver colpito il grande Michael Jackson e ad averlo spinto ad inserire questa Samuel Smith's Taddy Porter nella sua personalissima "top 5" delle migliori birre al mondo.
Questa porter segna 5%, ma risulta sicuramente beverina, e lo è molto.
La schiuma è bella persistente, merletti sul bicchiere non eccelsi ma sicuramente è molto profumata. Sembra al naso una caramella al caffè, mi ha fatto sentire un bimbo alla prima sniffata.
Il gusto si dimostra semplice ma parla di classicità, di tradizione, di saggezza.
Luppoli praticamente inavvertibili come da scuola inglese, molto gentili i tostati e copro di spessore medio, forse anche un po' meno.
Tutto finalizzato ad un bere scanzonato, senza distrazioni.
Le note di cacao, di caramello, di toffee si sentono, certo. Però c'è molto di caffè macinato, di residui di caffettiera, ad essere proprio precisi.
Non è una birra disneyland, e questo potrebbe farne quasi una birra noiosa. Brewdog e seguaci credo la lascierebbero in bicchiere.
Ma questa è LA porter.
Placida, distendente, calda e rassicurante.

giovedì 19 aprile 2012

Burocrazia canaglia e disinformazione: il caso Yblon

Ricevo e pubblico questo comunicato che mi giunge per mano di uno dei soci di un nuovo birrificio siciliano, il birrificio Yblon.

Probabilmente qualcuno avrà già incontrato nel web il blog hindoobeer, in cui spesso sono capitato non solo per ricette ma anche per consigli burocratici, spinto dalla curiosità sull'apertura di un microbirrificio. Stranamente poi l'avevo ritrovato, di recente, praticamente silente.
Solo successivamente avevo realizzato che non si trattava di un abbandono dell'homebrewing (molto raro), bensì di un salto in avanti.

Non conosco di persona chi c'è dietro questo progetto, ma ho letto spesso parole d'elogio per le produzioni di questi due soci, ex homebrewer e birrai in pectore, dai quali la Sicilia e tutto il sud si aspettano grandi cose.

Ad oggi, però, pare le cose siano complicate, naturalmente a livello burocratico, appunto.
Lascio spazio alle loro parole...ma preparatevi a leggere il peggio.


“Impresa e burocrazia. Il caso del Birrificio Yblon”

La storia del marchio Yblon è complessa e travagliata. Racconta della determinazione di un gruppo di giovani imprenditori ragusani ostacolata, come spesso accade, dalle cavillose procedure burocratiche italiane e dalla scontata esigenza di rispetto delle leggi, che però devono potersi interpretare con elasticità per non divenire barriere insormontabili. La società Yblon nacque lo scorso anno dall’idea di realizzare una nuova ricetta di birra artigianale. Come iniziare? Come ovvio, dalla struttura: bisogna trovare i locali, acquistare i macchinari e testare la ricetta prima di poter dare inizio alla produzione. Così, trovata la sede, il gruppo inizia i lavori di ristrutturazione dei locali e acquista i macchinari. In attesa che il cantiere si completi, il gruppo Yblon, che non ha intenzione di perder tempo, si organizza per iniziare a testare la ricetta e per mettere in produzione un primo lotto, appoggiandosi ad un birrificio della provincia già fornito di tutte le autorizzazioni possibili. Quest’ultimo, prima di iniziare la collaborazione con Yblon, si rivolge all’agenzia di dogana di Pozzallo, che come unica istruzione dà disposizioni sulla registrazione delle materie prime in entrata e su quella della merce prodotta in uscita.

lunedì 16 aprile 2012

Novità sul Concorso Homebrewers a Tribirra 2012

Anche quest'estate ci sarà il Concorso Homebrewers all'interno di Tribirra, il festival birrario che coinvolge il panorama brassicolo meridionale durante la calda estate pugliese.
In questi giorni è stata annunciata la seconda edizione del concorso, che lo scorso anno vide partecipare 13 birre fatte in casa. I numeri di quest'anno immagino saranno già superiori, dato che l'arte dell'homebrewing qui in Puglia ha decisamente preso piede. Basta fare un giro nel blog per rendersene conto.

Questo è il comunicato diffuso qualche giorno fa:

REGOLAMENTO


Stili ammessi
Al concorso sono ammesse birre autoprodotte in ogni stile, sfruttando le metodologie di produzione E+G, AG.


Data di preparazione delle birre
Qualsiasi.


Numero birre iscritte
Ogni concorrente potrà iscrivere fino a 2 birre nelle seguenti categorie:
1. birra di ispirazione tedesca ad alta fermentazione
2. birra di ispirazione anglosassone ad alta fermentazione
3. birra di ispirazione belga ad alta fermentazione
4. birra di ispirazione americana ad alta fermentazione
5. birre a bassa fermentazione
6. birre con ingredienti speciali che esprimono il territorio


Quantità
La quantità obbligatoria è di DUE bottiglie da 75 cl cadauna, oppure TRE bottiglie da 50 cl cadauna, oppure QUATTRO bottiglie da 33cl.

sabato 14 aprile 2012

Sognando Brewfist!

Uno degli svantaggi di essere al sud dell'Italia è che, anche in campo birrario, gran parte del movimento si sviluppa al nord. Molte birre e birrifici non si sognano per niente di considerare che anche in queste regioni meridionali c'è un popolo di appassionati, che pur essendo in pochi soffrono ogni qual volta si rendono conto di non poter condividere l'assaggio di tale birra o le impressioni sul tale birrificio, a tal punto da sentire quasi un senso di impotenza.

Non credo di esagerare dicendo ciò, soprattutto se si sente sempre molto parlare di certe birre e non si riesce in alcun modo a procurarsele senza vendere organi vitali per le spedizioni o essere presenti a festival di portata nazionale (anche questi, da Roma in su, ovviamente).
Girovagando un po' tra i beershop online mi sono imbattuto in uno di recente nascita. E visti i prezzi scontati e le offerte sulle spedizioni per un periodo limitato, ho pensato questa fosse la volta buona.
Il sito è Artigianbeer.com. Il suo "parco birre" comprende per la maggior parte birre di birrifici lombardi, anche di quelli un po' più fuori dal giro dei nomi più noti, con alcune incursioni di grandi birrifici come Italiano, Baladin e Birra del Borgo.

A me interessava quasi una sola cosa: le birre di Brewfist. Il solo immaginare la beverinità di queste birre, ispirate alla tradizione inglese, leggendo numerosissime parole d'elogio spese a loro favore è già sufficiente.

giovedì 12 aprile 2012

La birra fatta in casa si può definire birra artigianale?

Confesso di aver avuto spesso questo quesito nella testa, ma ronzandomi spesso la risposta non ho mai cercato di approfondire la questione a livello di definizione.

In Italia siamo soliti chiamare la birra prodotta da microbirrifici birra artigianale. Ci si chiede spesso se la definizione sia adatta, dato che per molti birrifici di artigiano ci sia poco, le materie prime siano sì di qualità ma i metodi non artigianali "da bottega", la distribuzione a volte sia quasi capillare, ecc...
Al di là di questi interrogativi ed al di là dell'Atlantico, il termine craft beer spesso toglie dagli impicci. La Brewers Association, madre di tutte le associazioni birrarie ed iniziatrice del movimento mondiale, stabilisce tre caratteristiche per definire un craft brewer (equivalente di microbirrificio artigianale):
  • piccolo - produzione annuale inferiore ai 6 milioni di barili (circa 600.000 hl)
  • indipendente - meno del 25% del birrificio è controllato da un gruppo del beverage che non sia anch'esso craft
  • tradizionale - produzione con solo malti o con almeno il 50% di malto nelle birre che prevedono aggiunte di altri ingredienti.

Sul sito craftbeer.com in un articolo viene proprio portata avanti la tesi che, in realtà, anche un birraio casalingo o homebrewer rispetta queste caratteristiche. In particolare

  • la produzione è piccola, ben al di sotto di certe soglie
  • sono indipendenti perchè nessuno paga un homebrewer
  • fanno birra in modo tradizionale, che tradotto in parole povere vuol dire "metodo all grain", ad eccezione di stili che necessitano di grandi dosi di zuccheri per ottenere alto grado alcolico (penso a barley wine, dark strong ale, ecc...)

Dunque, si possono realmente confrontare questi due prodotti a livello teorico?
Prendo spunto da un articolo dal sito craftbeer.com e dalle opinioni che sono state chieste a Gary Glass, a capo della American Homebrewers Association (branca della Brewers Association) ed al mitico Charlie Papazian (presidente della Brewers Association).
E' vero che i microbirrifici italiani sono indipendenti nel senso che non hanno un gruppo industriale che li spinge a prendere decisioni diverse da quelle che prediligono la qualità del prodotto (tra l'altro, adesso pullulano nei nomi dei nuovi microbirrifici le parole "piccolo" ed "indipendente"), ma la differenza sostanziale tra homebrewer e craft brewer sta in un fattore: il pubblico.
Mentre per un homebrewer conta relativamente poco l'opinione di altre persone, dato che se qualcuno di conoscenza assaggia birra fatta in casa non lo fa certo perchè paga un prodotto e pretende che incontri il suo gusto, per un microbirifficio il consumatore può essere determinante. Mi spiego.

martedì 10 aprile 2012

24 ore di passione

Tra un incontro amichevole di degustazione "inter nos" ed un frenetico tour di beershop pomeridiano, la scorsa settimana è stata decisamente interessante dal punto di vista birrario.

Metti una sera a cena, sorseggiando un po' di Belgio e non solo.
Paolo, di ritorno dal viaggio in Belgio organizzato con Kuaska, è l'oggetto del nostro incontro. Tra racconti di birre e luoghi, si stappa qualcosa di insolito, almeno per me. Non mi piacciono le fermentazioni spontanee, ma non posso non approfittare di qualche sorso di una Cantillon. E' la Gran Cru Bruocsella, Lambic Bio 2008.
Non starò qui a descriverne le sensazioni perchè davvero non ne capisco di lambic, ma ogni tanto è sempre bene provare ad affacciarsi su quel mondo.
C'è spazio anche per la Arabier di De Dolle, dallo stile tutt'altro che facile da inquadrare, ma con ricordi un po' torbati, caldi e medicamentosi dato il suo elevato tenore alcolico.
Altra bella birra che finalmente ho avuto modo di provare è la arcinota Tipopils del Birrificio Italiano. Nonostante lo stesso birraio Arioli consigli di consumarla giovane ed alla spina, resta un prodotto di un livello alto nella scena italiana, meritevole di tanti altri assaggi.
Si stappa ancora, una Olmaia PVK purtroppo andata, ed una bellissima Old-Style Porter di St. Peter's. Davvero amabile, brassata alla vecchia maniera facendo un blend di una ale giovane con la porter matura e poi imbottigliata. Sono birre che, nella loro semplicità e diversità dalle versioni muscolose delle stout/porter in voga oggi, mi appagano ogni volta.

sabato 7 aprile 2012

Il piacere della ricerca


“Un uomo che non si preoccupa delle birre che beve potrebbe anche non preoccuparsi del pane che mangia. La birra potrebbe essere stata la base della dieta dell’uomo prima che il pane fosse inventato, e questi due alimenti primari sono paragonabili in quanto strettamente correlati. Entrambi possono costituire una mera esperienza quotidiana o un piacere raro. In ogni caso, ciò che cerchiamo è una misura di ciò che ci meritiamo.”

lunedì 2 aprile 2012

Son of a beer, la one shot light di Birranova

Ogni tanto anche qui le novità sbucano, e bisogna anche dare il giusto spazio soprattutto per chi è a caccia di qualcosa di nuovo rispetto a ciò che è possibile reperire di solito.
Qualche giorno fa ha cominciato ad essere servita alla spina presso La Cantina della birra la nuova "Son of a beer". Brassata da Birranova, rappresenta un antipasto per una birra ben più corposa in uscita a dicembre.

Tutto si gioca sull'allarmistica fine del mondo delle previsioni Maya, per la quale occasione Donato ha preparato un'ancora misteriosa birra.
Si tratterà di una birra (il nome dovrebbe essere proprio "Fine del mondo") sicuramente con alto grado alcolico. E' una delle poche informazioni certe, anzi l'unica.
Questo perchè in un paio di aggiornamenti sulle pagine Facebook è stata annunciata una seconda birra, Son of a beer, come birra figlia della Fine del mondo, nel senso che è stata ottenuta dal lavaggio delle trebbie della cotta della Fine del mondo.
Come è noto, il lavaggio delle trebbie o sparging è un procedimento che si fa per sfruttare al meglio i malti, che dopo la fase di ammostamento e filtrazione contengono e trattengono ancora moltissimi zuccheri e proteine. E' un processo che nel corso della migliore tradizione birraria è sempre stato realizzato.
Questo sparging, a volte, può non essere effettuato se si vuole brassare una birra ad alto grado alcolico per la quale bisogna partire da un'alta densità di zuccheri, e per la quale sciacquare le trebbie porterebbe solo ad abbassare questa densità, vanificando il tentativo di concentrare il mosto.
Da sempre, però, nelle stesse abbazie si rimediava a questo "spreco" lavando ugualmente le trebbie, ma per ottenere una seconda birra, a gradazione molto inferiore, detta secunda. Ed addirittura da un secondo lavaggio si otteneva una birra ancora più leggera detta tertia.
Cito Kuaska da un articolo su atuttabirra.com: