venerdì 28 marzo 2014

Cameriere, c'è del whisky nella mia birra!

Il ritorno di un piacevole freddo marzolino ha fatto scattare la riaccensione del camino, ed allora sì che è scattata automatica la degustazione. Una serie di ben sei birre passate in botte con particolare accento su quelle che hanno ospitato whisky.
La foto di gruppo è presto fatta, qualche birra preparatoria e cibo riempitivo e parte un percorso in crescendo.
Grandi protagoniste innanzitutto le Ola Dubh del birrificio Harviestoun.
Si tratta del progetto di punta di questi scozzesi che vede l'impiego di una birra base sul modello di quella bontà che è la Old Engine Oil, scalata a 10,5%alc. per un risultato finale di 8,0%alc., con luppolatura di Galena, EKG e Fuggle e passata per la durata di 6 mesi in botti che hanno ospitato rispettivamente per 12, 16 e 18 anni il noto single malt whisky Highland Park. Non si tratta solo di coloro che hanno fisicamente fornito botti esauste ma dei partner operativi di questo progettino.
L'amico Domenico Iorfida, appassionato "orzaiolo", mi ricorda che si tratta della più settentrionale tra le distillerie scozzesi: presenta una torba molto gentile e "legata" a differenza di altri single malt provenienti dalle isole (Skye, Islay, Arran, Mull), e di questa assenza del carattere torbato me ne sono accorto alquanto facilmente, nonostante in giro si legga anche questa come caratteristica delle birre in questione.

domenica 16 marzo 2014

Birra dell'Anno 2014: risultati e commenti

Anche quest'anno il concorso di Birra dell'Anno, giunto alla nona edizione, porta con sè tanti spunti di discussione.
Avevo occasione di recarmi a Rimini quest'anno, ma logisticamente non mi è stato proprio possibile per cui, come da tradizione, dedico un post a caldo su questa che è la più importante competizione nazionale in tema di birra artigianale italiana.
Partiamo subito col dire che le sessioni di degustazione delle numerosissime birre iscritte alle 26 categorie sono andate avanti durante le giornate di giovedì 13 e venerdì 14 marzo, e a giudicare anche da qualche tweet dei giudici sicuramente sono state tra le più impegnative di questi anni nonostante le note difficoltà occorse in questi mesi per l'organizzazione dell'evento stesso.

Le categorie sono visionabili per intero a questo link, per praticità rilancio le didascaliche etichette accanto alla singola categoria (frutto delle classifiche pubblicate via Twitter da Andrea Turco) per dare una più facile lettura al di là della descrizione completa, ma sappiamo bene che le maglie del regolamento sono abbastanza larghe e lasciano spazi ad interpretazioni più che a stili precisi.

Ecco le classifiche venute fuori dalla proclamazione di sabato 15 marzo, cui seguirà qualche breve opinione sui risultati, con il solito annuale occhio di riguardo anche sulla scena meridionale e pugliese in particolare:

mercoledì 5 marzo 2014

Tutto in una notte: Birranova & Aleph

Le cose da dire sono tante, belle e sparse, la serata che le ha messe in scena è stata una e una sola.

L'occasione era la riapertura del locale di mescita di Birranova: dopo due settimane di chiusura l'interno si è trasformato graficamente e soprattutto è cambiato il nome. Quella che è stata per sette anni La Cantina della Birra, sul quale bancone mi sono avvicinato più seriamente al mondo della birra di qualità tra chiacchiere e pinte, smette di chiamarsi così per abbracciare il nome di Birreria Birranova. La scelta è stata quasi obbligata visti gli ostacoli che si incontrano quando ci si propone come brewpub, birrifici che producono e vendono nello stesso luogo. Cercherò di tenere a bada la mia vena nostalgica che mi porta sempre a rimpiangere ciò che mi piace ma cambia nel tempo, ma per certi versi non sarà difficile perchè il locale così fa un salto in avanti: esteticamente la grande novità sono le lavagne, ormai vero punto fermo dei locali birrari italiani, ma è nettamente aumentata l'offerta culinaria. Tra le varie proposte quella più interessante è la pinsa romana, prodotto ancora ignoto per molti ma che ha ormai conquistato tante simpatie nel mondo italiano della gastronomia e delle lievitazioni e che Donato Di Palma ha studiato per diverso tempo prima di arrivare a proporlo nel proprio locale.

Questo breve incipit sul nuovo corso di uno dei luoghi birrari di riferimento pugliesi è non solo di buon auspicio per il locale ma vuole sottolineare come ormai, anche a queste latitudini, si sia recepita l'importanza del binomio birra-cibo per sfondare i duri cuori italici in materia, spesso ancora diffidenti verso il mondo della birra artigianale.

Chiaramente quale occasione migliore per mostrare novità anche al banco spine?
Ben due le sorprese. La prima è la Russian Imperial Stout, nome omonimo dello stile di riferimento e birra realizzata su ricetta del vincitore del concorso per homebrewer dello scorso luglio 2013 al Birranova Beer Fest, con tanto di etichetta ispirata al più amato dagli homebrewer in termini di informazioni e trasparenza riguardo alla ricetta (indovinato...?). Gradazione 8%alc., schiuma davvero poderosa e solito nero impenetrabile.


E' davvero una bomba di aromi e sapori, a cominciare dall'olfatto molto cioccolatoso e carico per continuare con un gusto pieno, intenso, carico ancora di sensazioni di cioccolato e di moka, con sapori anche molto maltati e ricchi pur non sforando nella pesantezza che alcune interpretazioni di questo stile possono presentare. Molto bella è anche la calda nota etilica, con richiami a ciliegia e frutta sotto spirito.

L'altra birra novità mi permette di agganciarmi al terzo ed ultimo spezzone di questo post. Si chiama Saison D'abbàsce ed è frutto di una collaborazione di Birranova con Aleph, nomignolo brassicolo di Andrea Ladas. Ora ci arrivo, intanto mi soffermo sulla birra: una saison da 7%alc. brassata con aggiunta di bacche di ginepro e ramoscelli di mirto. Qualcosa di molto campestre, come la storia dello stile insegna, ma anche mediterraneo, per quel che può valere questa parola in ambito birrario. Un bel colore arancio ed una schiuma compatta a sprigionare subito aromi rustici, finemente speziati e fruttati che regalano ricordi di frutta a polpa gialla e fiori di campo.


In bocca è molto gustosa dimostrandosi ancora rustica e complessa, molto secca ed alquanto luppolata con i contributi (tra gli altri) di Amarillo e Mosaic. Siamo su ingredienti non ortodossi, chiaro, ma l'effetto risultante non è affatto lontano dalle caratteristiche delle saison e delle belgian speciality ale più in generale, per cui questa collaborazione per quanto mi riguarda ha dato davvero buoni frutti.
Potremmo etichettare Andrea ed il suo progetto Aleph come gipsy brewer ma non riusciremmo a spiegare a pieno quello di cui si tratta. Si fondono i concetti di gipsy brewer, assistant brewer, one shot e beer firm in un unico grande calderone che lo ha visto in questi ultimi quattro anni collaborare con birrifici in mezza Europa ed anche oltre, così come sottolineano gli scozzesi di Fyne Ales, luogo della ultima sua esperienza da assistant brewer prima di tornare per un breve periodo nella sua Taranto: