lunedì 31 dicembre 2012

Cronistoria della birra pugliese e del blog nel 2012

Un post di fine anno per riprendere dopo una lunga pausa, non voluta e nemmeno vuota dato che tra cotte ed assaggi avrei l'imbarazzo della scelta nel raccontarne.
Credo sia opportuno, per ora, chiudere l'anno provando a ricordare cosa mi è successo e cosa ci è successo in Puglia, nella nostra scena birraria che magari sarà pure lontana dai più lucenti riflettori nazionali ma serba quasi sempre argomenti di discussione e novità.

Gennaio è stato il mese in cui ho avuto modo di conoscere i primi due beer shop della provincia di Bari, rispettivamente il Beer-S-Hop di Palo del Colle e Fermento di Bari. La loro comparsa era tanto attesa quanto necessaria, e sicuramente in questo anno hanno contribuito a fare arrivare a queste latitudini certi prodotti che poco prima si fermavano poco sotto Roma solamente, tranne eccezioni. Bella anche la serata al Fermento con Bruno Carilli e le sue creature targate Toccalmatto.
Ma a gennaio ho raccontato anche le prime info sulla nascita di altri due micro pugliesi: Barbarossa ed Altamurano. Curioso notare come i progetti ora abbiano preso altre strade e che si siano un po' persi per strada. Il primo sta avviando solo ora la produzione, il secondo produceva negli impianti di Maltovivo ma non si sa attualmente se la produzione si è spostata in Puglia.

Tra tutte le news di febbraio mi soffermerei su due in particolare. La prima riguarda un altro nuovo birrificio, il Decimoprimo di Trinitapoli che ho avuto modo di far conoscere ai lettori. Tra le nuove aperture, sicuramente è quello che più sta facendo in termini di birre e di novità, quindi onore al merito di Michele Cognetti e della sua piccola creatura.
Altro evento importante per me è stata la partecipazione in giuria al II Concorso HB Beer Emotion, svoltosi a Corigliano Calabro, e che per me ha rappresentato un ulteriore momento di confronto e crescita.
Da (non) dimenticare anche l'unico premio di un micro pugliese al Birra dell'Anno 2012.

A marzo un sacco di roba. Sicuramente ha preso un sacco di risalto l'apertura di Birrbante, un brewpub a Bari, su cui si è detto di tutto e di più, sia da parte dei proprietari che di consumatori e appassionati. Sta di fatto che il record di 102 commenti sarà difficilmente eguagliato su questo blog.
Tra tutto il resto è da segnalare senza dubbio la nascita di Luppulia, la nostra associazione birraria pugliese, che nei mesi a venire si sarebbe distinta per frenesia ed attività.

Aprile tra cotte e bevute lo ricorderò per un post su homebrewing e birra artigianale che ha dato spunto (per l'ennesima volta...son soddisfazioni) ad un post su Cronache di Birra. Ma anche per l'inizio della mia avventura con la coltivazione del luppolo. Devo dire che ha catturato molte delle mie energie e delle mie preoccupazioni, ma il risultato alla fine è stato abbastanza soddisfacente e mi troverà nuovamente impegnato anche per l'anno che verrà.

Maggio bello pieno di cotte, ma anche mese di debutto per Luppulia. Una serata densa con degustazione e seminario sull'homebrewing che ha presentato la nostra associazione (di cui mi è stato assegnato il ruolo di presidente...forse non l'ho mai detto qui) al pubblico dei curiosi. Un bel colpo, un impatto deflagrante.

Giugno anticamera dell'estate è stata riempita da una serata ad Infermento con le birre del Ducato, che con il contributo di Luppulia e del Beer-S-Hop sono arrivate in fusto per la prima volta qui. Sembra un piccolo dettaglio, ma è un traguardo che pochi mesi prima molti appassionati (me in primis) avrebbero ritenuto irraggiungibile. Il movimento è molto cresciuto in conoscenza dei propri mezzi e del potenziale, e questo è stato un evento in cui ognuno ha cominciato a rendersene conto.

sabato 15 dicembre 2012

Quella volta ad Edimburgo...

Lo spunto per queste due righe viene da un articolo su Papille Clandestine di qualche giorno fa, nello specifico quello in cui si parla di Edimburgo e di Brewdog.
L'articolo va a descrivere la scena birraria della capitale scozzese ed il contrasto forte del pub Brewdog con la tradizione. In sostanza, l'autore si chiede che senso abbia ostinarsi a proporre birre che non hanno legame sociali con il luogo dove sono spillate. Ma soprattutto ci si chiede che senso abbia fare turismo birrario per bere birre rintracciabili in ogni parte del globo, o quasi.
Ovviamente va letto integralmente, ma riporto qualche piccolo passaggio che mi ha fatto riflettere:


[...]Parliamo di una città pervicacemente attaccata alle proprie tradizioni scozzesi, che ti conquista anche per questo. Tradizioni che non sono solo fatte di batoste militari contro gli inglesi, tartan, whisky o Sean Connery, ma anche di pub fantastici con birre scozzesi e fantastiche. Il fatto è che la produzione brewdoggara non ha (volutamente, sia chiaro) niente a che vedere con tutte queste real ales tradizionali: e per chi come me proviene da un paese dove cibo e territorio sono indissolubilmente legati, e si amplificano a vicenda, la cosa crea un certo “effetto MacDonald’s” (mi riferisco non alla qualità, ci mancherebbe, ma alla serialità di un format slegato dal genius loci).
Detta brutalmente, non c’era bisogno di fare tanta strada per bere queste birre in questo posto. Da qui il vago sentimento di delusione.
Poi certo, se siete quel genere di turisti che cercano di mangiare pizza anche a Londra, probabilmente non la penserete come me.[...]


Ho sempre visto di cattivo occhio birrifici come Brewdog (forse non s'era capito?...anche se, magari è vero, esagero), ma non avevo mai visto la questione da quest'ottica.
Cioè, al di là del marketing, è sacrosanto il contrasto tra la nostra sete di viaggi birrari, di luoghi sacri della tradizione e la rottura intenzionale del modernismo birrario degli ultimi anni.
Senza portarla troppo sul filosofico, dovremmo davvero scegliere se vogliamo essere quelli che vanno in Scozia per bere Brewdog, al'Hoppy Loft del Delirium Tremens per bere tutte quelle americane oppure quelli delle pils a Praga, del lambic a Bruxelles, delle real ales nel Regno Unito.
Non è che sia un obbligo seguire i più puri ideali del beer hunting, sia chiaro, ma un minimo di spirito critico in questo mercato drogato dal luppolo a tutte le latitudini servirebbe, eccome.

mercoledì 12 dicembre 2012

Assaggi di BirrApulia: Birra Lager e Doppio Malto

Mi appresto ad assaggiare le produzioni di Oliver Harbeck, il birraio tedesco di BirrApulia, e già immagino sarà un tuffo in qualcosa di speciale, che viene da lontano anche se, in realtà, è solo a qualche chilometro da qui.
Come detto nel post precedente, le birre che produce sono una lager ed una doppelbock, chiamate rispettivamente Birra Lager e Doppio Malto. Come dicevo, sicuramente nomi non originali, anzi, il secondo evoca (almeno in Italia...ma credo Oliver non lo sapesse) casi di mancanza di cultura birraria dato che da anni è un'espressione legata alla sola classificazione fiscale della birra e che richiama una mancanza di cultura degli stili. Ma sicuramente non saremo nè io nè altri ad avere il diritto di insegnare la tradizione birraria tedesca ad un tedesco, per cui sono alquanto sicuro che dietro ci sia la sostanziale scelta di concentrarsi sulla birra in se' piuttosto che sul marketing, sui nomi o sul rigore culturale a cui forse ci stiamo abituando (o in cui ci stiamo viziando) noi in Italia.
Scelta piuttosto rara oggi.

Dunque, bando alle ciance ed apribottiglie alla mano. Stappo per prima la Birra Lager.
Subito un aroma finemente floreale che diventa mielato.
Attacco dolciastro, carbonazione ottimale. Gusto pulitissimo, non una nota storta. Leggermente burroso, ma davvero impercettibile. Corpo leggero, beverinità straordinaria.
Tempo nel bicchiere: dalla cucina alla camera da letto, con l'intento di gustarla con calma, è durata appena 5 minuti, cronometrati.
Schiuma molto buona, persistente. Colore biondo quasi paglierino, limpidezza molto evidente.
In bocca emerge crosta di pane e malto in evidenza inizialmente. Gradualmente un amaro finale cresce e si smorza senza traumi.
Gradazione alcolica fantasma...apparentemente scarsa, ma l'etichetta recita 5,7% alc. Wow!
Ottima birra per lo stile che rappresenta. Anzi, noto una vicinanza alle munich helles, ed in questi giorni ho avuto conferma dallo stesso Oliver.
In estate farebbe una fine ancor più rapida!

lunedì 10 dicembre 2012

BirrApulia, il nuovo micro pugliese che parla tedesco...per davvero!

Questa che sto per descrivere è una delle più interessanti storie della scena birraria pugliese, in cui difficilmente avremmo immaginato sviluppi di questo tipo.

Tutto nasce da un aggiornamento sulla lista dei birrifici sull'anagrafe birraria microbirrifici.org.
Qualche giorno fa ho casualmente notato che il numero dei pugliesi risultava pari a 22 birrifici, quando invece ne ricordavo 21. Vado ad aprire la pagina della Puglia, e vedo effettivamente un nome nuovo: BirrApulia.
Curioso cerco di scoprire dettagli e noto anche un indirizzo mail. Inizialmente non ci faccio caso, ma poi vedo un nome ed un'estensione che fa pensare ad un recapito non italiano.
Provo a scrivere una mail ed a contattare il titolare, ed ottengo subito risposta.
Si tratta di un micro birrificio nato ad Ostuni (BR) il cui birraio si chiama Oliver Harbeck. Non è difficile capire non si tratta di un cognome pugliese, infatti vengo a capire che il mastro birraio è di nazionalità tedesca.
La cosa si fa ancora più interessante.
Questo sabato mi sono trovato nelle vicinanze di Fasano, ed allora ho deciso di contattare Oliver e di allungare fino ad Ostuni per incontrarlo e visitare il suo impianto.
Ha luogo una delle pratiche che più amo, il beer hunting. Seppur in una versione locale, l'adrenalina nell'andare a caccia del luogo dove nascono birre di qualità dà le stesse sensazioni di quando si viaggia per pub o birrifici interessanti all'estero.

Devo dire che ero piuttosto entusiasta per questo incontro, vuoi perchè c'è sempre una certa emozione nell'accogliere un altro birrificio nella famiglia pugliese, vuoi perchè avrei avuto modo di parlare con un birraio tedesco trapiantatosi in Puglia.
Dopo qualche difficoltà per raggiungere il posto (in verità, tutt'altro che irraggiungibile), finalmente trovo la sede del birrificio.
Oliver mi saluta e mi accoglie molto cordialmente e superiamo subito la fase dei convenevoli per parlare di birra e non solo.
Il suo impianto è da 2,5 hl ed è stato assemblato dallo stesso Oliver, con acciaio in inox proveniente dalla Germania integrato a componenti realizzati in Puglia. I fermentatori sono ben 4 da 4 hl l'uno, ma il pezzo forte è la cella a temperatura di 4°C con 4 fermentatori da 10hl l'uno, più1 maturatore (tank).
Come è facile intuire da queste caratteristiche, Oliver produce birre a sola bassa fermentazione. Non si tratta dell'ennesimo esperimento pugliese con gli estratti. Ovviamente solo all grain, niente scherzi.
Al momento le sue birre si chiamano "Birra Lager" e "Doppio Malto". Sicuramente i birrai italiani ci hanno abituati a nomi più originali, ma cominciando a conoscere Oliver capisco che è sicuramente la sostanza quella a cui dedica più attenzione rispetto alla forma.

Mi racconta del suo trasferimento definitivo in Puglia, per scelta, e degli incredibili problemi legati alla burocrazia, al pagamento delle accise e alla grandissima rigidità degli addetti degli uffici doganali in merito ai criteri ed ai modi di produzione. Scattano immediati i parellelismi con il mondo tedesco, dove sono molto più snelle le leggi che riguardano apertura e produzione ma dove, di contro, il mondo birrario è diventato alquanto noioso e stantio.

venerdì 7 dicembre 2012

Semplicità al potere: Birrificio Italiano Vudù e Titanic Captain Smith's

Due birre al volo, ma degne di nota seppur molto diverse.
Europee e di stili europei.

La prima è uno dei nuovi classici italiani, o meglio delle birre che hanno vinto premi e/o ci invidiano all'estero.
Parlo della Vudù di Birrificio Italiano, una dunkel weizen. E' una birra che ha vinto anche alla World Beer Cup 2010 (per quello che conta) il primo posto nella categoria delle German-Style Dark Wheat Ale.
Se ci si aspetta da una birra del BI qualcosa di sorprendente, quasi mai si viene soddisfatti. Rispetto al panorama italiano, è uno dei pochi birrifici a voler fare "birre che siano birre" (cit. Agostino Arioli, birraio del BI, nel documentario Brew It). Per cui questa appare davvero regolare, il più aderente possibile allo stile, esprimendo leggerezza e serietà. Non banale, ma semplice. Probabilmente è ancora questa la chiave di successo di questa birra. Note di banana al naso evidentissime, anche con qualche tocco appena floreale nascosto. Corpo semplice da bere, grande corsa in bocca per ogni sorso, finale secco e asciutto quanto basta.

mercoledì 5 dicembre 2012

Beer-S-Hop 57, tante birre di qualità a Gioia del Colle

Sapevo della sua apertura da qualche mese, ma per questione di abitudine ho continuato a frequentare i miei classici luoghi del bere e a rimandare a data futura una fuga dalle parti di Gioia del Colle.
Finalmente un tardo pomeriggio di libertà mi ha concesso di recarmi a questo Beer S Hop 57, dal cui nome si evince un certo collegamento con il quasi omonimo beer shop di Palo del Colle.

Non sapevo cosa aspettarmi di preciso, avevo una mezza idea che poi in parte è stata confermata. Ma a questo punto meglio descrivere nel dettaglio.
Il locale è esattamente all'ombra del castello federiciano di Gioia, e devo dire che l'effetto di un castello e di una vasta scelta di birre artigianali non passa inosservato.
Il locale è composto da due stanze abbastanza grandi. Nella prima ci sono scaffali e anche due frigoriferi, tavolini e sgabelli per stappare qualche birra al momento. Nella seconda solo scaffali ed un piccolo appoggio.
In quest'ultima ho visto un po' di Belgio classico ed anche commerciale, con qualche bella apparizione (De Dolle) ma c'è anche molto spazio per Germania e per tante pils ceche.
In quella prima stanza, invece, ho visto tanta altra bella roba. Di italiane Elav, Brewfist, Ducato, Birra del Borgo.
Poi parecchie birre provenienti UK da Coniston a Orkney, da Hop Back a Harviestoun e tanto altro fino a Brewdog, ovviamente.
Continuando ed andando verso la deriva scandinava c'è tanta roba.

lunedì 3 dicembre 2012

Le novità stagionali di Decimoprimo: Sweet Noel e Kowacchy


Periodo quasi di feste e sicuramente di fermento.
Raccogliendo un po' di informazioni in giro, sembra questo sia un altro degli sprazzi dell'anno in cui si concentrano le novità dei protagonisti della birra pugliese.
Oggi vediamo un po' cosa sta tramando il birrificio Decimoprimo, che sta ampliando la sua gamma di birre con due birre stagionali.
Riporto direttamente le parole del birraio Michele Cognetti da cui ho avuto il piacere di ricevere novità.

Ciao Angelo, qui tutto bene, poco tempo per fare "altro", ma molto bene per Decimoprimo! Abbiamo un po' di novità a bordo... 
La prima è la nostra prima birra di Natale... il suo nome è Sweet Noel. La birra di Natale di Decimoprimo sarà ogni anno diversa. Quest'anno è su base dubbel con l'aggiunta di vin cotto di fichi, zenzero e cannella. Siamo partiti quest'estate raccogliendo i fichi e facendo il vin cotto per finire durante la cotta, durante la quale abbiamo fatto una "cotta parallela" con l'impiantino pilota con il vin cotto, lo zenzero fresco, la cannella in bacche e una percentuale di mosto appena uscito dal filtro. Il risultato è una birra da 27 IBU, 17 Plato e 7,0% di alcool, 150 bottiglie da 1500 ml e 935 bottiglie da 750 ml, tutte numerate, il cui cartellino recita così: 
"La sweet Noel é il modo che Decimoprimo sceglie per augurarvi Buon Natale e Felice Anno Nuovo. Il nostro è un augurio caldo, ricco di spezie e profumi. Il vino cotto di fichi ricorda la dolcezza e la pazienza e omaggia la nostra terra. Tante le ore e la dedizione che le nostre nonne dedicavano a questo prodotto, base indispensabile per i buoni dolci natalizi. Lo zenzero e la cannella i sentori natalizi per eccellenza. In questa birra abbiamo "raccolto" quella che per noi é l'essenza di un Dolce Natale. Auguri."
Sull'etichetta invece la nostra descrizione storico-organolettica della birra, che nella Sweet Noel recita così: "Il birrificio Decimoprimo omaggia il Natale e l’antica tradizione, tipica di alcune regioni del Nord Europa, di preparare queste birre speciali. Inizialmente nate per un consumo familiare, esteso poi ai dipendenti dei birrifici ed agli amici, oggi queste birre sono diventate un regalo speciale di fine anno. La nostra Sweet Noel una birra invernale, calda, moderatamente alcolica, speziata, complessa e intrigante dal color tonaca di frate e una schiuma color nocciola molto persistente."