venerdì 20 dicembre 2013

Un anno di homebrewing

Tra viaggi, festival, eventi e bevute devo dire che di questo 2013 che si sta per concludere ho raccontato abbastanza. Ma se c'è una cosa di cui non ho parlato quasi per niente è l'homebrewing, che mai come quest'anno mi ha fatto raggiungere buoni risultati.


Ho perso l'abitudine di raccontare ogni singola cotta, nonchè le varie fasi di travaso ed imbottigliamento. Un po' per evitare di ripetermi, un po' perchè di ricette ormai se ne trovano dappertutto, ma anche perchè preferisco spendere del tempo a studiare ricette e leggerne a riguardo piuttosto che "cincischiare" con opinioni mie di birre mie che posso confutare o confermare solo io. Tempo un po' inutile.
Così come quello che prima impiegavo per realizzare etichette parecchio curate e che stampate ed appiccicate finivano dopo poco per procurarmi bisogno di altro tempo, quello per staccarle e ripulirle.
Insomma, ormai vado più sul pratico.

Ed allora, come riepilogo dell'anno, più che concentrarmi su quello che è successo come fatto lo scorso anno, mi dedicherò a riepilogare cotta per cotta cosa ho realizzato, anche un po' per tenere a mente come muovermi nel prossimo anno.

Dunque, senza diventare noioso, elenco stili ed eventuali ingredienti extra aggiunti, con qualche nota, foto e commento sul risultato:

martedì 17 dicembre 2013

La mia Roma sotto l'albero

Anche questa esperienza si conclude, e mi ritrovo ad archiviarla spendendo ancora una volta qualche parola.
Il Birre sotto l'albero 2013 è stata un'ulteriore occasione per me per mettermi a confronto con altri appassionati, romani e non, e per condividere assaggi e chiacchiere.

Arrivo domenica mattina, però, e già scende un velo di tristezza.
Dalle prime impressioni degli habituè, le birre migliori sono andate via tutte il sabato. Purtroppo dando uno sguardo alle spine, mi rendo conto che è vero.
Insomma, parto sognando belghe natalizie e mi ritrovo a bere birre session teutoniche. Si vede che doveva andare così, per cui mi ci butto ugualmente.
La prima birra è quella della sete, di quando arrivi in autobus e scendi vicino Ponte Sisto, e dopo una mezza corsetta sotto 10 minuti improvvisi di pioggia, ti senti di meritare. Dalle spine del Ma che siete venuti a fa' si parte con una pinta della Keller di Gaenstaller. Birra quasi primaverile come il bel sole che spunta poco dopo (che beffa): un gusto leggerissimo ma molto cremoso, una parvenza di freschezza ed immaturità, un amaro fine e soprattutto una carbonazione quasi inavvertibile con microscopiche bollicine a sostenere la schiuma. Buonissima, secca e senza storie!

Un salto al poco distante Open Baladin e si entra nel vivo: Cantillon Fou' Foune non molto fragrante ma deliziosa, e poi Mahr's Ungespundet, anch'essa kellerbier defatigante molto molto scorrevole.

Al pomeriggio è il momento di un laboratorio con Kuaska al Bir & Fud. Grandi birre mediamente.
Da segnalare soprattutto la Chrysopolis di Ducato, birra dal colore dorato a fermentazione spontanea avvenuta in botte. Davvero notevole, più vicina al lambic del previsto, a conferma della grande padronanza del mondo della birra da parte di Campari.
Non mi ha convinto molto la Orange Poison di Stavio Pontino, seppur fosse meno estrema e difficile di quanto potesse sembrare. Sono del parere che bisogna tagliare corto con questa gara all'ingrediente strano, anche se qui resta di fondo una piacevole secchezza ed una pungenza non impossibile conferita dalla mostarda. Ok però...bando alle ciance.
Bella la prova di resistenza data dalla BBevò di Barley, che con Perra in persona si presenta in ottima forma nonostante diversi anni sulle spalle. Un produttore serio come Nicola Perra vale più di cento birrai improvvistati, e questo mi riappacifica col mondo birrario italiano.
Da segnalare anche la nuova alle albicocche di Scarampola, chiamata Tocca l'albicocca. Non corre sul territorio dell'acido, e questo un po' mi spiazza rispetto alle aspettative. Ma mantiene un equilibrio notevole e conserva in bella vista note di frutta matura e del frutto in questione. Molto delicate e pacate anche la Le due lune del Birrificio dell'Aspide, una sorta di dubbel con due mesi di botte, ma anche la Tony Solo del birrificio Hibu. Stranissima, invece, la Nadàl di Foglie d'erba, birra passata in botti di rhum e decisamente estrema col suo aroma che per miracolo non scivola sui territori degli off flavor.

giovedì 12 dicembre 2013

Kerstbier, basta la parola: Père Noël, Winterkoninkske, Kerst, Santa Bee, Stille Nacht

A dicembre inoltrato non si può evitare di essere travolti dall'ondata di birre natalizie che comincia ad affollare gli scaffali dei birrifici dei beer shop e le spine di qualche evento (qui pochi o nulli, a dir la verità).

Desideroso di tuffarmi in questo mare alcolico caldo e piacevole, ieri sera al Birrarium ci siamo concessi cinque belle bevute, seguendo il filone delle kerstbier belghe.

Si comincia con la Père Noël, birra natalizia di casa De Ranke.
Si tratta di una birra moderatamente alcolica e ci va bene come inizio. L'aroma è di arancia candita, molto caldo ed incensoso. Bella la struttura, decisamente agrumata e maltata fino ad un certo punto perchè nel finale arriva un amaro carino. La secchezza contribuisce, ma il taglio amaro è senza eccessi, equilibrato nell'equilibrio che a sua volta conferisce all'intera bevuta. Una birra apparentemente banale ma godereccia quanto basta per essere apprezzata senza alcuna difficoltà.
Qui altre due righe su birrerya ed altre due su inbirrerya, con pareri discordanti tra Laschi e Schigi (rispetto a quella birra in versione 2007). Questa birrra a me non è dispiaciuta affatto!

Saliamo di livello, alcolico. Si passa alla Winterkoninkske del birrificio Kerkom. Molto bella la parte storica della scheda presente su Una birra al giorno, di cui riporto la spiegazione del nome:
Birra dedicata allo Scricciolo, in fiammingo appunto chiamato Wnterkoninkje (ovvero “il re dell’inverno”), il piccolo uccello ritratto anche in etichetta che tradizionalmente “annuncia” l’arrivo dell’inverno quando dalla campagna si sposta verso i centri abitati alla ricerca di un luogo meno freddo dove costruirsi il nido. Ma nella tradizione celtica lo scricciolo è anche legato al giorno di Santo Stefeno (Wren’s Day). Fu proprio questo uccello, con il suo canto, a rivelare ai romani dove fosse il rifugio di Stefano che fu poi catturato e lapidato.
La birra si presenta di colore mogano, con una bella schiuma fine. Al naso qualche neurone impazzito me la associa ad una Pannepot, anche se so si tratta di produzioni ben diverse. La nota che emerge è quasi caffettosa, mentre in bocca si trova di tutto: uvetta, fico secco, melassa, fino ad evolversi verso un amaro di radice di liquirizia. Scaldandosi va sempre più in crescendo, ma si mantiene abbastanza prevedibile, ad ogni modo, lungo tutta la bevuta. Birra assolutamente degna di nota, nonostante ne avessi un ricordo splendido risalente allo scorso anno, quando la bevvi al Moeder Lambic St. Gilles a Bruxelles.

lunedì 9 dicembre 2013

Puglia In Fermento "edizione natalizia": altro giro di Puglia nei TeKu

Si è conclusa ieri il secondo evento portato avanti da Eataly Bari dove hanno trovato spazio i birrifici artigianali pugliesi.
Dopo il buon riscontro di pubblico di ottobre, è stata confermata la formula: gettoni da 1€ corrispondenti a 10cl di birra. Una buona cosa per un consumatore che vuole assaggiare tutte le birre presenti, soprattutto le novità.

La lista dei presenti era questa:
Birrificio Gruit, Birrificio B94, Birrificio I Peuceti, Birrificio Castel Del Monte, Birrificio Birrapulia, Birrificio Svevo, Birrificio Birranova, Compagnia Brassicola Zerottanta, Birrificio Decimoprimo, Birrificio Bas. Oltre ai pugliesi, era presente una selezione di Birra del Borgo, Baladin e Birreria Eataly Bari.

Ho potuto assaggiare qualcosa in più della scorsa volta, quindi mi concentro solo su questi ulteriori assaggi (comprese le novità annunciate qualche giorno fa) nonostante sia stato piacevole bere anche altro.

Parto da Gruit, dove ho prima bevuto la Chiara e poi la Rossa. Il loro modo di brassare è molto molto semplice, poco caratterizzato sull'artigianalità del prodotto (sul ciò che differenzia l'artigianale, intendo, non sui processi ovviamente) e su un gusto pulito. La Chiara è una birra tutto sommato gradevole, poco maltata anzi equilibrata, ma dall'opinabile piacevolezza dal punto di vista olfattivo. La Rossa invece punta tutto su toni caramellati e poco altro, con una carbonazione anche un po' troppo invadente, a mio parere. Sarà che non ho molto feeling con queste produzioni da diverso tempo, ma nonostante i miei ripetuti tentativi di trovarci dei tratti distintivi, le reputo alquanto migliorabili in futuro. Mi scuserà, spero, il simpatico il birraio Carlo che ho avuto modo di conoscere meglio.

Di B94 ho riassaggiato la gradevolissima Terrarossa, di grande facilità ed eleganza e fin troppo generosa nella schiuma, ma ce ne fossero così di birre e di schiuma! Bypassando le altre Santirene e Warning Hop, ho avuto l'onore di assaggiare anche l'ultima nata, Classe 1943. Un barley wine maturato in botti di vini rossi al quarto passaggio, molto elegante al naso, con note di miele di castagno, probabilmente riscontrabile anche nella colorazione di un arancio carico. Dopo il piacevole aroma, in bocca si dimostra un po' più duro del previsto: la dolcezza sfuma in un amaro graduale ma avvertibile fino a fine corsa. Tutt'altro che sgradevole, anzi, di suo aiuta a spazzare via il resto.

Altri assaggi allo stand di Birrificio Svevo. Ho bevuto la Imperium, porter brassata da Vito Lisco, molto caffettosa e ricca di note di carruba, fave di cacao e melassa al naso. In bocca si conferma tale, con una bella struttura maltata, forse lesinando un po' sui tostati. La Germana, spillata, invece, era in versione rinforzata per l'occasione, ma l'ho saltata.

A proposito di I Peuceti, invece, ho bevuto la nuova arrivata Levante. Birra che si ispira alle IPA americane, realizzata con dry-hopping di luppolo Amarillo. Ed è quest'ultimo il tratto fondamentale della birra, ovviamente avvertibile in aroma, mentre in bocca la birra si siede verso un equilibrio a dispetto dell'amaro che caratterizza lo stile. Un tentativo di rendere più semplice uno stile in voga, spostando l'attenzione soprattutto sulle sensazioni olfattive.

giovedì 5 dicembre 2013

Nuove birre pugliesi da I Peuceti, Birranova, B94, BirrApulia e Decimoprimo

I birrifici pugliesi si sono dati appuntamento per questo mese di dicembre per uscire con qualche altro prodotto nuovo. Le informazioni, come sempre, si trovano quasi sempre solo spulciando in rete, per cui quello che scrivo in questo post è un semplice sunto si quanto sta per sbarcare sui nostri banconi.

Parto dal Birrificio I Peuceti, con sede produttiva a Bitonto, che dopo la birra d'esordio Cattedrale (golden ale) e la successiva Baresana (belgian ale), propone come terza creatura la Levante. Si tratta di una birra ispirata alle American IPA di 7,5%alc., che nella descrizione proposta dal birrificio si preannuncia con "accentuato aroma di luppolo con sentori floreali, fruttati e agrumati supportato delicatamente dal gusto del malto caramello. Corpo medio, moderata carbonatazione con un gradevole finale secco."
Sempre molto bella l'etichetta, c'è da ammetterlo.

Altra novità è l'ormai consueta birra natalizia di Birranova. Quest'anno Donato Di Palma si è concentrato ancora una volta su una birra molto alcolica a cui ha fatto seguire l'azione del legno. La birra si chiama Tensione Evolutiva ed è imbottigliata in due versioni: nella prima ha subito un passaggio in barrique di rovere (stesso schema de La Fine del mondo, analoga birra dello scorso inverno) rigenerate dopo aver ospitato diversi passaggi di vini rossi, mentre nella seconda la birra ha avuto una maturazione in botti di whisky (se la memoria non mi inganna, per la precisione di tratta di bourbon, quindi di origine americana). Avendo assaggiato mesi fa qualche sorso di queste birre, mi viene facile sbilanciarmi ed anticipare il mio giudizio molto positivo nei confronti soprattutto della versione in botti di whisky, che con un'ulteriore maturazione si sarà ulteriormente "evoluta", appunto.

lunedì 2 dicembre 2013

Meet the brewer: Jurij Ferri

Questo non sarà un post-fiume e non sarà nemmeno un post di degustazione sulle birre.

La serata di venerdì scorso al Birrarium di Acquaviva in compagnia di Jurij Ferri è stata bella in quanto piena di compagnia e di chiacchiere vere e piene.

Il birraio di Almond'22, il birrificio abruzzese tra i più longevi d'Italia, è sicuramente uno di quei protagonisti che si fanno sentire, che parlano, che dicono la loro sui temi più importanti del mondo birrario italiano, senza remore nè banalità, con la consapevolezza di dover dire quello che si pensa senza pressioni o simpatie.
Anzi, spesso chi ragiona con la propria testa spesso le simpatie non le attira più di tanto. Dal mio punto di vista questo porta birrifici come il suo a restare sempre un po' in disparte, nonostante la qualità, nonostante gli anni di attività, nonostante tutto.
Ricordo ancora queste parole di qualche tempo fa.
Le birre di Jurij non seguono stili alla lettera, piuttosto vi si ispirano tirando fuori altro.
Questo può non corrispondere esattamente alla mia personale visione del modo di fare birra, ma le sfumature tra il nero e il bianco secondo me esistono.

Nella C-Jaded si apprezza la freschezza del bergamotto calabrese in una birra che vuole essere una bitter, IBUisticamente parlando, ma ottenuta utilizzando il Vienna come malto base. Curiosa la scelta, per Jurij si tratta di una sfida: ottenere quel che si vuole con un certo coefficiente di difficoltà. Notoriamente sono ben altri i malti che costituiscono il grist di una bitter.

Anche la Pink Ipa ha una licenza poetica sul pepe rosa, e miete vittime ormai da qualche anno.