mercoledì 26 giugno 2013

Per un pugno di Barley: Zàgara, Sella del Diavolo e Toccadibò

Era ed è uno dei birrifici meno reperibili, vuoi perchè si concentra sulla distribuzione nella ristorazione, vuoi perchè sardo e lontanuccio, vuoi perchè produce solo bottiglie (e solo a 75cl) e niente fusti, per scelta.

Si tratta di Barley del birraio sardo Nicola Perra, che spesso fa parlare di se' perle produzioni che vedono l'utilizzo di mosti di vino o uve.
In questo caso, invece, le birre che assaggiamo in una tranquilla serata da Infermento a Polignano a Mare sono meno estreme e più quotidiane, nonostante abbiano comunque le loro unicità.

Partiamo con la Zàgara, birra che vede l'utilizzo di miele d'arancio di 5,1%alc. Il colore è davvero aranciato, con una schiuma bella pannosa. Scaldandosi un po' regala note di fiori d'arancio e di scorza oltre ad un piccolo strascico lievitoso.
Mentre in bocca è caratterizzata sicuramente da secchezza e carbonazione vivace, ottima chiave per farne una birra dissetante ed allegra.
Non c'è altro da fare se non che apprezzarla e basta.

Seconda 75cl stappata è la Sella del Diavolo, belgian amber da 6,5%alc.
La schiuma qui prende caratteristiche ancor più avvolgenti e sprigiona al naso subito dei sentori biscottati ed abboccati con qualche punta vinosa e lievemente affumicata. In bocca si rivela morbida sicuramente con ricordi di cacao dolce, con qualche torrefatto in evidenza tra le note di frutta secca e di amarena che si intrecciano.
Base maltata molto avvolgente che mi ha ricordato in diversi passaggi la Abboccata del birrificio Birranova, di cui ho trangugiato pinte su pinte e che conosco discretamente bene. Molte caratteristiche le ho sentite comuni ad eccezione per il finale non molto amaro ma piuttosto bilanciato.
Sicuramente un bel bere.

martedì 25 giugno 2013

Le mie ammazza-sete: Pink Twit, Zeja, Utopia

Tre birre estive pensate per l'estate, tutte diverse tra loro, bevute in luoghi e giorni alterni.

La prima è la Pink Twit, novità di Birranova che ha ripreso la blanche Twit dello scorso anno aggiungendoci soprattutto karkadè, fiore/infuso molto conosciuto dagli amanti delle tisane.
Il colore della birra è alquanto insolito e colora questa blanche di un arancio opaco con qualche venatura rossastra.
La parte olfattiva è floreale seppur non pungente e di media intensità, tanto rustica quanto definita e semplice.
In bocca il carattere da blanche, frumentoso e citrico, si fonde con un gusto più corposo, vegetale e fruttato, restituendo una birra dai sapori senz'altro nuovi e poche volte incontrati.
Risulta difficile giudicarla, sinceramente...al di là di tutto, un tocco di corpo e una sostanziale beverinità ne dimostrano la validità dell'idea.
Una maggiore intensità olfattiva, forse, avrebbe giovato ulteriormente al carattere sbarazzino ed informale.
Ma sto omettendo un dato: non conosco affatto il karkadè a livello gustativo, per cui non posso aggiungere altro...

Altra bella birra che ho bevuto è la nuova Zeja che il Birrificio Lariano ha brassato con il supporto di Luca Celoria e Malti da Legare.
Ieri l'uscita ufficiale in pub selezionati, tra cui il sempre vigile Infermento di Polignano.
Una birra per l'estate, come detto, caratterizzata da aromi decisamente erbacei e citrici. Ho riconosciuto una parte di sensazioni olfattive trovate nella Prius eXXtra del Birrificio Settimo bevuta alla spina qualche settimana fa in diverse e numerose riprese.
Ebbene, in entrambe c'è questo luppolo sloveno Aurora, che a questo punto mi è stato facile riconoscere ed apprezzare.
La Zeja ha un colore dorato, corpo neanche troppo esile, forse avrei gradito che lo fosse ancora di più ma per mio gusto personale.
In bocca scende molto dolcemente e l'erbaceo amaro aiuta la secchezza a fare il suo dovere di incentivo al sorso ripetuto.
Sicuramente una birra riuscitissima e che farà furore nei vari appuntamenti estivi.



Terza birra del trittico dissetante è la Utopia, saison del birrificio Vecchia Orsa.
Birra che mi incuriosiva e che abbiamo stappato cedendo al loop interrogativo "la prendo oggi?-la prendo la prossima volta?".
E' una birra che rivela la sua fattura dalle prime sniffate, regalando un pepato davvero evidente ed importante.
In bocca la rusticità del lievito fa il resto del lavoro ed il carattere secco e frumentoso spiccano su una base molto facile da bere.
Davvero una bella saison che a prima vista avrei snobbato rispetto ad altri esempi dello stile ormai quasi in voga in Italia (OT: leggevo che anche gli albionici di Brewfist ne stanno brassando una...)

Cheers!

domenica 23 giugno 2013

Briudoggg for dummies

[...]"A me interessa il prodotto, che non è affatto eccellente come tu dici, io lo trovo spesso mediocre e non esente da problemi, e come viene comunicato, ed è comunicato esattamente come un orologio, un cellulare e qualsiasi altro prodotto di massa “cool”.
Tu mi ripeti che sono grandi imprenditori, e non è necessario perché lo so da 5 anni e credo lo sappiano TUTTI. Io ti dico una cosa diversa: per loro, come Bottoni ci insegna, la birra è un DI CUI.

Tramite la birra veicolano un messaggio pubblicitario molto efficace su una certa tipologia di giovani. Il prodotto è decente, questi giovani non hanno esattamente un palato da esperti e sono estremamente omologati nel gusto, esattamente come avviene nelle industriali, sono poco curiosi e molto seriali (lattine a manetta) e tutto funziona = soldi a palate. 

La birra, il prodotto, non è certamente al centro: è al centro l’immagine che hanno costruito attorno.

Sono bravi imprenditorialmente? Ovvio.

Fanno grandi prodotti? Mica tanto.

venerdì 21 giugno 2013

Nincasi, punto fermo tra tradizioni e novità: A-ku e Belgoo

Essere lì da solo, un po' lontano da altri luoghi nevralgici del bere e del dire a proposito di birra, ne fa una colonia della passione birraria del vecchio mondo, del piacere della scoperta, della fiducia nei confronti del publican.
Leo ed il suo Nincasi a Cisternino (BR) sono sempre un po' al buio, in incognito, al di fuori del grande giro nazionale o regionale.
Croce e delizia di un luogo sempre fedele a se' stesso ed al proprio bagaglio culturale prettamente belga.

Impressionante risulta anche un semplice raffronto tra le sue conoscenze birrarie e la preparazione di chi a volte si improvvisa dietro ad un bancone senza averne diritto, licenze a parte.

Leo trasmette la sua passione in tutto, dalle chiacchiere con il luccichio negli occhi quando parla di progetti futuri alla praticità dei discorsi a proposito di materie prime, mode birrarie, ultimo grido da questa o quell'altra parte del mondo.

Ogni incursione al Nincasi non è mai scontata. Potresti trovare qualcosa di interessante nell'angolino del frigo così come potresti scoprire qualcosa in più su birre conosciute ma snobbate.
Leo ha canali tutti suoi per reperire birre, in barba agli accordi con i grandi o alle novità più blasonate che le primedonne fanno a gara per avere per prima.

Leo ci ha parlato della sua birra, pur non avendo potuto spillarcela perchè già terminata.
La birra si chiama A-ku ed è un nome ispirato alle bevande dei Sumeri, popolo e lingua da cui deriva il nome Nincasi stesso. Si tratterebbe di una real ale (rifermentata in fusto, non in cask...poco male) nello stile strong ale, caratterizzata dall'uso di luppoli tedeschi e cechi e da bacche di ginepro.
Non si tratterebbe della solita moda italica dell'ingrediente strano, ma della realizzazione di ricette che Leo ha realizzato da homebrewer e su cui è convinto di aver trovato la sua espressione da domozimurgo.
La birra è stata brassata presso B94, ma la supervisione è la sua. Non si tratta di una beer firm delle tante, dunque, ma di un'idea trasferita dalla testa ai fermentatori per mezzo delle sue stesse braccia.
Ho assaggiato troppo poco per parlarne, sarà la prossima l'occasione buona, me lo sento.

Intanto due delle birre più sorprendenti della serata arrivano dal Belgio, ed il nome non lascia equivoci.
Il birrificio è Belgoo, uno degli ormai tanti attori del nuovo corso dei birrifici belgi.

martedì 11 giugno 2013

Birrificio dell'Aspide alle spine del Groove

L'occasione era ghiotta e la serata si era improvvisamente "liberata".
Non ci penso su due volte, direzione Groove di Matera, che reduce da una serata a tema del giorno precedente, ha in linea ben quattro produzioni di un birrificio campano, e non solo.

Si tratta del Birrificio dell'Aspide, sito a Roccadaspide, Salerno.
Ricordo esiste da un paio d'anni o giù di lì ma non avevo mai avuto modo di adocchiare nulla in bottiglia, figuriamoci in fusto.
Cercando un po' di informazioni trovo due caratteristiche impiantistiche tanto inusuali quanto affascinanti: una sala cottura a fuoco diretto e sala fermentazioni costituita da tini aperti.

Caratteristiche che fanno balzare il cuore e lo fanno viaggiare verso le tradizioni più antiche europee di produzione, ricche di fascino ma anche di rischi più importanti riguardo alla pulizia dell'impianto ed all'esclusione di lieviti selvaggi, problema che si riverserebbe sulla qualità della birra stessa.
Posso però affermare che questi eventuali problemi non sono affatto presenti nè danno l'idea di aver intaccato queste birre, che sono tutte ben fatte.
Sembra scontato, anzi dovrebbe esserlo sempre, ma nella realtà dei birrifici italiani non lo è affatto, per cui questo è il primo punto da cui partire. Birre ok.

Le birre presenti alla spina erano Blonde, Saison, Gairloch e Nirvana,assaggiate in questo ordine.

lunedì 10 giugno 2013

La birra ai tempi dei social media

Non è un ottantenne che vi parla, dimostro qualche anno di troppo, certo, al massimo una cinquantina, dai...
Ma tale sono disposto a sembrare per esprimere le mie considerazioni sui social network e sul loro rapporto con mondo della birra artigianale, soprattutto quello italiano.

E' già chiaro già il mio atteggiamento di simbolica condanna, ho sbagliato inizio, ma meglio essere sinceri e chiari fin da subito.
Credo Facebook sia tanto apparentemente utile quanto inconsciamente deleterio per un qualsiasi giovane appassionato, e mi spiego subito.

In molti tra i pochi che mi staranno leggendo saranno iscritti al social network ed avranno, com'è lecito che sia, tanti contatti di gente più o meno importante di questo campo, con locali più o meno imperdibili, con birrifici più o meno cult ed affermati.
La naturale conseguenza di questa rete intricata di contatti è il grande numero di loro aggiornamenti di stato, di inviti ad eventi, di aggiornamenti riguardanti la nuova birra alla spina, riguardanti la nuova arrivata birra dello sperduto (bugia!) birrificio americano o magari riguardanti l'evento della sera precedente.

In una prima fase pensavo questo fosse una manna dal cielo, un'occasione unica di sapere cosa fanno dall'altra parte d'Italia o nel pub poco lontano da me dove non sono potuto andare causa compleanno della nonna.
Condividere è bello, soprattutto se alla base c'è un alimento/bevanda che lo permette ancora di più disinibendo e rallegrando gusti ed umori.

A lungo andare, però, questo comportamento mi sta stufando.

Prima di tutto scatta un certo senso di frustazione, di esclusione, di privazione in chi (mi riferisco a me stesso, in primis) non ha modo di recarsi una volta al mese a Roma o Milano per l'eventone e per la presenza del birraio di turno che tanto vorrebbe incontrare per una birra e due chiacchiere. Questo è amplificato dal fatto che chi scrive vive in una zona dove di birrai con la B maiuscola (non pugliesi...quelli li conosciamo ormai più che bene!) non c'è ombra.
Per la serie, "sto a rosicà?", sì. Sono disposto ad ammetterlo per sostenere la mia tesi.
L'effetto ultimo è quello che il birraio diventa semi-dio e la birra il sacro Graal, con un'impennata dell'interesse e delle dicerie che danno profitto in termini di popolarità, spesso ingiustificata e spesso a seguito di birre senza arte nè parte ma dalla grafica favolosa. Vuoi mettere che figo???
Poi magari la assaggi e te ne ricordi altre 10 di migliori in confronto.

C'è anche da dire che poi, appena si sparge a macchia d'olio la notizia della tale serata e della formula (vino vs birra piuttosto che serata stout o ecc...), via all'emulazione: all'inizio la soddisfazione di partecipare, di dire "io c'ero", poi l'imitazione in se' e la promozione dell'evento, elementi che ai miei occhi ne fanno scadere il fascino.
Un copia-incolla di idee con poca sostanza, o meglio con la poca che si riesce a reperire. Che senso ha fare giusto per fare e dare notizia di se'?

venerdì 7 giugno 2013

Anatomia di uno stile

"C'è chi nella comunità birraria si oppone allà nozione di stile. Secondo loro la birra è arte, e ogni tentativo di costringerla in categorie preordinate ne diminuisce la grandezza; gli stili non sarebbero nient'altro che stampelle per menti prive di immaginazione.

Gli stili però sono una realtà. Esistono nella storia e nel mercato, e in certi posti hanno anche la legge dalla loro. I birrai li usano per produrre, i consumatori per acquistare e i concorsi si basano su di essi.

mercoledì 5 giugno 2013

Caccia alla cervogia nelle lande federiciane


Torno  a scrivere davvero dopo tanto, ma vedrò di recuperare in fretta il tempo perduto.

Più che una pub crawl questo è stato un tour.
L'esplorazione della giungla birraria a cavallo del nord barese e della BAT è stata alquanto movimentata e caratterizzata da diversi spostamenti in auto, con relativi tempi morti per individuare i locali ma soprattutto per trovare parcheggi.
Ancora una volta lo stimolo è la guida MoBI che sto curando per la Puglia.
Partiamo con ordine, questa sarà la nostra scaletta:

Mamia beer shop - via Cattedrale, 108, Ruvo di Puglia (BA)
Decanter - Via la Corte, 3, Andria (BT)
Camera a sud - Via Nazareth, 51, 76121 Barletta (BT)
Tortuga - Supportico della Conca, 6, Trani (BT)
Assud - Via Giacomo Salepico, 4, Molfetta (BA)



Il mattino del giorno della partenza vengo a sapere che l'ultima tappa, quella di Molfetta, salta perchè il locale ha chiuso da qualche mese. Peccato, aveva aperto appena a novembre del 2012.

Partiamo nel tardo pomeriggio e dopo un'ora e mezza la prima tappa, il Mamia.
Il beer shop rimpiazza uno esistente in precedenza, chiuso un anno fa dopo poco anche lui. Ci accoglie Mariangela, ospitale nonchè capace padrona di casa.
Ci sconvolgono subito però dei led rosso fuoco che illuminano il locale e che sostituiscono qualsiasi forma di luce. Molto poco piacevoli, c'è da dire.
Il locale è piccolo e senza mescita e sugli scaffali campeggia praticamente solo Belgio. Ahimè le presenze commerciali che vedo sono davvero tante, eccezion fatta per qualche vecchia Westvleteren e pochissimo altro.
Inoltre non c'è mescita, quindi solo beer shop. Per scelta, non per impossibilità.
Scorgiamo qualche birra promettente mai assaggiata, si tratta delle produzioni di Grado Plato in formato da 33 cl. Prendiamo una Sticher, birra sull'esempio delle sticke altbier di Dusseldorf. Molto caramellosa al naso ed avverto nette le caratteristiche da lievito a bassa fermentazione, un notevole etilico e soprattutto tracce di malti base quali Monaco e Vienna, quasi obsoleti come presenza nella maggior parte delle ale anglosassoni che invadono il mondo craft.
Carina anche la Sveva, helles tedesca leggermente dolciastra ma soprattutto pulita ed appena floreale al naso. Birre molto delicate, dal giudizio sufficiente anche se non da urlo.

Tronchiamo a malincuore