martedì 29 luglio 2014

Il mio BBF 2014

È davvero dura recuperare lucidità dopo un prolungato week-end di festival birrario. Eppure da testardo maniaco dei ricordi voglio fissare questo momento e questa n-esima edizione del BBF che ho vissuto lasciando cadere qualche parola sulle birre, sull'atmosfera, sulle sensazioni.
Come sempre musica e partecipazione popolare sono state il leitmotiv della manifestazione, e questa è spesso la condizione minima che crea una sana atmosfera di goliardia.

Quest'anno tutto ciò è stato arricchito dalla ricca presenza di un gruppo di "addetti ai lavori" davvero molto numeroso, giunti un po' per decretare le migliori birre per il Concorso HB "Fascino Mediterraneo" ma anche e soprattutto per vivere questo festival, uno dei pochi a Sud: mai quanto in questa edizione la partecipazione di giudici, birrai, degustatori, docenti e scrittori birrari è stata così numerosa, e questo ha sicuramente contribuito a dare anche maggior peso al BBF. Senza girarci intorno: un appassionato si sente ancor più contento nel potersi confrontare con chi di festival ne gira e che ne beve di tutti i colori, scambiando vedute ed opinioni sul movimento ma anche vivendo il lato umano di questi incontri, dopo i quali la birra a volte viene ridotta a semplice pretesto, come è giusto che sia e come lo è sempre stata, per fortuna!


A proposito del concorso di homebrewing...ancora una volta ha sorpreso: soprattutto per capacità di inventiva che hanno avuto coloro che si sono classificati ai primi posti: ha vinto una birra con aggiunta di ben 3 mosti d'uve differenti e non è una cosa da tutti concepire questa creazione. Meritevoli anche le altre birre del podio e devo dire che tutto il livello delle circa 50 birre arrivate mi è sembrato alquanto elevato, impressione contraria a quella dello scorso anno.

Tornando alle serate, tante le birra passate dalle spine.
Doveroso distinguere almeno due categorie, anzi tre: le birre Birranova, la selezione di birre pugliesi e la selezione di altre birre italiane. Vado a memoria, se me ne è rimasta ancora.

lunedì 28 luglio 2014

Guida MoBI ai locali birrari: la mia recensione

Uno strumento importante per tutti: appassionati incalliti, curiosi o birrofili che si trattano bene anche quando bevono birra. Non ho mai capito perchè questi ultimi siano stati, in un certo senso, riconosciuti ed accettati solo recentemente nella categoria dei buongustai. Ad ogni modo, questa guida legittima anche loro!
Bere bene è un atto importante per sè stessi, e allora perchè non cercare i posti migliori ovunque si giri per lo stivale?

Senza scomodare la nota citazione di Goethe sulla geografia e sulla birra, posso dire che questa Guida ai locali birrari fortemente voluta da tutta l'associazione MoBI, dalla base dei soci così come dai responsabili, scatta una fotografia sull'ultimo anello della catena di questo grande movimento di rinascita birraria italiana: i locali dove poter trovare birra di qualità.
Durante questo ventennio di birre artigianali in Italia la situazione è decisamente cambiata:
se in passato, a quanto pare, per bere birre di livello ci si doveva accontentare di chicche raramente e difficilmente importate o si era quasi costretti a sconfinare verso nord cercarndo direttamente all'estero - attività che si annovera nel beer hunting - , se vogliamo essere sinceri ora queste migrazioni sembrano decisamente meno necessarie.

L'esplosione dei microbirrifici ha fortunatamente avuto un seguito anche sul numero e sulla qualità dei luoghi preposti al servizio delle birre stesse, seppur con un tempo di risposta di diversi anni.


La guida offre, quindi, un interessante quadro "regione per regione" per cui potrebbe essere usata anche in un duplice modo: il primo come vera bussola birraria, il secondo come una panoramica della scena dei locali illuminati in ogni singola regione, leggendo di come il fenomeno stia passando dal coinvolgimento di una piccola nicchia di consumatori ad una platea in continuo aumento in molte aree del Paese.
Il suo scopro principale è quello di fornire un supporto pronto e completo per quando ci si sposta sul territorio nazionale e si vuol essere certi di trovarsi di fronte a qualcosa che valga la pena bere, spillato in un modo degno della sua fattura, che sia italiana o meno.

giovedì 17 luglio 2014

La mia tabella di marcia: Colonia, Düsseldorf, Amsterdam

L'obiettivo di quest'anno era andare in Germania, in cui finora non ero mai stato.
Tra le varie opzioni di viaggio, mi affascinava un tour della Baviera, della Franconia o della Germania occidentale tra le regioni della Ruhr e della Renania settentrionale. Le prime due scelte hanno dei limiti oggettivi che riguardano i voli aerei, lo spostamento in auto ed il rischio dello stesso unito a qualche birra di troppo bevuta tra un villaggio, un birrificio o una birreria e l'altra, oltre a complicazioni logistiche e di costi di un volo che dal sud Italia volesse raggiungere sperduti villaggi della Foresta Nera.

Non è un "no" definitivo a quelle esperienze, è solo un rinvio a momenti migliori. A differenza delle opzioni precedenti, però, la suddetta regione con Düsseldorf e Colonia è decisamente fattibile oltre che relativamente comoda a livello logistico. Tra l'altro sono due città che rispettivamente con Altbier e Kölsch incarnano il concetto di stile e di territorialità come pochissime altre città in Europa (ci metterei solo Bruxelles, Lipsia, Bamberga e Pilsen), con l'ulteriore vantaggio (o almeno, io lo interpreto come tale...per qualcun altro potrebbe essere solo noia) di poter bere esempi di uno stesso stile interpretati da più birrifici, per lo più versati nè da bottiglia e nemmeno alla spina, ma bensì a caduta.


Volendo ben sfruttare un volo, poi, ho pensato che sarei potuto spingermi anche oltre i confini occidentali della regione tedesca, sforando in territorio olandese.
Chiaramente la scelta è ricaduta sulla città di Amsterdam, dove la situazione birraria è agli antipodi con nessuna impronta territoriale a marcare la scena birraria ma, al contrario, con una nuvola di nuovi fermenti e di interpretazioni birrarie e cavallo tra la vicina tradizione belga e la spumeggiante ondata nord-europea e quindi americana di stampo moderno.
Non sarà meno affascinante fare beer hunting in questo luogo con pochi riferimenti, ma sarà senz'altro diverso da quello che praticherò nelle due cittadine tedesche dove il riferimento è uno e soltanto uno.

Bonus track la città olandese di Maastricht, dove in attesa dell'aereo di ritorno dovrei poter bere qualcosa, per cui un locale me lo sono segnato anche là.

C'è un bel BBF di mezzo tra questa vigilia e la partenza stessa, per cui mi porto avanti col lavoro e di sicuro getterò fiumi di inchiostro al ritorno ad agosto.
Come mio solito ho pianificato le tappe del mio vagare e qui le sintetizzo in queste mappe interattive.

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Düsseldorf

Brauerei Schumacher, Oststraße 123, 40210 Düsseldorf
Brauerei Uerige, Berger Strasse 1, 40213 Düsseldorf
Hausbrauerei Zum Schlüssel, Bolkerstraße 43, 40213 Düsseldorf
Brauerei Kürzer, Kurze Straße 18-20, 40213 Düsseldorf
Brauerei Im Füchschen, Ratinger Straße 28, 40213 Düsseldorf
Frankenheim Brauereiausschank, Wielandstraße 16, 40211 Düsseldorf



martedì 15 luglio 2014

Manca pochissimo al BBF 2014

Una decina di giorni appena e sarà l'appuntamento dell'estate birraria pugliese.
Il Birranova Beer Fest riparte anche stavolta e la piazzetta di Triggianello, quieta e placida durante tutti gli altri mesi, si animerà per la settima volta per merito di belle birre, musica ed incontri vari.

Fioccano festival di birra "commerciale" dappertutto lungo la regione, ma il BBF resta l'unico appuntamento degno di meritare spazio e risalto, a maggior ragione dato che l'offerta birraria e culinaria e l'organizzazione crescono di anno in anno. A questo motivo devo aggiungere un certo attaccamento per un appuntamento che, dalle prime edizioni fino ad oggi, ha fatto tanta strada e mi ha fatto bere e conoscere meglio un bel mondo. Dissetandomi e divertendomi, per giunta.

Degli appuntamenti che terranno banco da venerdì 25 a lunedì 29 luglio tra le vie della piccina Triggianello ne vorrei ricordare soprattutto alcuni.

Il primo riguarda sabato, quando ci sarà la presentazione della Guida alle Birre d'Italia 2015 di Slow Food con una chiacchierata sul mondo della birra artigianale del sud e soprattutto pugliese dal titolo Fermenta il Sud. Occasione in cui interverranno una serie di nomi e figure di spicco nel panorama nazionale.


Tra i tanti, una menzione speciale meriterebbe una figura di assoluto riferimento come Andrea Camaschella, tra i massimi conoscitori della realtà birraria nazionale ed internazionale nonchè collaboratore della stessa guida, autore di articoli su riviste specializzate, beer hunter incallito, docente...soprattutto grande compagno di serate! :)

venerdì 11 luglio 2014

La buona birra nobilita il publican

Non resisto al richiamo di qualche bevuta serale e seriale, nonostante la mole di concentrazione che mi è richiesta in questo periodo.
Se poi mettiamo il bisogno di refrigerio, qualche serata libera, il fascino di una tranquilla località nel verde, un banco spine a doppia cifra e una scontistica infrasettimanale sul costo della pinta, anche i poco comodi 40 km di distanza dal Pecora Nera di Cassano Murge (BA) possono tranquillamante passare in secondo piano.


Il locale ha degli interni davvero unici che sorprendono: ammiccano alle roadhouses americane, a taverne di passaggio da vivere con tutta la rilassatezza del caso. Tanto legno, luci basse, tappi ed oggettistica birraria non banale un po' ovunque sulle pareti, e poi sembra ben frequentato e starci è un piacere.
Fortunatamente d'estate il gestore Pino ed i suoi due figli "bartender" svoltano il locale come un calzino e lo capovolgono verso l'esterno, con ampie e numerose panche in legno, una copertura e persino un palchetto neanche piccolo per musica dal vivo.
Un paio di mesi fa ci sono stato e chiaramente ci sono tornato dopo aver visto la lista delle spine sul banco da 12 vie. E la mia sorpresa è stata quella di vedere ancora progressi nella selezione. Quando ci sono stato, al coperto, virai su birre in bottiglia - in verità, col freno a mano tirato visti alcuni prezzi in listino - , tornando a casa comunque parecchio soddisfatto.
Ora sulla dozzina di vie presenti in nell'impiantino all'esterno - quello all'interno era in vacanza - , noto che più della metà sono birre non commerciali(ssime), di qualità, insomma birre da bere di gusto e decisamente promettenti, della serie che quando le becchi in lista sai che tornerai a casa con un bilancio dal soddisfatto in sù.

Insomma, si parte con una splendida Chimay Dorèe. In bottiglia mi piacque ma una birra bevuta 12 mesi prima non può e non deve rimanere un ricordo, specie con il suo potenziale dissetante che va a braccetto con la stagione. Inequivocabile il coriandolo, fine e penetrante, che prepara alla bella trama maltata di peso leggero, appagante ma silenziosa rispetto a questo strato speziato. A bocca saziata emerge senza dubbio un amaro di natura vegetale che richiama la scorza d'arancia. E' inutile che i monaci continuano a smentire: neanche mi ricordavo, ma a quanto pare le mie papille sì.


Difficile non bissare, ma altrettanto spiacevole sarebbe saltare questa Saison Biologique Dupont, tra l'altro mai bevuta al contrario della nota e classica sorella maggiore Saison. Da essa differisce essendone inferiore di 1 grado alcolico, ma condivide chiaramente la fattura di quel lievito: quando si beve saison si sa, non si beve un gusto standard ma il prodotto di uno dei lieviti più caratterizzanti, che spesso copre tante sfaccettature della ricetta che vengono fuori solo da attente autopsie degustative.
Non c'è dubbio che il taglio maltato e destrinico in questa birra si sposi benissimo con una sorta di acidità frumentosa che ripulisce e prepara a quella secchezza amara. Poggiato il bicchiere al bancone, quest'ultima fa semplicemente sospirare.

Ancora dura staccarsi, ma la Celebration di Sierra Nevada chiama. È confortante potersi assicurare della freschezza del fusto in termini di date di produzione sia dalle parole di chi la spilla che da quanto si riesce ad assaporare, essendo una fresh hop ale (ma allo stesso tempo una robusta birra di Natale, come etichetta e nome suggeriscono) ed adoperando quindi luppoli freschi. I primi indizi degli aromi luppolati ci sono tutti, ed in bocca la solida e rotonda base di malti sostiene ancora questi luppoli senza sconfinare nei territori eccessivi delle IPA. Al di là dei nomi li riconosco, li riconosco quei pochi luppoli americani che mi piacciono e che salvo, quelli non cafoni che conservano nel dna quella sfuggevole ed arcaica origine inglese fruttata elegante.