sabato 28 settembre 2013

Un salto in Lombardia/3: The Dome

Per concludere questo tour mi sono lasciato il meglio alla fine.
Dal varesotto, presso la stazione di Solbiate (VA), prendo un paio di treni per percorrere più di 100 km con una sola direzione Bergamo.

In realtà non è nel capoluogo che voglio andare, ma poco distante, a Nembro (BG). A qualcuno sarà già balenato il nome di questo paesino associato ad un locale punto di riferimento di scala nazionale ed oltre.
Sto parlando del The Dome, gestito dal Publican (ormai la parola è talmente inflazionata che per indicare quelli veri quasi quasi serve la maiuscola) Michele Galati.
Ci vado insieme a Simonmattia, attivissimo appassionato della storica associazione La Compagnia del Luppolo.

Di passaggio becchiamo anche un nuovo locale ad Alzano (BG), poco distante, con 10 birre alla spina. Al Jumbo Beer prendiamo la Filo Forte del birrificio Pasturana, complessa tripel con mosto di vino non proprio da aperitivo con i suoi 10%alc. circa ed un fruttato vanigliato di un'intensità inaudita e dal carattere prettamente dolce. E poi la Perla Nera del piemontese Trunasse, stout davvero ricca di tostati già dal naso con una pulizia ed intensità in bocca da fare invidia a molte interpretazioni dello stile.

Al The Dome becchiamo una calma serata infrasettimanale, l'ideale per chiunque voglia godersi qualche ottima birra in santa pace.
Ci accoglie Michele Galati inquesto luogo davvero unico. Un padiglione semisferico con un grande bancone rotondo a fare da isola al centro della struttura.
Tanti punti spillatura funzionanti in occasione di rassegne o eventi, ma il bancone principale ne conta già 12...direi che è più che sufficiente!
Delle tante presenti mi colpisce una non presente ma di cui sapevo. E' Le trait d'Union, addirittura un blend che Michele del The Dome ha ideato con Schigi di Extraomnes. Blend tra la Tripel di quel di Marnate e la Gueuze di Cantillon...avete capito bene!
Una birra sorprendente, con un aroma brettato piacevolissimo al naso, neanche pungentissimo. Invece in bocca sputa di più la tripel, con un corpo pieno fruttato di pesca ad abbracciare questo lato grezzo della gueuze.
Una birra che mi ha sorpreso, sia perchè inizialmente ne temevo la complessità sia perchè il concetto mi ha davvero affascinato.
In passato i blend erano pratica abbastanza comune, per diverse ragioni e diverse metologie produttive che ora non hanno più motivo di esistere visti i cambiamenti tecnologici in birrificio. Ad ogni modo, questo può essere lo spunto per spolverare idee dal passato piuttosto che arrovellarsi su inutili baggianate ruffiane guidate dal marketing.
E' un riportare all'onore delle cronache birrarie gusti d'altri tempi, ma non per frivolezza e per far soldi. Basti pensare che si tratta di un unico fusto.

Da un esperimento all'altro, stappiamo la bottiglia donatami al mattino di Weltanschauung. Qui davvero le cose si complicano, basti pensare che come stile non si tratta proprio di una red flemish ale (dato che stiamo su 10%), nè di una dubbel vera e propria nè mi va di scomodare qualche aggettivo "imperial-". Sta di fatto che è davvero importante, con gli aromi acetici subito al naso con nette sfumature di uvetta, legno dolce e prugne.
Di problematico ha solo un po' la beverinità, ammazzata a scapito della complessità e sontuosità degli aromi. Tanto di cappello però...non è mica facile realizzare birre di questo tipo!

Nell'atmosfera del The Dome mi circondo di sensazioni positive di un movimento ormai davvero navigato a queste latitudini. Sui menu delle birre vengono citati i birrai per nome come se fossero conosciuti dai più, ed il tono informale delle parole riecheggia come rassicurante ed accomodante, senza voler balzare sul carro della birra artigianale per ergersi a sapientoni ma con il solo gusto di condividere esperienze, sapori e bevute.

venerdì 27 settembre 2013

Un salto in Lombardia/2: Extraomnes e Settimo

Il secondo post dedicato al viaggetto lombardo lo dedico ai birrifici. Due sono quelli che ho visitato, in tempi e modi completamente diversi.
Hanno molte cose in comune, più che altro nella tradizione di riferimento, andando a costituire quasi un'enclave belga nel bel mezzo del varesotto: sono Extraomnes e Birrificio Settimo.

Sveglio quasi all'alba per conciliare gli orari della tabella di marcia, faccio visita al birrificio capitanato dalla figura di Schigi, emblematica ed un po' divina.
Mi accoglie a Marnate (VA) proprio Schigi per questa visita lampo, di cui avevo voglia per ammirare con i miei occhi i luoghi dove vengono partorite certe creature.
Molto invitante la linea di imbottigliamento delle tipiche bottiglie da 33cl, unico formato. Spazi grandi, impianto Steelfood, fermentatori a iosa e tanto ordine.
Qualche chiacchiera sui progetti presenti, che hanno visto l'uscita di birre di un certo rilievo come la flemish red ale impronunciabile Weltanschauung, la omonima Quadrupel, Straff e altro ancora.
Ci tenevo davvero tanto anche al solo varcare quella soglia, un po' scioccamente ma anche per una sana dose di soddisfazione. Per me non è un birrificio qualunque, il birraio Zandalini ed il guru Schigi non sbagliano un colpo e brassano stili di birre che mi affascinano. Mi basta e ringrazio davvero chi mi ha dato modo di esserci, Schigi e Nix.
Qualche presente finisce nella mia borsa: Devochka Barrique, Kerst Reserva 2013 e Weltanschauung. Non potendole assaggiare tutte, solo quest'ultima avrei bevuto a fine serata (ne parlo domani) ed il resto devoluto al prode Nix.

Quest'ultimo, a sua volta, birraio di un altro birrificio non qualunque per i miei occhi: Birrificio Settimo.
Sulle alture di Carnago (VA) , a circa 15 km da Marnate, ci ho passato l'intera giornata, osservando Nicola ed il suo fido Daniele tra i fermentatori e le movimentazioni indispensabili da fare per un birrificio che - non si può negare - ha visto stravolgere in positivo la sua produzione, i suoi volumi ed il suo nome dall'avvento di Nicola Grande in sala cottura.
I ragazzi fanno davvero di tutto in birrificio, sfruttando al massimo tutti gli spazi disponibili e tutti i momenti della giornata per completare le varie operazioni, tra travasi e pulizia,tra imbottigliamento ed etichettatura.
C'è un bel da fare su a Carnago, ma nonostante ciò la mente di Nix è sempre in movimento per partorire nuove creazioni.

giovedì 26 settembre 2013

Un salto in Lombardia/1: Bere Buona Birra e Todomundo

Non so come io riesca (quasi) sempre e comunque a mettermi al pc e scrivere qualcosa sulle piccole scoperte e sui viaggetti birrari che ogni tanto mi concedo.
Condivisione, un po' di insano spirito di evangelizzazione e sicuramente masochismo. Sta di fatto che questa va proprio raccontata.
Con i primi tre giorni liberi di tutto il 2013 mi sono concesso una migrazione verso nord per girare qualche luogo di interesse. Ho scelto la Lombardia come meta per conoscenza con qualche birraio e per la concentrazione di cultura e vero interesse nei confronti della birra.
Manco da Roma da diversi anni, da prima che mi scoppiasse la scimmia per la birra artigianale, ma eccezione fatta per pochi posti dove vorrei far tappa, non mi dispiace più di tanto. Non mi dispiacerebbe, ma trovo in posti meno frequentati da "pischelli" e ragazzini pseudo appassionati l'ultimo rifugio del buon bere al netto delle mode del momento.

Mi conviene dividere il racconto in più spezzoni.
Il primo è dedicato a quei punti d'incontro piccoli ma con grandi birre in cantina o nei frigoriferi.

Appena sono giunto a Milano lunedì sarei voluto andare allo storico Lambrate, che però aveva giorno di chiusura. Non ce l'ho fatta a farmi trascinare dal nuovo locale, volevo che la prima volta con il Lambrate fosse qualcosa da ricordare romanticamente.
E quindi niente nuovo locale e niente Lambrate, mi lascio qualcosa per la prossima gitarella.
Di lunedì è dura trovare buoni luoghi per bere, e così mi sono buttato sull'unico posto dove ero sicuro avrei potuto bere bene: Bere Buona Birra, appunto.
Filippo gestisce questo beer shop con mescita da un annetto circa ed ha un frigo davvero molto assortito: dai locali micro lombardi più meritevoli (Gambolò, Menaresta ecc...) ai grandi nomi inglesi e belgi.
Parto con una Redor Pils alla spina, birra in scuderia Dupont. Unica bassa fermentazione del birrificio, inrealtà non si caratterizza per quel gusto pulito che ti aspetti. Molto rotonda e mielosa, poco secca sebbene un amaro accentuato ma di basso profilo si delinea sul finale.
Dal frigo poi pesco una Entire Butt del birrificio inglese Salopian. Porter davvero morbida e cremosa con un'armonia che di poche parole ha bisogno con dei tostati delicati che si adagiano tra le narici e ti distraggono mentre senza renderti conto la bevi con piacere.
Intanto in frigo mi ero fatto mettere qualcosa che non ho davvero mai trovato alle mie latitudini: la Fantome Saison.
Birrificio di cui si mormora o benissimo o malissimo per l'incostanza delle sue creature, che però quando sono in stato di grazia sbancano.
Questa saison è davvero unica: già da quando apro la bottiglia, con una fontanella che fa pensare a carbonazione elevata con uno schiuma party che si viene a tenere proprio sulla mensola e sulla mia giacca, che per sempre porterà addosso questo lievito, ne sono sicuro.
In bocca il gas non spadroneggia, mentre protagonista indiscussa è la fragranza di fragola, di "big babol alla fragola", che rende ancor meglio l'idea.
Controversa per dire poco, con questi fruttati dolci su un corpo maltato dolciastro non più facilmente distinguibile. Mi ha stupito in intensità e potenza, oltre che per gradazione alcolica inavvertibile nonostante i suoi 8%alc. Certo, siamo lontani da quello che dello stile ci si aspetta.
Romantica licenza poetica belga.
Compro una bottiglia per l'indomani e che avrei scoperto ancor più impegnativa: Fantome Chocolat. Niente cacao, tostature, niente di tutto ciò, nonostante come spezie risultano dichiarate cacao e peperoncino. Una birra dal colore dorato. Al naso spiccano proprio sudore e cantina, con note brettate evidentissime e poi subito un affumicatino impensabile e quasi asfaltante. E' dura mettersi alla prova con birre di cui non sai se volute così o capitate.
Ammetto che non è facilissimo berla tutta, a digiuno poi figuriamoci. Però...andava assaggiata per cominciare ad approcciarvisi, poi magari mi farò un'idea migliore alla prossima occasione utile.

Insomma...Bere Buona Birra ha tante belle birre ma il mio tempo è troppo poco. Scambio qualche chiacchiera con Ricci e Schigi, che avrei rivisto più tardi per un'altra tappa. E fuggo in stazione.

mercoledì 18 settembre 2013

Intervista al Birrificio I Peuceti

Ho già dedicato un post per parlare del Birrificio I Peuceti, in occasione di una mia visita presso lo stabilimento di Bitonto (BA).
Tuttavia qualche settimana prima avevamo concordato una sorta di intervista-racconto, che ora posso pubblicare perchè finalmente pronta.
È semplicemente un'occasione per farsi spiegare direttamente dalle parole dei protagonisti obiettivi e motivazioni alla base di questo progetto.
Vi lascio all'intervista.

- Ciao ragazzi!
Innanzitutto quando e tra chi nasce l'idea di mettere su un birrificio?


Innanzitutto grazie per la tua visita, io sono Giuseppe Sannicandro del birrificio I Peuceti e ti racconto la nostra storia.

Nel lontano 2004, dopo un viaggio a Dublino e il pellegrinaggio al famoso birrificio della Guinness scopro la Birra! Beh, la conoscevo molto bene nel suo ciclo di vita che parte dal bicchiere in poi, ma la rivelazione di cosa fosse veramente e del suo processo produttivo subito mi intriga...un succo di cereali amaricato con il fiore di una pianta della famiglia delle cannabinacee!


Grazie ad internet prendo coscienza del fatto che addirittura si può produrre anche in casa con dei kit già pronti (davvero!!!) e produco la mia prima Premium Pilsner ad alta fermentazione ...e che non si sappia troppo in giro! ;) Pulizia maniacale, guanti e camice, sembra un intervento chirurgico, ma riuscito...buonissima! Non esiste un paragone nemmeno lontano con "la birra" (quella industriale), la faccio assaggiare agli amici e quasi per caso anche a Pippo, che entusiasmato spontaneamente si propone per produrne insieme la prossima...e da lì tante e tante altre.


Sperimentiamo così insieme tante buone birre partendo dai grani, per noi ottime (ma siamo un pò di parte), viene quasi facile distinguersi dal prodotto sterile industriale, dunque il passaggio è semplice: una passione, un business, dunque sogniamo un birrificio. Corsi, libri, cotte, ma per ora bisognerà attendere: i costi per metter su un birrificio sono proibitivi e non è pensabile in questa fase della nostra vita fare questo passo, ci accontentiamo delle nostre piccole produzioni per il consumo personale ma la fiamma resta accesa...per anni!


Nel 2012 Pippo mi chiama e accende la miccia: "Ciao Giuseppe, quello che facciamo non può restare nel nostro laboratorio segreto...c'è tanta approvazione ma non possiamo regalarla all'infinito (sorridendo), che ne dici di farci una pensata a quel Progetto?"


Da lì tutto in discesa (o salita) ad agosto del 2012 fondiamo "I Peuceti sas" anche grazie al supporto del terzo socio Mario, che nel frattempo si è dato da fare ed è diventato degustatore ADB.


A luglio del 2013 la prima cotta! E' stata dura, ma dopo un anno di duro lavoro, abbiamo messo su il Birrificio I Peuceti! Il primo ed unico birrificio di Bitonto!


-Che esperienza avete con i pentoloni dell'homebrewing?


Breve esperienza con i kit, ma nel 2006 dopo le prime prove più o meno incoraggianti decidiamo insieme, io e Pippo, di frequentare un corso interessante in un allora sconosciuto I.T.I.S. "A. Minuziano" di San Severo (FG) per "IMPRENDITORI DI BIRRA ARTIGIANALE" alla seconda edizione. Lì abbiamo il piacere di ascoltare, confrontarci e fare alcune cotte con Teo Musso, Leonardo Di Vincenzo, Luigi Serpe, Paolo Mazzola, Stefano Buiatti che hanno poi hanno fatto maturare in noi nel tempo quel fermento e quell'entusiasmo iniziale sfociato subito nell'acquisto del primo impianto da 60L circa, per hobby...


Importiamo così dagli USA lo stesso impianto di 13 galloni circa da cui è partito Sam Calagione, composto da 3 tini in modalità BIAB, un hobby un pò costoso, visto col senno di poi!


venerdì 13 settembre 2013

La mia visita ad Eataly Birreria a Bari con il birraio Achille

Non avevo ancora avuto modo di andarci ed un po' non ne avevo voglia inizialmente.
Ma se c'è un posto con 10 birre craft alla spina ed un sacco di birre in bottiglia a prezzi un po' più bassi del solito con annesso un micro birrificio, diventa difficile resistere e rimandare ulteriormente.

Eataly a Bari è tutto questo. Oddio, per me è solo questo dato che non sono minimamente interessato al contorno di eccellenze alimentari presenti sui due piani, offerti in "salsa Ikea" con "contorno Autogrill" riguardo a panche ed appoggi dove sedersi e mangiare.
Per me è solo Birreria, il luogo dove si concentrano birre alla spina, birrificio e beer shop tutti insieme.
Teoricamente sarebbe un bel vedere questo calderone per uno come me interessato a tutti questi aspetti di questo mondo brassicolo, ma forse meglio distinguerli ed andare con ordine.

Birreria vera e propria è il nome del micro birrificio, di cui ho avuto la fortuna di conoscere il birraio Achille Lombardi Pijola, molto disponibile ad incontrarmi e scambiare due chiacchiere.
L'impianto è di 5hl e dispone di 2 fermentatori da 14 hl nominali, con una produzione di circa 50hl mensili...quindi sarebbero su per giù 600hl annui. Davvero un micro-micro.
Achille si intrattiene con noi per parlarci della sua esperienza, prima come semplice homebrewer, poi del rapporto con Leonardo Di Vincenzo che ha voluto puntare su di lui formandolo nell'impianto di Borgorose per 6 mesi al fine di affidargli il progetto Birreria di Bari, in cui come si sa c'è il contributo anche di Teo Musso e Sam Calagione.
Le birre sono ancora in preparazione ed Achille ci fa già assaggiare il mosto della blanche, una delle due birre in produzione qui e di cui a breve ci sarà la presentazione ufficiale.
Si tratta di una Golden Ale speziata con agrumi ed una Blanche con pepe rosa, roselline, timo e scorza di arance. Entrambe prenderanno dei nomi di personalità femminili legate a Bari ed a curiose situazioni italo-americane. Quest'ultima si dovrebbe chiamare Liz in onore di Liz Taylor che anni addietro girò un film a Bari ("Il giovane Toscanini" di Zeffirelli, 1987), sul nome della golden ale ancora riserbo.

Le chiacchiere sul movimento italiano si fanno interessanti e coinvolgenti ed Achille mi ha dato l'impressione di avere tutte le carte in regola per essere a capo di questo bel progettino.
A fine chiacchierata ne approfittiamo per bere qualcosa dal bancone tra cui una KeTo Reporter di Birra del Borgo, caffettosa ed attraente porter con foglie di tabacco, una Duchessa sempre BdB con farro che ha il suo perchè in termini di rusticità e complessità, ed una Nora di Baladin, a dire il vero poco in forma e con mais fin troppo in evidenza oltre all'intrigante mirra.

venerdì 6 settembre 2013

Birrificio I Peuceti: visita ed assaggi

Oggi su questo blog parlo di un progetto che si sta affacciando sul panorama brassicolo pugliese.
Si tratta di un nuovo birrificio che si va ad aggiungere ad una lista già bella folta.
Cosa sarebbe questo blog senza qualche nuovo birrificio di tanto in tanto? :-D

Sto parlando del nuovo Birrificio I Peuceti, con sede a Bitonto (BA).
Invitato da Giuseppe (uno dei tre soci insieme a Mario e Pippo), molto volentieri mi reco da loro dopo ripetute corrispondenze virtuali.
Giuseppe Sannicandro e Mario Ricci, soci e birrai, ci accolgono nel loro plesso, di poco fuori dal centro della città.
Il caso e la statistica vogliono che anche loro vengano dal mondo dell'informatica, come nella migliore delle tradizioni dei birrai italiani. Immagino l'avranno preso come segno del destino nel momento in cui hanno deciso di avviare questo birrificio, in cui vogliono riversare anche l'esperienza accumulata negli anni di homebrewing.

Appena entrati ci accolgono i fermentatori, in fila su un lato, per una capacità complessiva di 20hl, mentre la sala cottura è di 5hl.
Nell'osservare qualche dettaglio tecnico si finisce anche per parlare delle difficoltà e delle peripezie che li hanno spinti a procurarsi all'estero tutto ciò e di cui ora finalmente possono godere per produrre le loro birre.

Ma parto dall'inizio e da un dettaglio a volte trascurato: il nome del birrificio.
I Peuceti o Peucezi erano una popolazione che ha abitato nella Terra di Bari prima della conquista da parte dei Romani, ed è un chiaro segnale della loro volontà di legarsi in qualche modo al territorio.

Il logo è una libera interpretazione di una moneta dell'epoca, dove però le teste sono due invece che una sola, proprio come all'interno del loro birrificio.
Il birrificio è fresco di licenze ed esordisce con una birra in stile golden ale, la Cattedrale. Omaggio alla bellissima cattedrale di Bitonto nonchè vago richiamo al suffisso "-ale" che tanto andava di moda fino a qualche tempo fa tra i birrifici italiani, la birra è una bionda in stile inglese di 4,0%alc. con un'etichetta davvero piacevole.

giovedì 5 settembre 2013

Gluh, Gluh, Gluh...A Renna Gluh

Mi sento piccolo di fronte a questa birra.
Già il gap nei confronti di alcune fermentazioni spontanee, per un amante della birra, è difficile da colmare con qualche assaggio sporadico.
In più ci si mette la "solita" fantasia/creatività/imprevedibilità, per non dire licenza poetica, di alcuni birrai italiani, ed allora sì che l'imbarazzo misto a stupore e contemplazione viene fuori.

L'occasione per questa riflessione si palesa di fronte ad una bottiglia formato 75cl della A Renna Gluh, birra di Loverbeer che apro insieme a due amici.
L'aroma è quello lattico, misto a spezie di cui la più assordante è l'anice stellato accompagnato dalla cannella. Birra di Natale realizzata sulla base della celebre D'UvaBeer, che non ho assaggiato prima, per cui risulta davvero complicato dire qualcosa di sensato evitando gli ostacoli della scarsa conoscenza delle birre Loverbeer.

Qualcosa che somigli a red flemish ale e qualcosa di una kriek ce l'ha, a miei occhi non molto ben limpidamente distinguibili se non fosse per l'acidità lattica che vira verso un finale complesso. Tra l'altro è stata ideata anche per essere servita anche calda come "vin brule", andando a pescare da vecchie tradizioni delle "gluhkriek"...pensa che diavolo di storia!!!

Ebbene sì, il gioco continua...c'è anche un bel 20% di mosto di Freisa, che si avverte come contributo soprattutto nel finale con una punta di acetico ed un vinoso di marsala ed amarena che impreziosiscono tutto, su di un corpo comunque molto leggero e con un tenore alcolico di 8%alc.