mercoledì 24 aprile 2013

Un tuffo nelle produzioni Menaresta

Bene, la serata e la degustazione di 6 birre del Birrificio Menaresta è andata alla grande. Ora viene il difficile, raccontarle.
Si tratta di un birrificio con appena 5 anni sul groppone, che ha cambiato corso poco più di un anno fa facendosi conoscere un po' di più ed un po' più lontano dalla sua Brianza, ed i risultati di questo cambio di marcia si stanno vedendo e stanno dando ragione a chi credeva in questo progetto, vale a dire Enrico Dosoli e Marco Valeriani.
A tal proposito è completissimo il video realizzato da Marco Tripisciano di Mondobirra.org con una bella intervista a questi due protagonisti. Prendetevi 20 minuti ed ascoltateli.


Dunque, parto dall'inizio ovviamente.
La prima in assaggio è la Bevera. Splendida birra da 4,2% alc. con caratteristiche aromatiche date subito dal luppolo Tettnanger. Un erbaceo delicatamente floreale, di gelsomino e fiori bianchi, che distingue sicuramente per fine eleganza il profilo. In bocca l'amaro si sente appena, ma ottimo è il corpo e grande la beverinità. Secca quanto basta e molto godibile.

Si continua con un altro esempio di beverinità eccellente, la San Dalmazzo. Naso davvero molto invitante, con qualche rotondità data dal lievito belga e poi un mix di luppoli senz'altro nobili ed un po' dei più agrumati americani. Si distinguono tutti ma il bouquet è omogeneo allo stesso tempo. Il vero capolavoro è sia l'equilibrio con il lievito belga utilizzato, a renderla fruttata oltre che floreale, ma anche la combinazione con un corpo snello e leggermente frumentoso. Ne consegue che il gomito assume un comportamento auto-adescante prelevando con soste brevi questo freschissimo nettare dal bicchiere. Davvero una bella birra da 5,2% alc.

Proseguiamo e qui si interrompono momentaneamente le foto per lasciare spazio alla condivisione ed al confronto. Stappiamo una Dirk, birra brown ale brassata con polpa di carruba. Al naso, sinceramente, la sento appena, ma è in bocca che si rivela meglio, soprattutto conferendo un amaro insolitom quasi da cacao, che esalta la parte posteriore della bocca, non dove e non come solitamente agisce il luppolo. L'ingrediente a sorpresa si riconosce dopo averne saputo l'esistenza, in altro modo non so se sarei riuscito a capirlo. In più forse è il concetto della polpa della carruba più che la carruba genericamente indicata mi ha creato alte aspettative legate anche all'armonia ed al corpo che poi in bocca non ho avvertito in questa birra da 5,5% alc. Nessun difetto percepibile, però, sto parlando solo di interpretazione ed uso degli ingredienti e della mia sensibilità ad essi.

lunedì 22 aprile 2013

Nuove birre dal pub Nincasi e da Birranova...ma regna il mistero

Parte la primavera e sbocciano nuove birre dai fermentatori sparsi sul suolo pugliese.
Sicuramente non saranno le uniche due birre nuove di questi mesi, ma intanto cominciamo a capire quali sono.
Condivido un sms giuntomi la scorsa domenica dai cellulari del Nincasi, storico noto pub indipendente di Cisternino (BR) che recitava così: "Nasce la prima birra cistranese a marchio Nincasi...In occasione del suo debutto alla spina, questa sera al Nincasi si beve ascoltando il blues dal vivo [...]"
Avrei tento voluto un po' di tempo e di serate libere per fare un salto a Cisternino e conoscere qualcosa in più sulla nuova birra, su quale stile sia stato preso di riferimento da Leonardo e sugli impianti in cui è stata brassata, ma soprattutto da chi è stata brassata.
Molto tempo fa lo stesso Leonardo confessava di voler partire con due sue etichette, ma le cose possono essere cambiate e di molto.
Resta il fatto che chi come lui ha un impianto proprio di spillatura sia il colui che ha più diritto e potenziale nel farsi produrre birra e spillarla direttamente.
Auguri a questa creatura, e chissà se e quando riusciremo a capire e a berne un po'.

sabato 20 aprile 2013

In missione per MoBI e per piacere: Lecce Pub Crawl

Il mio desiderio di gitarella per la Lecce birraria nasce da lontano. La fama di qualche locale sviluppatasi in questi ultimi anni faceva spingere, almeno col pensiero, a percorrere la mitica "Route 16" (alias S.S. 16) scendendo il tacco dello stivale e giungere in quel confettino di città.
L'aver mancato l'incursione programmata con i soci di Luppulia lo scorso marzo per motivi di lavoro mi ha stimolato ulteriormente a colmare questo gap.
C'era anche un progetto che mi vede coinvolto da completare, la Guida MoBI "in fieri "sui locali italiani attenti alla birra artigianale, e come detto e approfondito, a Lecce c'è un brulicare da tenere senz'altro sott'occhio.
E allora, in compagnia del fido Michele, nel mio unico giorno di riposo dedicato a tutte le cose da fare raccolte sotto la voce "altro" (spesso occupato ed invaso dalle cose da fare sotto il nome "bere" che occupano già un altro giorno libero), si parte nel mezzo del pomeriggio per arrivare ad un orario imbattibile nel capoluogo salentino.
Inizialmente sfuma la prima visita in programma, quella al birrificio B94 appena fuori Lecce, di cui comunque ho modo di parlare col birraio Raffaele Longo e della sua taproom o angolo di degustazione presente.
Mi lascio qualcosa per la prossima visita, non è un problema.
Un certo anticipo sulla tabella di marcia, quindi, ci permette di fare ancora con più calma.

L'itinerario deciso per questa Lecce pub crawl era questo qui:
con questi locali da visitare
D / Birsciòp - via del mare, 1 (angolo via Zanardelli)
C / Orient Express - via Palmieri, 31
F / Black Betty - viale dell'Università, 63
E / Prophet - via Maggiulli, 4

Percheggio facile e gratuito in alcune traverse molto vicine all'illuminata ed imponente Porta Rudiae e mappa in mano.
Ok, da dove cominciamo? Non sapendo con certezza degli orari di apertura del Birsciòp, è più sensato cominciare da lì.
E allora qualche passo per tagliare il centro storico e prendere qualche riferimento per poi raggiungere via del mare.
Birsciòp è un beer shop con mescita a 3 vie, in quella serata c'erano Augustiner Pils e Reale Extra di Birra del Borgo mentre la terza era ferma.
Il locale è diviso in due, dalla parte opposta all'angolo birre c'è un angolo vini chiamato Vinsciòp, ma questo non ci riguarda.
Sugli scaffali grande ordine e bei nomi: si va dal Belgio più profondo con De Dochter van de Korenaar, Dupont, La Binchoise fino a Birra del Borgo, Baladin, Maltovivo e alle pugliesi Birranova, B94, Gruit.
Anche bei nomi come Samuel Adams e Meantime.
Locale un po' strettino, con qualche tavolo ed un bancone a ridosso degli stessi, ma clima molto molto informale.
Prendiamo prima di tutto la Noblesse del su citato De Dochter van de Korenaar. Blonde leggera e delicata, ci stupisce per il naso apparentemente lievitoso ma che svela note fruttate di pesca. In bocca concede un amaro leggerissimo e delicato ma sempre più incalzante andando avanti. Però assolutamente elegante, vivace il giusto e soprattutto rinfrescante.
Per continuare restiamo sullo stesso birrificio passando alla Belle Fleure, che dovrebbe essere una belgian ipa. Piccola nota di demerito sul servizio: la birra ci viene servita molto male, da un'altezza di mezzo metro dal bicchiere sbattendo a più non posso il deposito di lievito tant'è che una bottiglia da 33cl non è riuscita ad entrare in 2 mezze pinte tanta era la schiuma che si è formata. A quel punto il ragazzo dietro al bancone ha fortunatamente mollato la presa e dopo aver fatto svanire una comunque pannosa e compatta schiuma abbiamo avvertito zero gas come era ovvio aspettarsi. Completando da soli il servizio, le cose sono cambiate.
Ottimi gli aromi agrumati ed esotici, non eccessivi, mentre in bocca un lieve gusto luppolato arrotonda il maltato croccante e mielato. Anche questa una bella birra senza dubbio.

Lasciamo questa prima tappa tra un'osservazione e l'altra e decidiamo la seconda fermate, che sarà l'Orient Express. Locale quasi nel cuore del centro storico, dove un bancone con 5 vie ci aspetta e ci accoglie con il suo giovane publican.
Alle spine vediamo bei nomi: Birranova Negramara Extra, Foglie D'erba Joyce, Extraomnes Zest, Schneider Weisse e Wieninger a completare. Si può decisamente ragionare!!!
Il frigo è anch'esso molto assortito, con prodotti italiani e non tra i più diversi, anche mai visti o bevuti.
Ed è su quelli che ci buttiamo. Ma prima cominciamo con la Joyce alla spina. Una blanche sui generis non tanto per il gusto ma per l'olfatto. Non ci sono e non si avvertono le classiche spezie utilizzate per lo stile come coriandolo e buccia d'arancia, per cui si notano solo le fragranze limonate del frumento. In bocca si conferma tale, ma dalla sua dimostra di avere una facilità di beva incredibile ed un potere rinfrescante altissimo. Se non fosse per le spezie mancanti sarebbe ottima, ma come birra slegata dallo stile è sicuramente degna di nota.
Tra le bottiglie peschiamo una Bender Ale, birra brassata da Brewfist per il pub bolognese Harvest.
Inizialmente non leggiamo lo stile in etichetta eccetto un distratto "wheat" e la mente va alle blanche con una luppolatura forte. Con lo scorrere dei sorsi mi accorgo che l'unica definizione che potrebbe calzarle è di American Wheat/Wheat Ale, stile americano di cui ho solo letto e mai assaggiato. Ed in effetti leggendo in etichetta...ho fatto centro! Sono soddisfazioni, dai!
Il luppolo al naso è appagante e si concilia con le note del frumento anche se più sottotono, mentre in bocca il gusto è quello di un pompelmo spremuto ed amaricato. Bella sensazione davvero, capisco il senso di questo stile con le alte temperature di primavera ed estate. Una bella scoperta davvero.
Come si fa poi a resistere alla tentazione di calarsi nei panni dei beer hunter? Adocchiamo una birra del Birrificio Pontino, ed anche se è una IPA la prendiamo. Col senno di poi non ne valeva così tanto la pena per questa Olim Palus IPA, una delle versioni più sovrabbondanti delle IPA all'italiana caramellata e color mogano. Riflessioni libere che lasciamo scorrere così senza crocifiggere troppo, e che a posteriori trovano consensi. Andava provata comunque...
Tornando a fare due chiacchiere con Davide, ci parla del locale che ha preso in mano negli ultimi 3 anni dopo essere stato sulle spalle del papà per più di 20. Uno dei primi 4 pub leccesi, tra i primi a far arrivare Chimay ed altre belghe in fusto. Per quegli anni e per Lecce non era così scontata come scommessa.
Buona la sua preparazione sul mondo craft e sulla realtà dei consumi e delle abitudini dei leccesi. Potremo sentire parlare ancora di più di loro negli anni, credo. Realtà nascente, metà indipendente metà no, nel senso che l'impianto non è di proprietà ma tramite accordi con il distributore si concede molte libertà.
E' una strada che in molto stanno prendendo ormai, una via di mezzo tra l'indipendenza pura e l'adattamento ai rapporti commerciali avviati da tempo. In questo periodo di crisi ed incertezza, è un compromesso dei più sensati.

mercoledì 3 aprile 2013

Adambier e Grätzer, l'AHA ufficializza due nuovi vecchi stili

E' notizia dei giorni scorsi la definizione da parte dell'American Homebrewers Association di due nuovi stili birrari.
Si tratta di una categorizzazione forse meno nota di quella del BJCP (Beer Judgement Certificate Program), rimasta al palo dal 2008. Quella dell'AHA viene aggiornata con frequenza annuale anche in base a ciò che arriva ai vari concorsi di homebrewing.
Per cui ci sono differenze sostanziali tra i due schemi: la lista di stili del BJCP potrebbe essere descritta come più conservativa, quella della AHA più al passo con i tempi ed attenta alle varie interpretazioni internazionali.
Quest'ultima è comunque quella che governa le classifiche di due grandi concorsi per birrifici come la World Beer Cup ed il Great American Beer Festival.

Ad ogni modo, ciò su cui voglio concentrarmi è l'ufficializzazione di due nuovi stili da parte della AHA, la cui ascesa alla ribalta non era così scontata fino a pochi mesi fa. Almeno, non lo era per noi che guardiamo al movimento americano da molto molto lontano.


Il primo è lo stile del Grätzer, polacco di origine ma successivamente prodotto anche nella parte orientale della Germania.
E' stato brassato per la prima volta in Italia dai Cerullo di Birra Amiata, giusto la scorsa estate, mentre in USA gode di un momento di grande fama.
Questa la sua descrizione:
Grodzisz (also Grodziskie, and often referred to as Grätzer since WWII) is a Polish style of straw to golden colored ale. Chill haze is allowable at cold temperatures. The distinctive character comes from 100% oak wood smoked wheat malt. The overall balance is a sessionably medium to medium-high assertively oak-smoky malt emphasized beer. Aroma is dominated by oak smoke notes. They have a medium low to medium perceived clean hop bitterness. European noble hop flavor notes are very low to low, and low ester may also be present. Body is low to medium low. A Kölsch-like ale fermentation and aging process lends a crisp overall flavor impression and low degree of ester fruitiness. Sourness, diacetyl, and sweet corn-like DMS (dimethylsulfide) should not be perceived. Historic versions were most often bottle conditioned to relatively high carbonation levels.
Original Gravity (ºPlato) 1.028-36 (7-9 ºPlato) ● Apparent Extract/Final Gravity (ºPlato) 1.006-1.010 (1.5-2.5 ºPlato) ● Alcohol by Weight (Volume) 2.1-2.9% (2.6-3.6%) ● Bitterness (IBU) 15-25 ● Color SRM (EBC) 3-6 (6-12 EBC)