lunedì 17 novembre 2014

Birra del Sud, un esordio a stelle e strisce

Nella lunga carrellata di nuovi produttori pugliesi sono tanti gli spunti, le birre di cui parlare e le storie da riportare. Ho qualche birra "in attesa", da bere con calma, ma intanto ho avuto modo già di conoscerne di altre e di berle.
Sono stato da Leonardo Copertino e Camilla Ladisa, fautori della beer firm Birra del Sud, presso la loro sede a Bari, per incontrarli e conoscerli, farmi raccontare del loro progetto e delle loro birre, chiaramente approfittando dell'occasione per berle.

La loro produzione si basa sulle ricette collaudate dallo stesso Leonardo, homebrewer da diversi anni di base a Cisternino (BR), che dopo anni di cotte particolarmente riuscite, qualche mese fa comincia a maturare l'idea di produrre a livello professionale. Scatta automatico per loro rivolgersi a chi, a pochi chilometri di distanza, ha un impianto professionale con cui sforna birre caratterizzate da buona pulizia e grande bevibilità. Sto parlando dell'impianto di Birrapulia, sapientemente utilizzato dal birraio Oliver Harbeck.


L'idea alla base è quella di produrre, da ricette collaudate e proposte in produzione allo stesso birraio Oliver, birre che si ispirano a stili americani. Come ormai si sa, in questi casi sono i gusti personali di chi produce quelli che "comandano" la scelta della filosofia alla base delle birre, cosicchè chi ama forti luppolature ed aromi di carattere difficilmente non trasmetterà questa preferenza sulle birre e sui propri consumatori.
Il nome, Birra del Sud, ci raccontano Leonardo e Camilla, ha un doppio riferimento: il Sud italiano, luogo di appartenenza e bacino d'utenza, ma anche il Sud degli USA, territorio che ha visto la nascita di alcuni tra i più intensi e sconvolgenti luppoli che spesso dominano il mercato dei nostri tempi. A completare la simbologia c'è il logo del galletto segnavento, spesso realizzato in ferro battuto, che cerca di dare quell'idea di artigianalità.
Insomma, un linguaggio semplice ma comunque penetrante e chiaro.
Ho parlato di birre al plurale perchè le birre sono già due.

La primissima è stata la Eagle, ed è una birra chiara di 5,2%alc. dichiarata come american pilsner, di ispirazione americana nella luppolatura (Amarillo, Chinook) e graficamente nell'etichetta, con un'aquila in bella vista che ha tra le grinfie un pugliesissimo ramo di ulivo.
La schiuma è molto compatta, pannosa e bianchissima, mentre il colore della birra è di un dorato scarico e presenta una evidente torbidità. Al naso si presenta con leggeri aromi agrumati e fruttati, molto fini, caratterizzati da qualche nota di cereale un po' rustica. In bocca l'ingresso è molto maltato, con accenni di miele ed una rotondità caramellata (conferita da una buona dose di malti caramello). Nel finale, il gusto si sposta verso orizzonti più aciduli e frumentosi, per poi definitivamente piazzarsi su un amaro molto leggero, ripulente e di media lunghezza.

martedì 11 novembre 2014

Puglia in Fermento, terza edizione:
cosa si è bevuto

Strano ma vero, ci sono poche occasioni in cui si riescono ad avere l'uno accanto all'altro più di una manciata di produttori pugliesi. Sono quasi inesistenti festival ed eventi collettivi, ma fortunatamente anche quest'anno si è ripetuta l'occasione di avere un numero cospicuo di birrifici pugliesi nell'appuntamento Puglia in Fermento di Eataly Bari.

Non è la parola definitiva sulla situazione brassicola regionale, ma è pur sempre un'istantanea (l'unica "reale" al di fuori dell'estate) che può dare qualche bella soddisfazione e qualche bella bevuta.

Il meccanismo del Teku + gettoni da 1€ per 10cl è rimasto invariato ed ha visto la presenza di 10 birrifici con i propri spillatori, dove non sono mancate birre nuove o di recente uscita.
Da dove comincio? Partiamo in ordine di locandina, ponendo attenzione alle novità o alle birre di cui non ho mai parlato tra le pagine del blog (anche perchè tutte non sono riuscito a berle!).

Di Ebers avevo appena parlato pochi giorni prima della manifestazione, ed è stato importante ritrovare quelle birre in fusto (Belgian Blond Ale ed American Pale Ale) oltre alla Blanche, che mi mancava. Quest'ultima, realizzata con scorza d'arancia del Gargano e grano Senatore Cappelli, è risultata sì piacevole e beverina come mi aspettava, anche se il tocco acidulo dato da questa varietà di grano non è esattamente quello di cui una birra di questo stile, a mio parere, avrebbe bisogno. Stiamo parlando, comunque, di un birrificio alle primissime cotte e di margini di ulteriore miglioramento, che assaggiando le altre due birre in fusto, credo il birraio Michele non tarderà a portare. Ce ne fossero di birrifici che partono così!

Altre belle novità dalla banda Decimoprimo, che ha portato per l'occassione le ultime arrivate.
La Hirderga è una oatmeal stout, brassata con aggiunta di vaniglia e che ricalca la Merry Vanilla brassata "one shot" per lo scorso inverno. L'ho trovata proprio come la ricordavo, con aromi di avena evidenti al naso, vaniglia appena sotto la mia soglia di percezione ed una relativa facilità di bevuta, complice il corpo non troppo presente.
La seconda birra, invece, è la Almadannata, nuovissima tripel da 8,5%alc. con abbondante (ma per nulla fastidiosa) luppolatura Mosaic. Gran bella birra, con bella frutta gialla matura e frutta esotica al naso e calore avvolgente in bocca. Segue molto da vicino quello che lo stile suggerisce e conserva una grande facilità, allo stesso tempo. Una delle migliori bevute.

giovedì 6 novembre 2014

Assaggi di Ebers: Belgian Blond Ale
ed American Pale Ale

Qualche settimana fa abbiamo parlato di questa nuova ondata di produttori pugliesi, ben dieci da inizio anno.
Di sicuro ci sarà tempo per capire se e quali di questi potranno aspirare a diventare affermate realtà birrarie o se si tratta di progetti destinati a non fare faville.
Intanto voglio cominciare a farmi un'idea più precisa, ed è per questo che ho colto l'invito del birraio del birrificio Ebers, Michele Solimando, per incontrarci ed imparare qualcosa in più della sua nuova avventura.


Il birrificio è situato a Foggia e vanta una sala cottura da 12hl, ed è proprio Michele ad occuparsi della produzione e degli aspetti legati a ricette e materie prime (anche locali, con sperimentazioni che riguardano l'uso di antichi cereali del Tavoliere), dopo l'esperienza da homebrewer ed i corsi di Degustazione della Doemens Academy e del CERB.
Dalla chiacchierata mi sembra che Michele sa assolutamente quello che fa, e benchè questa affermazione possa suonare strana e quasi oltraggiosa, ci tengo a dire che non è molto frequente ritrovarsi di questi tempi con qualcuno che non dimentica i nomi delle materie prime che utilizza (non vado interrogando i birrai...ma quando, parlando di una birra, non ci si ricorda cosa si è usato, mi viene da pensare che sia un software il vero birraio): ha senz'altro una idea chiara delle birre e degli stili che vuole produrre.


La sua produzione è partita in primavera ed al momento conta tre birre sul mercato i cui nomi non sono altro che quelli degli stessi stili di riferimento: Belgian Blond Ale, American Pale Ale, Blanche.
Nulla di più semplice ed immediato per un pubblico già smaliziato, ma niente di così complicato neppure per chi per la prima volta dovesse approcciarsi a questi vocaboli.

Delle tre, Michele me ne ha gentilmente donate due, che con calma ho stappato, bevuto e gustato.

lunedì 3 novembre 2014

Quattro splendide Fantôme!
"Sta mano po esse fero e po esse piuma, oggi è stata piuma"

C'è un fantasma appassionato di fermentazioni che lavora in un birrificio a Soy, in Belgio. Per fortuna questo fantasma non ha alcun intento doloso, però a volta può anche impazzire decidendo di contaminare alcune ricette di birra con una miscela di erbe e spezie segrete. Fa anche altri scherzi, come impedire ad una stessa birra di essere uguale, da un lotto all'altro. Prova di questa natura non demoniaca è la sua interazione con altri esseri, permettendo a Dany Prignon di prendersi tutti i meriti (in cambio, naturalmente, di poter dare il proprio nome al birrificio stesso).


Il birrificio Fantôme rappresenta un'impassibile libertà creativa ed espressiva e si è guadagnato la fama per questo essere in mano ad un pazzo scatenato delle sperimentazioni. Il comportamento "spiritato" di Prignon, le incontrollabili variazioni da birra a birra, strettamente collegate alle varie spezie utilizzate in ricetta con decisioni dell'ultimo minuto, all'insegna della sperimentazione ed ai limiti del possibile (basti pensare ad una improbabile birra ai funghi), sono dei tasselli che fanno capire che dietro al birrificio si cela un talento che rasenta la follia, che sia quello di un fantasma o quello di un birraio.

In realtà il fantasma non è semplicemente un alter ego, dato che presso la località di La Roche-en-Ardenne, vicina a Soy, la leggenda dice che il fantasma della contessa Berthe de La Roche sia esistito davvero e si aggirerebbe ancora tra le rovine del suo castello. Prignon, nella sua vita precedente (...a quella di birraio) lavorava per enti e gruppi turistici della regione ed intuì che il villaggio di Soy era particolarmente sprovvisto di attrazioni enogastronomiche e di un birrificio, che nel 1988 lui stessò aprì con il padre. Con questo tocco naif nel produrre e nell'alternare prodotti eccellenti a bottiglie da lavandinare, incarna a pieno quello spirito delle farmhouse ales la cui produzione è caratterizzata da quel che regala la terra, senza troppo indugiare su attrezzature, sulla pulizia e sull'ordine. Certo, tutto si complica notevolmente in termini di costanza produttiva, ma le vette di qualità che raggiungono certe sue birre potrebbero quasi suggerire di correre questi rischi.


Così come lo abbiamo voluto correre noi, fiondandoci verso il Groove di Matera per stappare le quattro Fantôme presenti in questo periodo nei frigoriferi. Inutile dire quanto fosse ghiotta l'occasione, data la difficoltà con cui si reperiscono e dato che personalmente mi è capitato di bere due birre di Fantôme in passato, ma in entrambi i casi con esito negativo.
D'altronde si sa: Fantôme è paradiso o inferno.
O, se volete: "Sta mano po esse fero e po esse piuma: oggi è stata piuma" (cit.).