martedì 28 gennaio 2014

Nincasi a tutta beer firm

Il fenomeno beer firm ha attecchito quasi in ogni angolo d'Italia, con i vantaggi del non possedere impianto, mani meno legate, una serie di questioni "etiche" (birrariamente parlando, si intende) ed una buona possibilità di sperimentazione.

I prossimi tre post saranno incentrati tutti su altrettante beer firm, di cui ancora non si è accennato qui sul blog. Di queste ben due vedono le proprie birre nascere tra i fermentatori di Birrapulia, birrificio di Ostuni gestito dal birraio Oliver Harbeck.

Un piccolo excursus voglio concederlo a chi ancora non avesse bevuto le sue birre: molto pulite, precise, caratterizzate da facilità e valore sicuramente molto buone.

Ho parlato in post passati delle prime due birre, mentre non ancora dell'ultima arrivata Birra Weizen. Anch'essa si contraddistingue per essere molto scorrevole, con un cappello di schiuma pannoso, leggermente bananoso ma non volgare e frivolo come weizen commerciali che siamo abituati a vedere spillare in pub qualsiasi.
In bocca ciò che la rende piacevole è il corpo alquanto basso rispetto a quello che si possa pensare: non caramelloso nè denso, bensì croccante. Tutto ciò, unito alla gasatura allegra fa di questa weizen, non filtrata (potremmo parlare di hefeweizen) e rifermentata in bottiglia come da uso bavarese, una grande promessa soprattutto per la prossima estate. Birra su cui Oliver ha lavorato molto, di cui ricordo una precedente versione che a me piaceva ugualmente ma, non soddisfacendo il birraio, non meritava di essere la versione in commercio definitiva.

In questo clima teutonico, però, si trovano a ribollire altri fermenti.
E quello di cui voglio scrivere è l'idea di Leo Pizzutoli di produrre lì le proprie birre.
Leo è publican da anni del Nincasi di Cisternino, pub che nella nostra Puglia possiamo definire storico per età e per un certo modo professionale di trattare e proporre birra.
La prima nata della beer firm Nincasi è stata la A-Ku, strong ale con bacche di ginepro, inizialmente prodotta presso B94. Dopo il successo di questa "birra pilota" di quasi un anno fa, evidentemente Leo ci ha preso gusto, per cui data la maggior vicinanza geografica con Ostuni, è da Birrapulia che ora si brassa.

venerdì 24 gennaio 2014

Thomas Hardy's 2008: sorsi di perfezione

Storia e mito intrecciati. Fama, rarità, caccia all'esemplare introvabile.
Le sfaccettature grottesche del nome di questa birra sono le più disparate e non sempre facilmente interpretabili.
Certo è che questa birra nata per commemorare il letterato inglese ha finito per superare - e di molto - la stessa magia delle sue parole, rimpiazzata da quella del piacere, del gusto, della cultura inglese tout court.
It was of the most beautiful colour that the eye of an artist in beer could desire; full in body, yet brisk as a volcano; piquant, yet without a twang; luminous as an autumn sunset; free from streakiness of taste, but, finally, rather heady." 
Thomas Hardy, The Trumpet Major, 1880 


Possiamo vederlo come il primo rating di questa birra? Il processo è esattamente contrario: qui sono le parole che ne hanno ispirato l'ideazione.
I fatti stanno così: intorno all'antico birrificio Elridge Pope di Dorchester l'amicizia legava la famiglia dei birrai allo scrittore, che tanto amava le strong ale del posto da descriverne una con quelle parole.
Per farla breve: Hardy muore nel 1928 e nel 1968 i discendenti del birrificio brassano questa birra commemorativa.
Dopo quella che oggi chiameremmo "one shot", il birrificio cominciò una produzione più massiva dal 1974 al 1999, quando il birrificio stesso non solo sospese la produzione ma chiuse proprio i battenti.

sabato 18 gennaio 2014

Squisite fanciulle: De Leite Mam'zelle e Montegioco Tentatripel

Ogni tanto le risorse e le parole è meglio ottimizzarle.
Concentrarle e concentrarsi su poche cose, a cui dedicare un livello di attenzione degno.

Le due birre sicuramente meritano di essere descritte con parole adatte e raccontate con adeguato dettaglio.

Sono due birre legate da una certa contaminazione tra i birrai belgi e quelli italiani, gli uni che umitano gli altri, e viceversa. Uno di questi trend non è unicamente italiano, ma da qui ha preso una bella rincorsa. Sto parlando del passaggio in legno, o barrel aging (BA) con botti o barrique che hanno ospitato in passato vini, spesso importanti.

La prima birra ha proprio questa caratteristica. E' la Cuvèe Mam'zelle del birrificio De Leite, realtà produttiva del paesotto di Ruddervoorde, Fiandre occidentali. Metà produzione di arredamenti e metà birrificio...questa mi mancava!
Vado a riesumare le note di Alberto Laschi di inbirrerya.com per introdurre il birrificio:
Birrificio nato ufficialmente nel 2008 per merito di Luc Vermeersch, un’altro homebrewer che si è letteralmente “buttato” in questa impresa coinvolgendo i suoi due amici: Etienne Vanpoucke e Paul Vanneste. Dal 1998 Luc produceva birra in casa, come tutti gli homebrewers partecipava a meeting e manifestazioni a tema.. trovati molti riscontri positivi nella sua piccola produzione decise di partecipare ai corsi specializzati che organizza il birrificio Alvinne. La sua passione è così contagiosa che riesce a coinvolgere anche Etienne e Paul. Proprietario della Helbig, produttrice di arredamenti d’interni, Luc “si prende” una parte di immobile ed incomincia a sviluppare la sua idea di birrificio. Risolti i problemi burocratici il 5 marzo 2008 nasceva il Birrificio De Leite dal nome di un ruscello che passa vicino allo stabilimento.
E dal sito Belgian Beer Board qualche altro dettaglio sul nome:
Il nome di De Leite deriva o dal piccolo torrente locale "De Leite", o dall'espressione topografica "De Laagte" (la profondità di campo). Nel dialetto delle Fiandre Occidentali, si pronuncia come "De Leigte", da cui il nome "De Leite". 
Latitano altre informazioni sul resto, ma intanto da etichetta è chiaro, in fiammingo quanto in francese, il passaggio di questa blond (o meglio strong golden ale da 8,5%alc.) in botti di quercia che hanno ospitato vini del Mèdoc, nella Gironda francese: parliamo quindi di vini prodotti da uve a bacca rossa, da quanto apprendo.
Tutto questo legno non si avverte, in realtà: appena stappata qualche stallatico lo fa lontanamente scovare insieme a del vanigliato appena intuibile, ma è nelle esalazioni successive che avverto netto il contributo di brettanomiceti. Un mondo selvaggio, che include sicuramente anche batteri lattici, che si è aggiunto alla combriccola sicuramente solo con il suddetto passaggio in botte dopo la fermentazione primaria.

mercoledì 15 gennaio 2014

Cieca e un po' muta

Con ritardo, torno a parlare della cieca a cui ho partecipato la scorsa domenica.
Dico subito, gran bella esperienza, a tratti anche sopra le aspettative.

Ben 10 birre per 8 partecipanti, anche molto diverse per stili e provenienza, ma non sono mancati alcuni esempi di stili molto simili che è stato difficile distinguere.
In realtà ne abbiamo serbate in frigo altre, dato che le 15 portate sarebbero state davvero troppe, e con il passare degli assaggi avremmo finito per far le cose troppo in fretta e forse male.

A grande richiesta, sarà preparato un dettagliato report dei dati, delle impressioni e di tutti i commenti che abbiamo messo nero su bianco, inconsapevoli di quel che si stava bevendo. Report in arrivo sul prossimo numero della rivista MoBI Movimentobirra.

Intanto tampono un po' la curiosità pubblicando una delle tabelle elaborate, ed in particolare quella che riguarda semplicemente la media voto ottenuta dalle birre, con voti espressi in decimi.

sabato 11 gennaio 2014

Degustazione alla cieca: warm-up

Da quando ne sono venuto a conoscenza, l'esperienza mi ha sempre affascinato. Fin da quando dei temerari sul forum MoBI (link ad alcuni report) e poi sul forum Il barbiere della birra hanno raccontato di quanto sia stimolante e sorprendente bere birra senza quel castello di informazioni come stili, produttori e sua nazionalità, caratteristiche che fanno da pilastro per la scelta del buon appassionato.
Insomma, la degustazione alla cieca è un gioco dove si sa si uscirà perdenti, ma che non per questo non merita di essere affrontato.
Poche le regole: bottiglie incartate dalla testa ai piedi, numerate, servite in ordine sparso e descritte alla meglio su un'apposita scheda, dove si può anche tentare l'impresa di sparare stili, grado alcolico ed addirittura birra o birrificio.

Per ampliare il discorso prendo spunto dal post di un blog inglese che seguo di tanto in tanto, Boak & Bailey's Beer Blog, molto didascalico ma anche molto pratico negli spunti. Il post porta il titolo "The enjoyability of beer vs. expectation": gli autori si trovano a giudicare sorprendentemente buona (anzi, bevibile) una birra di cui non sospettavano.
Ed allora, via con le pippe anche in terra d'Albione, con tanto di elenco di reazioni possibili che possono venire fuori da un'esperienza di blind tasting:

giovedì 9 gennaio 2014

Ancora kerstbier: Krampus, Spéciale Noël, Tsjeeses e Befana Chinata

Le festività hanno la scadenza dell'Epifania, ma le birre natalizie vanno fino ad esaurimento scorte.
E così, dopo una prima serie, c'è tempo per bere altro.

La prima di quest'altro gruppo è stata la Krampus, creatura di Giovanni Campari e del suo Birrificio del Ducato. E' una natalizia di 9% sebbene fino a qualche anno fa risultava essere di 7,6%, ed il nome riprende una figura popolare così raccontata sul sito web:
[...]La Krampus, però più che al Natale si riferisce ad una leggenda dei paesi ladini. La notte del 5 dicembre i Krampus si aggirano fra le vie ed i vicoli dei paesi dell’arco alpino, coperti di pelli di montoni, con corna e zampe di capra, agitando le loro nere catene terrorizzano gli abitanti dei villaggi. È il preludio dell’arrivo del Vescovo San Nicola (antico precursore di Babbo Natale) che porterà pace e doni nella comunità.[...]
Potrebbe essere una sorta di dubbel come birra base, ma c'è molto altro oltre al tenore alcolico rinforzato. Al naso lo speziato è evidente seppur non netto, mentre la schiuma sarà forse l'unica cosa a non essere notevole. Nonostante ciò la carbonazione è sostenuta perciò adeguata a questo spessore. In bocca su uno sfondo di caramelli, molto ben alleggeriti e masticabili, arriva fin da subito un'esplosione speziata: non è dato sapere tutto ciò che è stato utilizzato, ma le poche certezze che si avvertono sono la presenza di qualche pepe che conferisce il tipico sentore di balsamico e di alloro riconoscibile in altre natalizie italiane e belghe. In più sono propenso a pensare alla presenza di cardamomo.
Cercando tra le info noto la breve scheda* su Domus Birrae dove si parla di ben 9 spezie, ed io che sono a quota 2 sono consapevole di non poter vincere questa sfida, perciò mollo subito. Le ulteriori informazioni riguardano il passaggio in botte, di cui non immaginavo, e la rifermentazione con Brettanomiceti, alquanto nascosto ma che spiega la particolare freschezza e secchezza. Ottima birra, altra conferma delle trasversali qualità di Campari.
[*EDIT: Brett talmente ben nascosti che in effetti non c'erano: ho sbagliato scheda (quella linkata è la versione Riserva Strepponi) ma il fiuto si è rifiutato di mentire.]

Seconda birra che ha attratto l'attenzione è stata la Spéciale Noël dei belgi di La Moneuse. Le aspettative per questa birra erano tante, purtroppo in buona parte disattese. Appena stappata evito l'effetto fontana prontamente avvicinando il bicchiere, e la carbonazione si avvertirà molto poco dopo in bocca.
L'aspetto non è dei migliori, il colore ramato e la schiuma molto disomogenea. Al naso è molto forte la vampata fenolica, mentre in bocca è panico nel ritrovarsi senza richiami ai malti: per una birra di 8%alc. questa sciatteria non è affatto il miglior cartellino da visita. Nel tempo sale qualche leggerissimo fruttato di uvetta, tra spettri di muffa e di ossidazione, ma la birra in sè non supera la prova principale: il bicchiere resta pieno per metà.
Eppure le recensioni di Alberto Laschi qui e qui non mi avrebbero mai fatto presagire questo finale. Non posso che immaginare che la birra ed il birrificio non siano gli stessi descritti qualche anno fa.

Due Pannepot a confronto: Reserva 2009 e Gran Reserva 2008

E' ora di riprendere e di scrivere il primo post di quest'anno, portando il mattoncino targato 2014 sul muretto dell'archivio.

Le bevute di questo periodo festivo sono state molteplici, non sempre a tema natalizio.
Unico filo comune che riesco a trovare è quello che viene fuori da due birre simili, essendo due versioni di una stessa birra base.

Diverso tempo fa la Pannepot mi impressionò, ma erano altri tempi sia per offerta birraria a cui ero in grado di accedere, sia per gusti e capacità che sicuramente erano non ancora sviluppati a pieno.
Mi ero lanciato anche nell'assaggio di diverse edizioni, della stessa annata ma con diverse ricette realizzate per altrettanto diversi mercati.
Stavolta, invece, ho avuto a che fare con diverse annate e diversi invecchiamenti.

La prima è Pannepot Reserva 2009. Birra che porta ben in vista l'annata e l'indicazione di "aged on oak".
Al naso sbucano subito frutti rossi e ribes per un aroma complesso, ma è subito evidente uno scarso apporto dell'invecchiamento in rovere, che se non indicato in etichetta non avrei riconosciuto.
In bocca ancora frutti rossi ed arriva subito il cacao e tanto fondente, mentre i tostati non si trovano a partecipare in prima linea. Soffice e morbida si presenta e continua a mantenersi la schiuma, mentre il corpo mediamente pieno la rende neppure troppo ostica.
Difficile collocarla nella categoria Barrel Aged se non per le intenzioni, anche se ad onor del vero è una birra acquistata lo scorso anno (seppur conservata in buone condizioni) quando l'ho trovata sugli scaffali di diversi beer shop.

Devo confessare di averla trovata particolarmente azzeccata, però, accompagnata ad una faldacchèa, strepitoso dolce murgiano di pasta reale in cui è affogata un'amarena sotto spirito, ricoperto esternamente da cioccolato bianco. In particolare l'amarena ed i leggeri frutti rossi si sono incontrati e sfiorati: detenuto e rispettiva compagna che si telefonano attraverso il vetro della sala incontri di un carcere. Esaltante.

La seconda versione che ho bevuto è la Pannepot Grand Reserva 2008. Non sapevo esattamente per cosa stesse quel "Gran" e non pensavo fosse solo riferito ad una distanza temporale maggiore rispetto alla suddetta Reserva 2009, ci sarebbe stato dell'altro. Il sito dei De Struise non è minimamente orientato ad informare di questo, rimanda solo a Ratebeer dove è contenuta una piccola descrizione commerciale.
Ed eccole.