lunedì 14 dicembre 2015

Franconia, parte II: in auto e...a piedi

Ma il viaggio non può fermarsi, sono ancora molti i luoghi da poter visitare.
Su tutti mi interessa molto la zona chiamata "Svizzera francona" per l'aspetto molto pittoresco ed ordinato di centri abitati e monti. Per raggiungerla da Bamberga i chilometri sono 60, per cui bisogna cambiare mezzo di trasporto. Lasciando a riposo la bici, noleggio un'auto per il weekend per recarmi a Waischenfeld.


Il programma che mi sono fatto prevede di girovagare a ruota libera la domenica e al sabato di unirmi all'escursione tra 5 birrerie nei dintorni del paesino, in località che sono sue stesse frazioni e che cade ogni sabato per la durata delle tre stagioni meno fredde.
Si tratta di un'escursione, chiamata Brauwandern (sta a significare "trekking birrario"), di gruppo promossa dalla pro loco di Waischenfeld, con partenza al mattino in bus e ritorno alla sera a piedi. Ottima compagnia di soli tedeschi ed un lungo percorso di ben 16km.


Franconia, parte II: in auto e...a piedi

Ma il viaggio non può fermarsi, sono ancora molti i luoghi da poter visitare.
Su tutti mi interessa molto la zona chiamata "Svizzera francona" per l'aspetto molto pittoresco ed ordinato di centri abitati e monti. Per raggiungerla da Bamberga i chilometri sono 60, per cui bisogna cambiare mezzo di trasporto. Lasciando a riposo la bici, noleggio un'auto per il weekend per recarmi a Waischenfeld.


Il programma che mi sono fatto prevede di girovagare a ruota libera la domenica e al sabato di unirmi all'escursione tra 5 birrerie nei dintorni del paesino, in località che sono sue stesse frazioni e che cade ogni sabato per la durata delle tre stagioni meno fredde.
Si tratta di un'escursione, chiamata Brauwandern (sta a significare "trekking birrario"), di gruppo promossa dalla pro loco di Waischenfeld, con partenza al mattino in bus e ritorno alla sera a piedi. Ottima compagnia di soli tedeschi ed un lungo percorso di ben 16km.


lunedì 7 dicembre 2015

Franconia, parte I: in bicicletta

Visitare la Franconia non è impresa semplicissima. Un territorio così rurale porta con sè qualche difficoltà di mobilità.
Da Bamberga i mezzi di trasporto sono treni e qualche bus, ma tra un villaggio ed un altro poi è dura muoversi.


E così con la mia bella bicicletta mi sono messo un paio di volte in cammino, quasi ogni sabato macinando 40km tra i dolci colli nei dintorni di Bamberga. In particolare, mi sono concentrato sull'Oberfranken, la zona più a nord-est della regione.
Il primo impatto è avvenuto da Griess a Geisfeld, 13 km da Bamberga. Paesino sede di due birrifici, tra cui Krug che trovo chiuso per ferie.
Da Griess arrivo alle 11 di mattina ma i clienti abituali sono già fuori dalla birreria, sotto il tetto a gustarsi un caldo sole e la Kellerbier della casa.


Comincio a prendere confidenza con questa tipologia che dona caratteri molto cerealosi, un corpo pieno ma allo stesso tempo facile da mandar giù, terminando in un leggero amaro che si distende lungo in attesa che un altro sorso arrivi a soffocarlo.
Dopo una bella sgambettata, la prima keller va giù da sola, per cui urge una seconda per riprendersi del tutto.
Qualche parola in tedesco con la signora che serviva dalle botticelle, uno sguardo intorno alle ridenti aiuole fiorite curate nei minimi dettagli e poi indicazioni per la loro keller, aperta per tutta l'estate ed ancora per poco. Apre solo nel pomeriggio, voglio almeno andarla a visitare ma poi lasciare Geisfeld perchè mi accorgo di un fattore interessantissimo.


Questi piccoli paesi sono tutti affiancati, separati solo da un paio di chilometri tra loro. Con la guida di Manuele Colonna nello zaino, qualche mela presa dagli infiniti alberi presenti al bordo delle vie ciclabili onnipresenti su tutta la rete stradale, ed un po' di energie posso approfittare ed allungare verso altri paesi dai birrifici rinomati o promettenti.
E così, tappa verso la keller di Griess, trovata sfogliando una fondamentale guida alle vie ciclabili passatami da conoscenze del posto e raccattando informazioni alle pochissime anime non rinchiuse in casa, giungo in questo luogo da favola, sperduto tra boschi, sterrati e pezzi di cielo che quel giorno era più azzurro che mai. Nel metafisico vuoto osservato, scorgo le varie aree di mescita e servizio, nonchè l'ingresso per uno di quei corridoi scavati nel sottosuolo, le keller, dove la birra viene conservata al riparo dalle temperature estive. È stato un bellissimo momento di avventura birraria!


Giungo quindi a Roßdorf am Forst, dove c'è il birrificio Sauer. Splendidi i tetti e le case, tra cui mi perdo piacevolmente fino poi a trovare effettivamente il luogo cercato, dove all'aperto intere famiglie si concedono il pranzo del giorno. Entro nel fantastico edificio per prendere anche qui una Kellerbier, che non ha nulla da invidiare a quella di Griess. Risulta anche più cerealosa e meno amara, ma sempre fresca e rustica come previsto.


lunedì 30 novembre 2015

Novità da I Peuceti, Decimoprimo, Svevo, Beer-Oz, Birra del Sud e altri

Prendo una pausa dai racconti del viaggio tra grandi tappe birrarie di cui sto raccontando.
Un po' per staccare, un po' per aggiornare realmente su quello che di nuovo si può bere in questi mesi qui a portata di mano, nella ormai ridente Puglia birraria.
Le novità non mancano mai, in molti casi anche le buone birre, che in fin dei conti è la cosa principale.


Partiamo dal birrificio I Peuceti che esce con la Ficotta: è una dubbell sperimentale, rivista con un ingrediente del territorio (quindi un po' all'italiana) che vede l'aggiunta di cotto di fichi, proveniente dall'azienda Donna Francesca, per poco meno del 10%: 7,2%alc. per 27 IBU...sono curioso di berla e fare un confronto con un'altra birra di colore scuro con questa aggiunta, la Primatia di Birranova, che ora non contempla più questo ingrediente.

Ricco è il piatto in cui si ficca Decimoprimo: il birrificio di Trinitapoli, infatti, lancia in occasione delle festività ben quattro birre, che fanno parte di una serie sperimentale di sour ale denominata Super Tramp.


La birra 1 vede il passaggio in barriques, mentre le aggiunte di altri ingredienti riguardano le ciliegie varietà Ferrovia nella 2, pesche percoche nella 3 e moscato di Trani nella 4.
Tanta carne al fuoco, che sicuramente sarà interessante confrontare ed affiancare. 
Curiosa ed audace la scelta di far osare su sapori acidi in un periodo dell'anno mieloso e quasi stucchevole.

Inaspettata è la collaboration di Birrificio Svevo, che ha prodotto pocho tempo fa con il birrificio Kauss la Falling Hops, che così viene descritta:

lunedì 23 novembre 2015

Bamberga: una visita alla malteria Weyermann

A poco più di 1 km da dove alloggio sorge uno dei più importanti attori mondiali della produzione birraria.
Non si tratta di un birrificio, bensì di una malteria. Parlo di Weyermann, e non era così scontato che fossero loro dato che c'è un secondo malteria a Bamberga, la Bamberger Mälzerei (per non parlare delle malterie interne ai maggiori birrifici della città).


Gli stabilimenti della compagnia sono ben tre, due fuori Bamberga ed uno all'interno della città. Qui si trasforma l'orzo per la realizzazione soprattutto di malti speciali.
Di mercoledì si può fare una visita guidata di questo sito, costituito da diversi stabili, alcuni dei quali dichiarati patrimonio storico industriale, il che comporta non pochi problemi durante i frequenti ammodernamenti dell'impiantistica e delle macchine che ci lavorano.

lunedì 16 novembre 2015

Bamberga, parte V: Spezi Keller e Wilde Rose Keller

Un altro pezzo del puzzle della tradizione birraria francone, che ancora si ritrova per sommi capi a Bamberga, è la presenza delle keller.
Come spiegato magistralmente sull'ormai celeberrimo "Birra in Franconia" di Manuele Colonna, sono luoghi che hanno sia funzione di luogo estivo di spillatura, posti su alture nei dintorni dei villaggi, sia consentono di stoccare le kellerbier nelle gallerie sotterranee ricavate artificialmente, al riparo dal calore estivo che anche a quelle latitudini giunge, seppur nei mesi centrali dell'estate.


domenica 15 novembre 2015

Bamberg, parte IV: Greifenklau e Klosterbräu

Potremmo definirli birrifici minori, essendo meno considerati dei precedenti ed anche un po' più piccoli. Soprattutto se li riferiamo ad un altro birrificio, Kaiserdom, di cui non parlerò affatto perchè orientato pesantemente verso un prodotto industriale, senz'anima (volumi prodotti che superano i 250.000 hl annui...si trova anche in GDO in Italia).
Entrambi si trovano nella parte alta ed occidentale della città, sul colle di Stephansberg, forse uno dei punti migliori per osservare Bamberga.
Arrivare qui in bici è più dura, le salite diventano davvero ripide, ma parcheggio la bici e procedo a piedi.
È Klosterbräu quello più a ridosso del centro storico, poco distante dal Regnitz e dalla pittoresca Obere Muhlbrücke, da cui si gode di una vista da cartolina.


martedì 3 novembre 2015

Bamberga, parte III: Mahr's e Keesmann

Le mie mattinate le passo tutte nei pressi dell Kettenbrücke (Ponte delle catene), in pieno centro, nella cosiddetta Inselstadt, porzione di città racchiusa tra le acque del fiume Regnitz e del cosiddetto Kanaal, canale artificiale che collega il Danubio al Meno.


Da qui, guardando verso sud, la vista è ugualmente suggestiva nonostante non si punti verso il centro storico di Bamberga, quello dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Ma è altrettanto suggestivo, in primis per il campanile della chiesa di Erlöserkirche che svetta su un cielo blu dove le nuvole corrono veloci.
È la zona di Wunderburg, ora semplice quartiere della cittadina ma un tempo villaggio separato.
Ci vado in bici, tanto per cambiare, e di sera. Il dolce vento di settembre soffia mentre sfilo lungo la pista ciclabile parallela al Kanaal, ed in pochi minuti eccomi al Wunderburg e nell'omonima via.
Superato il campanile, ecco quasi l'uno di fronte all'altro, i due birrifici del quartiere con rispettive birrerie.
Istintivamente mi viene di cominciare da Mahr's, entrando nel cortile per poi affiacciarmi all'interno, dove come sempre trovo vita. Lo dichiarerò in seguito il locale più bello d Bamberga: per chi ama il legno come elemento necessario in una birreria, qui è un trionfo. Regnano tonalità legnose ovunque, perfino la volta è uniformata alle pareti, dove svettano vecchie pagine di giornali in cornice, fotografie e varie suppellettili.

martedì 27 ottobre 2015

Bamberga, parte II: Schlenkerla e Ambräusianum

La curiosa vicinanza tra birrerie poste addirittura sulla stessa strada non coinvolge, come detto, solo un caso isolato, ma per qualche inspiegabile coincidenza appare come un vero copione. Sicuramente non è un effetto voluto, ma testimonia la straordinaria quotidianità delle birre in questo angolo di Germania, tanto forte e presente da rendere inutile anche la collocazione topografica rispetto alle concorrenze.
In questo post facciamo un giro in Obere Sandrstraße, via molto frequentata a tutte le ore del giorno, quasi ai piedi del Duomo e ad un centinaio di metri dall'Obere Brücke, simbolo della città. Appena prima di Obere Sandrstraße c'è Dominikanerstraße, ed è lì che si crea spesso una bella folla.


Il motivo di questa frequentazione è, senza dubbio, anche una delle più celebri birrerie della città. Si parla ovviamente di Schlenkerla, il cui suffisso "-la" ci assicura la tipicità del nome riferito al soprannome dialettale di zoppo o zoppicante riferito ai trascorsi storici della proprietà del birrificio, in particolare ad Andreas Graser il quale rimase offeso dopo un incidente. In realtà il nome del birrificio è Brauerei Heller Trum, ma quello che va in etichetta è Aecht Schlenkerla Rauchbier.
L'edificio è decisamente spettacolare: come tutti quelli di Bamberga, dominano colori chiari tagliati qua e là da travi in legno intessute nella facciata. Ad abbellire il tutto, splendidi fiori che creano un impatto cromatico che vuole solo essere immortalato, prima con gli occhi e poi necessariamente su foto.

giovedì 22 ottobre 2015

Bamberga, parte I: Spezial e Fässla

Il paesaggio che da Monaco porta a Bamberg (che da ora chiamerò ovviamente sempre Bamberga) si trasforma col progredire dei chilometri. Da campestre e alpino diventa sempre più bucolico e campagnolo.
È una metafora del cambiamento di ambiente, e tra le case dei villaggi che il treno taglia non si vedono più sventolare bandiere bianco-azzurre ma orgogliosamente biancorosse. A livello amministrativo siamo sempre in Baviera, ma questa è la Franconia.


Terra di cui Bamberga non è neppure il capoluogo, che virtualmente spetta alla più grande Nürnberg (Norimberga). Ma al mio arrivo in stazione capisco subito la fortuna che sto avendo nel poter vivere la città e la zona per circa 1 mese.
E sono quelle cose che si sognano così tanto da non sembrare vere quando poi accadono.
Con questo torpore, sistematomi nel mio nuovo alloggio, mi fiondo a bere la prima birra.


Ho studiato per settimane dove sono ubicate le birrerie della città e la via più centrale e facile da raggiungere alle prime ore della mia permanenza è Obere Königstrasse.
In questa via sono posti, l'uno di fronte al'altro, due birrifici con le rispettive birrerie e camere d'albergo, combinazione molto comune.
Sto parlando di Spezial e Fässla. Ma è un copione, quello di due birrifici nella stessa strada, che si ripresenta anche in altri casi, ed è con questo leitmotiv che parlerò di Bamberga.

lunedì 12 ottobre 2015

L'altra Monaco: Forschungsbrauerei e Ayinger

Il mio lungo viaggio settembrino alla volta della Germania - da cui non mi sono ancora ripreso, ma che per forza di cose devo elaborare, anche con l'aiuto della scrittura - comincia da Monaco.
Causa scali aerei e vicinanza con Bamberga, è qui che atterro e qui stesso passo i miei primi giorni.
Non ero esaltato all'idea di affrontare la scena birraria della capitale economica bavarese a causa delle sue birre molto commerciali, ma come in tutte le situazioni ritengo certe cose vadano osservate da vicino il più possibile prima di emettere delle sentenze.


Non avevo voglia quindi di perdermi tra le "sei sorelle" artefici dell'evento Oktoberfest, che di lì a poco si sarebbe svolto. Ad ogni modo, passando davanti ai loro locali ufficiali, qualcosa l'ho anche bevuta.
Ma non subito.

venerdì 28 agosto 2015

Germania e Repubblica Ceca:
la mia tabella di marcia

Sì, riparto.
Non per un festival o un evento in cui bisogna andare al primo giorno se no non bevi le novità migliori. No, preferisco di gran lunga un viaggio.

Continuando con il passo intrapreso quest'anno, mi toccherà un'ospitata al Kilimangiaro della Raznovic, ma si sta concentrando tutto in questi mesi ma va benissimo così.

Stavolta si tratta di un intero mese che per vari motivi (in ottica lavorativa) avevo deciso di trascorrere in Germania, e potendomi gestire ho scelto come campo base Bamberga, unendo l'utile al dilettevole.


lunedì 24 agosto 2015

Barcellona: Biercab e Beer Garage

Questa volta non si è trattato di un viaggio programmato, della meta delle vacanze estive nè di un viaggio birrario vero e proprio.
Semplicemente per lavoro ho avuto modo di calarmi due giorni tra le strade dell'irrefrenabile capitale catalana, Barcellona, e non potevo non sfruttare l'occasione per provare ad avvicinarmi al fenomeno della birra artigianale, in forte crescita anche in Spagna, soprattutto qui in Catalogna.
I micro ormai non si contano più neanche qui, così come i nuovi locali.


Con il poco tempo a disposizione negli scarti di tempo ho circoscritto il mio bere ad un paio di luoghi, di cui uno non poteva che essere il Biercab.

mercoledì 12 agosto 2015

Altre novità pugliesi da Birranova, I Peuceti ed Ebers

I mesi estivi scivolano via tra una birra e l'altra, ma da queste parti l'attenzione per i buoni prodotti, vecchi e nuovi, non cala mai.
Con questo post è la volta di ricordare le ultime novità che i birrifici pugliesi hanno lanciato in questo caldo periodo, e ce n'è per tutti i gusti.
Ho già avuto modo di berle tutte quindi se ne può parlare con cognizione di causa.

Allo scorso BBF il birrificio organizzatore dell'evento, Birranova, ha portato due nuove birre.
La prima è la Negramara Alt Original, birra di 3,7%alc. che si rifà alle tradizionali altbier di Düsseldorf. La birra di suo non è una novità assoluta, dato che Donato Di Palma, agli albori del suo birrificio (ben 7 anni fa), esordì proprio con la Negramara, una birra proprio ispirata alle altbier, nel tempo affiancata e poi soppiantata dalla Negramara Extra, nota per essere una sorta di american brown ale con un profilo molto luppolato ed americano.
Personalmente auspicavo da tempo tornasse questa bella session beer, a maggior ragione dopo aver assaggiato le altbier in loco lo scorso anno.
La birra è molto watery, come copione, giocata su un lieve caramello al naso, un corpo finissimo con qualche tono di cacao e di tostatura. Difficile fare birre che siano leggere e perfette, qui se vogliamo manca un filo di amaro in più e di morbidezza, ma direi che ci siamo.


Questa propensione di Donato verso le altbier non è nuova, mi piace ricordare anche la Say no more, birra realizzata qualche anno fa per il locale Infermento, che era una sticke, versione più muscolare di una altbier.

domenica 2 agosto 2015

BBF 2015: il mio resoconto

È stata dura riprendersi, tra stanchezza e canicola, ma anche questa edizione del BBF va raccontata.
Chi mi legge sa del legame con questa manifestazione, che trascende la territorialità ed i legami con i birrifici maggiormente coinvolti.
Non amo i festival più di tanto, ma questo lo vivo in prima persona soprattutto perchè ci spillo le birre. La prospettiva cambia molto, ed anche il numero delle birre bevute, la continuità degli assaggi nei giorni e le facce della gente che quelle birre le viene ad ordinare al bancone dove io ed altri lavoriamo senza molte pause.


Sarà essenzialmente un post di assaggi, anche se si è trattato di bicchieri interi e non di due dita di birra.

martedì 21 luglio 2015

Budapest: Szimpla Kert e Léhűtő

Fosse stata più esaltante, non avrei avuto alcuna esitazione nel raccontare di questa esperienza nella capitale magiara. Invece più di una volta stavo per desistere, ma un insano e masochistico dovere di cronaca mi porta a spendere un po' di tempo per spiegarne almeno i motivi.
Budapest come città mi ha entusiasmato, letteralmente, sconvolgendomi al primo sguardo.
Viste mozzafiato e scenari unici, simili a nessun'altra capitale europea.


La storia tormentata, dagli apici asburgici al baratro comunista, ha lasciato capolavori ma anche orrori. Di riflesso, cultura e radici vengono a dimenticarsi e mescolarsi con la modernità.
È questo lo scenario che si presenta anche per un beer hunter.
Non vi è traccia del passato, nè remoto nè prossimo, ad eccezione di qualche strascico commerciale alquanto prevedibile.
Infatti devo confessare di aver bevuto una birra del marchio Dreher. Prima di partire pensavo fosse lo stesso gruppo dell'omonima birra italiana, semplicemente con una veste diversa per aggredire diversi mercati. Ma scopro che in Italia Dreher è controllata da Heineken Italia, mentre in Ungheria questo birrificio Dreher Sörgyár è di proprietà di SABMiller.
Si chiama Dreher Bak e non è affatto malaccio, molto appetibile con la cremosità di una schiuma color crema ed un corpo vellutato, tendendo ad interpretazioni di dunkel muscolose che strizzano l'occhio anche verso quelle birre ceche, come la celebre U Fleku, per esempio.
Certo, la bottiglia non è indice di nulla di buono, ma la birra ha sconfessato questa impressione.


Tra tutti i locali segnati in agenda, la maggior parte di essi era situata nel cosiddetto Quartiere ebraico, dove ancora troneggia la sinagoga più grande d'Europa.

lunedì 13 luglio 2015

Vienna: Siebensternbräu e 1516 Brewing Company

Eccomi tornato da questo viaggio in terra asburgica, dove ho vagato tra una città e l'altra, facendomi incantare dalla bellezza del patrimonio imperiale lasciato nei secoli scorsi.
Il mio viaggio è cominciato dalla capitale austriaca.


Vienna non è affatto piccola come potrebbe sembrare, ha un'estensione ed una ricchezza architettonica da far impallidire tante mete europee blasonate.
È stata dura conciliare i tempi stretti, la mobilità ridotta causa precedenza verso le attrazioni turistiche e la scarsa presenza di luoghi dove bere bene a botta sicura.
Ad ogni modo, l'obiettivo minimo dei due locali principali è stato raggiunto, per cui ne parlo volentieri.

Dopo un intero giorno di viaggio cambiando ben cinque mezzi di trasporto, riusciamo a trovare il mitico Siebensternbräu, brewpub che prende il nome dall'omonima via (Siebensterngasse, ovvero vicolo delle sette stelle), a pochi passi dal centrale polo museale Museum Quartier.


Il locale si presenta in una bellissima veste esterna ed interna, con pareti coperte di legno, una grossa sala centrale con l'impianto di produzione ed un lungo bancone ricurvo tutt'intorno, nonch'è un piccolo biergarten dove decido di sedermi.
Sette sono le birre fisse, con qualche altra sperimentazione di tanto in tanto, condotta dal birraio di origine ceca Vlado Sedmak.

lunedì 29 giugno 2015

Brassare Romano, Passione Pugliese ed altri pretesti per bere in giro per Roma

Di come Roma sia una città sempre turisticamente da scoprire ad ogni visita non c'è nulla da aggiungere. Neanche per quanto riguarda l'assortimento birrario c'è molto da dire: bisogna solo armarsi di qualche biglietto per i bus, scarpe comode ed un qualche ausilio tecnologico per orientarsi nell'urbanistica caciarona della capitale.
Stavolta ci sono tornato per due motivi importanti.
Il primo è stato l'invito da parte di Francesco Antonelli ed Andrea "Barone Birra" Romani alla partecipazione in giuria per la seconda tappa del concorso Brassare Romano: il tema era lo stile Blanche. In giuria con me presso il pub Il Maltese c'era una bella compagnia: Salvatore Cosenza e Mario Pellegrini (AdB) e Andrea Turco (Cronache di Birra).
Molto bello il pub, a metà tra un pub inglese con bandiere e locandine appese dappertutto ed una brauerei tedesca con annesso biergarten.
Bella l'atmosfera con tutti gli homebrewers accorsi per divertirsi insieme, con sfottò reciproci senza barriere, gelosie o altri atteggiamenti di superiorità che ho osservato altrove in altre occasioni. Per me una bella sorpresa, uno spirito che pervade anche l'approccio della giuria, seria quando c'è da degustare e scrivere le schede ma anche divertita negli altri momenti. Sono stato davvero bene!
Le birre in gara erano ben 23 ed è stata davvero dura berle tutte. Il livello non è stato altissimo e lo stile si prestava a piccoli errori in grado di compromettere l'equilibrio generale della birra, apparentemente semplice da produrre ma davvero ardua. Personalmente ne ho salvate circa 5, tutte le altre avevano spesso problemi nell'aroma con puzzette o assenza della speziatura classica. Ma ci sta, da homebrewer credo sia sempre bello imparare anche in corsa ed accettare tanto i successi quanto gli errori: fa parte del gioco.


Alle spine del pub, per l'occasione, erano presenti due blanche di birrifici: ho riassaggiato la Heaven di Birrone e mi ha colpito il suo carattere acidulo e sbarazzino, ma la Saggia di Birrificio dell'Eremo mi ha colpito di più per la speziatura più decisa ed il maggiore equilibrio in bocca.
Una bellissima esperienza ed un'ulteriore momento di crescita per me, che ripaga di tutte le peripezie compiute per essere presente e condividere chiacchiere ed assaggi.

lunedì 22 giugno 2015

La mia tabella di marcia: Vienna e Budapest

Il viaggetto che mi concedo quest'anno non è diretto in una meta birraria per eccellenza.
Avrei voluto e forse anche potuto, ma le rotte low coast, gli interessi trasversali (non legati solo alla birra...), la curiosità di visitare una determinata area ed una serie di altri motivi minori mi hanno portato a prenotare qualche giorno a cavallo tra Austria ed Ungheria, in quelle terre d'Asburgo che un tempo erano un modello per tutta Europa.
In realtà anche dal punto di vista birrario esisterebbe un senso, ricordando l'operato del viennese Anthon Dreher, la nascita di un processo moderno per la fermentazione di lager e la creazione di uno stile Vienna, ancora esistente ma sono per imitazione, scomparso dalle abitudini e dalle tradizioni austriache definitivamente. Dreher esiste ancora come marchio, sia in Italia che in Ungheria, per cui il nesso tra le città di Budapest e di Vienna, idealmente, sarebbe proprio lui.



venerdì 12 giugno 2015

I soli festival estivi che contano

Comincio con un disclaimer bello grosso perchè con questo post voglio parlare chiaro, molto chiaro, ai più o meno appassionati bevitori pugliesi che si trovano per grazia divina ad avvicinarsi alla birra, erroneamente solo in questi mesi caldi come se ci fosse il fermo bi(rr)ologico da settembre a maggio.
L'estate sta per cominciare e così fioccheranno anche le tante "Feste della birra" all'insegna di boccaloni da mezzo litro riservato a bevitori altrettanto boccaloni da pagare a più di 10 €/litro birre che costano a chi le somministra almeno 5-6 volte in meno. A quel punto e a quel prezzo...beh, meglio birra di qualità piuttosto che birre gasatissime e sciatte nonchè commerciali.
Si cominciano ad avvistare pseudo eventi all'insegna della tipicità locale in cui si vuole inserire la birra, come se fiorisse sugli alberi o fosse un frutto della terra: nessuno dei suoi ingredienti base lo è, nè ancora la sua cultura fa parte dei nostri usi e delle nostre tradizioni.


Ci si affanna tanto a creare un ponte culturale tra la birra ed il cibo, a giustificare l'uno in funzione dell'altro quando invece, se si combinano buona birra e buon cibo, ovunque sia la loro provenienza, il risultato può ed è buono per forza di cose. E la tipicità del territorio, in questo caso quello pugliese, sta semplicemente nel rapporto che abbiamo con queste due sfere, nei tempi con cui li apprezziamo, nei modi con cui li combiniamo.
Tutto ciò per dire che la qualità è quella indispensabile prerogativa che deve essere al primo posto quando si organizza, si propone e si sceglie un festival birrario.
Gli appuntamenti da non perdere, dunque, sono molto ridotti in numero, ma promettono di offrire un numero di birre di tutto rispetto e che può far dimenticare la strada fatta per raggiungere la località prevista o magari l'attesa e la sete.

lunedì 8 giugno 2015

Nell'alto dei cieli: Fantôme e De Dolle

Mi viene istintivo spendere del tempo in ricerche, confronti e disquisizioni quando bevo birre complesse, articolate e magari poco usuali da trovare.
Questa stessa sensazione si è ripetuta qualche sera fa, quando tra una serie di birre ed una serata tra amici ho avuto la voglia di stappare finalmente qualche birra che conservavo da tempo.
Ci ho visto quasi una sfida, un confronto tra due birrifici tra i più rappresentativi di un Belgio tanto eclettico quanto sublime ed un po' imprevedibile, geniale quanto tradizionalista.

Di Dany Prignon ne avevo ribevuto poco tempo fa, complice una maggiore facilità nel reperire i prodotti della di Fantôme, non so per quale accordo commerciale con distributori. Bene così, si intenda.
Dopo averne trovato in ottimo stato ben quattro sue produzioni, viene da pensare che il dato statistico faccia impietosamente spazio ad una vicina cilecca, dati i trascorsi burrascosi che la qualità delle bottiglie di questo birrificio ha e data la fama che se ne è creata.
Devo però ripetermi e ribadire che l'impressione è che qualcosa sia cambiato. Questa Saison l'avevo già assaggiata due anni orsono e ci avevo sentito di tutto, sovrastato da un grande aroma di fragola derivante sicuramente dai lieviti.
In questa invece siamo su altri livelli. Appena vi avvicino il naso è sublime la combinazione di floreale (fiori d'arancio, fiori di pesco) e pepatino da luppoli, che a me ricordano quelle di birre come Hommelbier, XX Bitter ed altre blond quando trovate in ottime condizioni, ed il deja vu si palesa anche quando scorgo un leggero contributo aranciato. Incredibile è l'armonia che si avverte ai primi sorsi, che mi piace credere sia dovuta alla qualità dei malti: croccanti, puliti ma anche ricchi di sfumature di crosta di pane come di crostate alla frutta. Ci ritrovo le stesse sensazioni che l'olfatto suggerisce, arricchite da una seconda parte del sorso che è una montagna russa. Si sale sulle vette dei malti chiari ed improvvisamente si scende sfrecciando ancora vicino ai fiori bianchi, per poi attraversare rapidamente un chirurgico amaro luppolato che sfila secco e palpitante, mentre ti ritrovi di nuovo a passare dal via col sorso successivo, senza saperti spiegare come e perchè. Davvero un capolavoro, che di una saison ha molto poco, a dire il vero, avvicinandosi molto più ad una belgian ale di stampo classico. Questo non la esime dal doversi sorbire complimenti ed ovazioni, dato che senza dubbio mi è sembrata una delle migliori bevute del nuovo anno.


mercoledì 3 giugno 2015

Meet the brewer: Stefano Chironi

Attendevo da tempo di poter assaggiare le sue birre, da quando passando una serata al Bluebeat di Lecce, tra chiacchiere e birre al bancone, conobbi circa un anno fa Stefano Chironi.
Mi racconta che sta producendo in casa, sta sperimentando ricette e sta affrontando l'homebrewing con un certo rigore. Ogni domenica una cotta, ogni volta qualcosa da affinare e perfezionare, e di lì a poco il suo birrificio avrebbe preso forma.

Sono passati appena sei mesi da quando questo è avvenuto, da quando il Birrificio Malatesta ha aperto i battenti, poco distante proprio da quel Bluebeat, dove Stefano ha conosciuto anche Filippo, assiduo frequentatore del bancone ed ora suo collaboratore in birrificio.

Ed è dunque arrivato il momento di bere le sue birre, trovate alla spina al Birrarium in occasione dell'iniziativa TreperTre.


lunedì 25 maggio 2015

Una visita al Birrificio Svevo

Con qualche scampolo di tempo in più ho voluto colmare qualche lacuna. Bere birre rimaste in standby, riprendere qualche libro e tornare a visitare qualche birrificio, tra vecchi e nuovi.
La lacuna temporale più evidente che dovevo colmare era la visita, presso Modugno (BA) ma in piena zona industriale barese, di Birrificio Svevo.

La creatura di Vito Lisco nata 13 anni fa si era spostata da ben 2 anni presso questa nuova sede, dopo l'abbondante decennio nei piccoli locali dell'ormai nota via Castromediano. Dopo il primo anno di assestamento, in cui il nuovo impianto da 5hl ha dato il suo bel da fare alla sistemazione delle ricette, la produzione ha visto un'accelerata e la sala fermentazione si è ingrandita. Ora vi sono tre fermentatori da 15hl ed uno più piccolo da 10hl, ma gli ampliamenti non finiranno qua.
Visito Vito alla fine di una giornata lavorativa lunga e calda, per cui dopo qualche chiacchiera è scattato automatico l'istinto di aprire qualche birra.



lunedì 18 maggio 2015

Quando homebrewing e biologia si incontrano:
la ricerca sui lieviti del prof. Guglielmo Rainaldi

Il mondo dell'homebrewing è capace di essere così trasversale da contagiare persone tra le più diverse e variegate. Uno degli appassionati di più lunga data che io conosca è il prof. Guglielmo Rainaldi, docente di Biologia Molecolare presso il Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Biofarmaceutica dell'Università di Bari, persona amica con cui spesso ho condiviso chiacchiere, assaggi e pensieri.

Recentemente Guglielmo ha voluto provare a spingersi oltre la sua passione di birraio casalingo, cercando di coinvolgere anche la sua professione per unire entrambe le sfere della sua conoscenza.
In particolare, da biologo qual è, l'oggetto del suo interesse non potevano che essere i lieviti. Dopo un opportuno tempo di sedimentazione dei suoi progetti, quindi, ha pensato di innestare questo ambito di studio sulle proprie attività di ricerca.


Il resto lo faccio raccontare direttamente da lui dato che io, come la maggior parte degli homebrewers, comprendo solo fino ad un certo punto questo organismo vivente. Oltre, servono gli specialisti.

Ciao Guglielmo, intanto grazie per la tua disponibilità a parlare del tuo progetto.
Di cosa ti stai occupando ultimamente nel tuo laboratorio?


Ciao Angelo, grazie a te. 
Sai, da un po’ di tempo, anche a causa della scarsezza dei finanziamenti per i nostri laboratori ho pensato di unire “l’utile al dilettevole” rivolgendo il mio interesse al nostro caro amico lievito.
Il Saccaromyces cerevisiae o lievito di birra (ma utilizzato anche nella preparazione di pizza, calzoni e panzerotti!) è un organismo molto più antico degli esseri umani (comparve più di 300 milioni di anni fa), i quali paradossalmente si nutrono di ciò che questo organismo eucariotico unicellulare scarta come prodotto di rifiuto: alcool e anidride carbonica.
Tra gli aficionados homebrewer ma anche tra i birrai più esperti quando si parla di lievito si usa solitamente l’espressione “lievito a bassa fermentazione” o “lievito ad alta fermentazione”.
In realtà vi è una distinzione più precisa e netta tra le due categorie, ed a pochi che leggono il tuo blog potranno interessare le varie distinzioni tassonomiche.
Basti pensare che ceppi da noi considerati a bassa (lager) come il Saccharomyces pastorianus sono costitutiti in realtà da ibridi dovuti alla fusione dei genomi di Saccharomyces cerevisiae e Saccharomyces bayanus.
In realtà i ceppi selezionati nella produzione birraia sono tantissimi e di solito ad ognuno di essi viene attribuita una caratteristica ben precisa: profilo aromatico, capacità di attenuazione, di flocculazione, sentori floreali o fruttati, esteri, ecc.



giovedì 14 maggio 2015

Nuove birre da Birranova, Ebers e I Peuceti

La sensazione è che in questi mesi arrivi un altro carico di novità.
Ed allora, cominciamo a spuntare le nuove birre che in questi mesi stanno arrivando alle spine e sugli scaffali.

Qualche settimana fa è spuntata al bancone della birreria Birranova l'ultima novtà del birrificio. Questa volta Donato Di Palma ha voluto accontentare i tanti clienti del "io bevo solo la weizen", ma a modo suo. La sua Tostapane è una weizen scura, io la chiamerei schwarz weizen per coerenza linguistica ma ne mercato moderno un black weizen potrebbe essere di più immediata comprensione (ossimoro a parte). La birra mi è sembrata molto semplice da bere, impreziosita dell'anomalo colore scuro ed alleggerita da qualche tono mieloso stucchevole che a volte fa preferire altri stili a questo classico bavarese.


lunedì 11 maggio 2015

The complete joy of RE-homebrewing

Mesi, attese, ansie e soddisfazioni per circa un anno sono mancate.
Non ho potuto fare cotte per tutto questo tempo e tutto è sembrato quasi svanire, nella speranza di liberarsi presto da impegni di maggiore importanza e di tornare a ritagliarsi del tempo per fare quello che piace.
Stare un anno senza praticare l'homebrewing non è stato facile.

Prima l'estate, torrida e crudele senza le tue birre, senza poter caricare qualche bottiglia in frigo e stapparla nel bel mezzo di un afoso pomeriggio, senza poterne notare i suoi progressi piuttosto che il suo inevitabile calo a mesi di distanza dalla produzione, senza poter immaginare il prossimo aggiustamento sulla ricetta. Il piacere del gusto e l'annientamento della sete hanno lasciato il posto alle sole fantasia e creatività ed alla voglia di poterle trasformare in progetti liquidi. 
Voglia che semplicemente si trascina, si prolunga, si distende e si tende come molla attraverso le altre stagioni, ancora ed ancora.

Qualche cotta presso amici allevia la medicina e serve a coltivare ancora l'interesse e tenere allenato il polso, ma il desiderio di armeggiare solo con le tue pentole è troppo potente, non basta neppure l'amico più accogliente a cancellarlo. 

Quando poi magicamente cambia tutto, o meglio, quando l'impegno viene ripagato dai risultati e gli ostacoli si dissolvono, allora ti accorgi di quanto tempo è passato ma anche di quanto ancora viva è questa passione. Passione: una parola di cui le pratiche commerciali e promozionali hanno abusato ma che non può essere strappata da un popolo di strenui hobbisti che ne fanno un motore per le proprie pazzie, per le proprie dedizioni, tra colpi di testa e studi meticolosi. 


Passione che riscopri quando riprendi quel malto tra le mani e ci giochi con le dita come fosse acqua di sorgente, quando metti gas sotto le pentole e vedi salire la lancetta della temperatura e capisci che quegli zuccheri saranno sotto il tuo controllo e ne farai quel che vuoi. Vedi l'acqua cambiare colore ed intorbidirsi, provocare una schiumetta che ricordi ma che è sempre una sorpresa vedere svanire piano per far spazio ad un mosto sempre più zuccherino, appiccicato alle mani quasi come tornasse ad abbracciarti. Quella pratica che ti è sembrata inafferrabile e persa torna a possederti, ed è come se non ne avessi mai sentito la mancanza: è come non si fosse mai interrotta.

mercoledì 25 marzo 2015

Assaggi di Opus Grain

È un produttore che non bevevo da tempo e nel corso degli ultimi anni l'ho trovato anche difficilmente in giro per locali. Poi è accaduto che da Opus Grain, confessandomi di nutrire stima per il taglio e l'oggettività delle degustazioni che scrivo su questo blog (circostanza di cui mi sono sentito onorato), mi hanno contattato per propormi una serie di loro assaggi per ricevere dei sinceri feedback su di un poker delle loro birre. Con il massimo dell'obbiettività, quindi, ho stappato e bevuto, ed alla luce dell'assenza di indicazioni di stili di riferimento, è stato anche un esercizio di degustazione.


Opus Grain nasce nel 2009, anno che corrisponde con le mie prime esperienze di degustazione, quando, in seguito a ricerche sul web dopo un loro assaggio ad un corso che frequentai, ricordo di aver per la prima volta preso confidenza con il concetto di beer firm. All'epoca Roberto Ciavarella e Domenico Spada, di base a San Severo (FG), producevano presso il primo impianto di Birra del Borgo, a Borgorose (RI). Le birre prodotte erano tre e sono rimaste, in numero, sempre fisse fino a pochi anni fa, quando fu aggiunta una nuova birra mente l'ultima arrivata è giunta solo pochi mesi fa.
Attualmente, però, da circa un paio d'anni le produzioni sono affidate alle capacità produttive e tecniche del birrificio Decimoprimo di Trinitapoli (BT), per cui ogni paragone con le birre del passate viene ad essere, per forza di cose, azzerato.

martedì 10 marzo 2015

Birre sotto l'Uovo, un giro per Roma a marzo

Il Paese dei Balocchi della birra in Italia è Roma, e lo si sa. Ma ogni volta che ci torno, è impossibile non cadere vittima del fascino di un'offerta pressocchè sterminata e della presenza di un popolo di bevitori che si riversa nei locali principi di questo fenomeno sano e bello, al di là dell'annuale Birre sotto l'Albero, annuale evento diffuso che prende vita in zona Trastevere. Qui c'è da bere bene sempre, anche a marzo, sotto l'imminente uovo pasquale piuttosto che sotto l'albero natalizio.
Il weekend appena trascorso l'ho passato in giro per la capitale, tra un massacrante quanto gratificante ripasso turistico e qualche (?) birra bevuta qua e là, di cui vorrei proprio parlare. Non tanto per dovere di cronaca, quanto per promemoria, perchè certe birre non vanno proprio dimenticate.


Comincio con un locale che ho visitato dopo le prime fatiche della giornata ed in cui ho trovato anche più di quello che mi aspettavo. Si tratta del Pork'n'roll, sito a pochi minuti a piedi dalla stazione Tiburtina e gestito dai fratelli Roccia. Pugliesi di nascita ma romani di adozione, aprono questo locale qualche anno fa accostando birre di qualità, conosciute ed apprezzate anche attraverso viaggi birrari in ogni dove, a carni e salumi di pregevole fattura provenienti dall'azienda di famiglia sita ad Ascoli Satriano (FG), nella Daunia. Il locale ha circa 50 posti, non è grandissimo, ma si respira un'ottima atmosfera soffusa ed intima. Al bancone le vie sono 7 con altre 2 pompe e Valentino Roccia, dal passato di homebrewer e stagista in birrifici, vi alterna prodotti di birrifici del centro Italia, noti ma ancora dal grande potenziale, a birre dalla Franconia. Talvolta anche direttamente nelle botti, e nel caso di fusti di qualche birrificio italiano ne cura anche la maturazione tra le mura della cantina, come i veri publican inglesi fanno con le real ales, assicurandosele freschissime dal birrificio ed aprendole al momento giusto.
Se avessi le giuste parole parlerei nel dettaglio anche di carni e salumi che ho mangiato, ma pur non  essendo bravo in questo ho letteralmente goduto mangiando prosciutto crudo stagionato 20 mesi, spiedini cotti con rauch, pancetta affumicata stagionata, culatello e salsiccia e non ricordo cos'altro. Credo di non aver mai mangiato meglio in termini di sapori intensi, di cotture vivaci.
Il massimo è stato farlo con grandi birre. Ho cominciato con una fantastica Ott Edel-Pils, in botte dalla Franconia, dalla mostruosa facilità, pulizia dei malti e gasatura impercettibilmente fine, e parte il mezzo litro come l'acqua. In crescendo ho proseguito con un'ottima Weiherer Rauch, chiara color oro dai netti aromi di scamorza affumicata, sorprendentemente garbati e non volgari. Per poi arrivare a quella che mi ha strappato più wow di tutte, la Hummel Raucherator, doppelbock affumicata eccellente sia nel tocco affumicato che nel sottobosco maltato, fino a quella scorrevole facilità che poco si può descrivere. Con l'ultimo sorso mandato giù, scende quasi una lacrima. Birra del weekend, insieme ad un'altra.

lunedì 2 marzo 2015

Meet the brewer: Nicola Grande annuncia la sua nuova avventura col Birrificio Etnia

A volte ritornano, ma lui ritorna spesso.
E poi riparte.
L'incursione più recente di Nicola "Nix" Grande è avvenuta per l'occasione creata dalla collaborazione dei locali Birrarium e Amber di Acquaviva delle Fonti (BA), uniti per una sera a casa di questi ultimi, per una serata all'insegna dei loro due modi di interpretare il burger, corredando la serata di buona musica e della splendida novità che sto per dettagliare.
Potremmo vederlo come uno spin-off degli eventi con birrai che il Birrarium ha intensificato in questi mesi e che rischiano di diventare anche un modello per altre realtà, vedi l'Amber.


I lettori più attenti e i curiosi della scena birraria nazionale dovrebbero già conoscere Nix. Le sue birre, il suo modo di interpretare la tradizione birraria belga e le sue creature che in tre anni sono nate a Carnago (VA). Birre come Prius eXXtra, Nuce, Levis sono gemme che hanno ricevuto consensi, apprezzamenti e pollici in su da gran parte del mondo dei bevitori appassionati.
Questa favola si è interrotta qualche settimana fa con l'abbandono di Nicola del ruolo di birraio, ma le capacità e le potenzialità di Nix non potevano restare a lungo parcheggiate a bordo strada.

La notiziona che finalmente possiamo dare è che Nicola Grande è tornato in sala cottura e lo fa con un nuovo birrificio. Proprio così!
E qualche sera fa, con grande sorpresa di tutti (me compreso), si è svolta la presentazione ufficiale del progetto Etnia.

venerdì 27 febbraio 2015

La mia Settimana della Birra Artigianale 2015
tra eventi, nuove birre e una trasferta romana

Come ogni anno verso marzo torna la Settimana della Birra Artigianale, l'iniziativa promossa da Cronache di Birra e dal suo ideatore Andrea Turco che accende i riflettori sulla birra di qualità, invitando a promuovere eventi ed occasioni di incontro tra bevute, appuntamenti importanti e sconti.


Come di consueto mi getterò a capofitto in questi "pretesti" per bere bene ed ancora meglio, anche se c'è da dire che col tempo, a giudicare dalla frequenza delle mie uscite e bevute, le mie settimane della birra artigianale si replicano con una cadenza mensile più che annuale. :-D

Ciò che faccio ogni anno è farmi un programma, giorno per giorno, sotto forma di elenco, comprendente le serate pugliesi, quindi quelle intorno a me più meritevoli a cui posso e/o voglio partecipare, ed inoltre quelle a cui ho programmato di partecipare, estendendo l'invito ad aggregarsi a chiunque ne abbia voglia.
Spesso questa kermesse diffusa è l'occasione per spingersi nella proposta di nuove birre, spesso one-shot, e c'è da dire che anche stavolta diversi in diversi locali c'è qualcosa di nuovo da bere, come si leggerà a fine articolo.
Quest'anno mi sono anche voluto regalare un week end a Roma, dove di certo non mancano eventi da segnalare.
Dunque, ecco la mia lista ma c'è da tenere d'occhio anche il sito ufficiale perchè si potrebbe aggiungere anche qualcos'altro:

domenica 22 febbraio 2015

Birra dell'anno 2015: la spunta Birra del Borgo

Il concorso organizzato da Unionbirrai, arrivato quest'anno alla decima edizione, ha annunciato ieri sera i risultati.
Dieci anni di progressi, di maturazione del movimento e di crescita del concorso stesso, trainata dall'aumento dei birrifici sul suolo nazionale e dalla voglia di una parte di essi di misurarsi, sottoporsi ad un giudizio e magari raccogliere soddisfazione ed un pizzico di notorietà.


Partiamo dai numeri: 820 birre in gara provenienti da 150 birrifici, per cui parliamo del 18% dei birrifici italiani che partecipano con in media poco più di 5 birre a testa.
Non sembrano grandissimi numeri, nonostante  ci siano circa 200 birre in più dello scorso anno.
I giudici quest'anno sono stati coordinati dal duo Kuaska - Flavio Boero, le cui abilità tecniche e gestionali avranno sicuramente contribuito a dare una certa piega alle sessioni di degustazione.
Le categorie in cui iscrivere le birre erano ben 26, invariate rispetto allo scorso anno. In realtà, con circa il +30% di birre presenti, qualche sforzo per distinguere certe categorie poteva essere fatto, dato che la giustificazione che si è data in passata per accorpamenti di stili non poco differenti tra loro era che le birre sarebbero state troppo poche nelle singole categorie. Mi riferisco soprattutto al caso della categoria n.17 dove le blanche devono vedersela con le belgian blond, ma anche alle categorie n.4 e n.5 che comprendono stili di ispirazione tedesca.
Per chi ancora non l'avesse visionata, ecco tutte le birre premiate ed annunciate via twitter da Cronache di Birra e Mondobirra.org, la cui "diretta" è stata fondamentale per chi voleva sapere qualcosa, in mancanza di comunicati ufficiali.
Come ormai provo cerco di fare annualmente, segue qualche commento.

lunedì 16 febbraio 2015

La Polonia che scommette sui propri luppoli
(...e che luppoli!)

I riflettori sulla Polonia si sono ormai accesi.
La curiosità stimolata da qualche beer hunter, le novità che girano sul web ed i (seppur frivoli) riconoscimenti di ratebeer che vedono primeggiare due birrifici polacchi tra i primi dieci nuovi birrifici emergenti stanno facendo ormai conoscere i nuovi fermenti di questa terra in buona parte del mondo birrario.
Per me questa è l'ennesima volta che mi tuffo in queste produzioni, avendo avuto la fortuna di andarci ed avendo un caro amico che facendo la spola tra la Puglia e Varsavia può portarmi qualche bella birra.
Fin qui tutto facile. Il problema è stato orientarsi nello scegliere che birre farmi portare, al netto della lingua e dei nomi dei birrifici.
Fortunatamente ho potuto contare sulla scrematura che il gestore del beer shop di Varsavia Piwomaniak, Pawel Kociel, fa ad ogni mia richiesta su stili e/o ingredienti desiderati. In più ho potuto contare su qualche dritta datami da tale Tomasz Kopyra, blogger e vlogger oltre che giudice BJCP, che tra recensioni e degustazioni sta tirando su un bel po' di interesse anche nella fredda Polonia.


Avendo già affrontato il campo delle baltic porter e dei grodziskie, di cui ho comunque comprato nuovamente altri esempi, stavolta mi sono limitato a sfruttare quello spazio riservatomi nella valigia altrui soddisfacendo un altro motivo di interesse, anch'esso potenziale punto di forza di questo Paese: i luppoli.
Le informazioni da ottenere a riguardo sono sempre complicate, nonostante siano i territori intorno a Lublin, Poznan ed Opole tra le regioni più importanti per questa coltivazione, e non solo in tempi recenti. Addirittura sul libro Progettare grandi birre si parla del Lubelski (detto anche proprio Lublin) come parente e discendente del Saaz, spiegando non fosse disponibile in occidente prima dell'apertura della Cortina di ferro.
Una sorta di elenco può essere quello fornito su Polish Hops, tra cui oltre al Lubelski ci sono le varietà Tomyski, Sybilla, Oktawia, Izabella, Pulawski, Marynka, Iunga, Magnat, in parte snocciolati qui in merito alle proprie caratteristiche e composizione di olii.
Come è facile intuire, si tratta di luppoli sostanzialmente simili a varietà ceche e slovene nonchè alle più recenti innovazioni tedesche, con tratti agrumati e terrosi vicini a quelli dei luppoli nobili più noti, ma con qualche marcia in più sull'intensità e sul ventaglio organolettico più spinto sul floreale, distante anni luce dallo sfarzo ai quali molti luppoli americani ci hanno abituati ultimamente.
Valeva la pena approfondire un po', mi sono detto, ed allora ho tentato la sorte con queste tre birre.

lunedì 9 febbraio 2015

Malatesta e Cavour, i nuovi birrifici di Lecce e Bitonto

L'allargamento della famiglia dei birrifici pugliesi non conosce freno, tant'è che se guardo alle spalle in questi mesi ho parlato quasi solo esclusivamente di nuove birre e/o birrifici.
Più che accumulare nomi nel tempo, vorrei provare ora ad aggiornare volta per volta la lista in base alle nuove aperture, per cui oggi parleremo di (solo) altri due birrifici.

Nell'ambiente sportivo è motivo di orgoglio per una cittadina avere più di una società a gareggiare in una categoria: con questa analogia potremmo gioire per le città di Bitonto e Lecce, dove i birrifici che producono sono ormai due.

Il primo birrificio, di recentissima apertura, è Malatesta e si presenta come birrificio della città di Lecce essendo ubicato a brevissima distanza dalle splendide vie barocche della città salentina.


Ho avuto modo di chiacchierare insieme a qualche birra con l'artefice del progetto che è Stefano Chironi, anch'egli reduce da quel campo formativo che è l'homebrewing, il quale ha voluto esordire con due birre alquanto diverse tra loro.
Ecco quanto ci dice Stefano:

Finalmente! Dopo due anni di sacrifici ed impegno, superando tutti gli ostacoli burocratici, Malatesta ha iniziato la sua produzione.
Forse la scelta di collocarlo all'interno della città, in zona residenziale e a due passi dal centro storico leccese, non ha facilitato le cose.
Il birrificio, per il momento, è composto da un impianto a tre tini da 10hl, due fermentatori da 25hl ed un tino di miscelazione.

lunedì 2 febbraio 2015

Prize Old Ale vs Thomas Hardy's

Quello di cui mi occupo oggi non è il racconto della birretta session bevuta l'altro giorno o della novità birraria del mese. Bensì è un raffronto tra due monumentali birre, messe una di fronte all'altra, che per storia e blasone vanno bevute almeno una volta nella vita.

Quando si parla di old ale si va automaticamente a scomodare questo binomio che risponde ai nomi di Thomas Hardy's e Prize Old Ale. Hanno entrambe storie travagliate ma le accomuna il fatto di rappresentare un mondo produttivo ormai accantonato. Eccezion fatta per il mondo dei lambic, non esiste quasi più quel processo del passato attraverso cui grandi quantità di birra molto alcolica venivano prodotte in inverno evitando contaminazioni dovute alle temperature miti, accantonate e stockate (stock ale) per poi prenderne una parte e blendarla durante i mesi estivi con birra giovane, dandole contemporaneamente freschezza e profondità, ottenendo soprattutto mild ale e porter. Quantitativo di cui, la parte rimasta non blendata e nel frattempo invecchiata, ossidata e trasformata dai batteri lattici presenti tra le doghe dei grossi barili in legno, sarebbe poi stata mandata in commercio con l'appellativo di old ale.
Spesso quando si parla di old ale si interpellano queste due birre ed una particolare fascia produttiva a sè, corrispondente alla seconda delle tre categorie descritte rispettivamente da Michael Jackson con i nomi di strong mild ale, dark strong bitter e strong ale, e successivamente da Martyn Cornell come Burton-style strong ale, dark strong ale e pale strong ale. Non è affatto facile orientarsi, ma proviamoci.
Le peculiarità della famiglia delle old ale, per come si presentava in passato, erano proprio la presenza di un carattere lattico (per nulla inusuale fino al secolo scorso, prima dell'avvento di tini d'acciaio e processi più controllati) dovuto sia a batteri lattici che a lieviti selvaggi presenti nel legno ospitante, a contorno di un carattere ricco di melassa e di un'impronta dolce di caramello mou che difficilmente andassero oltre il muro della stucchevolezza. A tutto ciò si va ad aggiungere quello che conferisce la lunga maturazione in legno nell'arco di un anno prima di finire in bottiglia: ossidazioni più o meno spinte, che poi proseguono ulteriormente in bottiglia negli anni di invecchiamento a venire.
Le maglie delle caratteristiche più meramente tecniche sono alquanto larghe, ma si riferiscono ad un grado alcolico elevato seppur non a doppia cifra. Il terreno di confronto è sempre quello dove competono anche i barley wine, tendenzialmente poco più alcolici e poco più luppolati, paragone a cui si ricorre nonostante entrambe le allusioni stilistiche risultano essere più spesso delle etichette moderne con cui cerchiamo di inscatolare archetipi di birre del passato, alludendo a sfumature produttive labili che variavano da un birrificio all'altro e da un decennio all'altro. Tutto ciò, però, nel presente e nelle nuove pagine di birra che si scrivono oggi assume comunque un utile connotato di demarcazione, di linea guida.


mercoledì 28 gennaio 2015

Birre e campanili

Quello che sembrava un semplice evento di gala si è rivelato essere una serata ricca di spunti e di assaggi.
La tappa pugliese del Brusselles Beer Challenge, giunto nel 2014 alla sua terza edizione (non è un concorso storico come erroneamente riferito al popolo bue), ha visto una valanga di premi per i birrifici pugliesi partecipanti. In via eccezionale, quindi, nella persona della responsabile Karin Meriot, sono stati consegnati "a mano" i premi direttamente ai birrai qui in Puglia, a Bari, presso l'Hotel Oriente.
Prima di fare delle considerazioni parliamo del banco assaggi, dove in moltissimi erano presenti con alcune produzioni in bottiglia. Come sempre ho cercato di assaggiare qualcosa di nuovo che non avevo ancora intercettato in giro, indipendentemente dalle medaglie che al concorso hanno ottenuto: il concorso è un'occasione secca, quando la birra è davvero buona lo puoi notare in qualsiasi altro momento.


lunedì 26 gennaio 2015

Meet the brewer: Domenico Iorfida

Bello quando incontri o rivedi un birraio e ci passi insieme una serata, parlando delle sue birre ma anche di altre e di altro.
La maturità nel non imporre nel consumatore, nell'appassionato o nell'amico quel campanilismo a volte pesante e spiacevole nel ritenere il proprio operato il non plus ultra dell'intero contesto non è roba da tutti.
Domenico Iorfida è uno di quelli per i quali bere, produrre, incarnare la predilezione per certe birre è sì una professione, un mestiere, ma è anche pretesto per interagire, presentarsi, conoscere e far conoscere lati del mondo birrario molto spesso relegati in un sottobosco nozionistico e affaristico.
Grande appassionato della prima ora romana, nonchè naso fine che sicuramente non guasta affatto quando si produce qualcosa di proprio, anzi, spesso è l' X-Factor di birrai che hanno un inafferrabile qualcosa in più.


In queste settimane ha girato punta e tacco dello stivale italico portando con sè la nuova creatura che ha partorito con i suoi amici e compagni di avventura, raccolti sotto il nome di Cerevisia Vetus.
Abbiamo cominciato in sordina proprio con questa birra da 7,1%alc., la Belzibu, diabolicamente architettata in modo da soddisfare diversi palati.
Si classifica genericamente come IPA, ma seppur veritiera è un'etichetta che le sta stretta.
Si scordino le West Coast IPA dove i malti si eclissano, non si faccia riferimento alle luppolate interpretazioni britanniche d'altri tempi. Essa, piuttosto, strizza l'occhio verso quelle che ormai si definiscono East Coast IPA - tra una costa e l'altra le cose cambiano molto - anche dette American IPA (come se gli USA fossero tutti sulla costa orientale!): ciance a parte, si tratta di una birra con base maltata decisamente più curata, complessa e rilevante, evidente anche dalla colorazione rubino con riflessi ramati, che supporta ed amplifica le sensazioni di agrumi e frutti rossi più prettamente luppolate espresse al naso.
Non amo le IPA odierne, ma nonostante ciò mi cerco di berle, quando mi gira, anche per comprenderle meglio: qui mi è riuscito molto facile, non c'è avarizia o ignoranza nella tessitura del tappeto maltato steso come passerella per i luppoli, c'è coscienza che il palato desidera di più di un asfalto verdognolo amaro.