giovedì 28 giugno 2012

Session 1: Sun flower, Caterpillar, Burocracy, Spaceman


Qualche mese di attesa, aspettative covate e finalmente viste trasformarsi in schiuma.
Sei Brewfist e due Valcavallina. Ecco il nostro caveau, diviso a metà tra questa sera e la prossima.

Una tranquilla serata estiva nelle campagne murgiane, con focaccia e taralli come cibo base per mettere al centro dell'attenzione proprio le birre.
Quattro birre, in ovvio crescendo di IBU e grado alcolico. Si parte.

La prima è una grande promessa, di cui tanto si parla e qui poco se ne beve (qui). Si tratta di Sun Flower di Valcavallina, ale chiara che non saprei definire con un'unica etichetta, se non strappando quella più blasonata e letta sul web di summer ale.
Una birra molto molto semplice ma molto interessante. Al naso stupendi luppoli americani fragranti con agrumati in evidenza. In bocca tanti piccoli dettagli che la rendono grande: bassa carbonazione a favorire l'aspetto da session beer, corpo medio, combinazione di amaro ed aroma luppolacei che mi ha ricordato molto da vicino la Sierra Nevada Pale Ale.
Bocca asciutta nel finale e nuovo sorso incombente. Bella birra sia per chi proviene da classiche bionde non meglio identificate, sia per chi vuol bere qualcosa di qualità senza asfaltarsi tutti i sensi.

La seconda birra è la prima del tris di Brewfist di questa nostra sessione. Partiamo con la Caterpillar, brassata sì da i ragazzi di Codogno (LO) ma in collaborazione con Beer Here, i danesi dall'occhio lungo che fanno (neanche a dirlo, anche loro...) birre un po' con tutti.
E' una pale ale, ed in etichetta si legge tra gli ingredienti anche frumento e segale. Il primo non è nuovo, anche se non così frequente nello stile, mentre il secondo lo è. E la sua impronta si nota eccome, nel corpo dove solitamente la segale si esprime. Al naso facili e gradevolissime "puzzette" inglesi miste ad un sentore crudo ed appena burroso e rustico, mentre in bocca subito si esprime una base maltata. Verso il finale risale un amaro sottile, appena accennato ma amalgamato molto bene con quella rotondità e complessità che nella segale vede il più grande indiziato. Niente americanate, niente ruffianerie, qualche luppolo neozelandese dichiarato in etichetta ma non ne perviene alcuna stonatura.
Davvero molto bella, solo un po' più in là con l'alcol ma c'è pur sempre qualche danese di mezzo.

mercoledì 27 giugno 2012

Tostare e testare: Rogue Chocolate Stout e Yeastie Boys Pot Kettle Black


Un martedì nero quello di questa settimana.
Catapultati al Felix mi sono imbattuto in una doppietta di birre scure, alquanto diverse tra loro e dal carattere inaspettato, nel bene e nel male.

La prima birra è stata la Pot Kettle Black. Si tratta del birrificio neozelandese Yeastie Boys, dal nome irriverente allusivo al celebre gruppo musicale ed alla funzione del lievito, il vero birrario. I prodotti di Yeastie Boys sono distribuiti da Impexbeer, gruppo Brasserie 4:20 di Alex Liberati, sempre precursore su novità come queste che fanno il botto. Ho precedentemente assaggiato la loro Ha da wa, amber strong ale sorprendente per delicatezza e carattere.
Questa Pot Kettle Black è invece una black IPA / cascadian ale, che nel retro dell'etichetta viene un po' superbamente descritta come nelsonian ale per strapparne la provenienza geografica ed impossessarsene, mentre sulla pagina web è sottotitolata come american style porter. Non si può certo dire siano stretti nelle definizioni degli stili.
La birra è decisamente invitante già al naso, con luppoli pacifici ed americani in ottimo mix floreale e balsamico. Schiuma cappuccino molto compatta, colore sul nero con riflessi mogano.
In bocca ha un sapore molto pieno, forte come la sensazione dolce-amara di un cioccolato fondente e tiene attorno a sè tutte le componenti di aromaticità e corpo con questi 6,0% alc, . Come da copione, aroma ed amaro dei luppoli sovrastano i tostati non pervenuti, e legano perfettamente con un corpo medio che rende davvero piacevole il sorso. E' proprio lo spessore del corpo ed il bilanciamento della componente aromatica, di quella amara e del corpo maltato a distinguere questa birra da qualche altro esempio di black IPA / cascadian ale che ho assaggiato. E sicuramente, per quello che sta dimostrando questo birrificio anche agli occhi italiani ed europei, questo birrificio promette più che bene.


domenica 24 giugno 2012

Due blonde lontane, due blonde diverse

Scovo due birre sugli scaffali che avevo dimenticato da qualche mese. Tra tutte adocchio due che potrei bere insieme, o per lo meno a distanza di poco per paragonare la diversa interpretazione di uno stile.
Lo stile in questione è la blonde, una birra di tradizione belga bionda, caratterizzata da una facilità di bevuta elevata con una secchezza finale abbastanza distinguibile.

La prima che stappo è la Blonde del Birrificio del Ducato, che quando fa birre ispirate a stili celebri si mantiene sempre sulle giuste corde.
La trovo subito molto maltata, floreale al naso. Schiuma molto compatta.
In bocca il dolciastro non è alle stelle, la frizzantezza è veramente da manuale.
Lascia un amaro che boccata dopo boccata piace sempre più, piacevolmente rotondo e distribuito in bocca a tal punto da somigliare quasi ad una pale ale.
Una luppolatura che si sposta sul fruttato in bocca, con note di melone, mango e un'impressione quasi da succo d'arancia.
Corpo ben strutturato ma lascia molto beverina la birra, nonostante i 6° si avvertano seppur a fine bicchiere.
La didascalia sull'etichetta è molto evocativa.

"L’avevo cercata per anni e percorso tutte le strade, lassù a nord ovest. Perduto nei ricordi, annegato nei rimpianti. Poi, un bel giorno di inizio primavera, la ritrovai al mio ritorno. Lei era il sole e le nuvole e l’azzurro del cielo. Un abbraccio dal quale non mi volli più staccare."

Lascerei questo commento a chiudere queste mie impressioni.

sabato 23 giugno 2012

Luppoli in fiore


La struttura è completa, o quasi. Con l'aiuto fondamentale di persone più manuali di me, abbiamo creato una struttura a portale a partire dagli estremi, per far correre dei cavi in ferro filato e tenderli parallelamente.


Questa specie di binari scorrono affianco alle piante, e sono collegati trasversalmente per creare delle arcate. Su queste arcate il luppolo può arrotolarsi e continuare la sua crescita in orizzontale, piuttosto che ancora in verticale.


Sbrigato questa importante faccenda, gli aggiornamenti sul luppoleto riguarderanno, da ora in avanti, semplicemente la crescita delle piantine, e c'è molto da raccontare davvero.
Il Tettnanger è stato superato in altezza dal Fuggle, già da diverse settimane. Il motivo non lo comprendo, ma ha avuto un'accelerazione incredibile. Altro luppolo che corre è l'Hallertauer, poi più staccati Challenger e Columbus. In quanto ad altezza, il Fuggle è arrivato ad un'estensione di 3,50 m circa, il Tettnanger sui 3,00 m, l'Hallertauer sui 2,00 m mentre Challenger e Columbus sono su 1,50 m.

La notizia più sorprendente è questa: il Fuggle ed il Tettnenger stanno mettendo i fiori. Le infiorescenze sono il frutto d'interesse per chi coltiva il luppolo, e quando maturi prendono il nome di coni. Come si sa, queste sono le piante "femmina", quindi l'ultimo livello della crescita è proprio il fiore dato che di impollinazione da luppolo maschio ovviamente non c'è neanche l'ombra, e non è neppure obiettivo della coltivazione.
Sul Fuggle ne ho contati già 30...spero arrivino tutti a diventare coni.

venerdì 22 giugno 2012

La tappa al Groove di Matera del progetto Irriverence


Attratti dall'esclusività dell'evento, approfittando di una serata abbastanza libera ci siamo recati a Matera presso il Groove, locale attento sulle birre artigianali italiane e di qualità.
L'occasione era la presentazione della nuova beer firm Irriverence.
Forse il termine sta un po' stretto: è alla luce del sole il fatto che sia una selezione di birre brassate in birrifici amici e fidati, per cui l'ideatore Stefano Allera potremmo tranquillamente chiamarlo gipsy brewer.

Una definizione che forse calza anche meglio dato che lui stesso distribuisce, anzi proviene proprio da anni di distribuzione di grandi e piccoli marchi italiani e stranieri, e sicuramente portare avanti entrambe le cose porta qualche bel vantaggio in termini di controllo e di selezione.
Stefano Allera, come annunciato via web, era presente e disponibile per chiacchierare a proposito di birre e delle sue birre.

Per recuperare i liquidi persi durante la caldissima trasferta fino a Matera, ci buttiamo prima su una Schonramer Pils. Prodotto molto pulito, forse anche troppo filtrato data la brillantezza e trasparenza al limite dell'imbarazzante. Ottima pils tedesca, dove la parte maltata prevale su quella amara da luppoli un po' assente o nascosta molto bene (circa 40 IBU) da un mielato corpo dolce. Schiuma favolosa.

Fra le tre birre Irriverence a disposizione, cominciamo con la blanche White Noise, brassata presso il birrificio Endorama (BG). Ottima la temperatura di servizio, si avverte la speziatura tipica dello stile anche se appena al di sotto di quanto mi aspettassi. Schiuma pannosa e persistente il giusto, al gusto sembra migliorabile nonostante il risultato generale buono.
Carbonazione un po' bassa, spezie che hanno dato una certa astringezza ed un gusto che non saprei descrivere meglio se non con "acerbo".
Beverinità però alta e corpo sottile quanto basta, con 4,5% alc.

Dalla blanche passiamo a quella definita "session ipa", ovvero la Verne, nata nel Birrificio del Ducato (PC). Non pensata come una delle tante IPA, bensì una India Pale Ale che si mantiene bassa sui 4,5% alc. e punta anche qui sulla facilità e velocità nel bicchiere.
Al naso spiccano subito aromi di pesca ed un taglio floreale erbaceo, e facilmente si riconoscono Citra e Cascade, con un certo dry hopping data l'intensità e la persistenza di queste note. In bocca è una continuazione del discorso olfattivo, ed il contributo del luppolo continua a farsi sentire conferendo nel finale anche un bell'amaro abbastanza deciso. Forse la carbonazione qui è eccessiva, ed un po' rema contro il concetto di "session" che è stato ben costruito, a mio parere, sull'equilibrio di questa IPA, stile che notoriamente fa pendere l'ago della bilancia decisamente verso l'amaro.
Ma va via velocemente dal bicchiere, per cui alla fine contano i fatti!

giovedì 14 giugno 2012

Zinnebir e Taras Boulba, nuovi classici belgi

Due birre bevute in serie, anche se a distanza di qualche giorno.
Provengono dal Belgio, e da uno dei birrifici relativamente più giovani rispetto ai mostri sacri della tradizione belga. Si tratta di Brasserie de la Senne, nota soprattutto per queste due produzioni di cui sto per parlare, pur non essendo le uniche.
Parto con la Zinnebir, seppur avrei dovuto forse concentrarmi prima su quella di gradazione inferiore e poi sulla Zinnebir, la quale viene spesso indicata come la sorella maggiore tra le due.
Odore molto molto invitante appena stappata. Un carattere lievitoso al naso, schiuma avorio che non svanisce rapidamente.
Il primo sorso mi piazza uno strano amaro in fondo al palato, poi va molto meglio. Parte appena dolce, poi un tappeto amarognolo persistente e continuo, infine un'altro amaro a lasciare la bocca secca.
Una belgian ale molto piacevole, seppur non riesco ad entrare in feeling con l'amaricatura, un po' terrosa. Il colore è arancio vivo, un ambrato in piena regola.
La carbonazione vivace e l'amaro ripulente, tuttavia, ne fanno una birra molto rinfrescante ed appagante.

venerdì 8 giugno 2012

Luppulia ad Infermento con IPA e Machete IPA di Ducato


Il popolo birrario pugliese risponde ancora una volta con grandissima partecipazione al secondo evento targato Luppulia, svoltosi mercoledì 6 giugno a Polignano a Mare presso Infermento.

La serata ha visto la partecipazione del Beer-S-Hop di Palo del Colle (BA), il quale ha proposto due fusti di uno dei birrifici più in auge in questi anni sul territorio italiano.
Si tratta del Birrificio del Ducato, che colleziona premi in concorsi nazionali ed internazionali e trova i consensi di molti appassionati.
E' la primissima occasione per questo birrificio parmense e per queste birre di essere spillate direttamente dal fusto piuttosto che vendute in bottiglia.

I ben 38 partecipanti, accolti da Luppulia e dal padrone di casa Giuseppe, sono parsi davvero interessati ad approfondire la conoscenza con la nostra associazione di cultura birraria, sia dal punto di vista della curiosità che da quello associativo aderendo a questo bel gruppo.
Dopo essersi accomodati, aver presentato gli scopi di Luppulia con le attività in programma nei mesi a venire, si è passati a parlare di birre e fare il punto sullo stile delle India Pale Ale, riferimento delle birre a disposizione durante la serata.

mercoledì 6 giugno 2012

Ipse dixit, Agostino Arioli

Da qualche settimana è online il nuovo sito del Birrificio Italiano. Uno dei primi nati nel mondo craft italico, uno dei pochi a sbattere la testa con le basse fermentazioni ottenendo risultati riconosciuti da tutti, uno dei più professionali esempi di birraio nella persona di Agostino Arioli.
Estraggo una pagina web tra quelle del sito, dove c'è il succo della filosofia nascosta in quei fermentatori.

"Vista la mia formazione tecnico/scientifica e la mia, diciamolo pure, naturale puntigliosità, per me produrre birra significa conoscere il maggior numero possibili di variabili influenzanti il processo ed averne possibilmente il controllo.


Questi ultimi quasi sedici anni di onorata professione non hanno fatto che confortarmi in questa visione: sono i mille "banali" particolari a fare la differenza nella produzione della birra cosi come, per esempio, nella cucina artigianale.


Certo è importante scegliere le materie prime e il tipo di miscela, il lievito, l'arieggiamento giusto per il mosto, le temperature di fermentazione e di maturazione e infine la bottiglia o l'imbottigliatrice, tutti argomenti tutt'altro che semplici, ma è ancora più determinante, se puntiamo alla costanza del prodotto, l'esattezza con la quale riproduciamo ad ogni volta le produzioni, la quale è resa possibile solo dalla puntuale e sistematica registrazione di più dati possibile.

domenica 3 giugno 2012

Piccoli luppoli crescono


La piantagione di luppolo si sviluppa alla grande.
E' veramente affascinante vedere la crescita delle piante, ed immaginarne frutti e resa nei sapori e negli aromi.
Prima di viaggiare con la fantasia, però, bisogna curarlo questo luppoleto.
Una ventina di giorni fa ho dovuto provvedere a mettere su lo scheletro di quella che è la struttura di sostegno per queste 5 piante.
I luppoli, da buone piante rampicanti, raggiungono anche i 6 m di altezza, ma incanalati verso qualsiasi sostegno stabile, si possono anche svilupare in orizzontale. Un po'come accade per la vite, anche se il fusto nel caso del luppolo non è legnoso ma "verde".

Ebbene, seppur con qualche difficoltà sono riuscito a piantare questi pali cavi di ferro zincato in terra. Le difficoltà sono dovute alfatto che, purtroppo, lo strato di terreno della Murgia è sempre sottile, e dopo pochi centimetri si incontrano sempre lastre di roccia calcarea.
Per fortuna mi è capitato solo con uno dei cinque pali, mentre gli altri sono riuscito a piantarli e martellartli fino ad interrarli per circa 35 cm, lasciando scoperti 2,20 m.
Avrei preferito avere un'altezza maggiore, ma sono riuscito a reperire queste lunghezze.
Dopo qualche giorno già le piante hanno cominciato ad inglobare nella loro spirale verticale oraria anche i pali, segno che le piante stanno venendo su forti e che la superficie levigata del ferro non crea affatto problemi.

sabato 2 giugno 2012

Esordio di Luppulia, tutto esaurito al Barba Nera di Acquaviva!


Debutto doveva essere, e gran debutto è stato!
Un inaspettato sold out al Barba Nera ieri, giovedì 31 maggio, per la serata di degustazione unita ad un laboratorio di homebrewing. 
La serata ha visto l'organizzazione della storica birreria Barba Nera di Acquaviva delle Fonti (BA) con la collaborazione di Luppulia, che da associazione ospite ha allettato i presenti con nozioni tecniche sulla produzione di birra artigianale e di birra in casa.