mercoledì 14 maggio 2014

Assaggi di Beer Oz: Eva e Morgana

Le novità in questa regione non finiscono mai e la forma produttiva delle beer firm è una delle più attive in questi tempi, e così dopo aver visto l'esempio di un brewpub che punta tutto sulla mescita ci catapultiamo su un progetto decisamente diverso nei modi e nell'approccio.
Qualche giorno fa ho incontrato Danilo Valente ed Alessandro Liberio, protagonisti della nuova realtà di Beer Oz.

Si tratta del progetto brassicolo che sfocia in questa avventura produttiva dopo quasi cinque anni di homebrewing, contesto ed occasione in cui li ho conosciuti io stesso.
Per realizzare quello che un po' è stato il loro pallino di questi ultimi anni si sono affidati agli impianti di produzione di Birrificio Castel del Monte di Ruvo di Puglia, mentre il loro campo base è a Modugno, appena fuori Bari.


Sono sul mercato ancora da pochissimo, ma a quanto pare le cose stanno cominciando a girare. Abbiamo avuto modo di parlare di questa prima fase che li ha visti impegnati nelle cotte presso lo stesso birrificio nonchè nel commerciale e nella distribuzione.
Si dedicano ormai fiumi di inchiostro sul fenomeno delle birre conto terzi, con pro e contro sul versante imprenditoriale e produttivo quanto su quello del consumo, della qualità del prodotto finale e sui prezzi.
A dimostrazione del fatto che le parole lasciano quasi sempre il tempo che trovano, posso già anticipare che le due birre che al momento escono a nome Beer Oz sono buone birre, ben fatte e anche piacevoli.
I nomi sono prelevati dalla loro passione comune per il gruppo dei Litfiba.

lunedì 12 maggio 2014

Bilabì, il brewpub barese delle basse fermentazioni

Il nome è tutto un programma e potrebbe nascere dall'invito spensierato "bìv' la bir'" che dal vernacolo ad un più presentabile italiano viene contratto in Bilabì.
Non ci sarei mai arrivato da solo se non avessi avuto modo di chiederlo di persona a Lucio Bellomo e Nicolò Scoditti, soci e titolari del brewpub barese di recente apertura.
Con loro abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchiere sull'idea di base di questo progetto, sul loro modo di vedere la birra artigianale e di proporla al consumatore.
Quando si dice che le birre sono un'estensione del carattere del birraio non si dice mai una sciocchezza. Anche in questo caso raccontano molto: in produzione c'è Lucio, birraio molto giovane e concreto che ha anche fatto esperienza.

Dall'homebrewing alle esperienze in produzione presso Stazione Birra (brewpub romano in attività dal 1998) ed in Germania al birrificio Berger, Lucio comincia a maturare l'idea di produrre, che si realizza quando con Nicolò decidono di avviare un'avventura che li appagasse entrambi. Loro che accademicamente parlando hanno storie lontane dall'ambito tecnico-scientifico, in questo progetto ci hanno creduto, hanno investito tempo e convinzioni, arrivando all'obiettivo con delle idee chiare e decise. Per dettagli sulle fasi della creazione dell'impresa stessa rimando a questa piccola intervista, che raccoglie ciò che gli stessi Lucio e Nicolò mi hanno raccontato.
Le birre riflettono le scelte meticolose che li hanno portati a produrre scegliendo l'approccio del brewpub, interpretando il bisogno del consumatore di mangiar bene ancor prima che bere bene, e questo in Italia ed al sud è quanto di più importante ci sia, nel bene e nel male.
Da Bilabì attualmente le birre sono tre, tutte a bassa fermentazione ed i motivi sono diversi: l'esperienza tedesca ha avuto di sicuro la sua influenza, ma c'è anche una voglia di traghettare il consumatore medio di birra industriale verso il territorio artigianale senza spaventarlo, senza intimorire troppo creando una netta separazione di gusto, proponendo di soppiatto qualcosa di migliore senza stupire a tutti i costi.

mercoledì 7 maggio 2014

Harveys Imperial Extra Double Stout 2003

The style "Imperial Russian Stout" and the name "Albert Le Coq" are synonimous. In the early 1800's the belgian A. Le Coq exported Imperial Stout from England to Russia and the Baltic area.
After the import traffic increases drammatically in the early 1900's A. Le Coq was invited by Tsarist government to brew the legendary Imperial Extra Double Stout within the Russian Empire. In the 1912 the first Imperial Extra Double Stout left the brewery in Tartu, the former province of Livonia, now Estonia. World War I and the Russian Revolution, however, brought a drammatic end to A. Le Coq's venture. Production ceased until 1921 and his brewery was nationalised by the Bolshevik government. The facsimile label on each bottle of Imperial Extra Double Stout pays homage to A. Le Coq without whom this classic style would never have reached its legendary place in the world of beers.

lunedì 5 maggio 2014

Ottavonano: il vintage e la birra campana

Per evitare delusioni e rimpianti, ormai decido ad inizio anno quali obiettivi pormi in ambito birrario.
Cerco di selezionare tra il marasma di locali da non mancare e di festival da non perdere quelli a cui non posso rinunciare, a cui non devo rinunciare entro l'anno.
Tra gli "obblighi" che mi sono dato per quest'anno c'era quello di recarmi allo storico Ottavonano di Atripalda (AV), luogo che dal 1998 è nel campo della divulgazione e del servizio di ottime birre artigianali e che forse è salito alla ribalta ai più solo in questi ultimi anni.
Sono stati soprattutto gli eventi di degustazioni vintage, probabilmente, a far più luce su questa realtà che Yuri di Rito, Gianluca Polini e compagni portano avanti facendo onore alla Campania e a tutto il sud.


Il locale è strutturato in due stanze contigue. Molto bello esteticamente per la carta da parati, gli arredi in legno molto caldi ed accoglienti. Dalla volta alle sedie ed al bancone si viaggia direttamente in Gran Bretagna senza troppo sforzo di fantasia: posso dire che è uno dei locali italiani più vicini ad una public house britannica.

In frigo c'è una bella selezione di birre provenienti da territorio nazionale ed internazionale: ho fatto fatica a trovare un'etichetta che non mi piacesse dato che di commerciale non c'è quasi traccia.
Decido di fermarmi al bancone su uno dei due sgabelli disponibili: frenetico ma attento alla spillatura il servizio dei ragazzi, rispettoso di tempi e modi con cui si spillano le birre presenti sulle vie.
Dominano la scena le birre del piccolo ma rinomato birrificio campano Il Chiostro nonchè quelle che lo stesso micro di Simone Della Porta realizza per l'Ottavonano e che portano il marchio Claustrum.


Prima di buttarmi sul vintage, fiore all'occhiello del locale, ovviamente colgo l'occasione per dedicarmi ad un paio di birre alla spina in questione.
Tra le dieci vie del bancone la prima è stata la Il Chiostro Irish Ale servita a pompa, birra dell'omonimo stile irlandese (ricordo che irish red ale è l'unico stile, insieme alle red flemish, che a poter essere descritto nel colore come "birra rossa").