lunedì 19 giugno 2017

Beer hunting in terra di indiani tra Arizona e Utah

I canyon a cavallo tra Utah ed Arizona sono qualcosa di disarmante.
Non si riesce ad avere una percezione completa del Gran Canyon nè in foto nè dal vivo, così come è incredibile perdersi tra gli strati di roccia erosa dall'acqua tra il Lake Powell, il Bryce Canyon e lo Zion Canyon.
Paesaggi immensi e paesi davvero isolati, tra riserve indiane e scenari western mozzafiato.
Una bella tappa è la cittadina di Williams, in Arizona. Fermata turistica e strategica per pranzare in questa cittadina quasi fantasma.


Dove trovo, però, per puro caso il birrificio Grand Canyon Brewing Company, in una baracca dove sembra trovarsi il loro brewpub. Arrivato lì davanti troviamo tutto chiuso e chiedendo in giro, arriviamo alla nuova sede, un po' isolata dal centro cittadino ma pur sempre raggiungibile in pochi minuti.

Chiuso anche qui. Peccato davvero, perchè da come appare sembra un posto davvero immerso nel costume locale.


Poco male...perchè per fortuna almeno una loro birra la trovo il giorno successivo. La Sunset Amber Ale sembra davvero qualcosa di unico. Ho bevuto qualche american amber ale finora, ed assaggiandola mi ritorna in mente anche quello che esprimevano birre come la Boont Amber Ale di Anderson Valley, per dirne una.
Gli aromi sono un mix di fruttato da luppolo e caramellato da malto. Bella per come si sviluppa, con qualche tocco leggermente bruciacchiato e per finire un bell'amaro lungo ed erbaceo.


Se l'Arizona mi ha regalato un rinfresco di questo stile, curiosa è anche l'esperienza passata nello stato dello Utah.
Innanzitutto perchè qui, in terra di Mormoni, l'atteggiamento collettivo e conseguentemente la legislazione nei confronti della birra sono decisamente prudenti, per non dire quasi proibizionisti.
In questo stato una birra è considerata tale se non supera i 4%alc.
Lo avevo notato quando pensavo di poter bere da Zion Brewing Company, cosa che non ho potuto fare perchè la sosta del nostro tour è stata fatta in un'altra area molto distante da questo, seppur nello stesso parco.


Nell'unico locale della cittadina di Kanab, fermandoci in uno dei pochissimi posti decenti per cena, il Rocking V Cafè, troviamo casualmente anche qualche birra locale.
Rigorosamente dello Utah e rigorosamente distinte in base al grado alcolico.
Compaiono sotto il nome di "adult beverage".
Le birre che invece superano i 4% in volume di alcol, sono chiamate in questo stato "Heavy Beer", e presumo siano anche soggette ad un regime fiscale quasi simile a quello di un qualsiasi altro superalcolico (che chiaramente supera quel limite).


La prima che bevo è la Ready Set Gose, realizzata dal birrificio Uinta di Salt Lake City ed è un curioso nesso tra la località e lo stile, dal gusto dichiaratamente e notoriamente salato.
Niente male, bel tocco citrico già al naso, con un tocco di coriandolo leggero. Nota di demerito un po' di malto caramello in più del previsto, che frena la bevibilità e distoglie da un carattere probabilmente ben più sbarazzino.


È nel paesino di Kanab che casualmente trovo altre birre, in un minuscolo cafè nella via principale a Kanab, località denominata Little Hollywood essendo stata set di diversi film a tema western.
Trovo qui diverse birre, tra cui ne scelgo un paio.
Una è la Polygamy Porter del birrificio Wasatch. Il nome del birrificio è quello di una catena montuosa dello Utah, mentre quello della birra richiama le tradizioni religiose di questa terra, dove secondo la dottrina dei mormoni fino a poco fa era concessa (fonti parlano di una pratica ancora accettata) la poligamia, ovvero la possibilità per un uomo di legarsi con più donne.
La birra è sì piena di tante caratteristiche di una porter, con un bel tono di cacao presente. In bocca non è l'esempio della perfezione, avendo un corpo alquanto blando e peccando di profondità. Bellissimo e coerente con il nome lo slogan recato in etichetta: "Why have just one?".


Mentre sfuma pieno il tramonto dietro ad imponenti monti rossi, mi bevo un'altra birra locale.
Si tratta della Hop Rising del birrificio Squatters, anch'esso di Salt Lake City, città capitale dello stato e dove presumo da tempo si stia sviluppando maggiormente nei dintorni il fenomeno craft.
È una Double IPA ed è interessante berla distinguendola dal modello della West-Coast, secco e incentrato sul luppolo. Qui invece, oltre ai luppoli dagli aromi deciamente resinosi e pinosi, intensi e forse un po' poco eleganti, emerge anche un contributo maltato tutt'altro che trasparente. Una parte di biscotto e di caramello si avverte, provvedendo a spezzare l'impatto luppolato.


Buona birra comunque, ma sicuramente uno degli esempi dello stile che siamo sempre meno abituati a bere, da quando si è compreso che l'esaltazione del luppolo molto spesso non passa per l'utilizzo di malti caramello.

È stato davvero stimolante andare a caccia di birre in questa terra: apparentemente sembrava di essere circondati dal nulla, dal vuoto e dalla desolazione in queste lande desolate ed amplissime.
Come invece stiamo ormai assistendo, non c'è luogo in USA dove non si riesce a trovare qualche buona birra.


Un bellissimo frangente di beer hunting in terra di indiani.

Cheers!

Nessun commento:

Posta un commento