giovedì 31 gennaio 2013

Novità di gennaio su birre, birrifici e brewpub

Le novità non mancano mai, la Puglia è sempre in fermento.

Partiamo parlando di una birra, la seconda che il pub leccese Prophet brassa in collaborazione di B94, birrificio principe del Salento. Si tratta nuovamente di una birra proposta in occasione della Settimana della Birra Artigianale che si svolge anche quest'anno, dal 4 al 10 marzo.
Le informazioni sulla Topless sono affidate all'etichetta e a dei video clip (1 e 2) molto carini ed informali.
Imperial Pils / Extra Special Bitter è una definizione che forse non fuga i dubbi nè la curiosità, ma ciò che è certo sono i suoi ben 95 IBU supportati da un abv di 6.9%. Di certo non una birretta scema.

Qualcosa si muove anche sul fronte birrifici.
La notizia è di qualche mese fa, ma è comunque importante.
Si tratta dei cambiamenti in casa Birrificio Svevo. Il primo è un cambiamento di sede, non più a Bari in centro di città ma nella zona di Modugno (BA), con la possibilità di sfruttare spazi ben più grandi della sede precedente.
La seconda novità riguarda l'impianto, notevolmente aumentato dal paio di ettolitri precedente ad uno che ne produce più del doppio (5hl se non erro).
Era un salto atteso un po' da tutti da diverso tempo. I migliori auguri al birraio Vito Lisco che sicuramente avrà pensato di soddisfare più e meglio i suoi consumatori.

Per uno storico birrificio che si rinnova, uno nuovo che parte.
Anche qui le informazioni non sono molte, ma anche per scelta degli stessi soggetti coinvolti.
Nascerà a Bitonto (BA) verso la seconda metà del 2013 il Birrificio I Peuceti, in una zona che incredibilmente si sta popolando di produttori al di là di ogni previsione.
Questa è solo un'anteprima, sicuramente una volta decollato il progetto potrò scrivere molto di più a riguardo. Ad ogni modo, in bocca al lupo a chi si sta dedicando al progetto!

venerdì 25 gennaio 2013

Al New Tipple di Trani per una strage di Birrificio del Forte

Devo dire che di strada ne abbiamo fatta. Sbattersi per un centinaio di km e poi ripercorrerli col carico nel fegato non era impresa facilissima.
Comincio subito col dire che il bilancio di questa scorribanda fino a Trani è positivo.

L'obiettivo erano le birre del Birrificio Del Forte stipate ed erogate dal New Tipple, american bar gestito con scaltrezza ma anche attenzione da parte di Luca.
Il frigo e le birre a disposizione sono assolutamente ai livelli di qualche più nota birreria della mia "Trullolandia", con produzioni locali ma anche nazionali, belghe ma anche america. Nel piccolo, ovviamente, ma già apprezzabilissimo e rappresentante una più che degna double-face del classico bar da aperitivi e finger food.

Luca ci ha lasciato in frigo le birre che volevamo e per le quali abbiamo viaggiato.
Delle cinque, però, una non ce l'ha fatta a finirci nelle fauci causa ora tarda e saturazione alcolica raggiunta. Ma poco male, almeno siamo stimolati a rincorrere nuovamente le Del Forte per completare la panoramica.
Bando alle ciance.

La prima è la Gassa d'amante, appena 4,5%alc. ma un corpo non indifferente. Al naso subito qualche bell'agrumato, arancia dolce ed un taglio fresco. In bocca l'agrumato si esalta con il croccante dei malti, inizialmente sopravanzati da pesca ed arancia donati dai luppoli, poi più amalgamato e determinante nell'elaborarne un profilo quasi estivo. Appagante e rinfrescante, gran bella carbonazione.
Diciamo che per essere una belgian ale non ha un naso belga, ma questa è una questione stilistica in cui si imbattono diversi birrai italiani.

Seconda birra, la Meridiano 0, una special bitter da 5% alc. Qui il naso rivela un'importante apporto del lievito, che predomina forse un po' eccessivamente sul profilo generale olfattivo. In bocca si dimostra interessante in realtà, ed anche qui intuisco qualche apporto di luppoli dal profilo agrumato in aggiunta ad altri più tradizionali e moderati. Sicuramente qui il caramello si avverte ed il corpo è pieno, anche qui oltre le aspettative. Un amaro finale spazza il poco che basta e ripulisce a sufficienza, anche se a fine bicchiere non è quello a prevalere ma ancora qualche fruttato da percoco e pesca che risuscita e torna a galla.

sabato 19 gennaio 2013

Manuele Colonna dixit

sul blog di Tyrser www.tyrser.com

"Rispondendo a Riccardo, traggo spunto da una discussione avuta l’altra sera con un gruppo di ragazzi appassionati…Premettendo ovviamente che l’età anagrafica non può avere un ruolo negativo nella vicenda, a parte l’invidia che suscita gente di vent’anni più “giovane” di te (me) arrivato alla fatidica soglia dei 40…

Si discuteva proprio sull’immagine alle volte distorta che il “neofita” ha della birra artigianale attuale, e soprattutto dei personaggi ad essa legati. La discussione (ovviamente) è partita da Mikkeller e di quanto buone o belle siano le sue birre (o sia bello lui)…Il VERO problema è che per molti neofiti avere tutto a disposizione a casa, toglie spesso la voglia di viaggiare e fare esperienza direttamente ai birrifici, conoscere il birraio, confrontarsi con la sua realtà. Si sentono frasi come “Salto il Belgio per andare a trovare il Menno al De Molen” suona abbastanza aberrante, ma non per un “vecchio”, ma per la birra in generale, suscitando anche un pò di tenerezza nei confronti di chi la pronuncia…
Visitare un birrificio, passare una volta nella vita da De Dolle, bere Redor Pils della Dupont dalla vecchia di fronte al birrificio, girare per gasthaus a Bamberga e immergersi nella loro realtà secolare, bersi una birra a casa del birraio di Narke le cui Kaggen del 2005 vengono vendute su EBay al prezzo della sua Golf scassata, la magia di posti come Cantillon…Tutto questo e mille altre esperienze aiutano a CAPIRE cosa si sta bevendo in quel momento…Oltre che andare al festival a Copenhagen che trovo comunque altrettanto costruttivo…

venerdì 18 gennaio 2013

Ritorno al Nincasi

Era tantissimo che non ci andavo, finalmente ho preso la decisione e ciò che programmavo da mesi senza trovare modo di farlo è riuscito in poche ore.

Sono tornato al Nincasi di Cisternino, il mitico primo pub indipendente tra le provincie di Bari e Brindisi, che continua ad avere belle birre, seppur da scovare tra il marasma dell'assortimento.
Tante birre messe in frigo da Leo, quindi, ma spesso basate su must del Belgio più tradizionale ed un filo più commerciale, oltre a qualche bella sorpresa.
Andando con ordine, la mia prima bevuta è stata una novità. Non l'avevo neppure mai letta da nessuna parte.

Ho preso la Good Juju degli americani di Left Hand. Si tratta di una pale ale con aggiunta di zenzero, per cui sarebbe una ginger ale. Anche se non nel senso più classico e britannico del termine. Il mio metro di paragone è la Ginger Old Tom di Robinson, che una volta versata ne ho bevuta metà solo perchè ormai ce l'avevo davanti, ma neanche quella metà sono riuscito ad apprezzare.
Fortunatamente è cosa ben diversa. Naso delicato, zenzero e fieno, fresco, ruspante, pepato.
In bocca leggera, con un corpo esile ed una struttura semplice. Amaricatura bassa, croccante e rinfrescante, lievemente amarognolo il finale a fine bicchiere. Una ginger ale finalmente delicata che scorre davvero senza problemi, ottima per iniziare con i suoi 4,5%alc.

A seguire una Obscura della beer firm belga Troubadour. Ben 8,5%alc per una "donker" belga inizialmente non meglio specificata, ovvero scura. In realtà al naso si avverte subito una bella impronta dolciastra, pannosa e corpulenta. A spanne mi sintonizzo su una belgian stout, e questo poi si sarebbe rivelata.

Naso rotondo, sembra avena anche se non ne è stata impiegata ma l'impressione è quella, quasi da milk stout. Una vampata quasi di lattosio molto persistente.
In bocca rotonda, caffè che combatte col cacao in un pocket coffè oscillante, amaro inesistente o inavvertibile.
Un po' monotematica a lungo andare, con un vinoso che inizialmente si annuncia ma che rimane timido e non esce mai. Delude il fatto che non cresca con lo scaldarsi, ma grande birra di sicuro.

Non parlerò di altre due che non mi hanno affatto soddisfatto, un po' fotocopia tra loro, un po' perchè sono mani produttive che non mi soddisfano. Le nomino solamente, sono la Gonzo Imperial Porter di Flying Dog e la Granite 2011 di Hardknott. Americanate e basta, non si può ammazzare quella biodiversità di tostati con un'impronta verdastra appariscente, ammalianti al naso ma spregiuticate in bocca. Stancano anche se divise in due bicchieri.

lunedì 14 gennaio 2013

Metti una sera a cena con birre polacche...

Assaggiando qui e lì birre di Paesi dalla lunga tradizione brassicole (Belgio, UK ecc...) di solito ci si aspetta qualcosa che già si conosce, di tradizionale, o se si tratta di birrifici nuovi ci si trova di fronte a nuove interpretazioni di stili ormai internazionali. Probabilmente anche appassionati stranieri si aspettano questo assaggiando qualche birra italiana.
Il punto è che il giudizio finale della scena di quel Paese può essere tutt'altro che scontato, a seconda che si becchino birrifici di punta o altri marginali o meno rappresentativi della qualità media nazionale.
E' questo il quesito che mi frulla in testa dopo aver trascorso la serata di ieri in compagnia di birre polacche molto gentilmente portatemi dal mio amico Leo. Tra queste anche qualche birra ad alta fermentazione non pastorizzata ed ancor più meritevole, quindi, di assaggi.
La Polonia è nel mezzo tra un passato birrariamente florido ed un recente passato monopolizzato dalle multinazionali delle lager, ed oggi cerca di perfezionare quel poco di tradizione birraria non rinunciando a prendere spunto da quello che avviene nell'Europa più viva.
Leo non è riuscito a reperire alcuna birra del mitico stile Grätzer, ormai saltato nell'olimpo degli stili perduti dato che in Polonia sono timidissimi ancora i tentativi di resuscitarlo, come invece avviene in USA ed in qualche fantasioso birrificio europeo.

Come in altre zone dell'est europeo, anche in Polonia i "colori" dichiarati in etichetta coincidono con gli stili a cui i consumatori sono abituati. Ma è un concetto che va ben oltre il nostro "bionda, rossa, nera" e lo dimostra il fatto che ormai dappertutto nel mondo si parla di "stout" come riferimento per birre scure, "pale ale" per quelle chiare mentre non è stato fatto un discorso analogo per le tradizioni birrarie slave ed i loro stili autoctoni, fatta eccezione forse per quelle della scena ceca. con le varie "svetle", "cerne" e "tmave".

Le birre che ho passato in rassegna sono ben 7. Procederò anche abbastanza velocemente, anche perchè (ahimè) su alcune il giudizio sarà secco.
Le prime tre birre sono quelle del birrificio Kompania Pivovarska (parte del colosso SABMiller) che a sua volta produce l'amatissima Tyskie, ma nello specifico sono le tre birre che definiscono una linea "di nicchia" che si chiama Ksiazece. Diciamo che probabilmente, con le dovute proporzioni, mi sembra qualcosa di simile alla situazione della Moretti Gran Cru in Italia.

La prima è la Zlote Pszeniczne, che siginifica "golden wheat". In realtà colpisce subito la sua altissima torbidità. La sciuma non è affatto male, ed al naso salgono subito dei sentori fortemente speziati. Diciamo che il tentativo di richiamare una blanche sembra abbastanza riuscito (anche se molto lontana dalle migliori interpretazioni) e la birra si fa bere. abbastanza facilmente con 4,9%alc.
Nel retroetichetta riesco anche a tradurre qualcosa tipo "ricetta tradizionale belga"...almeno ho un riferimento ed un minimo riscontro.

La seconda è la Czerwony Lager, una "amber lager" da 4,9%.
Schiuma abbastanza bella ma poco persistente. Aroma alquanto anonimo nonostante non abbia affatto un brutto gusto.
Paga semplicemente di basso corpo e malto poco in evidenza, per cui mi è scivolata via senza infamia e senza lode.





La terza birra è stata la Ciemne Lagodne, vale a dire "dark mild". Mild come peso dell'alcol, non come richiamo alle mild inglesi, essendo anche questa a bassa fermentazione.
Presenta una schiuma molto bella color avorio, anche abbastanza persistente. In bocca qualche tostato subito ma anche un amaro più astringente. Non è un esempio di quelle che sono nell'area est-europea le baltic porter, sia per il tenore alcolico basso e la sua bassa presenza, sia per il carattere decisamente meno impegnativo.

venerdì 11 gennaio 2013

Wit Flos e Rusca, le due stagionali di Siebter Himmel

Delle birre di Nicola Grande, di casa al birrificio varesotto Siebter Himmel, ho parlato spesso avendo assaggiato diverse volte le sue produzioni principali. Sembra ieri quando Nicola si affacciava ufficialmente alla mansione di birraio, eppure sembra già lo faccia di professione da una vita!

A questo elenco mi mancavano esattamente due birre, entrambe stagionali ma di stagioni praticamente opposte. Sto parlando della blanche estiva Wit Flos e della birra di Natale Rusca.
Caratteristiche completamente diverse e quasi antitetiche tra le due.

La Wit Flos nasce come una blanche atipica, dichiaratamente diversa da questo stile seppur conservi delle caratteristiche di appartenenza. Percentuale di frumento parecchio più bassa del solito, una limpidezza inaspettata le differenze più apprezzabili.
Nel bicchiere la schiuma pannosa primeggia ugualmente, e gli aromi che sprigiona sono decisamente non speziati di coriandolo bensì più croccanti e sapidi. Una birra probabilmente spostata più sui cereali che sulle spezie, volutamente sotto tono, che riporta 5,3%alc.
In bocca emerge una nota citrica ed aranciata quasi saponosa e sfuggevole, appannaggio della freschezza di un corpo pieno e sgrassante grazie anche alla presenza di avena. Il tocco finale di un amaro evidente (seppur con soli 17 IBU, al limite dello stile) e secco conferiscono anche a questa creatura un appeal meritato, caratteristica di tutta la gamma di Siebter Himmel. Sicuramente birra buona, anche se evidentemente fuori dai canoni. Per certi versi può ricordare birre come La Trappe Witte, anch'essa blanche sicuramente lontana dalle più classiche colleghe belghe.
Unica eccezione stilistica di una mano che ricerca una aderenza quasi perfetta agli stili pur concedendosi tocchi sottili ma efficaci di originalità e innovazione.

giovedì 10 gennaio 2013

Botti di fine anno: La fine del mondo e Day After

Lunga assenza devo ammetterlo, ma si riparte.
Comincio il nuovo anno cercando di raccontare qualche dettaglio delle bevute di fine anno e di questo periodo festivo, che con molto più tempo da trascorrere in casa al calduccio ha offerto diverse occasioni di stappare birre interessanti.

Oggi mi concentro sulle due birre "gemelle" rilasciate a dicembre da Birranova. Ormai le hanno conosciute tutti essendo state legate alla temutissima quanto tarocca fine del mondo pronosticata dal popolo dei Maya (che sono sicuro se potessero parlare ne avrebbero di cose da dirci).
Delle birre e della loro genesi abbiamo più o meno parlato. Ricapitolando si tratta di una cotta in stile simile a quello dei barley wine inglesi, maturata circa 8 mesi in botti delle cantine salentine di Tormaresca che avevano precedentemente ospitato vini rossi in diversi passaggi. Una volta maturata, una metà è rimasta in botte ed è diventata La Fine Del Mondo ed è stata imbottigliata senza subire rifermentazione. L'altra, invece, ha subito un dry-hopping oltre a finire in bottiglia per una rifermentazione ed è diventata la Day After.
Ci si aspetta due birre diverse, ed in effetti lo sono.

Sono partito da La Fine Del Mondo, anche per una certa cronologia lessicale.
E' sicuramente una birra impegnativa, molto caratterizzata dal legno, dalla vaniglia, che vira su sensazioni di rum calde, avvolgenti ed etiliche. Gas ovviamente assente, forse un po' penalizzante sulla facilità di beva.
L'ho accompagnata a cartellate avvolte da vin cotto, che sicuramente mi hanno dato una mano a supportare papille e palato.