lunedì 27 ottobre 2014

XX Bitter vs XXX Bitter, sorelle solo per l'anagrafe

La curiosità di vederle in azione da vicino, a stretto contatto, c'è stata dal primo momento in cui se ne è saputa l'esistenza. Da quando, nella sorpresa generale, alla storica XX Bitter che ha fatto le fortune del birrificio De Ranke, è stata affiancata la nuova XXX Bitter.

È forse una delle birre che ogni appassionato non rifiuta mai, una di quelle che ti dà un motivo per non ordinare acqua frizzante quando guardi un frigo triste e banale in un qualsiasi pub di periferia.
Birra storica per i motivi che lo stesso birraio belga Nino Bacelle spiega in una bellissima intervista comparsa nel n.1 del periodico di MoBI:


"La XX Bitter è nata da un esperimento del mio socio Guido Devos. Con il suo impianto casalingo face una birra ispirata alla birra Verdraagzaam del birrificio Steedje, adesso chiuso, e in quella birra cercò di andare al limite dell'amaro, cercando un bilanciamento tra amaro sopportabile e troppo amaro ("verdraagzaam" in fiammingo). Siccome usò un luppolo vecchio stile come Brewer's Gold, la birra era così buona che decisi immediatamente di produrla e di immetterla sul mercato. Guido non credeva che potessimo venderne molta, ma io fui immediatamente convinto che sarebbe piaciuta a tanti. Quando la lanciammo sul mercato alla fine del 1996, molti colleghi ci dissero "è la classica birra che piace ad un birraio, mi piace, ma non penso possiate riuscire a venderla al pubblico". La storia è andata diversamente e adesso molti birrai belgi provano a fare birre amare. È stata la birra che ha reso il birrificio De Ranke conosciuto nel mondo degli appassionati di birra."


lunedì 20 ottobre 2014

I dieci nuovi produttori pugliesi...sì, avete letto bene: dieci!

Eravamo rimasti qui, a qualche intuizione, a dei numeri buttati lì, a delle impressioni verso un fermento continuo ed incessante.


Di mese in mese le nuove aperture di birrifici e l'avviamento di beer firm si susseguono a ritmo incredibile, in barba a chi ne ipotizzava un crollo o un calo, che se mai dovesse arrivare sembra ancora molto lontano.
Ebbene...nonostante la mia previsione potesse sembrare forse un po' esagerata, bisogna ammettere che è stata anche fin troppo cautelativa. E sto per dimostrarlo...

Sono tante le novità...forse anche troppe, se non fosse che in diversi casi si tratta di volumi di portata medio-piccole, caratteristica che chiaramente è slegata dalla qualità delle produzioni.
In questo mega post cercherò di raggruppare le più importanti novità, spendendo qualche parola al volo su quelle che ho assaggiato e riservandomi di parlare di quelle birre che avrò modo di bere appena mi si presenterà occasione. Ovviamente, sperando di trovarmi di fronte a produzioni degne di nota e dello "sforzo" di riassumerli qui sul blog.


Partiamo dai birrifici, allora, e da una provincia pugliese che raramente fa parlare di sè.
Da qualche mese è ormai attivo il birrificio Ebers, con un impianto da 12hl dove il birraio Michele Solimando si dedica alla produzione, frutto del cammino fatto da homebrewers e dalla professione di agronomo con particolare affinità verso i cereali, propensione a cui è seguita tanta formazione tra viaggi birrari, e corsi al CERB e presso la Doemens Academy.
Le birre prodotte al momento sono tre ed hanno i nomi omonimi degli stili di riferimento: Belgian Blond Ale (5,7%alc., 25 IBU), American Pale Ale (6,7%alc., 35 IBU) e Blanche (5,3%alc., 17 IBU), Nota di rilievo per quest'ultima, partorita inserendo anche orzo coltivato presso le proprie aziende agricole, grano duro Senatore Cappelli e scorze d'arancia I.G.P. del Gargano.
Assaggerò presto queste birre, sicuramente sarà più facile dire qualcosa ma ho una buona sensazione.


Contro ogni pronostico, nel foggiano le cose stanno diventando serie.
Ancora un altro birrificio, infatti, sta nascendo: è il Birrificio Artigianale delle Puglie ed ha sede ad Ascoli Satriano. Il progetto prevede l'esordio con una prima linea di tre birre denominata Japigia, in riferimento alle antiche popolazioni appule (qui ci vedo un'analogia con un altro birrificio, I Peuceti di Bitonto), linea di cui è già pronta la prima birra. Si chiama Daunia e, nonostante l'utilizzo di qualche luppolo americano, viene presentata come semplice Pale Ale, con un valore contenuto di amaro di appena 15 IBU. Il nome è chiaramente ispirato al territorio del foggiano, sede del birrificio.
Curioso come in diversi casi, nomi di birre e birrifici attingano dalla geografia o dalla storia del territorio, spesso come mezzo di promozione, in cerca di una sorta di identità, a mio parere tutt'altro che scontata da ottenere.


lunedì 13 ottobre 2014

Nuove birre da B94, Birranova, Bilabì, Beer Oz e Zerottanta

È da molto che non parlo di nuove birre pugliesi, delle novità che i birrifici continuano a sfornare per proporre birre sempre nuove, per non adagiarsi sugli allori, a volte anche per tenersi attivi e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti.

La novità più fresca, e per certi versi inaspettata, è la nuovissima Azzurra, prima birra a bassa fermentazione prodotta dal birrificio B94 di Lecce. Chi conosce Raffaele Longo e le sue produzioni sa che il territorio birrario preferito è quello anglosassone, con poche variazioni sul tema, così come lo è questa. Infatti siamo al cospetto di una birra di 5,0 %alc. in stile helles, cioè una bassa fermentazione di tradizione tedesca, anzi bavarese nello specifico, con toni maltati ed un bilanciamento che pende verso il dolce.
Conoscendo le storie che ci sono dietro ai nomi delle sue birre, scommetto che anche in questo caso si tratta di una birra dedicata a qualcuno della famiglia...un sospetto ce l'avrei!


Da un grande birrificio pugliese ad un altro, il passo è breve. Il mai domo Donato Di Palma ha brassato per il suo birrificio Birranova una tripel. La cotta è avvenuta a fine estate ed è ha avuto il contributo anche di un birraio d'eccezione. C'è lo zampino di Nicola "Nix" Grande, un birraio che di tradizione birraria belga se ne intende e che non ha bisogno di molte presentazioni, e che diventa simbolicamente una collaboration beer tra due affermati birrai, praticamente compaesani.
La 9 in condotta, quindi, è una sorta di tripel hop, che vede la presenza di luppoli europei ed americani, anche in dry hopping.
La birra è stata presentata già al festival romano Eurhop la scorsa settimana ed è già disponibile al pub di mescita Birranova, e presenta già fruttati molto evidenti ed esplosivi. Sicuramente il tempo non potrà che farle bene, per cui ne prevedo scorpacciate non appena il clima si farà ancor più pungente.

giovedì 2 ottobre 2014

Baltic porter dalla tenebrosa eleganza: Warminski e Komes

Sulle baltic porter polacche e ceche mi sono già imbattuto in passato, e rispetto ad un sahti o un grodsiskie siamo già in un territorio sensoriale e culturale molto più esplorato.
Non mancano gli esempi reperibili appena si sfora in qualche capitale dell'est Europa, dato che i climi permettono quella bassa fermentazione che caratterizza questa produzione, insieme alla pulizia ed all'eleganza tipica di questi stili.

Sono riuscito a reperire due esempi di questo stile, direttamente acquistati in Polonia da un caro amico che si è trasferito a Varsavia.
Ho scelto, tra i tanti disponibili in un beer shop, due tra quelli che mi sembravano più promettenti.

La prima che beviamo è la Porter Warminski del birrificio Kormoran, birra da 9%alc.
Il birrificio è in piedi dal 1993, quindi neanche tanto. Si tratta di una birra tributo alla regione di Warmia, che in passato aveva ospitato diverse fabbriche per la produzione di birra ed il cui commercio e ciclo produttivo era regolato, come in altri floridi contesti europei, dal clero. Segno che si muoveva qualcosa di rilevante attorno alla bevanda, come si può leggere dalle note sul sito del birrificio.
La birra si presenta con effigi di premi e robe varie in etichetta, anche se possono non voler dire nulla.
Ed invece facciamo centro al primo colpo con una grande birra: molte volte sono determinanti proprio i primissimi aromi, quelli che non sai ancora elaborare ma che il naso suggerisce subito al cervello senza parole o termini appropriati ma con la nuda fisiologia dei sensi.
Facendo mente locale, poi, è netto il caffè in polvere che viene subito fuori, con immancabile cacao amaro come compagno di banco a traghettare questo aroma verso il naso.
In bocca si conferma proprio così, con lo stesso caffè in polvere ed una ancor più variegata presenza di cacao amaro, mentre ciò che avvolge in maniera decisa è la cremosità e la pienezza del sorso, senza andare a sforare in dolcezza residua o stucchevolezza, tutt'altro.


Il birrificio afferma di dedicare a questa birra un periodo di ben 21 settimane (ovvero 4 mesi) a lagerizzazione e maturazione, senza negargli anche una botta di pastorizzazione. Ed è proprio quella pulizia, quella elegante semplicità che si alleggerisce del carico, fortemente caratterizzante delle porter di ispirazione britannica, che lì regalano una pienezza diversa, più dura e marcata, supportata probabilmente da uno sfondo maltato ben diverso.