venerdì 28 settembre 2012

Galaxy Pale Ale, una real ale a pompa a basse latitudini

Lo dicevo io che settembre è inglese.
Oltre che per il clima più mite, anche per le bevute.

Dopo qualche visitina in terra albionica, a La Cantina della Birra è giunto un cask, un fusto davvero inglese di real ale.
Si tratta di una produzione di Hornbeam Brewery, recente birrificio nei dintorni di Manchester, produttore di cask conditioned ales, che qualche strizzata d'occhio dal Camra l'ha anche avuta ogni tanto.
Giusto per ripeterlo, si tratta di birre rifermentate in fusto e pensate per un rapido consumo nei pub locali. Significa vita breve e delicata, birra fornita subito al publican che ha sul groppone il compito di testarne la naturale gasatura sviluppata e servirla al momento giusto. Ma a pompa, cioè tirata meccanicamente, non spillata attraverso anidride carbonica.

Ieri c'è stata una "serata inglese" con tanto di menù associato stile english breakfast, e l'occasione di bere qualcosa di realmente prodotto in Inghilterra e spillata a pompa in un pub della zona era davvero ghiotta, troppo.

Il contesto mi ha fatto sentire davvero un frequentatore inglese di public house, dato che smontando da un turno serale di lavoro son riuscito ad arrivare in tarda serata ed adagiarmi affianco al bancone ordinando una pinta. Tutto tremendamente vero, ma nelle lande baresi.

La birra in questione è una pale ale, non tradizionale nè nell'amaro nè nell'aroma, ma sicuramente un prodotto inglese moderatamente moderno. Questa Galaxy Pale Ale è già dal nome caratterizzata dall'aroma agrumato del luppolo omonimo, molto intenso al naso appena la pinta è bella e pronta.

Colore biondo paglierino trasparente, bianchissima anche la schiuma.
Corpo davvero watery, al limite dell'acquoso. Carbonazione bassa, e certo!
Bevibilità altissima, mi è piaciuta di più la prima pinta della seconda.
Come carattere mi è piaciuto il contrasto tra il citrico pungente e l'amaro lungo e mai secco, contrasto che alla fine diventa quasi un equilibrio.

mercoledì 26 settembre 2012

Best Bitter (ever drunk)

Questo settembre va così e deve andare così.
Non tocco birre non inglesi da una ventina di giorni, ed in compenso mi sto facendo una scorpacciata di real ales e via dicendo.

Ultima breve bevuta in questi giorni di quasi silenzio stampa è quasi un classico. Soprattutto per il blasone del birrificio, tra i più non-moderni della scena inglese ad essere distribuiti un po' dappertutto.
Parlo della St. Peter's, che ormai gode di una certa simpatia da parte mia. Caratteristica negativa, perchè poi è difficile capire se qualcosa ti piace o te la stai facendo piacere.
Mi sono sbevazzato alle quattro del pomeriggio una 50cl di Best Bitter, con i suoi 3,7% alc.
Effettivamente non sentirò molto il grado alcolico nelle ore successive, ma a giudicare dalla birra e dal suo sapore non avrei saputo dirlo con certezza appena ho messo le labbra sopra.
Schiuma color bianco sporco, quasi crema. Ma è subito il suo aroma che mi accalappia.
Sono luppoli Golding, che nel linguaggio brassicolo inglese non è chiaramente identificato con un territorio preciso, ma è la varietà originaria coltivata fin dal 1790 da cui hanno preso vita i vari East Kent Goldings, Styrian Goldings, ma anche nomi meno sentiti come Bramling, Canterbury, Mathon e tutto il filone degli US Goldings (fonte: HGA Variety Manual ).
Insomma, tanti profili per questo luppolo da aroma. E si avverte subito questo tipico carattere quasi "da cantina", mandorloso e polveroso. Complicato parlarne, ma so che è lui.
Ho trovato lo stesso naso proprio in una premium bitter come Old Brewery Pale Ale di Samuel Smith's, ed è proprio questa un'altra etichetta di quelle tipiche inglesi un po' old style.

lunedì 17 settembre 2012

All'assalto delle real ales!


Siamo partiti all'assalto dei nuovi arrivi UK del Birrarium.
Desideravo da tempo staccarmi dalle novità più mondane per andare a far luce su un movimento in rinascita che resta comunque ancora in ombra rispetto agli altri.

Partiamo con il birrificio Titanic e la sua Nine tehths below. Una golden ale molto alcolica, segna 5,9%, veramente ottima. Naso appena citrico e fragrante con l'eleganza di un miele, schiuma passabile e non pomposa. Freschezza ed equilibrio dominano, mentre sorso dopo sorso vengono fuori, dopo un attacco appena dolciastro e maltato, una bella luppolatura amara non invasiva ed ancora un ripulente citrico.
Si fa bere molto bene con un corpo alquanto medio, noto solo verso la fine che l'alcol viene fuori. Si sarebbe fatta valere ancor meglio se fosse più da session. Scopro il giorno successivo che sul sito di Titanic questa è sì descritta come golden, ma è più semplicemente descritta come Classic IPA.

In effetti la successione di queste birre continua ad alimentare in noi curiosità e dubbi sull'effettiva distinzione che nel Regno Unito fanno di birre come queste, con parametri e riferimenti che per noi forse non sono comprensibili.

Ad esempio, prendiamo in esame la Ridgeway IPA che abbiamo bevuto poco dopo. Corpo più basso, tenore alcolico minore, amaro appena più avvertibile della precedente Nine tenths below, ma probabilmente per la presenza di un corpo più scarico e per una minor dolcezza residua. Non c'è quasi presenza di caramello nè in bocca nè al naso, e personalmente questo mi consola dato che si dà per scontato che una IPA debba essere anche caramellata, dimenticando o omettendo il fatto che in quei casi si parla di American IPA, e non c'è "ma" che tenga.
Un'ottima birra, ad ogni modo. Un assaggio che mi conferma un buon feeling con Ridgeway, dopo aver assaggiato in precedenza una bella Bitter.

giovedì 13 settembre 2012

Luppoli, questi (s)conosciuti

Il pubblico pugliese della birra artigianale di qualità sta cominciando a desiderare sempre più informazioni su quello che beve e su cosa realmente i birrai mettono per produrre birre fragranti ed accattivanti.
Spesso è il luppolo il più intrigante tra gli ingredienti. C'è da dire che, però, tutto dipende dall'uso che si fa del luppolo e dalle loro varietà.
E' questa una delle chiavi di lettura della due-giorni che si terrà in questo week end, il 15 e 16 settembre, presso il beer shop Beer-S-Hop di Palo del Colle (BA).
Con Vincenzo Capozzo e gli altri luppuliani, condurremo un laboratorio sul luppolo ed una cotta pubblica.
Ci concentreremo sulla funzione del luppolo, sulle capacità amaricanti ed aromatizzanti, sulle IBU e sul bilanciamento tra luppolo ed amaro all'interno di una birra, del suo stile e nel complesso dell'universo brassicolo mondiale.
Assaggeremo delle birre con diversi apporti di luppolo per distinguere tra tecniche e tra varietà impiegate.

lunedì 10 settembre 2012

Toto-birra: cosa stanno preparando Decimopimo e Birranova?

I birrai pugliesi riservano continuamente sorprese. Alle porte di una nuova "stagione fredda" pare stiano arrivando nuove birre.
Dico pare proprio perchè questo post non si baserà su informazioni reali ma solo su mie supposizioni e proiezioni rispetto a quanto sta trapelando in questi giorni. Soprattutto dalla rete e dal classico social network Facebook. 

Partiamo da Birranova, dove per la seconda volta (dopo la fortunata avventura della tWit) le fotocamere si sono soffermate sulle operazioni durante una giornata in birrificio. Dalle foto pubblicate risulta impiegata uva rossa, deraspata ed anche pigiata direttamente nei tini del birrificio.
Che si tratti di vino lo vedo poco probabile, piuttosto mi limiterò a sparare una previsione. Io credo si tratti di una nuova birra che vede l'utilizzo di mosto d'uva durante la bollitura. Sicuramente qualcuno ha ben presente anche la Primatia di Birranova, ma credo stavolta non si tratti di mosto cotto ma di qualcosa che veda più esaltato il profilo aromatico dell'uva e di uno zuccherino mosto d'uva. 
In questo momento probabilmente starò prendendo un granchio clamoroso (?), ma magari questa potrebbe essere la birra che sorprenderà tutti venendo proposta nel mese di novembre in occasione della ricorrenza di San Martino. Due mesi di tempo tra fermentazione e maturazione per una birra credo possano essere un altro buon indizio. Appena tornerò nei pressi di Birranova vedrò di togliermi il dubbio, ammesso e concesso che possa riuscire a strappare informazioni.

venerdì 7 settembre 2012

Doppia Double IPA: B94 Warning Hop e Anderson Valley Imperial IPA


Due Double/Imperial IPA a confronto.
Le avevo in cantina da qualche mese, ma aspettavo di concatenarle una dopo l'altra per vederne un po' l'interpretazione dello stile nato sulla West Coast americana.

La prima è la pugliese Warning Hop, già "Alice in Hopland" come fu nominata per il suo debutto. La birra è stata brassata da Raffaele Longo di B94 per il pub Prophet di Lecce, storico ed innovatore locale, in occasione della Settimana della Birra Artigianale 2012.
Da allora la birra è entrata in produzione fissa, finendo anche nelle bottiglie da 33cl Unionbirrai come tutte le altre produzioni di B94.
Finalmente la assaggio, dopo mesi di curiosità.
Naso americano ovviamente, molto intenso e resinoso.
Schiuma molto pomposa, grosse bolle e grande persistenza per un colore bianco pallido.
Birra nel bicchiere color ambrato bruno, con riflessi arancio.
In bocca il caramello viene bene fuori, non è oppressivo o sdegnoso. Non sono birre che amo generalmente, ma questa mi è apparsa presto abbastanza bilanciata per essere una Double IPA.
L'amaro si avverte nel finale ma non è eccessivamente secco e non impregna troppo la birra. E' presente ma non mostruoso.
La carbonazioneè bella allegra e contribuisce a portar via un po' di amaro resinoso.
Sinceramente una bella creazione, temevo una pigna di amaro e alcool ed invece non è esagerata, conta appena 7%alc.

lunedì 3 settembre 2012

Come farsi una cultura birraria: i tre pilastri

Cultura + birraria.
Parole che stanno venendo fuori pian piano e che stanno acquistando un certo significato reale, non artificioso o ideale. Finalmente qualcuno non strizza gli occhi quando si nominano queste paroline.

Occhio, però, a non scambiarla per nozionismo in campo di alcolici e bevande in genere.
Dire che la Carlsberg è danese, che la birra scozzese è Brewdog, che il Belgio è la patria della birra o che le pilsner sono amare non è cultura birraria.
Spero cominci a tramontare il tempo dei publican inesperti, che ufficialmente sono dietro le spine da decenni ma che hanno sempre e solo riempito birre di grandissima distribuzione commerciale.
Allora come si può riassumere o descrivere la cultura birraria? Su cosa deve contare?
Io mi sono dato delle risposte nel corso di questi anni in cui sono stato travolto da questa grande onda di schiuma e bollicine.


Secondo me possiamo parlare di un triangolo, che si viene a formare quando tre vertici sono interconnessi e legati tra loro, ed al centro del triangolo ci metterei anche qualcos'altro.