martedì 24 luglio 2012

I festival birrari pugliesi dell'estate 2012


Le feste della birra in Puglia sono una costante ormai. Tra chi è partito anni fa e chi si accorge ora del potenziale della birra pugliese, fioccano sempre nuovi appuntamenti.
Partirei con i classici.

Tribirra si conferma riferimento pugliese per qualità, ed ora ancor di più per quantità. I giorni del festival sono passati a sei, ed andranno dal 8 al 13 agosto, e per quasi una settimana la frazione di Triggianello (Conversano - BA) sarà fortemente animata.
Sta prendendo forma il programma, tra artisti musicali e birrifici pugliesi, con la conferma rispetto allo scorso anno riguardante fusti di birrifici ospiti di provenienze al momento non ancora svelate.
Per i laboratori ci sarà il sorprendente (almeno per me) esordio del birraio Donato Di Palma, padrone di casa con Tribirra a Triggianello e patron di Tribirra, tra lieviti e fermentazione di focacce e pizze.
Spazio anche a laboratori sull'uso della birra in cucina con il cuoco Mimmo Persano e visita speciale nel birrificio Birranova, a pochi passi dalla piazza del festival. E nota di rilievo per la cotta pubblica di lunedì 13 agosto ad opera di Luppulia, che sarà presente durante tutta la durata del festival con uno stand, e per il Concorso Homebrewers che vedrà la partecipazione di giurati di grande livello e di un confronto anche con una giuria popolare.

Altro grande appuntamento è il Mercatino del gusto di Maglie (LE), in scena dal 1 al 5 agosto. I birrifici presenti saranno Birranova, Birra Salento, B94, Svevo, Opus Grain e Gruit. Nell'area riservata alla birra, la Piazza della birra artigianale, la formula degli assaggi prevede un contributo di 10€ con diritto a 6 degustazioni, una per ogni birrificio se non ho capito male.
Ho sempre mancato questo appuntamento, spero vivamente di potermi organizzare per non saltarlo quest'anno.

sabato 21 luglio 2012

Finalmente assaggi delle birre di Decimoprimo



Una delle prime uscite di Decimoprimo non poteva passare inosservata.
Nonostante qualche impedimento sono riuscito ad essere presente da Infermento, Polignano a Mare, per conoscere il birraio Michele e le sue birre e partecipare a parte della serata condotta da Manila Benedetto.

Parto con la cream ale Karibu. Bella schiuma compatta e cremosa, gusto rotondo e morbido nonostante l'utilizzodi solo malto d'orzo, senza aggiunta di altri cereali che contribuirebbero a dare queste caratteristiche e di cui supponevo la presenza.
Corpo abbastanza pieno, lieve nota maltata di fondo e leggero amaro che pian piano cresce nel finale, di boccata in boccata. Soli 17 IBU, pochi ma buoni. Solo la carbonazione è un po' spinta, con una alta fermentazione ma sotto i 20°C, come racconta Michele.
Gusto più pulito, meno irruenza causa esteri, bella birra. Anche lo stile è un bel passo proporlo, tra l'universo lager commerciali da un lato e le classiche American pale ale dall'altro, a dominareil campo delle bionde di facile approccio.

Salto subito alla India Pale Ale D-Day. Sento subito qualcosa di nuovo, di diversodalle solite IPA. Naso sicuramente inglese, e Michele mi conferma la presenza di luppoli prettamente inglesi con un solo americano, nella mischia non influente.
Invoglia subito ed in bocca si manifesta per un amaro subito pronunciato, resinoso e penetrante. Non la classica IPA che si trova, ovvero esempi di American IPA. Questa sembra probabilmente vicina alle versioni originali inglesi dello stile. Il caramello si fa vedere ed il profilo "puzzolente" inglese ne fa una birra fuori dalle mode del momento, pur essendo paradossalmente uno degli stili più ruffiani.
Onore al merito della scelta anche di questa birra.

mercoledì 18 luglio 2012

Session 2: Cavallina, 24K, Jale, Fear


Ottimo anche questo secondo blocco (seguito da un primo qualche settimana fa) di bevute di un ordine fatto su Artigianbeer.
Abbiamo stappato anche stavolta 1 birra di Valcavallina e 3 di Brewfist.

La prima è stata Cavallina, che sia una blonde ale all'incirca si capisce. 4,8%alc., aromi molto leggeri coperti da note lievitose molto persistenti, quasi erbacee da salvia.
Colore paglierino e torbidità elevata, schiuma abbastanza persistente. Corpo alquanto denso, ma note maltate sotto coperta.
Ci aspettavamo qualcosa in più, ad essere sinceri, forse condizionati dall'ottima impressione dataci dalla Sunflower dello stesso birrificio.


Passiamo a Brewfist, continuando un filone di bionda ed assaggiando la golden ale 24K.
Qui le cose cambiano, 4,6%alc. ed un corpo più presente in primo piano, un veloce impatto in bocca ed una carbonazione più spinta.
Un bel bere, con naso di luppoli da aroma con erbaceo leggero e floreale, non invadente e che mantiene in piedi la bevuta intera.
Il bicchiere finsice senza problemi.


lunedì 16 luglio 2012

Kindl berliner weisse, lo Champagne del Nord


Tante le sensazioni che vengono fuori da questa birra, dal passato popolare andato quasi perduto.
Anche questa è una birra di frumento, ed il nome la dice tutta.
Questa Berliner Weisse del birrificio tedesco Kindl è contemporaneamente passato e presente di questo stile.
Uno stile nato probabilmente ad Amburgo e portato successivamente a Berlino dal mastro birraio Cord Broihan nel sedicesimo secolo, almeno così pare abbia riportato Michael Jackson.
Non c'è molta chiarezza sulla storia, ci sono altre versioni anche qui su German beer institute, nella colonna destra.
La caratteristica principale è la sua forte acidità, basata sull'utilizzo di frumento in dosi da 25% al 50% ma soprattutto su una fermentazione per mezzo di batteri lattici e lieviti selvaggi Brettanomyces.
L'appellativo che si è guadagnato nel tempo è quello di "Champagne del Nord", data la sua frizzantezza elevatissima ed un gusto davvero acido. Tanto da essere entrata nelle abitudini dei berlinesi soprattutto tagliata con sciroppi dolci posti sul fondo del bicchiere prima di versarla, come quello di asperula (che ne conferisce un colore verde) e di lampone (colore rosso).
Di storia e metodi produttivi ci sono diverse informazioni che ho trovato sul libro Progettare Grandi Birra e su German Beer Institute.


sabato 14 luglio 2012

Le nuove gateway beer? Non mi dire che...! Nooo!


Cos'è una gateway beer?
Diciamo che in molti sanno o sanno risalire al significato di questa espressione.
E' una birra che viene provata per la prima volta e provoca nel consumatore una reazione di appagamento e curiosità tali da spingerlo a saperne sempre di più sullo stile e sul mondo della birra artigianale.
Ritengo che a questa definizione che io ho cercato di dare manchi un riferimento alla curiosità che spingeva a conoscere oltre alla birra in sè ed al birrificio che la produce, anche gli stili simili.
Questo ho sperimentato nei miei primi innamoramenti birrari, avvenuti tra le varie Chimay.
E già, un tempo erano queste le più comuni gateway beer, quelle che ti stupivano, che ti coccolavano e ti strappavano un sorriso anche di fronte alle scialbe pizze della situazione.
Ora non fanno più colpo, non fanno più effetto sui nuovi curiosi e pentiti del mondo industriale. Troppo comuni, immaginate quasi commerciali nonostante nell'anima non lo siano mai diventate.
Questo posto oggi è stato preso sicuramente da altri. Da chi?

Io un'idea ce l'avrei. Si tratta di birre con alcune caratteristiche simili, con grandissima distribuzione, grande clamore alle spalle, ottima reputazione sia dal lato publican che dal lato consumatore, spesso anche quello non proprio novizio.
Io direi Brewdog e Mikkeller.
Sono giovanili nell'immagine, colpiscono dritto il bersaglio cercando di stupire sempre e comunque, si trovano ormai in 1 pub su 2 perchè la fama li precede e quindi il publican non può ignorare questo dato.
A me personalmente starebbe anche bene che ci siano gateway beer più accattivanti di quelle di una volta, se non fosse per un aspetto fondamentale.

Cosa portano di vero e che basi danno queste birre a chi vuol capirne di più?
Sia gli scozzesi di Brewdog che il danese errante Mikkeller hanno come mission dichiarata la volontà di distruggere una sorta di monotonia birraria confinata intorno a stili abbastanza ben definiti, che nella Gran Bretagna come nel nord Europa fino al decennio scorso erano una certezza e forse una noia.
Una noia per le nuove generazioni di quei posti. Diversa è la situazione italiana, molto e troppo diversa, direi.
Posso capire quasi totalmente un giovane inglese che si stufa di bere birre piatte, bitter apparentemente mono-corda, stout lisce come l'olio. Capisco ad un certo punto voglia poter passare da una solita pale ale a qualcosa di più figo. Ma quel giovane (può essere ventenne come quarantenne) alle spalle ha sicuramente litri e litri di birra, e può distinguere ad occhi chiusi una bitter da una india pale ale.
Può desiderare di passare a qualcosa di più audace?

sabato 7 luglio 2012

Nova Pils Light e tWit, l'estate Birranova


Non si può certo dire che le novità in casa Birranova non ci siano.
Nell'ultimo periodo oltre alla Son of a beer nel pub di casa, La Cantina della Birra, sono comparse altre creature brassate nell'impianto di Birranova.
Essendo uno dei luoghi birrari a me più vicini, ho la fortuna di essere quasi sempre presente appena ci sono nuove birre.

La prima è la Nova Pils Light, pilsner da 2,7% alc. Rappresenta un'evoluzione della precedente versione mono luppolo Nova Pils Saaz, alcolica quanto una regolare pils.
Con questa birra sicuramente l'estate è più vicina, e confesso che la beverinità mi è piaciuta molto rispetto alla versione precedente, così come la birra nel complesso.

La schiuma è buona e compatta, il corpo stranamente molto presente per essere una birra leggerissima, benissimo la carbonazione e l'equilibrio.
Come si discuteva al bancone, si ispira al taglio di una german pils piuttosto che a pils ceche, con una parte maltata più in evidenza rispetto a quella secca e luppolata delle storiche birre boeme.

venerdì 6 luglio 2012

Materie prime, luppoli e la Zona Cesarini


E così anche questa serata sulle materie prime è andata.
Stavolta il teatro che ci ha ospitati è stato Fermento, il beer shop di Bari che sta proponendo sempre più birre agli appassionati baresi ormai in aumento.

Venti i partecipanti, tavoli tutti pieni e questa è sempre una bella soddisfazione, a testimoniare l'interesse sempre presente.
Noi di Luppulia abbiamo parlato degli ingredienti e degli stili, è stata una bella occasione per testare l'interesse della gente.

Mi concentro qui su una birra in particolare.
Parlando di luppoli c'è stato l'assolo della Zona Cesarini del birrificio emiliano Toccalmatto.
E' una birra decantata ed apprezzata un po' da tutto il panorama nazionale ed internazionale, cheabbiamo avuto anche modo di apprezzare con lo stesso produttore Bruno Carilli proprio a Bari qualche mese fa.
Spiazza il naso, ammalia e chiama subito la bocca al bicchiere. I luppoli, qui, sono quelli neozelandesi e giapponesi, tra i più innovativi ed interessanti del pianeta, oggetto del desiderio di birrai di mezzo mondo.
Si tratta di una variazione sullo stile IPA, India Pale Ale, che abbiamo avuto modo di far comprendere ai presenti riguardo alle origini del periodo coloniale inglese e riguardo il profilo amarognolo finale, dato appunto dal luppolo.

lunedì 2 luglio 2012

Materie prime e loro uso, serata didattica da Fermento


L'arrivo dei nuovi sostenitori di Luppulia, gli amici di Fermento, si fa sentire fin da subito.
Mercoledì 4 luglio al Fermento beer shop di Bari sarà proposta una serata di laboratorio e degustazione con tema le materie prime nella produzione della birra.
Il discorso non è così semplice come sembra. Acqua, malto, luppolo e lieviti sono i quattro elementi fondamentali per la produzione di una birra, ma spesso uno dei quattro può condizionare e caratterizzare l'intero aspetto, aroma e sapore di una birra.