martedì 30 luglio 2013

Il mio Birranova Beer Fest 2013

La kermesse birraria più frizzante del sud si è appena conclusa.
Il Birranova Beer Fest, che eredita dal Tribirra il compito di rinfrescare l'estate pugliese, è giunta ieri al termine dopo quattro giorni davvero intensi.
Per mia sfortuna ho dovuto saltare i primi due giorni causa febbrone residuo, ma riprendendomi mi sono riuscito a godere la seconda parte del festival.
Le birre anche quest'anno erano tante e diverse. Ne ho saltate poche, la maggior parte sono riuscito a bermele.

Comincio dalle novità Birranova. Nella Pink Twit pur essendo nuova mi ero già imbattuto, mentre c'è da spendere qualche parola su quelle che esordivano per il BBF.
Negramara Sativa luppolata al Polaris è una bella birra ambrata leggera, che nel gusto vede unirsi toni caramellati a note oleose e rustiche dovute all'impiego di semi di canapa.
Grande successo ha riscosso la Novapils Mandarina luppolata con l'omonimo luppolo tedesco, che coniuga la leggerezza di una pils light a dei toni fruttati leggeri e finemente aranciati, una botta di freschezza.
Ugualmente piacevole la Linfa luppolata al Mosaic, che cambia parecchio dalla versione base e che vede risaltare un resinoso intenso del Mosaic al naso ed un tropicale in bocca non troppo invadente.
Infine una sospresona si è dimostrata la Hang Back, birra controversa presentata come black IPA con segale e lievito belga: session beer finemente agrumata al naso, molto poco tostata ma dal carattere irriverente e soprattutto non asfaltante. Davvero un bel bere nato da un'ottima idea, alleggerendo uno stile troppo spesso "imperializzato".

martedì 23 luglio 2013

Che direzione per il movimento italiano?

In questo post tenterò di ordinare un po' di idee e mettere dei punti fermi a delle domande che ormai non so quanto tempo fa ho cominciato a pormi e che continuano a suscitare in me strane riflessioni.

Dunque, l'argomento è la cultura birraria italiana, non in senso lato ma in riferimento a ciò che si è costruito in questi anni ad opera degli stessi protagonisti, i birrai.

Forse il primo spunto mi venne quando sfogliando tra varie notizie ci fu una che parlava dei risultati del concorso European Beer Star 2012. Leggendo tra le categorie inizialmente non scorsi nulla di particolare, ma ad un passaggio più attento una delle grandi sorprese: in alcune categorie dedicate a stili tedeschi si piazza il birrificio Cervejaria Bamberg, birrificio brasiliano.
Le considerazioni che mi vennero furono diverse, dal supporre che effettivamente fosse in crescita il movimento brasiliano al capire cosa ci fosse in comune tra il Paese carioca e le affumicate a bassa fermentazione. Non ultima la domanda sulla tradizione che si stesse costruendo in Brasile.

Di casi come questi ce ne sono diversi. Un altro emblematico è quello della Spagna, movimento in forte crescita soprattutto nella zona di Barcellona come descritto e dettagliato da un report di Kuaska sul periodico di MoBI Movimentobirra.

A questo punto mi viene facile un ponte con l'Italia. Ciò che mi frulla in testa è che questi Paesi (Brasile, Spagna, Italia...anche Francia se vogliamo, altri casi evidenti non me ne vengono ma ci saranno) non hanno una cultura birraria nè una tradizione storica, ma nonostante ciò il fenomeno craft beer sta prendendo ed in modo clamoroso. A me sembra più un contagio modaiolo che qualcosa di più serio.

Mettiamo il caso della Spagna: da quanto si legge dal report di Kuaska, vanno per la maggiore stili americani di A-IPA ed APA, neanche a farlo apposta come in Italia.
Mentre leggendo questa intervista di Andrea Turco sul suo blog fatta al birraio di Cervejaria Bamberg, in Brasile ci si ispira a stili tedeschi, ad ingredienti locali ma anche a stili belgi.
In questi Paesi, quindi, cosa sta succedendo? Io credo siano ancora investiti (Italia compresa) dalla fase dell'emulazione.

La tradizione birraria ormai è globalizzata anch'essa, come tutto lo scibile umano è alla mercè di tutti. Ed i paradossi sono che in una categoria di stili tedeschi vinca un birrificio brasiliano e magari, per la categoria fermentazioni spontanee vinca una birra italiana.
A me non piace questo movimento caprone, dove un birrificio ha in portafoglio di 20-30 stili di birre ispirati alla Germania, al Belgio, all'Inghilterra ecc...
Non riesco a compiacermi di chi cerca di essere un tuttologo del brassare, dichiarandosi (indirettamente, sia chiaro...brassando, non proclamando) padrone di lieviti saison quanto di ceppi lager, di spezie svariate quanto di luppolature erbacee nobili.
Perchè non è emerso un filone nazionale?
Ah...già, la creatività...se avessi saputo che la risposta sarebbe stata questa non mi sarei neanche sprecato a sviscerare questi esempi.
In realtà in Italia, se proviamo ad allontanarci e vederci dall'esterno, si possono descrivere questi filoni:

venerdì 19 luglio 2013

Una carrellata di birre Vecchia Orsa

Vederle tutte insieme fa venire spontaneo stapparle. Tutte, una sera, e berle per capire di che pasta sono fatti.
Ieri è stata per me la serata Vecchia Orsa, ho assaggiato 6 produzioni del birrificio emiliano praticamente coprendo tutta la loro gamma produttiva.
Mi aveva molto ben impressionato la saison Utopia bevuta precedentemente, per cui i presupposti per buttarsi a capofitto tra le loro birre c'erano tutti.
Per non parlare della Bender, american wheat che mi letteralmente stregato qualche mese fa.

Partiamo con la weisse Incipit, un inizio suggerito già dal nome.
Schiuma non molto persistente a grana grossa e bianca, mentre la birra assume un colore oro carico, un ambrato leggero si intravede tra i riflessi.
Al naso un leggero fenolico ma niente banana o fruttati. In bocca stessa impressione, con un corpo decisamente scarico nonostante una punta iniziale dolciastra.
La vera nota sgradevole è però uno strano amaro finale, tendente al medicinale e che mi dà la stessa sensazione quasi metallica di una mandorla amara.
Non un grande inizio, insomma.

Per proseguire blanche, la Ideale. La birra presenta, oltre a buccia d'arancia e coriandolo, anche una confettura di pesca, probabilmente inserita in seconda fermentazione.
La schiuma è pannosa, il naso è sì speziato ma non come ci si aspetterebbe: emerge un intenso pepato e fenolico e non pervengono coriandolo e note dolci dell'arancia.
In bocca conferma la sua non aderenza allo stile nonostante la sua bontà: nessuna traccia di acidulo, un corpo più frumentoso e pieno del previsto, un finale rustico e corposo.
E' una birra di frumento non meglio definita, con qualche tratto vicino addirittura a weisse (corpo e chiodo di garofano) e saison (pepato e ruvidità).
Non per questo però è cattiva, anzi, molto buona...ma blanche non lo è per niente, neanche sui generis. Ah, albicoccanon pervenuta, magari è una scelta volutamente di basso profilo.

Proseguiamo cambiando geografia e tradizione birraria e stappando la Nativa, Pale Ale di stampo inglese. E lo si sente subito al naso, un fruttatino deliziosamente scarno dato dai luppoli EKG e Fuggle. Un terroso che poi si ritrova anche nel finale amaro.
Le ottime impressioni dell'aroma si ritrovano in bocca con un carattere molto misurato sull'amaro, mentre c'è un aspetto che merita di essere segnalato: il corpo.
Al contrario di quello che ci si aspetta, qui è troppo pieno. In questo modo il sorso scorre a fatica e rovina un po' lo splendido lavoro fatto con luppoli e lievito rallentandone il piacere.
Peccato davvero, perchè se fosse stata più snella sarebbe stata davvero da incorniciare...

mercoledì 17 luglio 2013

Pensate di sapere cos'è una porter?

Pensate di sapere cos'è una porter?

Nemmeno io.

Studiare la storia delle porter è come addentrarsi nell'universo multidimensionale della cosmologia teorica, con una molteplicità di universi paralleli in movimento che con il passare del tempo si deformano e si spostano senza mai fermarsi. 

lunedì 15 luglio 2013

Uso e abuso dell'espressione "cultura birraria"

Elencare i luppoli di una American IPA o trovarne le differenze con altre American IPA è solo triste nozionismo.
Quello a cui ormai ci siamo abituati negli ultimi decenni, dalle scuole alle università, dai media al lavoro.
Sapere poche cose slegate spesso consente di poter dire di conoscere.

La cultura birraria sarà pure indefinibile ma è un'altra cosa: è sapere il senso profondo di birre come le mild, comprendere le gioie e le origini tecnologiche che danno le rauchbier, condividere il rigido carattere aromatico di una bitter, perdersi nella rotondità di una pils ceca, adorare la tenacia dei monaci belgi nell'isolare un ceppo di lievito per decenni e dare vita a birre quasi perfette come le dubbel, ecc...

Sono cose che non si apprendono al volo, e se accade non è automaticamente un tassello di cultura birraria.
L'interesse va coltivato, studiando. Bevendo, sì, certo, ma bisogna approfondire, bisogna dedicarsi con la testa anche. Qualche libro anche non guasta...anzi, cultura + libri vanno da sempre a braccetto mi pare...

Ci concedono di utilizzare la parola cultura parlando di birra, almeno facciamo in modo di meritarci questa fiducia che ci viene data esaltando l'aspetto conoscitivo più che il semplice senso nozionistico di questo interesse.
Qui invece fioccano addetti ai lavori che fingono di sapere ed allo stesso tempo quel poco lo trasmettono, ma pur sapendo di non sapere non si sentono in difetto.
È questa la cosa che mi indispettisce!
Il modello wikipediano spopola anche in questo campo, mi viene da dire...

Eppure qualcuno questi concetti ancora non li possiede.

Tra i tanti episodi cito questo.

Qualche giorno fa un tizio entra nel pub e dice:
"Sapete, qualche giorno fa sono stato a Bruges...ma quanta birra c'è.
La cultura della birra è addirittura più alta rispetto all'Italia...incredibile!!!"

giovedì 11 luglio 2013

Un altro tuffo in Menaresta!

Trovarsi delle Menaresta davanti è davvero una tentazione soprattutto considerando delle ottime birre che ho già assaggiato in precedenza. Fino a questo momento posso dire di aver trovato 6 birre su 6 buonissime.
A questo punto è invitante approfondire ancora dato che la probabilità di beccare una bella birra è decisamente alta.

Mi sono fiondato su altre 5 delle loro birre, completando quasi la loro gamma.
Non c'è uno scopo particolare, enciclopedico, ma se tanto mi dà tanto è quanto mai da stolti lasciarsele scappare.

Dunque, parto con ordine dalla prima.
La Scighera è quella che ha il trio nome-etichetta-stile più riuscito di tutte. Birra torbida che ricorda la nebbia della loro Brianza.
Come descritto sull'etichetta, è una via di mezzo tra blanche e weisse. In effetti non c'è tutta quella speziatura del coriandolo nella blanche nè c'è un corpo massiccio spesso riscontrabile in alcune weisse più comuni.
Ha un qualcosa di speziato pur senza inserimento di spezie, un bel frumentoso fruttato al naso ed in bocca è piacevolmente rinfrescante, con corpo facile ed una leggerissima acidità.
Una birra di frumento sui generis che non può essere accostata all'una o all'altra tipologia, ma per niente scontata o grezza. Come inizio è ottimo.

Proseguendo, è il turno della GIB, ultima creazione che riporta in etichetta Hoppy Double Koelsh.
Sono scettico mentre la verso perchè mi aspetto un qualcosa come una tedesca che vira sulla filosofia delle IPA.
Ma non è affatto così. Al naso è davvero intrigante il profumo, leggermente floreale ma dolce ed ispido.
In bocca una bella sorpresa: un inizio spumeggiante, un po' maltata la parte centrale ed il finale è notevole. Ancora una sorta di dolciastro fruttato che rimanda chiaramente al lievito koelsh e alle caratteristiche che esso conferisce alle birre di Colonia.
L'amaro finale dovrebbe essere sui 60 IBU da etichetta ma è quasi non pervenuto, forse a causa del bilanciamento della parte maltata seppure ritorna tenue e quasi inavvertibile sulla distanza.
Sono riusciti a fare una birra più complicata mantenendo nette le caratteristiche delle koelsch, è questo il vero merito.

martedì 9 luglio 2013

I 7 vizi capitali di un homebrewer

DISCLAIMER: Elenco semi-serio di atteggiamenti riscontrati in diversi esemplari di homebrewer, me compreso ovviamente.

1-Produrre uno stile di birra BJCP alla mano senza averlo mai bevuto
Capisco le sperimentazioni, i tentativi di trovarsi con un qualcosa di unico e mai provato prima...ma raramente l'induzione la vince sulla deduzione in questo campo, no? Per tutto il resto ci sono i software.

2-Bere sempre e solo la propria birra e non birre artigianali in commercio
La pecunia è un problema, ma solo uno dei tanti. Però...come si può sviluppare un senso critico nei confronti delle proprie produzioni se ci si abitua al proprio stesso modo di brassare? E' fisiologicamente ovvio che a lungo andare il palato plaude alla mano e viceversa...

3-Non avere un bancone preferito
Senza un'apertura sul mondo birrario in carne e ossa, che diventi schietta e facile da intepretare con un'assidua e frequente confidenza con il publican (un Publican vero però!), come frullano le idee? Come si sviluppa l'apprendimento di certe filosofie e scuole birrarie?

venerdì 5 luglio 2013

Bionde di luglio: St. Sylvestre 3 Monts, Chimay Dorèe, Brewfist Heimdall

Alti e bassi durante l'ultima bevuta, prettamente su birre belghe con una spiacevole eccezione.
Magari comincio proprio da questa, che ciofeca si può definire senza alcuna obiezione.

Si tratta della 3 Monts della Brasserie St. Sylvestre, birra appartenente all'ostico stile bière de garde (praticamente unico vero stile francese, corrispettivo delle inglesi old ale/stock ale) che sembrava quasi il non plus ultra della recondita storia brassicola delle basse Fiandre in territorio francese.
Una birra superfiltrata, di colore dorato limpidissimo. L'odore non promette nulla di buono sfoderando odori di succedanei, di mais molto intensi.
In bocca altra delusione con la conferma di quanto odorato. Se avessi avuto una benda agli occhi mi sarebbe sembrata una strong ale da ipermercato.
Pessima.
Fa davvero dispiacere vedere ridotta così una birra di cui schede risalenti a qualche anno fa parlano più che bene, soprattutto riguardo a questo stile difficile a cui dovrebbe appartenere.
Viene spontaneo chiedersi allora...ma esistono ancora birre coerenti con questo stile o l'industria se l'è pappata tutta?

Parlando di cose piacevoli, invece, eccomi a parlare della Chimay Dorèe.
Birra che sbarca in bottiglia per la prima volta in questo 2013 dopo esser stata destinata da tempo al solo consumo tra i monaci e nel consueto locale ufficiale che i birrifici trappisti hanno poco distante dall'abbazia stessa. Per questo appartiene alla stretta cerchia delle cosiddette Patersbier.
Avevo letto qualcosina su questa birra, di positivo e di meno positivo, ma la prova dell'assaggio è l'unica a poter far parlare.
Appena versata sale subito un aroma decisamente speziato in cui è davvero impossibile non distinguere un nettissimo coriandolo,
Qualche tempo fa trovai a questo link informazioni proprio riguardo la Chimay Dorèe bevuta in loco e pare solo in questa birra delle Chimay ci siano spezie, in particolare proprio il coriandolo e la buccia d'arancia curacao. Mentre nelle altre no. Peccato che nell'articolo viene segnalato che un altro monaco abbia riferito che queste spezie siano invece presenti in tutte.
Riporto lo stralcio:

martedì 2 luglio 2013

Birranova Beer Fest sta arrivando...e anche qualche nuova birra!

Per me estate, eventi e birra hanno un solo punto di contatto, ed è così da qualche anno.
Ormai l'evento di Triggianello (BA) è quello che aspetto dai primi giorni di estate e che ricordo negli ultimi scampoli di settembre. E benchè altri eventi si provino ad affacciare nell'estate pugliese proponendo birra artigianale in un modo o nell'altro, questo ritengo sia l'unico degno di nota, per storicità ma soprattutto per qualità ed un serio spirito di passione verso la birra artigianale, atteggiamento che non si può comprare o inventare ma solo incarnare.

Lo storico nome Tribirra che ha accompagnato 5 edizioni va in soffitta, ma poco cambia. Il festival, quest'anno al sesto anniversario, si chiama ora Birranova Beer Fest e non si svolge più nel confusionario agosto ma nell'ultimo week end del mese, dal 26 al 29 luglio.

Il sito contiene già info, la mia non è una notizia dell'ultim'ora ma da bevitore curioso di novità quanto di spunti e conferme mi soffermo sulle birre che saranno protagoniste durante la manifestazione.

Le novità di quest'anno sono nel solco di due filoni, l'uno che guarda al panorama nazionale e l'altro alle produzioni Birranova, birrificio di casa.
La lista dei birrifici è composta da 6 nomi:

Birrificio Settimo
B94
Croce di Malto
Birrificio Lariano
Menaresta
Birrificio del Forte

Qualcosa di nuovo sotto le spine, quindi, e di buon livello senza dubbio anche se i nomi delle singole produzioni non sono ancora noti.
Fa piacere una discreta selezione nazionale così come il ritorno di B94 dopo l'assenza dello scorso anno.
Per quanto riguarda le birre di casa, tra le tante conferme mi colpiscono in particolare due birre, che tra l'altro saranno alla loro prima uscita.