mercoledì 28 gennaio 2015

Birre e campanili

Quello che sembrava un semplice evento di gala si è rivelato essere una serata ricca di spunti e di assaggi.
La tappa pugliese del Brusselles Beer Challenge, giunto nel 2014 alla sua terza edizione (non è un concorso storico come erroneamente riferito al popolo bue), ha visto una valanga di premi per i birrifici pugliesi partecipanti. In via eccezionale, quindi, nella persona della responsabile Karin Meriot, sono stati consegnati "a mano" i premi direttamente ai birrai qui in Puglia, a Bari, presso l'Hotel Oriente.
Prima di fare delle considerazioni parliamo del banco assaggi, dove in moltissimi erano presenti con alcune produzioni in bottiglia. Come sempre ho cercato di assaggiare qualcosa di nuovo che non avevo ancora intercettato in giro, indipendentemente dalle medaglie che al concorso hanno ottenuto: il concorso è un'occasione secca, quando la birra è davvero buona lo puoi notare in qualsiasi altro momento.


lunedì 26 gennaio 2015

Meet the brewer: Domenico Iorfida

Bello quando incontri o rivedi un birraio e ci passi insieme una serata, parlando delle sue birre ma anche di altre e di altro.
La maturità nel non imporre nel consumatore, nell'appassionato o nell'amico quel campanilismo a volte pesante e spiacevole nel ritenere il proprio operato il non plus ultra dell'intero contesto non è roba da tutti.
Domenico Iorfida è uno di quelli per i quali bere, produrre, incarnare la predilezione per certe birre è sì una professione, un mestiere, ma è anche pretesto per interagire, presentarsi, conoscere e far conoscere lati del mondo birrario molto spesso relegati in un sottobosco nozionistico e affaristico.
Grande appassionato della prima ora romana, nonchè naso fine che sicuramente non guasta affatto quando si produce qualcosa di proprio, anzi, spesso è l' X-Factor di birrai che hanno un inafferrabile qualcosa in più.


In queste settimane ha girato punta e tacco dello stivale italico portando con sè la nuova creatura che ha partorito con i suoi amici e compagni di avventura, raccolti sotto il nome di Cerevisia Vetus.
Abbiamo cominciato in sordina proprio con questa birra da 7,1%alc., la Belzibu, diabolicamente architettata in modo da soddisfare diversi palati.
Si classifica genericamente come IPA, ma seppur veritiera è un'etichetta che le sta stretta.
Si scordino le West Coast IPA dove i malti si eclissano, non si faccia riferimento alle luppolate interpretazioni britanniche d'altri tempi. Essa, piuttosto, strizza l'occhio verso quelle che ormai si definiscono East Coast IPA - tra una costa e l'altra le cose cambiano molto - anche dette American IPA (come se gli USA fossero tutti sulla costa orientale!): ciance a parte, si tratta di una birra con base maltata decisamente più curata, complessa e rilevante, evidente anche dalla colorazione rubino con riflessi ramati, che supporta ed amplifica le sensazioni di agrumi e frutti rossi più prettamente luppolate espresse al naso.
Non amo le IPA odierne, ma nonostante ciò mi cerco di berle, quando mi gira, anche per comprenderle meglio: qui mi è riuscito molto facile, non c'è avarizia o ignoranza nella tessitura del tappeto maltato steso come passerella per i luppoli, c'è coscienza che il palato desidera di più di un asfalto verdognolo amaro.

lunedì 19 gennaio 2015

Basilicata "yeast to yeast": Birrificio 79 e Birrificio del Vulture

Parlando di nuovi birrifici, fino ad ora ho sempre e solo annunciato quelle nuove aperture che sono avvenute su suolo pugliese. Il motivo di fondo non c'è, o meglio è semplicemente per ragioni territoriali, qualcuno potrebbe pensare anche per campanilismo. Semplicemente mi viene spontaneo raccontare ciò che ho saputo o scovato nei miei dintorni.
Sta di fatto che certe realtà pur essendo vicine potrebbero trovarsi fuori regione, ma di molto vicino ho solo la Basilicata e fino ad ora il problema non si poneva più di tanto, dato lo scarso fermento della regione.
Le cose, forse, stanno cambiando. La regione ha visto sì un lento sviluppo, però non è mai stata completamente ai margini dell'interesse. Certo, è dura avere da una parte l'attività dei birrifici pugliesi e dall'altra quella dei campani, con molti giovani che preferiscono andare a costruirsi un futuro altrove.
Eccezion fatta per il mai sdoganato birrificio Bykes, di grosse dimensioni ma più simile ad un birrificio industriale nei modi e nella qualità piuttosto che ad una realtà artigianale, fino a qualche anno fa sembrava potessero costruire qualcosa di davvero serio e promettente un paio di birrifici: Br'hant e Jazz Beer,
Il primo risulta avere una produzione sospesa, mentre sul secondo si sono semplicemente spenti i riflettori. Di Jazz Beer ho bevuto qualche mese fa anche una loro novità, la dubbel Abb'yond che, seppur di livello non eccellente, non era niente male e mi ha fatto capire che, in un modo o nell'altro, i fermenti sono lenti ma ci sono. Insomma, nei modi e nei tempi rispetto ad altri panorami meridionali, la scena lucana sembra una bassa fermentazione: lenta, delicata, difficile. :)


Negli ultimi mesi, infatti, sono da segnalare alcune novità. 
Innanzitutto la nascita di un secondo locale di vero interesse nella città di Matera. È il beer shop Malto & Luppolo di cui ho già accennato in un precedente post sulle nuove aperture e che assume l'onore e l'onere di affiancare idealmente l'opera del Groove di evangelizzazione birraria nella città dei sassi, unico punto di interesse birrario degno di nota.

Ancora più sorprendente è quello che si muove, quindi, nel campo dei birrifici: sarà in atto una primavera birraria lucana? 
Ci sono ben due novità, ed in una piccola regione è come se ognuna valesse per dieci.

mercoledì 7 gennaio 2015

Come ti conquisto il consumatore pugliese:
beer shop e birrerie di nuova apertura

Che la birra di artigianale sia protagonista di un boom è un dato di fatto ormai.
La nascita di sempre nuovi birrifici cavalca quel trend di (insano?) ottimismo legato all'apprezzamento della birra da parte del pubblico, spesso giovane, e finisce per trainare anche il mondo dei locali, dove finalmente i consumatori possono decretare successi o sbadigli.
In un mondo più normale dovrebbe essere esattamente il contrario, e cioè le richieste dal basso dovrebbero spingere a produrre sempre più, ma il fenomeno è partito in questo modo: non fasciamoci la testa e vediamo pian piano a cosa ci porterà.

Quando vengo a conoscenza di nuove aperture di birrerie o di presunte tali, una delle cose che più mi piace fare, è puntare i riflettori sia su quelle proposte che portano idee nuove in ambienti dove la diffusione di buona birra c'è già, sia sulle nuove realtà che cominciano a portare buone selezioni in luoghi ancora poco battuti.
Con un piglio simile a quello con cui quasi un anno fa facemmo il punto nei capoluoghi, ora andiamo a scovare altre realtà, già sviluppate o nate da pochissimo, che si sono sviluppate (lo ritengo un dato casuale) per lo più tra le pieghe della provincia, con qualche inevitabile eccezione in alcuni capoluoghi.


Stavolta partiamo dai beer shop, che contrariamente a quanto ci si potesse aspettare, al momento sembrano aver ripreso a svilupparsi in grande numero.

Da quello che ho potuto notare nel tempo e dai beer shop che sono in attività attualmente, se chi compie questo passo "conosce i suoi polli" (cioè se conosce e sa interpretare materialmente le abitudini nostrane), pensa anche a non rinunciare a due importanti fattori che facciano da contorno al prodotto in bottiglia presente in scaffale o in frigo: il primo è la mescita, il secondo un'offerta culinaria di accompagnamento che vada dalla stuzzicheria in su, fino alla ristorazione.

sabato 3 gennaio 2015

Il mio BBF Winter Edition 2014

Il primo post del nuovo anno pesca l'ultima bevuta dell'anno precedente, quando tra una festività e l'altra si è tenuto il BBF Winter Edition nella casa di Birranova, ovvero Triggianello.
Niente delirio estivo in piazzetta, chiaramente, date le temperature rigidissime che al termine dell'evento stesso hanno portato anche un'abbondante nevicata. Bensì musica e birre hanno avuto a disposizione una versione più allargata del gazebo esterno ormai permanente, per cui non mancano spazi attrezzati per sedersi o bere in piedi e diverse birre interessanti da provare.

Il banco spine era da 12 vie, che con le 7 interne portava il totale a 19, di cui circa metà erano birre ospiti, ed è da esse che comincerò.


Mi ispirava senza dubbio curiosità la Baja, oatmeal stout del recente birrificio austriaco Bevog. Questi ragazzotti son balzati agli onori delle cronache birrarie lo scorso anno per essere stati votati dagli utenti di Ratebeer come il terzo miglior birrificio emergente dell'anno, che con tutti i difetti che Ratebeer può avere rappresenta comunque uno stimolo a saperne di più. Questa Baja, però, mi è sembrata tutt'altro che imperdibile: avena che ammordisce appena le sensazioni, ma di base la birra è scarica, superficiale, con vaghi ricordi cioccolatosi e davvero poco emozionante.
Non è andata poi molto meglio con la Imperial Deep Underground del birrificio abruzzese Opperbacco: questa imperial stout all'americana è sicuramente più generosa sia nei tostati che (soprattutto) nella luppolatura, ma il tutto mi è sembrato in dissonanza e senza una direzione precisa. Non oso certo dire che è una birra senza un disegno sotto, ma semplicemente l'ho trovato confuso, poco armonico, con tanti ed intensi sapori (mirtillo, cacao, arancia) fin troppo esuberanti.
Mi tolgo ancora qualche sassolino parlando di due birre dalla forte luppolatura ma dal risultato finale non convincente.