lunedì 19 dicembre 2016

Conoscere uno stile: Grodziskie

È da tempo che mi sono interfacciato con lo stile Grodziskie.
Da quando fu ufficializzato dalla AHA anni fa, mi è venuto spontaneo nutrire un interesse a cui ho fatto seguire una serie di assaggi di birre prodotte proprio in Polonia da birrifici emergenti che hanno ben pensato di pescare dalla loro stessa eredità birraria del passato. Notevole anche quella prodotta dal birrificio Amiata qualche anno fa, di cui ho un bellissimo ricordo.
Le caratteristiche dello stile sono alquanto semplici da inquadrare, per chi non ne avesse sentito ancora parlare: birra ad alta fermentazione di solo frumento affumicato, leggermente acidulapoco alcolica, vivacemente gasata.
Ne ho parlato approfonditamente in un'altra occasione, a cui rimando soprattutto per ricostruire il discorso storico e squisitamente stilistico.


La voglia di provare a produrla è venuta spontanea: la sfida di produrre una birra di solo frumento si unisce a quella di una birra affumicata. Se poi ci mettiamo anche un'ulteriore dose di curiosità scaturita dopo che con questo stile un homebrewer ha vinto non solo una tappa del Campionato Nazionale Homebrewers 2016 ma anche il concorso europeo EBCU Homebrew Competition 2016 tenutosi durante lo scorso Eurhop a Roma, tutto diventa più naturale.
Tra l'altro è stato lo stile suggerito per la Giornata Nazionale dell'Homebrewing 2016 promossa da MoBI lo scorso ottobre.
Ecco come mi sono mosso.

giovedì 15 dicembre 2016

Una visita al Birrificio degli Ostuni

Qualche mese fa sono venuto a conoscenza di un nuovo birrificio in Puglia, terra che ormai si sta lanciando verso numeri consistenti di produzioni birrarie.
La località del Birrificio degli Ostuni è quella di Poggiorsini, provincia di Bari ma molto distante dal suo capoluogo, quasi in territorio lucano anche a giudicare dal contesto paesaggistico dell'Alta Murgia.

Il nome è quello legato a coloro che guidano da poco questo birrificio, ovvero i fratelli Ostuni.
Sono in due a portare avanti l'impresa, ed in particolare è Matteo Ostuni il birraio.
Forte di un'esperienza biennale in una grande realtà come quella del Birrificio del Ducato dove lavorava in produzione, Matteo ha deciso ad un certo punto di concretizzare le sue ambizioni personali e conciliarle con quella di fare ritorno nella sua Puglia dopo anni di "esilio" nel parmense.

martedì 29 novembre 2016

Conoscere uno stile: NE IPA

Dico la verità: non avevo alcuna intenzione di buttarmi a capofitto in questa storia delle IPA "juicy" prodotte nel Vermont e nel New England, costa est USA.
Il motivo era puramente di principio, dato che il bombardamento (involontario) sui social di racconti e foto di questo stile-non-stile di birre dall'opalescenza smodata, quasi "trash", ai limiti del comprensibile, mi aveva destato disinteresse e rifiuto.
Seguendo, però, qualsiasi discorso birrario che si faccia - perchè nel bene o nel male molte volte c'è comunque da imparare - ho messo insieme qualche elemento.
La scintilla è scoccata quando si è reso disponibile su Birramia il famigerato lievito Vermont Ale, distribuito dalla The Yeast Bay. E dato che alla produzione di IPA solitamente dedico poca attenzione e spazio nell'homebrewing, ho pensato di farlo sperimentando in grande stile.


Le informazioni su questa nuova tendenza di American IPA, l'ennesima, erano e sono un po' vaghe. Ma cercando e soprattutto scremando osservazioni e dati credo di essere riuscito a mettere dei punti fermi, che ho poi voluto verificare mettendoli in pratica.
La sfida è ottenere birre dalla esplosiva componente aromatica di frutta tropicale su una birra sì secca ma non eccessivamente, che sia contemporaneamente cremosa e morbida e non particolarmente amara.
Il punto di partenza è stato comprendere che ciò che ci si aspetterebbe come obiettivo, cioè la incredibile torbidità, non deve essere il fine ma la naturale conseguenza di certe scelte produttive volte ad enfatizzare certe caratteristiche sensoriali, non quelle legate alla vista in primis.
Infatti, da che mondo (craft) è mondo (craft), non è che venga accettata molto come possibilità quella di avere una birra torbidissima che faccia pensare ad operazioni approssimative compiute durante la produzione.
E nello specifico, non ho provato ad essere impreciso, ma proprio a prendere delle scelte chiare.

domenica 27 novembre 2016

Novità da I Peuceti, Ebers e Bilabì

Di tanto in tanto occorre una rinfrescata sulle novità birrarie che più rapidamente riesco ad intercettare.
Chiaramente mi riferisco alle nuove proposte da parte dei birrifici pugliesi, che forse si stanno più diligentemente concentrando sulla diffusione ad un pubblico sempre maggiore e distribuito invece che al clamore mediatico.
Tuttavia occorre anche quest'ultimo aspetto per aumentare pubblico ed interesse, ed ecco che spunta qualche bella novità.

lunedì 19 settembre 2016

Conoscere uno stile: gueuze

Ardua è, stavolta, l'impresa di tradurre in parole l'esperienza gustativa che si fa ogni volta che si beve quel prodigio birrario che è una gueuze. Ma quando succede di berne diverse in fila, vuol dire che forse è il momento buono per progredire a comprendere ancor meglio lo straordinario mondo celato dietro questo stile.

Dovrei partire parlando della produzione del lambic, ovvero quella mitologica bevanda che è la base per diversi stili (kriek, framboise, faro ecc...). Sono concetti ed informazioni dogmatiche quelle che riguardano la composizione del grist che contempla per legge almeno il 30% di frumento rigorosamente non maltato ed il resto malto d'orzo, l'ammostamento con processi ed attrezzature che resistono da secoli e fanno di queste birre quanto di più vicino ci possa essere alle birre primordiali dell'umanità, il successivo raffreddamento in vasca apposita dove avviene nelle ore notturne l'aggressione spontanea da parte di lieviti e batteri infestanti il birrificio stesso, il successivo trasferimento all'indomani in un'apposita vasca di fermentazione, fino al trasferimento finale in diverse botti che in passato hanno ospitato Porto, Sherry, Madeira, Cognac e qualche cotta precedente, là dove parte la fermentazione e prende la sua strada.
Rimanderei, quindi, questo discorso a chi ha avuto la pazienza di raccontare da principio tutto ciò, ricordando solo i passaggi chiave ai fini del post.


Soprattutto volevo concentrarmi sul meraviglioso micromondo che produce un lambic e successivamente sull'assemblaggio e sulla degustazione di gueuze, con qualche esempio.

LIEVITI E BATTERI DEL LAMBIC

Parto dagli organismi, integrando uno splendido passaggio di Kuaska con dei grafici rappresentanti nel tempo l'azione di batteri e lieviti durante la fermentazione del lambic.

"Per me, innamorato (corrisposto) di questa straordinaria bevanda, i difficilissimi nomi dei lieviti selvaggi e dei batteri protagonisti delle 5 fasi (le prime 4 in botte e la quinta in bottiglia) della più antica delle fermentazioni, riescono ad emozionarmi ogni volta che li elenco.

giovedì 25 agosto 2016

Conoscere uno stile: saison

Volevo da un po' raccogliere idee ed interpretazioni su uno dei più interessanti e controversi stili, le saison, senza la ormai solita ragnatela di luoghi comuni con cui si prova a descriverle, ma partendo da qualche fonte e successivamente cercando di abbozzare un loro schema evolutivo.
Che non sia un vero stile è un dato di fatto, dato che l'approccio belga ne ha sempre fatto un calderone più che un preciso identikit di quello che si era soliti bere. Ma ciò non può privarci della possibilità di riunirne i punti distintivi e comprendere quello che erano, sono state e stanno diventando.


STORIA

Yvan De Baets, storico conoscitore dello stile prima di diventare founder di De La Senne, nel libro Farmhouse Ales e in varie interviste riassume i loro trascorsi così:
"Si possono individuare due periodi principali nella produzione di saison in Belgio: pre-1920 (diciamo anche IXX secolo e ancora prima) e post-1920.
Nel IXX secolo e nei tempi precedenti, le saison erano di bassa gradazione alcolica (tra 2,5% e 4,5%) ed erano acide, o “amaro-acide”, essendo sempre “infettate”, solitamente con effetti positivi, da batteri e lieviti selvaggi, dovuti ai rustici metodi di produzione birraria dei contadini. Erano pesantemente luppolate per “tenere sotto controllo” il livello di infezione. Si poteva trattare di una birra singola, prodotta in inverno e lasciata maturare fino all’estate - o in alcuni casi lasciata invecchiare anche per più di un anno prima del consumo – ma nella maggior parte dei casi era una miscela di birra giovane (prodotta tra novembre e marzo) e una birra acida invecchiata. La birra acida era spesso prodotta nella birreria stessa, ma alcuni birrai acquistavano le migliori birre acide, ovvero i lambic, e le miscelavano con la propria ale.Dopo la Prima Guerra Mondiale, i birrai del Belgio assorbirono tecniche di produzione più evolute, che li mettevano in grado di controllare meglio i problemi di infezione. Inoltre cominciarono a usare sempre di più i lieviti da coltura: per questo il gusto si fece più pulito. Furono prodotte birre più forti (ma pur sempre al di sotto del 6,5% alc parlando di saison) per competere con le birre importate dall’estero (da UK e Baviera) che a quel tempo stavano avendo sempre maggior successo. Il loro successo era dovuto appunto a tecniche di produzione più moderne che permettevano una migliore evoluzione, costanza del prodotto, e una “concentrazione” maggiore. L’idea dei birrai belgi allora fu quella di offrire al mercato birre di maggiore struttura per dimostrare la “qualità” delle loro produzioni. La Saison Dupont è un esempio di queste saison del secondo periodo. 
Un tempo le saison erano birre a gradazione piuttosto bassa, ora esistono esemplari ben più alcolici, ma non andrei sicuramente al di sopra del 7% alc. Dico 7% perchè non scarterei a priori come saison una birra che avesse il 6,8%... ma preferirei che fossero intorno al 5%."

Ecco: partendo da questa schematizzazione, andrei ancora oltre e proverei a descrivere anche come sta evolvendo attualmente il modo di produrre ed interpretare birre che si ispirano a questo stile.

mercoledì 3 agosto 2016

USA: la mia tabella di marcia (EDIT: viaggio rimandato!)

Ebbene sì, un altro viaggio birrario è all'orizzonte.
Come da mia morbosa abitudine, mi piace stilare un elenco di quello che riuscirò a visitare, dei luoghi che mi regaleranno qualche assaggio del panorama birrario locale.

Stavolta la mia meta sono gli USA, nell'immaginario uno dei paradisi per le tendenze stilistiche più intense ed innovative.
Il mio viaggio durerà 17 giorni, ma non sarà come tutte le altre volte.
A qualche giorno di autonomia si alterneranno giorni in cui l'itinerario sarà totalmente guidato, per cui non avrò la possibilità di scorrazzare verso i più reconditi indirizzi.
In un certo senso va bene anche così: la vastità di birrifici quotati, tap room e pub è talmente enorme che fare una scelta di che birrifici visitare in California, per esempio, sarebbe stata davvero un'impresa.
A maggior ragione se non si vuole trascurare l'aspetto meramente turistico: mettere la birra al primo posto è bello ma rischia di essere riduttivo e sterile se non si completa un ricordo di una bevuta con quello di una vista mozzafiato. Almeno, questa è stata sempre la mia filosofia.


venerdì 29 luglio 2016

Una visita agli stabilimenti Heineken di Massafra

L'industria, il nemico.
Quello che ormai siamo abituati a scansare e che rifiutiamo di comprendere partendo con i ragionamenti su qualità, omologazione ecc.
Sono sempre del parere che le cose vanno comprese bene, fino in fondo.
E così, appena si è presentata una nuova occasione di visitare un birrificio industriale (lo scorso anno visitai Plzensky Prazdroj a Plzen), l'ho rifatto.


Stavolta molto più vicino a casa, a Massafra (TA) presso gli stabilimenti di Heineken.
Quello che campeggia in alto nei silos materie prime è il marchio Dreher, sentitissimo in zona e non solo, nonostante si producano qui ben 17 birre differenti: Birra Messina, Birra Moretti, Heineken, ognuna con i suoi singoli prodotti (radler compresi...). Chiaramente, però, creare attaccamento verso Dreher è molto più diretto e forse redditizio che mostrarsi come industria senza identità.
Il tour gratuito ha visto una partecipazione di gente impressionante, tant'è che queste giornate gratuite saranno ripetute.

giovedì 14 luglio 2016

La rivincita delle buone birre semplici

Qualche giorno fa riflettevo, come spesso (anche troppo) mi capita di fare davanti a qualche birra che mi fa davvero saltare dalla sedia.
Sempre più negli ultimi periodi cerco il distacco dalla degustazione edonistica (cit.), pronta a snocciolare i più eruditi vocaboli, perdendo a volte il senso di quello che si sta bevendo mentre si è intenti a concentrarsi sulla punteggiatura invece che sull'intreccio.
Devo dire che c'è soprattutto una categoria di birre che molto agevolmente riescono ad agevolare questo distacco, a comunicare davvero direttamente questo senso della bevuta, facendo scivolare in un secondo piano dettagli stilistici.
Ma solo inizialmente, di prima battuta, perchè se si volesse scavare nelle caratteristiche più tecniche e magari collegarle ad un modo di fare birra e di utilizzare le materie prime, lo si potrebbe fare eccome.
Bevevo le birre di Gänstaller, tra le migliori interpretazioni di stili della Franconia che si possano trovare, e ripensavo proprio a questo discorso.


In molti si chiedono perchè piacciono, perchè riscuotono interesse e successo.
Io un'idea me la sarei fatta, dopo aver bevuto parecchie di queste in giro per la Franconia e la Germania, e parlo di keller, rauch, ma anche "zoigl" per non parlare di kölsch ed altbier ed anche di certe pils, un'idea me la sono fatta dei punti forti di queste birre agli occhi dei bevitori seriali:

mercoledì 8 giugno 2016

Le novità di Birrificio Svevo

Riprendo timidamente a scrivere tra le pagine del blog, trascurato negli ultimi mesi a causa di eventi decisamente importanti, e spezzo questo imbarazzante silenzio nel modo migliore che conosco: bevendo birra.
Non ho parlato ancora di una serie di nuove birre uscite da poche settimane sul mercato, quello pugliese, che in un certo senso hanno sorpreso.
Sorpreso perchè parliamo di un produttore, Birrificio Svevo, che mai prima aveva prodott birre del filone "hoppy" ed ora lo fa con una tripletta.
Ho atteso di assaggiarle per poterne parlare.

La prima birra è la Nuova Galassia, una birra caratterizzata dall'uso del luppolo Galaxy. Si presenta come pale ale stilisticamente parlando, con i suoi moderati 4.8%alc. e la sua veste grafica fumettara, condivisa dalle altre due birre del trio.
Schiuma fine e compatta, di colore bianco, a sovrastare una birra dorata, con un bel giallo pieno e lucente, limpida e con belle bollicine sottili che fanno immaginare buone cose.
Al naso emergono note leggere, poco intense, ma riconducibili a frutta a pasta gialla, uva bianca ed ananas.
Non è una di quelle birre che con l'aroma già intimorisce, bensì accenna ad una bevuta piacevole che di lì a poco arriva.

venerdì 25 marzo 2016

Il piccolo birrificio Old476 di Galatina e le sue birre

Gli aggiornamenti si fanno meno frequenti, ma le birre bevute mai.
Ci sarebbero un sacco di cose di cui parlare, ma da qualcosa bisogna ripartire.
Ed allora lo faccio tuffandomi ancora nella scena locale, quella che a volte è più immediata da conoscere, ma neanche tanto, considerando il numero di birrifici che sale senza sosta nel corso dei mesi e la loro difficile reperibilità proprio a causa delle recenti aperture e di un mercato ancora da invadere.
Tra uno spostamento di lavoro e l'altro ho avuto modo di fermarmi in quel di Galatina (LE) e conoscere uno dei micro più piccoli della regione.

L'impianto di Old476, capace di produrre 250 litri a cotta, si trova nel centro della cittadina salentina, all'inizio di una strada statale il cui nome (SS 476 appunto) campeggia su una pietra miliare proprio dirimpetto al locale di produzione.


Le birre prodotte dal birraio Antonio De Giorgi sono tre, con una quarta in fase di lavorazione.
Non c'è una filosofia precisa alle spalle di questo trio d'esordio, c'è piuttosto la voglia di Antonio di produrre birre secondo il proprio gusto, come spesso decide chi produce birre.

lunedì 15 febbraio 2016

Lichtenhainer, alla riscoperta di un antico stile tedesco

In quel mare di stili birrari di riferimento, un po' stravolti dalla modernità ed altre volte rispettati fedelmente, si insidiano ancora tipologie di birre che oggi non trovano ancora diffusione.
Spesso si tratta di motivi storici, legati agli sconvolgimenti industriali del secolo breve, che ha azzerato il passato per poi farlo rifiorire, anche se non nella totalità.
Degli stili dimenticati molti sono ormai noti e recuperati. Basti pensare a lambic, grodziskie, gose ecc. Altri sono sulla strada giusta, per meriti di qualche birraio con il pallino della storia e buona capacità di immaginazione.
È il caso dello stile Lichtenhainer, e la molla della curiosità mi ha spinto a cercarne una per berla e capire qualcosa in più.


Lo stile prende il nome dalla cittadina di Lichtenhain, piccolo borgo poco fuori da Jena, nel Land della Turingia, Germania. A quanto pare qui a metà del XIX secolo questa birra era molto popolare, non solo a Lichtenhain ma anche nelle vicine Wöllnitz, Ammerbach, Winzerla e Ziegenhain.
L'ultimo esemplare in stile, però, sarebbe stato prodotto nel 1983 alla Brauerei Ed Barfuss Söhne di Wöllnitz, ma sempre a Wöllnitz nel 1997 la Brauerei Talschänke fa uscire dai suoi fermentatori una Wöllnitzer Weißbier, che nei fatti sarebbe stato proprio un tentativo di riprendere a produrre birre in stile Lichtenhainer, ancora attualmente in produzione (servita a mo' di berliner weisse con sciroppi vari).


lunedì 8 febbraio 2016

Green Flash West Coast IPA

I post dedicati a singole bevute continuano, e stavolta rompono definitivamente la serie di pagine di blog dedicati ad esperienze di viaggio birrario.
E così si passa dalla Mitteleuropa all'estremo più occidentale statunitense, bevendo la West Coast IPA dei californiani di Green Flash.

Birra agli antipodi delle mie preferenze solitamente, più per incapacità di molte birre in commercio di evocare aromi luppolati di un certo livello di freschezza e pulizia che per mero disprezzo o antipatia per la tipologia di birra.

Stappo quindi questa birra gentilmente offertami da Iperdrink, sciacquo la pinta e verso.

La schiuma è molto pomposa, non molto legata ma compatta nell'impalcatura.
I primi aromi denotano, come era ovvio che fosse, un copioso apporto di luppolo.


lunedì 1 febbraio 2016

Praga: ricche bevute tra vecchie e nuove birrerie

Ci sono stato qualche anno fa e non mi dispiaceva affatto tornarci.
Praga mi si presenta ad inizio ottobre con temperature che non ho trovato neppure quando ci sono stato a luglio.
Ho avuto meno di 24h per farmi qualche giro, ma ho sfruttato al massimo questo tempo conoscendo già la città dal punto di vista turistico e non esigendo, quindi, di chissà quali deviazioni dalle mete centrali.


Ho inserito qualche locale in più in questo scatenato pub crawl ceco, e così ho avuto modo di aggiornarmi rispetto a ciò che ho bevuto nella scorsa visita.

lunedì 25 gennaio 2016

Plzen: un viaggio alla ricerca della pils tradizionale

Abbandonando a malincuore Neuhaus ed il paesello di Weiden dove pernottavo, rincasato a bordo della Colonna-mobile, mi dirigo l'indomani verso la Repubblica Ceca, abbandonando dopo 1 mese quella accogliente Germania che ho imparato a conoscere meglio.
Le ore di treno sono circa tre e servono per scollinare dall'Alto Palatinato alla Boemia, attraversando tratti di foreste interminabili.
Giungo nella cittadina che ha dato vita ad uno degli stili più innovativi del XIX secolo.
Quel 5 ottobre del 1842 Josef Groll fece nacquere la leggendaria pilsner e la sua prima creatura, la Pilsner Urquel.


Mi sembrava, quindi, quanto meno interessante fermarmi qua ed approfondire, visitando quella che è l'eredità storica ed industriale di questo fenomeno divenuto poi globale: la fabbrica Plzensky Prazdroj. È il birrificio cittadino, dove oltre alle Pilsner Urquell si producono numerosi altri brand.
Sta di fatto che a quell'epoca gli abitanti della cittadina boema non erano soddisfatti della qualità della birra locale, detta Oberhefenbier (birra ad alta fermentazione) e chiesero l'intervento di Josef Groll, birraio bavarese di Vilshofen, esperto in birre a bassa fermentazione.

lunedì 18 gennaio 2016

Neuhaus e Windischeschenbach:
la magia delle Zoigl

Il mese di permanenza a Bamberga è volato, ma allo stesso tempo ho ricordi nitidi di ogni singolo giorno ed ogni singola ora. Ho passato e ripassato praticamente tutte le birre della città ed una buona fetta dei birrifici delle vicinanze.
Arrivato il giorno di andare via, però, mi aspettava un'altra serie di giorni densi di esperienze birrarie. Il percorso da Bamberga a Praga, da dove avrei poi preso l'aereo per tornare direttamente a Bari, l'ho voluto fare a tappe.


Non mi sarebbe capitata un'altra volta questa occasione di avere a qualche ora di treno in più altre mecche del bere autentico, per cui tra Bamberga ed il ritorno sarei passato da Windischischenbach, Pilsen e Praga.


Mentre seconda e terza meta sono più note ed agevoli da raggiungere, quella di Windischischenbach era quasi impresa. Ma mi sono organizzato con i treni con un bell'anticipo per non lasciare al caso la possibilità di perdermi nel bel mezzo delle foreste dell'Alto Palatinato.
Il motivo era speciale e portava con sè qualcosa di magico. Sto parlando del villaggio per eccellenza delle Zoigl, Windischischenbach, ma in particolare della frazione ad esso attigua che si chiama Neuhaus.

lunedì 11 gennaio 2016

Lipsia e le gose

Vicina non era vicina, ma conscio di non poter avere in futuro altre occasioni nella vita ghiotte come lo era quel mese in Germania, ho preso coraggio ed una domenica mi sono fatto quelle tre ore di treno all'andata ed altre tre la sera al ritorno.
Così ho raggiunto Lipsia, città della Sassonia, dove volevo andare per immergermi nel clima dove hanno dominato quelle straordinarie birre salate dal fascino misterioso.


Le Gose, come si sa, non sono originarie di questa città, bensì della cittadina di Goslar. Lì per motivi industriali legati all'estrazione dalle cave, l'acqua del sottosuolo era particolarmente ricca di sali.
Di qui il tipico tenore salino, che fu decisivo nel dare vita a questo unico stile.
Della gloria dell'industria birraria di un tempo a Lipsia è rimasto poco. Nel secolo scorso il lento declino di queste birre a favore delle lager industriali ha fatto il resto, relegando queste birre all'oblio della storia.

lunedì 4 gennaio 2016

Schlenkerla Weizen

Non ha bisogno di presentazioni questo birrificio per chi è un minimo addentrato nel mondo delle birre di qualità.
Questa è la prima di una serie di post monotematici, dedicati a singole birre che nel corso dei mesi incontro sulla strada, anche grazie al contributo di Iperdrink e della sua selezione.
Debutto con una birra dal valore affettivo elevatissimo, una di quelle che evoca piacevolissimi ricordi di bevute e scoperte sociali in quel di Bamberga.
Questa che bevo in bottiglia di Schlenkerla è la Weizen, omonima dello stile di riferimento, ma con la variante importantissima che è comune a tutte (o quasi) le birre del birrificio e di questa porzione di Germania.
Siamo al cospetto di una birra affumicata, che ricade tra le rauchbier, che nonostante non siano uno stile si fanno ben riconoscere già dalla parola.