lunedì 30 gennaio 2017

L'intricata origine dei barley wine ed il confronto tra generazioni di Thomas Hardy's

Intricato muoversi nel campo del Barley wine.
Innanzitutto perchè è qualcosa di legato per lo più al passato e poco al presente, con conseguente scarsa reperibilità di esempi da bere e conoscere.
E poi perchè questo passato, già di suo, non è che sia mai stato molto chiaro.
Ci avevo provato tempo fa a parlare di Barley wine e di Old Ale, stile che pare nato insieme al primo.
Le differenze mi sembravano quasi chiare, o per lo meno, così è che si cerca di farle apparire. Anche il BJCP segue questa tendenza di distinguerli, forse commettendo errori di approssimazione legati sia al passato che al presente modo di produrre. Ma tant'è, volendo riprendere quei concetti, lo faccio in una salsa nuova, approfondendo ulteriormente.
Quando si parla di storia della birra britannica si sa, bisogna pendere dalle labbra di Ron Pattinson e Martyn Cornell.
E dalle loro ricostruzioni e precisazioni emerge un quadro davvero complesso, che in parte conoscevo ma che va ulteriormente ad aggrovigliarsi risalendo a come certe birre erano prodotte ed intese in altre epoche.
Difficile porre un inizio della questione. Sicuramente punto nodale è quel parere di Michael Jackson, che inscriveva la Thomas Hardy's tra le Old ale invece che tra i Barley wine.
Apriti cielo.


Non solo perchè ormai questo è riconosciuto come il Barley wine per eccellenza, ma anche perchè non si sa come e perchè lo stesso termine sia comparso.

Si fa risalire ufficialmente il termine al 1903 quando la Bass No.1 fu messa sul mercato con questo nome, ma lo stesso birrificio produceva già questa birra con la dicitura di Strong Ale.

If it’s not clear when Bass starting using the term “barley wine”, it wasn’t a description limited to Bass among the Burton brewers. In an article in Murray’s Magazine from November 1888, beer from another Burton brewery was given the label, when the anonymous writer, after a trip round Bass’s, added in a footnote: “Gratitude forbids me to forget that even Bass could not surpass the perfection of a glass of barley wine, Chateau Salt, vintage 1882, that I tasted in the ’lowance store of the firm of that name,” the firm being Thomas Salt & Co, one of the larger but, today, lesser-known establishments in Victorian Beertown-upon-Trent. 
The first time I have been able to find Bass using the description “barley wine” on a bottle label was in North America, where from at least 1903 it was selling “Bass & Co’s Barley Wine – the Royal Tonic”, and actually advertising it in medical journals as suitable to be prescribed for “Nursing Mothers and in cases of Anaemia, Chlorosis, Leanness, Malnutrition, Indigestion, Insomnia, Neurasthenia, and debility from any cause.”

lunedì 16 gennaio 2017

Birrificio Birfoot, un nuovo produttore
nella città dei sassi

Era inevitabile che con il tempo anche zone meno coperte dal fenomeno dell'apertura di microbirrifici si mettessero in pari con altre. Tra le meno popolose Molise e Valle d'Aosta possono vantarne diversi e forse hanno lasciato in coda alla classifica da sola la Basilicata. Nonostante qualcosa fosse presente anche qui da diversi anni, forse ora sta arrivando un'altra ondata di piccole realtà, come quella di Birrificio del Vulture, della beer firm B79 e dell'ancor più recente Birrificio Birfoot.


Mosso dalla solita curiosità, passando per Matera ho provato ad avvicinarmi a questo impianto produttivo, locato in una sorta di centro commerciale che raggruppa diverse attività ed alcune aree di intrattenimento ma che in origine era adibito a mattatoio. Un luogo che sembra fungere da polo di attrazione per giovani realtà artistiche ed artigiane. I graffiti già testimoniano questa forte penetrazione giovane nel quartiere.
Ed anche Giovanni Pozzuoli, birraio e proprietario del birrificio Birfoot, lo è.

lunedì 2 gennaio 2017

Birrificio del Vulture, oasi birraria in terra lucana

Conoscevo da qualche tempo la nascente scena birraria lucana, nonostante non avessi mai avuto modo di berne nulla di quanto prodotto.
Ho avuto stavolta l'occasione di recarmi in Basilicata e così ho colto la palla al balzo per allungare di qualche decina di chilometri e recarmi a Rionero in Vulture, dove da un paio di anni opera il Birrificio del Vulture.


Incredibili le strade che portano a questo centro, fra monti immersi tra le nuvole e strade sinuose sospese tra il fianco dei rilievi ed il baratro delle valli.
Luogo impervio che però nasconde questa piccola realtà produttiva, dove Ersilia e Donatello, marito e moglie, hanno deciso di costruire questo birrificio.
I due decidono di produrre birra ed è Ersilia ad occuparsi della produzione in birrificio.